AbsolutePoetry

Il programma di Absolute Poetry 2009
Absolute [YOUNG] Poetry 2009 & [Udine traduce]
Udine/Monfalcone, 5-10 ottobre 2009


[Blog]

  • Ogni cinque bracciate di Vincenzo Frungillo. Appunti per la nuova epica italiana (3/3)
  • M.O.R.S. - Memoria. Ombre. Racconto. Silenzio / Sence.Misli.Risbe.Takt
  • Cento poeti alla ricerca del verso di opposizione
  • Absolute [YOUNG] Poetry 2009 & Udinetraduce
    Monfalcone - Udine, 5 - 10 ottobre
  • Absolute Poetry 2008
  • Absolute Dischi
  • Absolute Poetry 2007
  • Edizioni precedenti:

    Il programma di Absolute Poetry 2008

    CANTIERI INTERNAZIONALI
    DI POESIA
    DI MONFALCONE
    3 -7 GIUGNO 2008
    Il programma di Absolute Poetry 2007
    Il programma di Absolute Poetry 2007
    FM 87 - Speciale Poesia.
    I video e le interviste da AbsolutePoetry2005
    Marco Giovenale
    Criterio dei vetri
    postato il 2007-05-21 11:43:01
    da Maria Valente

    Marco Giovenale

    né mistero nei viaggiatori
    locali, con i borselli a ordito onesto
    neri laminati, beaux temps,
    e la plastica del berretto, sua falda tutta scoria.
    non fa, non fanno, storia. venti, trenta
    secoli e una parte di urto antropico non è
    variato; genera dal sonno, dorme, scorta
    il sacco, torna
    indietro, sotto le polveri vulcaniche
    - muore nella pagina di paglia per paura
    dell’eclisse, prima che finisca.
    culla, non cura

    *

    sognando sogna gli stessi
    movimenti degli occhi sotto i gusci -
    le membrane e: morbido e: spostamenti
    veloci della fase, nella stanza opaca che non è
    sua e va lasciata
    alle prime donne note che nemmeno
    loro hanno casa - ma già una loro
    logoalgia,

                   un dolore al centro 

    *

    che non vuole allearsi con il finito
    che in nessun caso con il teatro.

    «che oggi, essendo»: già una frase
    che inizia molto male.

    il figlio disinfetta gli strumenti,
    li tiene nella borsa scura.

    risalgono dall’interrato del ristorante
    è stato un lavoro come poche altre volte

    pulito e impegnativo. già due mesi
    prima aveva rilevato i fondi.

    una volta era un varco, qui, al mare,
    prima un macello, qui le ombre

    dei ganci o andavano i vitelli
    la grafia non è molto precisa ma

    non inibisce, vuole iniziare a contare i soldi
    prima che si esca nella strada.

    l’urto dell’aria e del suono fuori
    per un’apertura, il riscontro del vento

    gli getta una legge che ha chiara
    ma senza contorni, e che lo implica

    si sente di smettere e smette.
    si sente smettere

    *

    Testi tratti da Criterio dei vetri
    [2001-2005]

    Oedipus, 2007

    Nota biobibliografica

    Marco Giovenale è nato nel 1969 a Roma, dove vive. È stato organizzatore di mostre. Lavora in una libreria antiquaria. È redattore del sito di scrittura di ricerca GAMMM Partecipa a poeticinvention, fluxishare, italianisticaonline. Cura, con Massimo Sannelli, la lettera-dono «bina». Collabora a «il manifesto», «Sud», «Le Voci della Luna». Suoi testi sono comparsi su «Nuovi Argomenti», «Poesia», «Nuova corrente», «Rendiconti», «Semicerchio», «l’immaginazione», e altre riviste.

    Libri di poesie: Curvature (La camera verde, 2002, immagini di Francesca Vitale, prefazione di Giuliano Mesa), Il segno meno (pubblicato, come vincitore del premio Renato Giorgi, da Piero Manni nel 2003, con prefazione di Loredana Magazzeni), Altre ombre (La camera verde, 2004, postfazione di Roberto Roversi), Double click (Quaderni di Cantarena, 2005, postfazione di Florinda Fusco), Superficie della battaglia (sei fotografie e sette poesie, cartella de La camera verde, 2006), e Criterio dei vetri (Oèdipus, con postfazione di Cecilia Bello Minciacchi). Ha pubblicato inoltre l’ebook di prose Endoglosse (Biagio Cepollaro E-dizioni, 2004): altre prose sono uscite nel 2006 nella collana ChapBook delle edizioni Arcipelago (Milano). Una pagina di esperimenti in inglese si trova su differx È presente in Parola plurale (Sossella, 2005) e nel Nono quaderno di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2007, a cura di Franco Buffoni). Criterio dei vetri include alcune poesie di Double click, èdito dai Quaderni di Cantarena a cura di Mario Fancello.

    Biobibliografia completa e link a pagine web:
    biobiblio e slowforward.

    Photoarts di Luisa Lambri


    13 commenti a questo articolo

    Marco Giovenale
    2007-06-19 22:34:20|di scheggia
    Incredibile,mi chiamo anche io Marco Giovenale e sono nato nel 1969! Ciao a tutti.

    Marco Giovenale
    2007-05-26 23:00:13|di Alessandro Ansuini

    Non avevo mai letto giovenale. peggio per me.

    A


    .

    Marco Giovenale
    2007-05-26 11:41:18|

    ma un tuffo al mare, con ’sto caldo?

    no more tears!

    Marco Giovenale
    2007-05-25 11:43:44|di lorenzo carlucci

    maria, che dici "non ho capito perché tu ti stupisca se esiste una bibliografia sterminata ormai su questi argomenti", ti dico che io mi stupisco di trovare - quarant’anni almeno dopo la fioritura del PM - un individuo che ne ripeta il catechismo in forma sì sintetica e non problematica - dando valore di verità "vero" a proposizioni del tipo "Non esistono una coscienza, un’individualità autonome sopravvissute al bombardamento mediale", o "noi siamo delle reazioni nervose a degli stimoli che vengono dall’esterno e da cui non possiamo in nessun modo sperare di preservarci" che ai miei occhi insultano e deprimono l’intelligenza e la dignità umane e che - una volta SUPERATA (da anni!) la possibilità di una loro funzione polemica - restano affatto vuote e inutilizzabili. di questo mi stupisco e sono lieto di stupirmi. e piuttosto che chiederti perché io citi matrix e non baudrillard potresti chiederti come mai tanto del contenuto e dell’estetica di questa filosofia di cui ti fai vestale si è riversato proprio nell’estetica della comunicazione di massa, tranquillamente, comodamente.

    ma io, come te, sono stanco, stanco di tutte le incomprensioni, mi fan venire le lacrime agli occhi e allora possiamo se vuoi lasciare da parte i massimi sistemi per ora e se ti fa piacere potresti spiegarmi in che modo (a livello letterario) questi testi di MG siano un esempio di ciò che chiami "Una scrittura che porti alla luce l’ambiguità di quei meccanismi che ci governano è non utile, ma necessaria". perché non lo capisco, se non riconoscendo un uso puramente mimetico del verso, impressione supportata dalla tua "parafrasi" del testo. c’è dell’altro?

    saluti, lorenzo

    ciao, lorenzo


    Marco Giovenale
    2007-05-25 00:22:55|di Martino
    Trovo che la poesia di Marco Giovenale ci indichi veramente una modalità di salvezza da questa modello inumano e assurdo di società. Finalmente una realmente praticabile via di uscita dal dominio della tecnica.

    Marco Giovenale
    2007-05-24 22:48:16|di maria
    Lorenzo io lo sapevo che finiva in polemica, ma poiché, davvero, al momento non posso, e rischio solo di recar danni e commettere imprecisioni, ti dico solo questo: il fatto che la prima cosa che ti venga in mente sul postmoderno sia matrix e non Burroughs o Pynchon tanto per dire, è una verifica della colonizzazione mediale in atto in te in questo momento, che tu voglia riconoscerlo oppure no. Non ho capito perché tu ti stupisca se esiste una bibliografia sterminata ormai su questi argomenti, Jameson è un filosofo marxista, non uno scrittore di cyberpunk come potresti pure considerare Baudrillard, e poi di Postmoderno e postmodernismo critico se ne sono occupati, in Italia, gli stessi Voce e Cepollaro.

    Marco Giovenale
    2007-05-24 19:52:51|di lorenzo carlucci

    io sono stupito e profondamente rattristato da quanto scrivi maria.

    davvero, quando leggo questo paragrafo:

    "vivere è divenuta un’ipotesi assurda, insensata in un mondo tecnocratico, dominato dalla logica invasiva del mercato e mercificazione di tutte le cose e i valori umani, per cui l’umanesimo è una mistificazione, l’annuncio corretto non era quello della morte di dio, ma della morte dell’uomo, le tracce che credi di vedere attorno sono proiezioni massmediatiche e nulla di più autentico. Non esistono una coscienza, un’individualità autonome sopravvissute al bombardamento mediale in cui siamo costantemente immersi, ciascuno è alla confluenza di un fascio di stimoli artificiali artatamente indotti, noi siamo pensati e siamo strigliati, ci si pensa e ci si striglia da parte di un flusso che prescinde totalmente dalla nostra volontà e consapevolezza, inducendo in noi isteria e schizofrenismo, noi siamo delle reazioni nervose a degli stimoli che vengono dall’esterno e da cui non possiamo in nessun modo sperare di preservarci."

    mi chiedo come si possa arrivare a convincersi della credibilità di uno scenario alla MATRIX di questo genere. e mi chiedo se sia davvero possibile dialogare con chi abbraccia una visione tanto impermeabile del reale. la visione che delinei mi pare il risultato dell’automatismo teologico, perché c’è l’ineffabile, il mistico, il soggetto di questa grande trappola in cui ci troviamo. non so in cosa tu lo riconosca, forse nel "sistema" (?). e c’è il dualismo tipico del cristianesimo, perché lo scetticismo non si estende al mondo tutto, ma soltanto alla società "tecnocratica/mediatica", falsificatrice del "vero" (irrecuperabile, paradiso perduto). io ti giuro che non so di cosa parli. leggo le tue parole, mi guardo intorno, e non vedo dove calare questi concetti. sarà la mia miopia. non vedo cosa questi concetti spiegano, oltre la poesia di giovenale. e se le profonde elaborazioni teoriche che servono a capirla sono queste - lo dico senza alcuna ironia - preferisco non capirla. e mi pare tanto chiaro, e limpido, che Cage, nella citazione che fai, arriva nientemeno che al concetto di causa sui ("Se voi lo permettete, sostiene se stesso"), e alla giustificazione estetica dell’esistenza ("ogni cosa è la celebrazione del niente che lo supporta"). e queste soluzioni - per quanto non nuove - sono un marchio della profondità di pensiero di Cage, quasi un corollario di ogni nichilismo possibile e non solo verbale. ma sembra che tu voglia escludere anche queste soluzioni dalla tua visione. e cosa resta, dunque? davvero, MATRIX, e Giovenale-Neo?

    l’altro grosso problema - ai miei occhi - è l’appiglio alla coscienza: "io sono perfettamente consapevole di essere parte integrante della stessa finzione che dovrei smascherare, e questo è il mio limite, di cui non taccio." non serve arrivare a Goedel, ma basta Dostoevskij per convincersi che "la coscienza non redime", che l’aver coscienza della propria situazione è in un senso impossibile e in un altro inutile. tutto ciò mi ricorda terribilmente, orribilmente quasi, i "rivoluzionari" di 1984, i testi proibiti diffusi dal Grande Fratello.

    tutto ciò, davvero, senza alcuna ironia.

    lorenzo


    Marco Giovenale
    2007-05-24 13:34:03|di maria

    Per rispondere a Lorenzo, un’operazione del genere in poetica non è senza conseguenze, distinguiamo da quello che, secondo la mia interpretazione, dice il testo di sé e quello che risulta essere il suo ruolo effettivo: io posso professare la mia inservibilità, ma se contemporaneamente io ti apro una finestra sul mondo in cui insieme siamo immersi, se la mia pagina è lo specchio che riflette una situazione più generale, che può sfuggirci proprio perché ne siamo parte, allora non sarà stata poi così inutile. Tu dici che la vita comune non è insensata, sicuramente qui c’è un equivoco dovuto ad una mia approssimazione, la vita comune che intendevo dire è la vita e basta, vivere è divenuta un’ipotesi assurda, insensata in un mondo tecnocratico, dominato dalla logica invasiva del mercato e mercificazione di tutte le cose e i valori umani, per cui l’umanesimo è una mistificazione, l’annuncio corretto non era quello della morte di dio, ma della morte dell’uomo, le tracce che credi di vedere attorno sono proiezioni massmediatiche e nulla di più autentico. Non esistono una coscienza, un’individualità autonome sopravvissute al bombardamento mediale in cui siamo costantemente immersi, ciascuno è alla confluenza di un fascio di stimoli artificiali artatamente indotti, noi siamo pensati e siamo strigliati, ci si pensa e ci si striglia da parte di un flusso che prescinde totalmente dalla nostra volontà e consapevolezza, inducendo in noi isteria e schizofrenismo, noi siamo delle reazioni nervose a degli stimoli che vengono dall’esterno e da cui non possiamo in nessun modo sperare di preservarci. Le forme sono saltate sotto la pressione del contenuto. Non c’è una realtà, un nucleo di verità, un’essenza incontaminata che giaccia sotto l’apparenza, e per questo non c’è una posizione privilegiata del poeta che indichi la direzione o faccia un cenno. Tutte le pretese naturalistiche e umaniste collassano e chi si ostina a perpetrarle non fa che condiscendere all’inganno, al generale e più profondo occultamento dei codici concreti che attualmente le sorreggono e ad impedire, due volte di più, di prenderne atto. Una scrittura che porti alla luce l’ambiguità di quei meccanismi che ci governano è non utile, ma necessaria. In questo, la forza critica di un’operazione apparentemente inerte di mera registrazione di un dato di fatto, non è inferiore a quella di una dichiarazione di guerra, è solo la fiducia di quanto tiene dietro che è diversa. Io posso rinunciare a tutte le impalcature artificiali come il soggetto, la storia, le unità aristoteliche della rappresentazione, ma, nello stesso tempo, io sono perfettamente consapevole di essere parte integrante della stessa finzione che dovrei smascherare, e questo è il mio limite, di cui non taccio. E poi, come diceva Cage: “E che cos’è l’inizio di nessun centro e di nessun significato e di nessuna fine? E che cosa è la fine di nessun inizio, di nessun centro, di nessun significato? Se voi lo permettete, sostiene se stesso. ogni cosa è la celebrazione del niente che lo supporta”…ma averlo solo detto è gia qualcosa.

    (ma questo, sempre meglio di me, hanno detto e diranno altri)


    Marco Giovenale
    2007-05-24 10:38:09|di Marco
    ringrazio Maria delle annotazioni.

    in effetti mi sembra che, proprio in ordine a una possibile interpretazione (e più generale interpretabilità) dei testi, la lettura che Maria dà della prima poesia abbia già quasi i connotati di una parafrasi, di un percorso nel testo, di una osservazione attenta, e premessa di analisi.


    http://slowforward.wordpress.com

    Marco Giovenale
    2007-05-24 02:47:31|di molesini

    Lo dice lui, una "logoalgia". Culla, non cura.

    E in questo mantiene struttura, intelligenza, senso e misura.

    Brao, Giovenale.


    silviamolesini.splinder.com

    Marco Giovenale
    2007-05-23 23:23:49|di lorenzo carlucci

    cara maria, ti ringrazio davvero per la tua analisi. ti dirò che, dopo aver letto

    "Non è possibile un’interpretazione dei testi, non esistono gli estremi",

    e

    "Nessuna consolazione, nessuna cura, solo un cullarsi, un crogiolarsi nella stessa insensatezza, insignificanza della vita comune"

    faccio una fatica immensa (modulo contorsioni mentali che cerco quanto posso di evitare) a comprendere come si possa fare di queste caratteristiche un valore positivo e non negativo di un’opera d’arte. le premesse di questa fatica sono, sommariamente, questa: (i) ogni segno ha almeno una interpretazione (e ai due estremi ci sono polisemia e univocità), (ii) cullarsi e crogiolarsi in insensatezza e insignificanza non fanno parte delle virtù dell’arte, e (iii) (più ideologica se vuoi) la "vita comune" non è insignificante.

    la domanda intimamente connessa a questa fatica è la seguente: che tipo di fruizione tu consideri possibile per dei testi che hanno tali caratteristiche? che tipo di "relazione" con il lettore?

    grazie mille davvero, lorenzo


    Marco Giovenale
    2007-05-23 18:27:33|di maria

    Mi scuso per il ritardo e la discontinuità di questi giorni, ringrazio Lorenzo per la cortese richiesta, ma non nascondo che, al di là delle difficoltà contingenti, nutro forti dubbi nella mia capacità di riuscire a commentare le poesie di Marco in maniera non indecente, per riuscirci dovrei prima impadronirmi di tutta l’enorme elaborazione teorica che sottende quei testi e la sua produzione in generale, credo che per avvicinarli e tentare un approccio corretto sia indispensabile un’operazione preliminare che, al momento mi è impossibile. Posso provare però a dire due parole, sperando di far troppi danni, sul significato di questa mia incapacità:

    la sensazione che provo davanti alle poesie di Marco, di forte smarrimento, credo non sia poi molto diversa da quella che espresse Jameson davanti alle scarpe del Diamond Dust Shoes di Andy Warhol, che definisce un rapporto ermeneutico interrotto: “Niente in questo quadro prevede un benché minimo spazio per lo spettatore […] Ci troviamo di fronte a una raccolta casuale di oggetti morti, che pendono insieme sulla tela come altrettante rape, privati del loro precedente mondo vitale come il mucchio di scarpe rinvenuto ad Auschwitz[…] E’ la fotografia che conferisce all’immagine di Warhol la sua qualità mortuaria, la cui gelida eleganza ai raggi-x mortifica l’occhio deificato dello spettatore in una maniera che a livello di contenuto non sembrerebbe avere niente a che vedere con la morte…è come se la superficie esterna e colorata delle cose –precedentemente degradata e contaminata […] fosse stata strappata via per rivelare il mortuario substrato bianco e nero del negativo fotografico”. Non è possibile un’interpretazione dei testi, non esistono gli estremi: soggetto, trama, coordinate spazio-temporali… tutto saltato in aria, imploso, anche l’oggetto “non solo mero aggregato di cose fisiche, ma anche di configurazioni sociali” non è più in rapporto dialettico con la sua opposizione binaria, il soggetto è solo una serie di posizioni assunte momentaneamente e, spesso, per successive incorporazioni, nella prima poesia ad esempio, appaiono dei viaggiatori locali, si direbbe lavoratori pendolari appena appena connotati dai borselli scuri, che trascorrono la maggior parte della loro vita in questo lavoro + tragitto senza riuscire ad imprimere un segno nel flusso spazio-temporale che attraversano, sembrano dormienti, con sogni di plastica come i berretti, trascorrono la loro esistenza in un universo totalmente decontestualizzato anche dalla fase produttiva completamente avulsi da ogni possibilità di fare storia, vite bruciate nell’incapacità di aderire ad alcunché, mi viene un’eco di Baudrillard “nel cuore dell’informazione, è la storia ad essere ossessionata dalla propria scomparsa…dappertutto lo stesso effetto stereofonico, di prossimità assoluta del reale: lo stesso effetto di simulazione” è lo stesso “vanishing point” quel punto al di là del quale c’era storia, e ora invece, come un processo sottratto, l’unica storia possibile è quella di una progressiva sparizione, l’unica storia attuale sembra quella di una sorta di Pompei immobilizzata per asfissia “sotto le polveri vulcaniche”, nature morte viventi, e non so se vi sia anche un senso metaletterario, un riferimento alla scrittura che subisce medesima sorte, morta su una pagina ancora prima che di morte comune e proprio per orrore di quella stessa morte. Nessuna consolazione, nessuna cura, solo un cullarsi, un crogiolarsi nella stessa insensatezza, insignificanza della vita comune, solo un effetto stereofonico. Però le poesie di Giovenale conservano sempre,anche nella categoria del gelo, nel registro asettico, nel negativo fotografico…un forte senso di disagio, un accento acuto di dolore, “un dolore al centro”.

    (mi scuso ancora per l’approssimazione dovuta anche alla fretta, ripeto, bisognerebbe meditare prima di provare a dire qualcosa su questi testi, nel frattempo, se t’interessa Lorenzo, posso rimandarti ad una considerazione un po’ più generale che feci dopo avere assistito alla lettura di novembre su Flux, ma di sicuro, migliori modalità interpretative le forniscono gli stessi interventi teorici di Marco tra il suo blog, Gamm, per una critica futura 3 ecc ecc ecc


    Marco Giovenale
    2007-05-22 14:08:01|di lorenzo carlucci

    maria io sarei molto interessato ad una tua nota critica - anche breve - sul lavoro di giovenale o solo su questi testi.

    saluti, lorenzo


    Commenta questo articolo

    moderato a priori

    Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

    Un messaggio, un commento?

    (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

    Link ipertestuale (opzionale)

    (Se il tuo messaggio si riferisce ad un articolo pubblicato sul Web o ad una pagina contenente maggiori informazioni, è possibile indicare di seguito il titolo della pagina ed il suo indirizzo URL.)

    Chi sei? (opzionale)

    Tutti i contenuti di questo sito sono da ritenersi copyleft quando non altrimenti specificato.