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Il programma di Absolute Poetry 2009
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    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    (gli intoccabili - numero I)
    postato il 2007-05-22 18:13:42
    da Luigi Nacci

    They were all torn
    and cover’d with
    the boy’s
    blood
    (Dino Campana, Canti orfici)


    Se ci sono autori intorno ai quali si è formato un vasto consenso, uno di quelli è fuor di dubbio Milo De Angelis. Il poeta milanese è apprezzato indistintamente da vecchie e nuove generazioni, oltre che da autori dalle poetiche più disparate - dai Cucchi ai Nove, per capirci. Ma è soprattutto tra i giovani che mi è capitato di riscontrare una sorta di adorazione nei suoi confronti (in molti lo chiamano semplicemente "Milo"), come se fosse un untouchable, come se bisognasse soltanto ad orare, toccarlo e portarlo all’os-bocca, attingere alla sua parola, ricevere come un’ostia la sua parola. Quando mi ritrovo a parlare di De Angelis con qualche altro poeta o critico, e ad un certo punto provo a svelare candidamente il mio pensiero - "a me non piace", esordisco - ottengo in risposta uno sguardo torvus, e mi sento prossimo ad una scomunica. Nel tempo quegli sguardi mi hanno indotto a chiedermi: ma allora è colpa mia? Perché non riesco a vedere la sua grandezza? E così via. Poi però ogni volta - senza accenni di fierezza - rivendico la mia dis-sonanza, ritrovandomi a fare mente locale ripensando ai versi di Ivano Ferrari:

    In quanto siamo liberi
    o internamente sorpresi,
    incantatori a fior di pena
    di questi spazi rovinosi,
    sull’esempio dei rami morti
    contendiamo la vittoria al muschio.


    (mi chiedo tra me e me: è un poeta tragico De Angelis, come molti dicono? se lo è, che cosa ci vuole comunicare il refrain della sua canzone del capro? non c’è il rischio di una magnificazione del dato misterico? non c’è il rischio di una parolamagicagrottainiziatica in cui rifugiarsi dal dolore del mondo, in cui evitare un discorso sul nostro tempo? non c’è il rischio di un’ossessiva e claustrofobica monotonia di sguardi?)

    ***


    Milo De Angelis ha avuto un ruolo nella poesia italiana degli ultimi vent’anni. E’ lui, infatti, il maggiore responsabile della deriva neo-estetizzante degli anni Ottanta, del cosiddetto neo-orfismo. Il suo primo libro (Somiglianze, 1976) è un caso eccezionale per molti aspetti. Si tratta di un libro che propone un modello di poesia talmente alto che i nessi del discorso non sono (o non sarebbero) importanti, ma allo stesso tempo (spesso) contiene poesie riuscite perché segnate da una densità emotiva del tutto inusuale. […] La caduta, o la sottovalutazione, dei nessi del discorso in nome dell’altezza lirica, nei meno dotati di De Angelis (cioè quasi tutti), ha provocato esiti disastrosi. Malgrado il titolo, infatti, Somiglianze poteva essere letto, e di fatti è stato letto, come un esempio di libertà assoluta: si potevano scrivere libri in cui nulla somiglia a niente, essendo l’arbitrio la modalità che regna sovrana nell’accostamento di immagini e concetti. […] De Angelis vuole essere un’idea di poesia in carne e ossa. De Angelis è disposto a rischiare la vita per essere la reincarnazione del Poeta, l’ombra di Hölderlin o di Novalis. E vive così, e soffre così, ed è questo che ha reso credibile la sua poesia, questa colossale finzione “vera”: un’ideologia della poesia che si incarna in una persona che crede come un monaco tibetano o un mistico medievale di essere in contatto privilegiato con l’assoluto. Un equivoco spaventoso, in fondo tragico, per De Angelis. Comico nei suoi imitatori (compreso Cucchi, che dopo Il disperso si è messo a fare il verso a De Angelis). Tragico, e quindi affascinante, come è affascinante ogni figura eroica quanto più il suo eroismo è insensato, inutile, gratuito, infondato. (Giorgio Manacorda, La poesia italiana oggi. Un’antologia critica, Roma, Castelvecchi, 2004, pp. 175-180).


    De Angelis nasce come Atena dalla testa di Zeus, già adulto e armato. Somiglianze è infatti un libro in cui si mostra un autore già straordinariamente maturo, raccolto attorno ad alcuni temi che saranno le storie continuamente (ossessivamente) narrate nell’intero corso della sua avventura poetica: il confronto con la donna-amazzone e con la donna desiderata, il gesto sportivo che concentra l’apertura verso l’alterità, l’erranza attraverso una Milano vestita di grigio e di cenere, insieme distinta e confusa tanto da comprendere infinite altre città. Una mitologia, se vogliamo, ma fatta di miti poco sfiorati dal morbido dell’elegia o dallo scandito dell’epos: di miti – insomma – inesorabilmente tragici, contratti nella tensione fra finalità e finitudine. […] La tradizione convocata da De Angelis non è quindi né quella dei mistici, né quella degli stoici […], posizioni queste incompatibili con il sentimento del tragico […]. Non c’è dubbio che – nel tirare le fila circa una delle esperienze poetiche più vertiginose del nostro tempo – si debba cautelare il lettore notificando un certo rischio di fiducia in una parola risolutiva, effata come fosse in diretto contatto con l’essere: questo magari sembrerebbe testimoniare la natura impositiva della lingua di De Angelis, il suo tono imperativo, l’abbondanza di futuri quasi profetici (ma piuttosto schiavi della necessità), la perentorietà di immagini lontane dalla usuale logica percettiva, bordeggianti una aporetica sintesi dei contrari, o almeno dei dissimili […]. Per sfuggire dalla banalizzazione dei dati storici imposta dal potere politico-economico che si manifesta attraverso i media e il loro ossessivo ricorso al continuo gettito di notizie presentate come la verità assoluta e in realtà disegnate a tavolino, si ricorre a un tono altrettanto violento e impositivo per tracciare la possibilità di una resistenza non – per carità – nella sfera del privato, ma in un’ontologia del quotidiano in senso blanchotiano: in un diario delle cose che offre i nudi dati restituendoli a un primario stupore, lo stupore dell’esserci, condiviso dalla comunità acefala degli uomini, uniti dalla loro finitudine. (Paolo Zublena, s.t., in Parola plurale, a cura di G. Alfano, A. Baldacci, C. Bello Minciacchi, A. Cortellessa, M. Manganelli, R. Scarpa, F. Zinelli, P. Zublena, Roma, Luca Sossella Editore, 2005, pp. 173-176).


    La monotonia è un pegno di sincerità, amava ripetere Pavese, osservando che la bellezza del nuoto è la ricorrenza di una posizione, il peso invariato di una massa da cui prendono forma i movimenti mutevoli dell’acqua […]. Credo che il nuovo nasca da questa ossessione, dal suo punto più estremo e insostenibile, dallo squarcio che in essa si apre, pena la vita. Credo cioè che non sia possibile dare vita a una parola sprezzandone le regole e l’ordine profondo, ma portando tale ordine a una tensione così forte da sfigurarlo, da farne un’altra figura. (Milo De Angelis, La chiarezza di ogni tragedia, in La parola ritrovata. Ultime tendenze della poesia italiana, a cura di Maria Ida Gaeta e Gabriella Sica, Venezia, Marsilio, 1995, p. 89).



    186 commenti a questo articolo

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2009-02-24 18:51:37|
    VIVA Rameau ABBASSO Diderot!!!

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2009-02-24 18:41:20|

    Sì, si può criticare chicchessia, e il gioco gratuitamente demolitorio della coscienza abietta è senza fine.

    Buona fortuna, nipoti e nipotini di Rameau.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2008-09-04 22:46:48|di marco vignati
    "Ero un giovane studente in un liceo milanese ed ebbi la fortuna di incontrare al mio esame di maturità Milo De Angelis. Appassionato di poesia mi seguì per un certo periodo di tempo. La piacevolezza degli incontri letterari in un gruppo di appassionati attorno a una rivista che raccoglieva poesia e che si chiamava NIEBO. Non ha mai perso la dolcezza del suo scrivere, la precisione leggera delle sue parole"

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2008-06-04 09:40:50|
    anche a me non piace De Angelis. Non lo capisco, dunque non mi piace... certo non è il massimo come argomentazione, ma tant’è! saludus Marco don
    http://www.maioba.blogspot.com

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2008-05-19 18:24:27|

    l’isola sarà guardata nella sua bellezza non importa se da noi o da altri...

    (somiglianze)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2008-05-18 12:34:18|
    Viviani!!!

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2008-03-01 16:22:56|
    touch rondoniii

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2008-01-17 23:08:34|
    Vivian Lamarque?

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2008-01-08 13:06:53|di lorenzo
    eh ma che schifo toccare cucchi! ma che idee!

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2008-01-08 11:49:21|
    o Franco Loi?

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2008-01-07 10:28:00|
    toccare Cucchi?

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2008-01-07 00:19:34|di lorenzo

    boh è il primo che mi è venuto in mente.

    lorenzo


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2008-01-06 22:44:13|di Luigi
    Perché Magrelli, Lorenzo?

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2008-01-06 12:17:54|di lorenzo

    magrelli?

    lorenzo


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2008-01-05 22:44:47|di absolute
    ci sono proposte?

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2008-01-05 13:01:46|
    chi sarà il secondo "intoccabile"....?

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-29 20:27:52|
    Caro Luigi, com’e` vero che sono rimasto indietro. Intendevo quelle come semplici considerazioni iniziali. Al piu` presto daro` il mio giudizio su De Angelis. Tengo a precisare che non ho intenzioni polemiche. Cerchero` di tenermi aggiornato. A presto.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 23:35:23|di luigi

    Caro Matteo (di cognome? Forse Benassi?),
    sei rimasto un po’ indietro nella discussione: della mia brevitas provocatoria s’è detto circa 160 commenti fa :-) il post è una cosa, un’altra è - per correggermi e far felice l’anonimo signore che ci spronava ad essere umanisti "tecnologggici" - un thread. Cito da Wikipedia (per far felice Carlucci): Solitamente un primo utente stabilisce il topic, ossia l’oggetto del proprio contributo, e l’interazione che ne segue assume la forma di un copione, di uno scambio tra più soggetti. Giusto per farti capire che il topic non è il perno, non è un timone, è solo (o addirittura) un amo gettato a mare - ciò che importa è la maniera in cui si ricama la trama. Ma andiamo al nocciolo della questione: non ho ancora capito che cosa pensi della poesia di De Angelis e delle cose che qui (nel thread) si sono dette.


    All’anonimo WALT DISNEY:
    se fossi stato un anonimo MAX BUNKER (avesse voluto Dio: uno splendido anonimo ALANFORDIANO!) avresti guadagnato punti, sfortunatamente (per te e per noi) non sei altro che un piccolo anonimello gabibbesco da disneyland a stelle e strisce. Se riacquisti un nome e cognome, come back, guy!


    Agli ANONIMI TUTTI:
    di cosa avete paura, di farvi beccare con le mani nella marmellata? Di dire qualcosa che non piacerà alla mammina? Di offendere il misterioso antologizzatore che tutto scruta nell’ombra? Opperbacco, distendetevi sul lettino, rivelate la vostra recondita identità. Portatela a galla. Vi sentirete meglio. Trust me (trust mr. freud)!


    per Stefano (Massari):
    dici che la poesia di De Angelis è dentro la storia in un altro modo. Mi piacerebbe che, non appena hai un po’ di tempo, approfondissi il concetto... (a proposito di alcool: a Modena vediamo chi regge di più, ok? eppoi ti do la rivincita a calcetto, se non hai troppa paura :-))



    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 18:49:05|di Matteo
    A questo punto intervengo. Esordisco così perchè in fondo mi sento quasi un ospite venutosi a trovare in una lite familiare. È il mio primo post qui; non sono un frequentatore abituale del sito, anche se ammetto che le mie scuse sono un po’ patetiche: troppo poco tempo, troppo lavoro, pigrizia endemica… Me ne scuso. Quando Luigi (Nacci) mi ha invitato a prendere parte alla discussione non ero certo di voler partecipare. Sia ben chiaro: la poesia (degli altri) è quello per cui vivo, ma sono affetto da una certa ritrosia accademica a questo tipo di scambi culturali (una certa spocchia, sì…). Ho trovato molto interessante la virulenza degli scontri ideologico-verbali, e mi fa piacere che la poesia in questo mondo di veline (giornalistiche) e dogmi mediatici sostenga e nutra ancora così accese passioni. Ma veniamo al dunque… Caro Nacci… Caro Nacci… Si può criticare Milo De Angelis? Credo che i post in risposta al tuo abbiano già dato un esito al tuo quesito. Certo che si può. Tutto si può criticare, la letteratura più di altre cose; la poesia più di ogni altra cosa in letteratura. Sì, lo so, suona vuoto e banale. Non per questo è meno vero. Come molti hanno qui sottolineato, è più una questione di forma, di metodo. Dire “non mi piace” è un onetissimo giudizio estetico (un po’ breve, semmai…), ma, e qui concorro con il caro Sinicco, ben poco critico. Bada: non mi sfugge affatto il senso, il significato e l’uso di una citazione critica, ma la premessa iniziale (“non mi piace”), proprio per la sua posizione, a mio parere, la inficia. Inoltre, per venire al poeta Milo De Angelis, riporti un giudizio di Manacorda che dice che Cucchi si è messo a scrivere come De Angelis, ma con effetti comici. Non voglio entrare nei particolari dello stile di Cucchi, o cercare di vedere quanto l’effetto comico sia voluto o meno, ma, secondo le teorie letterarie più comuni e accettate, il fatto di aver disseminato proseliti, già gli garantisce un posto nella letteratura italiana (l’entità del posto è un po’ presto per definirla). Mi spiego meglio: nel 200, prima che Dante fosse più che un magnate fiorentino dell’ordine degli speziali, la vox poetica predominante era Guittone. Non mancavano però i detrattori e le voci che alla sua poetica si opponevano, con maggiore o minore successo. Di queste voci, a nessuno è sconosciuta in qualche misura quella di Guinizelli o Cavalcanti. Ma quanti conoscono Monte Andrea da Firenze? Eppure era all’epoca l’antagonista riconosciuto di Guittone. Ora nelle antologie occupa tre righe, Guittone 10 pagine, Dante, la cui importanza viene molto dopo, egli già morto, qualche centinaio. Fra storia letteraria e storia quotidiana della letteratura si aprono voragini. Ma di fatto, poi nella storia letteraria ci sono tutti. Anche De Angelis. (fine prima parte)

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 16:17:41|di Christian Sinicco

    @ Lello, brevemente: è chiaro che lo studio si può approfondire dove gli strumenti dell’oralità incidono sulla scrittura, poi per me l’oralità è un aspetto della cultura: c’è differenza tra l’essere accompagnati dal mandolino o dalle drum machine, ma questi sono aspetti iscritti nella cultura di un’epoca, che bisogna tratteggiare bene, meglio, nei nostri discorsi (nel mio discorso), che se no rischiano di diventare schematici, e non avere quella forza di indagine sul contemporaneo. Infine, Lello, tu non hai la voce di Mercury, mi sembra chiaro; mi sembra anche giusto dirti che uno apprezza la tua poesia anche per la performance, che è un "esempio" d’esecuzione del tuo lavoro: ci sono ottimi compositori le cui performance non sono all’altezza. Per me è più importante l’equilibrio di questo lavoro, che specifica il valore, poiché tu morirai e con te la tua voce e rimarranno le opere e questi esempi d’esecuzione. La tua scrittura dà riferimenti ottimali, appunto, per l’esecuzione; i segnali ritmici (accompagnati a temi politici fortissimi, mai atti unilaterali...tra l’altro questo è davvero interessante quando osservo la tua comunicazione in poesia, e poi la relaziono a quella del blog, a tratti lanciata come una fucilazione, come una prima linea, guidata da non so quale mostruosa interpretazione:-), scrivevo, i cui segnali ritmici permettono alle riflessioni sul contemporaneo, su ciò che accade ad uomo e di conseguenza agli uomini, di vibrare, di suonare.

    (messaggio di servizio) Detto questo, invece di cazzeggiare sul blog, mandando in quel paese Massari (a quello ci penso io), mandami la fattura via mail, scannerizzata, vedi tu, mi serve oggi, poi me la spedisci! (scusate il messaggio di servizio)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 16:16:30|di enrico
    Caro Voce, ma quali insulti, sempre fermo agli ip, ma le nuocciono tanto? Lasci che ognuno dica, offenda pure, lei ha la sua poesia. Ho espresso un mio chiaro parere sui suoi testi. Sono le strade ad essere inavvicinabili. Ci fermiamo qui. Buona continuazione.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 15:55:58|di stefanomassari
    non ho detto che voglio sposarti voice - ma che cominci a starmi simpatico - poi sei anche diffidente e questo mi piace ancor di più - e comunque facezie a parte - la griglia ideologica dove costringi la questione - e che io non considero affatto una montatura bensì certo non l’unica ma una tra i fondamentali punti di osservazione delle nostre vicende poetiche - rischia di irrigidire e paralizzare laddove invece l’epoca in cammino può e riesce nonostante tutto a muoversi tra virtuale - materiale e onirico perché tutte spinte umane indissolubili e irrisolvibili . per questo quando dico ’nostra lingua poetica (e mi scuso per non aver chiarito prima) dò per scontato una molteplicità (alla quale sono molto legato) che è e resterà non controllabile o non prevedibile nella contingenza (e meno male) . quello steccato che tu adesso riproponi verrà oltrepassato . da una parte e dall’altra . per far posto magari ad ulteriori margini e steccati - certo dopotutto umano è sempre umano . comuqnue accadrà perché altissima è ancora la domanda di una parola libera - o liberata . la differenza sta solo nello scrivere in nome di.. o nello scrivere il nome di.. (non ho moltissimo tempo sono al lavoro e mi scuso anche per scorciatoie che sono pronto a riprendere e a risolvere successivamente con più calma) . poi gli strumenti sono diversissimi . io per esempio li uso tutti - come e più che posso — testuali - scenici - orali e multimediali - chi mi conosce lo sa .. poi sbagli a considerare la poesia di de angelis fuori dalla storia .. è dentro la storia in un altro modo .. nel luogo dove il tempo che era è trascorso e il tempo che è deve ancora accadere . e la sua maniacale antropologia del gesto le figure che illumina l’interrogazione continua del ’destino’ di cui pronuncia solo il richiamo e la risposta - sono varchi di tensione del presente .. e per fare questo necessariamente il poeta deve procedere dall’interno verso l’esterno . quindi non si estranea bensì partecipa . e rende partecipi ... scusa la fretta ma sono incastrato dal lavoro . tornerò sulle altre questioni . salut .. s

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 13:08:59|di Lello Voce

    Bene bene, vedo che i soliti amici tornano da noi, più o meno con gli stessi IP, ma rigorosamente in anonimo. Più che rispondere a saper chi sono farebbe piacere querelare... o no?

    @enrico qui l’unica cosa stolta (ATTENZIONE PER TUTTI I LETTORI DISTRATTI. IO NON STO PER INSULTARE ENRICO MA SOLO PER RESTITUIRE UN INSULTO GRATUITO APPENA RICEVUTO) è il tuo modo di intendere ciò che dico, che era problema teorico di qualche momento più complesso di ciò che ne deduci tu. Prova a rileggere e capirai che lì non si sostiene affatto quanto credi di capire. Coraggio, le grandi mete si raggiungono con costanza e sacrifico.

    lv


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 12:52:11|di Walt Disney
    Lello Voce, dimostri ogni giorno che passa di essere solo un prepotente. Che in Italia nessuno ti abbia lasciato grazie a dio un posto di comando, è una fortuna per tutti noi che altrimenti ci troveremmo i peggiori poeti d’Italia pubblicati per Mondadori anzichè confinati a Monfalcone come buon senso vuole. Quel che è certo è che tu non lo avresti di certo rifiutato, come non hai mai rifiutato nulla in vita tua. Da quel che so i finanziamenti per il Festival di Monfalcone non sono di certo pochi e come sa ci sono tanti modi di essere un padre-padrone: offrendo una pubblicazione su Lo specchio ma anche promettendo recensioni su L’Unità o qualche generoso gettone annuale. E che nessuno tra i tuoi piccoli groupies osi qui contraddirti o riprenderti, nonostante il tuo costante impegno a mandare alla malora ogni santa conversazione, la dice lunga. Buoni pensamenti a tutti.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 12:35:45|di enrico

    "...di fronte a un reale che non è più nè materiale, né onirico, ma virtuale e in cui però, paradossalmente, gli immaginari ricominciano a svolgere una funzione decisiva, anche dal punto di vista strutturale. Sacralizzare poeta e poesia, allocare la propria scrittura nel luogo in cui l’ermeneutica è - ermeticamente- demandata tutta al fruitore, celare ancora una volta la storia, per distillarla in unquotidiano bugiardo, mi sembrano vicoli ciechi."

    Non ho capito se l’immaginario di Voce è più importante di quello di De Angelis. Realmente, e non virtualmente, l’immaginario di Voce mi pare molto appiattito sul reale, privo di fascino e stoltamente barricadero. Ora, io non voglio sacralizzare il poeta, ma nemmeno la storia, tantomeno voglio indulgere a credere che la parola porti all’azione, se non nei festival pop di tendenza.

    enrico


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 12:23:27|di Lello Voce

    2a puntata, dopo il caffè e prima del panino pre-scolare (mi tocca perlappunto spiegare in terza la questione della lingua)

    @Massari, per l’altra questione che sollevi: Tu dici« li considero [De Angelis Porta e Rosselli] tre polarità poetiche fondamentali che non si esauriranno con la fine del 900 ma che portano in germe potenzialità linguistiche assolutamente determinanti e in grado di seminare la nostra lingua poetica da qui in avanti».
    Ora io noto a) che tu ti figuri una LINGUA poetica ’di qui in avanti’, io non posso che prefigurarmene tante. Ciò dipende, a mio parere, dalla scelta, absit iniuria verbis, fideista a cui certe poetiche costringono: una sola è la possibile verità, perchè essa è rivelata e non storica. Non a caso chi pratica oralità si guarda ben dal delegittimare la SCRITTURA (o almeno certi usi della scrittura, io per esempio apprezzoi, Magrelli, o Nove, o Valduga che certo sono più ’scritti’ di me), ma chi fa della poesia una scrittura e basta non può esimersi dal dare dello ’spettacolare’ (e dunque superficiale, impoetico, ecc. completa tu la lista dei luoghi comuni) a chi fa spoken word. I lettori per loro sono tutti nobili. Il pubblico è sempre bue. Eppure Flowers di L. kemp è uno spettacolo, ed anche l’Amleto, o Il principe Costante lo sono, e lo era pure l’esecuzione dell’Iliade e dell’Odissea e dell’Eneide e della Divina Commedia.

    Ma andiamo avnti tu citi questi nomi, a me verrenbbero in mente piuttosto Sanguineti, Pagliarani, Zanzotto Fortini, (Jahier lo considero fuori gara, è mio papà), ma non è questo il problema. Il problema è che sia io che tu citiamo autori in realtà inconciliabili: Che c’entra Rosselli con DE Angelis? E fortini, o Zanzotto con Sanguineti? Cosa significa questa nostra ’naturale’ tendenza ad affondare le mani nelle Tradizioni per tirare fuori ciò che ci serve? perchè siamo così postmodernisti? E lo siamo davvero o non siamo piuttosto ROMANICI? Ma se lo siamo, romanici intendo, allora vedi che le lingue della poesia saranno ancora molte e non una sola. Ciò non significa ovviamente cfhe saranno tutte. Tu sei libero di pensare che la mia oratura sparirà, io lo sono di credere che di De Angelis o di Cucchi, Conte, Bellezza, presto saranno evidenti limiti e maschere.

    lv


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 12:23:07|di Martino

    Lello, sai bene che non è vero che per avere groupies (mi scuso per il precedente errore di ortografia) sia necessario gestire del potere vero. Ne basta uno piccolissimo. Basta una piccolissima chiave per aprire una piccolissima porta, ed ecco che ti trovi intorno decine di entusiasti emulatori e vezzeggiatori. A volte non serve nemmeno del potere; bastà un po’ di autorevolezza o di carisma. A tutti fa piacere riscontrare di poter esercitare un certo ascendente sugli altri e vedo pochissima gente resistente alle lusinghe di un rapporto intellettuale che assecondi anche il proprio inevitabile narcisismo. Quanti giovani poeti vediamo inseriti in Quaderni, Antologie, Riviste dopo lunghi "corteggiamenti" a critici, curatori, poeti maggiori. Certo a volte anche in buona fede, ma il narcisismo del "poeta maggiore" che recensisce, favorisce, introduce, ecc. il poeta minore è sempre in agguato. E anche se non si tratta di servilismo del minore ma di reale affinità, sempre di una sorta di "nepotismo" (con le virgolette, per carità!) si tratta. Ognuno tira l’acqua al suo mulino. E questa mi sembra una costante tristissima della nostra società poetica.

    Guarda che io non sostengo che il potere, quello vero, ce l’avete tu, Balestrini, Nove o chi altri... Non mi pongo proprio il problema di chi abbia il "potere vero". Non me ne può fregare di meno. Mi pongo piuttosto il problema della relazione con i diversi, e vedo che tutti, quelli che hanno molto potere e quelli che ne hanno poco e pure quelli che non ne hanno alcuno, si comportano allo stesso modo. Vedo tutta gente propensa a partorire generazioni di emulatori, ad armare le proprie poetiche in lotta con quelle altrui, il proprio potere (piccolo o grande che sia) contro quello altrui...

    Non ho né ridimensionato il tuo lavoro (per cui non c’è bisogno che lo difendi con me) né sostenuto che gestisci nell’ombra chissà quali trame di potere. Ho detto semplicemente che sarebbe l’ora di abbandonare questa ottica, viziata di partigianeria ad oltranza, per cui si finisce per sostenere - ad esempio - che chi dice qualcosa a favore di De Angelis, è un galoppino di De Angelis. C’è anche chi di questi schieramenti noi/loro, se ne frega altamente. Chi non pensa in termini migliori/peggiori, buoni/cattivi, puri/corrotti. E di solito, ti dirò, sono proprio quelli che lo prendono "in tasca" (eufemismo) da una parte e dall’altra perché alla fine la schiera dei groupies trova sempre il modo di avanzare compatta, magari fa poca strada, ma da qualche parte arriva. La tecnica della scalata col capocordata funziona sempre. Sei sicuro di non comportarti da capocordata anche tu con quelli che ti "stanno a cuore", più che con quelli che non si prendono la briga di svolazzarti intorno?

    Ti devo dire la verità: io di critici o poeti o editori che mi sembra abbiano a cuore la sopravvivenza dei pochi che non si mettono in cordata da qualche parte, che non sgomitano, che non graffiano per strappare il loro angolo di visibilità, che non fanno le fusa per addolcire il cuore al maestro, ne vedo davvero pochini pochini. E non ne dico né il numero né i nomi, "perché nessuno dei tanti che li invidierebbero, possa far loro del male".


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 11:22:27|di Lello Voce

    @Martino: l’ineffabilità è una gran qualità: è grazie ad essa che, dopo essermi sentito dare del fascista, ora nella tua lettura quello che dà del fascista agli altri sono io. Sei l’incarnazione del ’misreading’ e magari ci costruisci sopra tutta una poetica. Sorry, non ho groupies, per avere groupies bisogna avere potere, quello vero che conta, delle collane che contano e per quanto tu e tanti altri vi ostiniate a pensare che in Italia il potere ce l’hanno Sanguineti, Balestrini o Lello Voce a chiunque voglia usare gli occhi sarà chiara la verità. In tutta la mia vita una sola volta ho avuto accesso a un grande editore, ed è stato grazie alla testardaggine e alla generosità di Aldo Nove e (ma guarda un po’) Lorenzo Jovanotti. Fatti una brevebibliografia degli ’altri’ e poi sappimi dire. Prova piuttosto a pensare come mai, nonostante non abbia mai pubblicato né nello specchio né nella bianca einaudi, nonostante da anni lavori con autoproduzioni su CD, nonostante abbia abbandonato un festival come romapoesia, iul festival della capitale, per scommettere su un paesotto chiamato Monfalcone, dove produco gli altri e non i miei dischi o quelli dei miei ’groupies’, nonostante tutto questo dicevo, prova a domandarti come mai ti tocca lo stesso far i conti con ciò che dico, senza poter fare finta che non esisto. Un po’ d’onestà suvvia: il ridicolo non vi spaventa proprio?

    @Massari

    Mi fa piacere che io inizi a starti simpatico, anche se devo confessarti che la cosa non era tra i miei principali obiettivi. Certo che mi batto per ciò in cui credo, tu conosci un altro modo per essere un accettabile poeta e un intellettuale almeno mediocre? Ma non sia mai detto che se qualcuno chiede di passare dagli insulti ai ragionamenti io me ne dolga. Sono qua

    Intanto riguardo all’oralità: il problema dell’oratura in poesia è un problema determinante, ne va della sopravvivenza stessa della poesia come arte ’non residuale’. Ciò che mi colpisce (e questo vale anche per la poesia su Rete)è l’assoluta indifferenza a una serie di problemi teorici che tutto ciò comporta. La voce non è la voce del profeta, quella dello spirito incarnato, è solo la voce del poeta e se il poeta legge sa che sta compiendo un atto """estetico""", dunque ha una serie di problemi formali da risolvere. La sua voce, la sua dizione, i suoi silenzi, sono forma, una forma poi, assai particolare, la forma ’prosodica’, che con il canto non si identifica, ma nemmeno con la lettura ’espressiva’ attoriale. Mi spiace che Christian non apprezzi le mie qualità vocali, ma il punto è un altro, è precisamente quello che lui chiama ’equilibrio’. Detto questo, quell’oratura eseguita rimane anche un testo scritto ed io, ed es., tendo a presentarlo anche come tale, in absentia vocis, in quanto segno. Che rapporto c’è tra queste due facce della stessa medaglia?

    Quello che voglio dire è che in effetti - ma lo blatero ormai da un triennio - non abbiamo gli strumenti critici per leggere, analizzare, giuudicare questa nuova poesia ’al quadrato’e che dovremmo impegnarci a cercarle ea stimolare i critici e gli storici a farlo con noi. Lo stesso vale per la Rete: piuttosto che domandarsi come diventare ’autorevoli’ sarebbe meglio, imho, domandarsi che mutazioni formali induce la Rete sulla scrittura e anche sulla sua fruizione, ricezione, ed analisi critica. Rispetto a questo orizzonte di problemi scritture come quelle di DE Angelis mi pare manchino clamorosamente il bersaglio continuando epigonicamente i cammini dell’analogia post-simbolista che è strumento che può ben poco di fronte a un reale che non è più nè materiale, né onirico, ma virtuale e in cui però, paradossalmente, gli immaginari ricominciano a svolgere una funzione decisiva, anche dal punto di vista strutturale. Sacralizzare poeta e poesia, allocare la propria scrittura nel luogo in cui l’ermeneutica è - ermeticamente- demandata tutta al fruitore, celare ancora una volta la storia, per distillarla in unquotidiano bugiardo, mi sembrano vicoli ciechi.

    lv


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 10:34:37|di Martino

    Non mi sembra che ci sia stata nessuna levata di scudi contro il peccato di lesa maestà. Però, si arriva alla fine con un dubbio opposto: non più se si possa criticare Milo De Angelis ma piuttosto se si possa anche apprezzarlo senza essere considerati fascisti restauratori collaborazionisti berlusconiani servi del potere e quant’altro.

    A me pare che, più che della poesia, ci sia parecchia gente innamorata delle proprie idee. Niente di male, ma che lorsignori non diano per scontato che tutti quelli che la pensano diversamente siano fatti come gli fa comodo pensare, ovvero brutti, cattivi, arrivisti, proni e cerimoniosi.

    P.S. Visto che di groopies a Lello non ne mancheranno di certo, mi piacerebbe sapere come li tratta... Facile fare gli indignati con i presunti groopies altrui.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 09:28:14|di stefanomassari
    cominci a starmi simpatico voice . che mi pare che tu sia incazzereccio quasi quanto me . e mi piaccione gli incazzerecci - mi sono sempre piaciuti in questo mondo di semilarve prudenti mi piace chi ha ancora voglia e forza di incazzarsi . per poi riuscire anche a ragionare - con calma - a ritrovare il filo di un dialogo possibile . io sono sempre pronto da dovunque provenga la possibilità di dialogare davvero . eccomi qui infatti a precisare un paio di cose che secondo me possono essere utili se c’è volontà davvero di incontrarsi : non ho nessuna intenzione di mettere in relazione tra loro porta deangelis e la rosselli - anche se ci sono sotterranee similitudini - vuoi l’epoca - il contesto storico magari per qualche tempo anche se in luoghi diversi condiviso etc... invece li considero tre polarità poetiche fondamentali che non si esauriranno con la fine del 900 ma che portano in germe potenzialità linguistiche assolutamente determinanti e in grado di seminare la nostra lingua poetica da qui in avanti . sono i poeti italiani più vicini più forti che sento presentissimi e nutrienti - sotto vari aspetti e per vari motivi - che alla fine di questo cammino tenterò di illustrare - mi ci vuole tempo - sono uno lento . (a un gradino non inferiore - che non mi interessano i primati - ma successivo - per differenze di esiti e scelte espressive - metto giancarlo sissa - giovanna sicari - antonella anedda) - poi ci sono numerosissime varianti e anche quello che è e sarà il lavoro degli ’attuali’ .. comunque il piano di discussione possibile è un altro . più passa il tempo è più avverto determinante -non solo per me ma anche per muovere la lingua poetica dentro questo tempo - l’opera di questi tre maestri . comunque sto studiando voice - è una vita che lo faccio e senza professori visto che lavoro da vent’anni ormai e mi sento fortunato .. molto fortunato (non sto ironizzando contro nessuno è la pura verità) - l’altro aspetto dell’oralità (ambito che mi interessa moltissimo - visto che per me al poesia nasce in bocca _vaghenas_ ) ribadisco che milo non è un performer . va da un altra parte - compie in sé una sorta di rito ogni volta diverso - almeno questa è l’impressione che ho - a seconda dell’ambiente e del contesto - a volte - anche quella sua voce un po’ monocorde e allungata è capace di un’intensità agghiacciante - altre volte sceglie registri più rapidi e meno invadenti - ripeto non credo sia una ricerca ’performativa’ - sembra più un’oralità vissuta sicuramente come necessità (anche lui è convinto del fatto che la poesia sia un evento ritmico sorgivo.. non vado oltre sul ’sorgivo’ ma non vorrei s’intendesse in senso orfico - è proprio anche un fatto tecnico) ... poi ci sono le capacità vocali - timbriche - sceniche ma non credo sia la sua strada di ricerca — fa altro . christian poi vorrei dire che il suo ragionamento ha del vero .. ma c’è un altro aspetto che va considerato .-. guarda celan ad esempio . ci sono alcuni poeti che hanno due o tre ossessioni - sempre quelle sempre le stesse . il loro movimento è circolare . i loro registri si potenziano (o si depotenziano ahimè) nel corso degli anni - magari hanno varianti e lievi spostamenti (e nell’opera di milo ce ne sono stati non solo di tematici — anche se l’intonazione la tensione ha sempre circumnavigato lo stesso lago...ma in questo movimento ha sentito ogni volta il bisogno di catturare o far entrare altre ’voci’) . è un modo diverso di cambiare . non alla porta per esempio . su questo hai ragione . ma porta ha un’altra storia e altre necessità ... sugli insulti voice infine - ce le siamo date di santa ragione . a me sta bene . non ho problemi e voglio dirti che di due cose non soffro : di rancore (mai successo finora - almeno che non invecchiando ancora un po’ non mi ammali - ma non credo) e di invidia . da questi due mali sono sempre stato immune . quello che mi interessa sono le persone . è questo che cerco da sempre dentro e intorna alla poesia . per me la disputa è finita . non mi interessa il giusto e lo sbagliato . il mondo è un luogo complesso . un caro saluto . s

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 07:49:11|di Lello Voce

    Caro Paperino

    io non ho sputtanato proprio nessuno. Come vedo fai parte anche tu della (fortunatamente) sparuta truppa degli Insultanti Anonimi. Non ho nulla contro l’anonimato, a patto che non diventi una comoda maschera per pararsi le chiappe. Il mio rapporto con Fortini non è qui in discussione, meno che mai con un anonimo waltdisneyano, è roba troppo seria, ma comunque fai qualche ricerca bibliografica e vedrai che troverai tante cose su cui riflettere. Chiunque sappia mezza acca della poetica di Porta e Rosselli sa bene che con De Angelis e con le tesi sostenute da Massari a proposito dell’autore Millimetro non hanno nulla a che vedere. L’unica cosa volgare qui, sinora, sono stati gli insulti, già elencati, di Massari a me e a Nacci.

    In realtà, quello che vi infastidisce davvero, è che un poeta giovane come Nacci abbia avuto il coraggio di aprire una discussione scomoda. Lo trovate grave come un caso di lesa maestà. Accade spesso quando si prova a metter in dubbio il valore di certi autori. Eppure, nonostante l’intenso marketing di se stessi e dei propri groupies che le ’stelle’ dei grandi marchi di poesia metteno in atto da anni - d’Elia per l’Einaudi, Cucchi e De Angelis per Mondadori, ecc - c’è qualcuno che ancora ragiona con la propria testa. Lei si meraviglierà, gentile Paperetto, che io citi Fortini, ma vedrà che quando l’Einaudi, sotto elezioni, rifiutò le poesie anti-berlusconiane di Raboni, autore da me lontanissimo, l’unico a prendere posizione pubblicamente (a parte la Valduga, ovviamente) fui io. I raboniani di ferro erano spariti come neve al sole. Come mi auguro faccia lei, quanto prima.Almeno nella sua forma, come dire? ectoplasmatico-anonima.

    A Massari sono state ascritte solo le affermazioni che egli ha sottoscritte, fossero sue o di altri da lui citati.

    Sulla poesia di Massari non ho detto un bel nulla (Nè lui, mi pare, sulla mia) si discuteva d’altro. Cos’è accaduto possono leggerlo tutti e farsi una propria opinione.

    Che sia scontroso è probabile, aggressivo non direi, mi limito a praticare la legittima difesa, quando qualcuno viene a fare lo sbruffone, o a insultare su un blog che non dirigo ma che ho ’inventato’ io ea cui, dunque tengo. Non mi piace questo costume di alzare la voce per aver ragione. La alzo anch’io.Tutto qua. Ti prometto che continuerò a farlo. Con grande impegno.

    lv


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-28 02:34:47|di Paperino

    Veramente da un punto di vista esterno e spassionato pare che ad aver fatto precipitare la situazione non sia stato affatto il commento di Massari ma la risposta di Voce arrogante e scontrosa come sempre. Cosa c’entri poi Massari con il neo-orfismo, con Rilke o con l’Eliseo è mistero che può risolvere solo Voce, a cui chiedo pubblicamente da quale libro o da quale testo di Massari abbia dedotto tale opinione. Glissando sulle volgari appropriazioni indebite (questa volta a rivoltarsi nella tomba saranno Porta e Rosselli... faranno compagnia a Fortini, sputtanato da oltre un decennio per aver inviato un bigliettino di cordiale stroncatura) non credo sia possibile dare giudizi sulla poesia di un autore contemporaneo del calibro di Stefano Massari senza averne mai letto una sola pagina.

    Pfui!


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 20:51:01|
    OT
    vorrei far presente ai Signori Poeti qui convenuti e tecnologggici anzichenò, che quello scritto dall’autore (in genere il proprietario del blog, almeno nei blog personali) si chiama POST.
    Tutti gli altri (questo compreso) si chiamano COMMENTI.
    Capisco che siete umanisti, ma converrete che un po’ di proprietà non guasta.

    mughinamente parlando
    2007-05-27 19:49:25|di Christian

    :-)

    Putrock! ...

    ...mo’ interpreta...forse è più facile del pfui o del puah o del patatrack


    frammenti orfici #219837
    2007-05-27 19:35:02|

    [...] che non ha incanalizzazioni, oramai superate, del ragionare sulla poesia [...]

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 19:12:59|di Christian Sinicco

    Torno da un viaggio, incontri. Una nota per Massari: non credo che De Angelis abbia una produzione multiforme, non credo sia sostenibile. Porta sarebbe un dio, alato airone, allora (e forse orfisticamente lo è:-)

    Come credo sia chiaro che l’orfismo di D.A., fa parte semmai dell’ultimo periodo, come per sua stessa ammissione, e ciò sia da riferire più alla morte della compagna che non ha incanalizzazioni, oramai superate, del ragionare sulla poesia; sull’orfismo presunto, mi rifaccio all’analisi di Baldi, tra i primi post, che giustamente metteva in crisi l’ipotesi data come buona da Nacci. Per me il discorso orfico-no orfico-neorfico, poteva finire molti commenti addietro. Forse per categorizzare facilmente, gli addetti si son dati appuntamento sull’or/so/fismo. Per me è più importante osservare la progressione di un autore, e da questa visuale non ci sono particolari annotazioni, rispetto i primi libri, anzi, involuzione tecnica. Sulla lettura: se un poeta non si confronta con il corpo e la voce, con il canto, fa un po’ di teatro, può continuare a leggere come vuole, ma non è nemmeno discutibile da questo punto di vista, non c’è un lavoro dietro, non si può pretendere che questo assuma un valore poi per la scrittura; infatti, in relazione a chi fa questo lavoro "orale-performativo", possiamo discutere quale siano i tentativi riusciti, in Italia (esempi veloci: ritengo il lavoro di Voce interessante nell’equilibrio trovato con gli elementi della scrittura dettati dalla performatività (c’è da vedere cosa accadrà con shortcuts), però dal lato della performance dal vivo, Voce non possiede incredibili doti...; il contrario accade per la Lo Russo, tranne alcuni testi come penelope, in grande equilibrio sul binomio scrittura-performance...; o i testi tratti da fuoco centrale della Gualtieri e musicati dagli Aidoru per lo spettaccolo non splendore rock sotto la regia di C.Ronconi...; per non parlare delle partiture di Frangione, fondati su una particolare drammaturgia...; ovviamente questi esempi si possono prendere in esame, e mettono in evidenza possibilità di scrittura, sfondano le porte dell’evento dal vivo, si possono criticare dove non sono in equilibrio, come il tutto si comporta. Le altre esperienze no... nemmeno quella di De Angelis - sterile sarebbe una polemica su questo aspetto; una lettura è una lettura, ma se non c’è un lavoro dietro, non sarà mai valutabile nella sua bontà. Sinceramente, non capisco le ultime uscite, un po’ rabbiose, di Lello, dalle cose dette sul mio post, dal post su Saviano, da alcune scritte qui, che interpretano in modo un po’ forzato. Come anche Luigi, che all’inizio non è stato così illuminante, poteva andarci un po’ più tranquillo sullo motivazioni... beh, oggi è un buon giorno per la camomilla (anche a Massari, so che ti riuscirà difficile), lo dico per la temperatura che si è abbassata:-)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 18:52:40|di luigi

    sono molto dispiaciuto della coda del post... fosse per me chiuderei la faccenda qui (senza rancori da parte mia verso alcuno) onde evitare di rovinare tutta la discussione. si sono generati dei fraintendimenti, come spesso accade, quando non ci si vede in faccia e non si sente il tono della voce, capita. ciò non toglie che la carica di dibattito si è probabilmente esaurita, com’è normale che sia, dopo 2 settimane e 150 commenti. concludo ringraziando la trentina (!) di intervenuti e rammaricandomi per l’assenza di alcuni redattori di absolute, con i quali avrei avuto piacere a interloquire. non ci resta che attendere il secondo intoccabile :-)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 18:02:25|di lorenzo carlucci

    ho capito adesso dalla firma per iniziali che massari è l’alterego di sannelli passato di traverso allo specchio di alice. uno è sadomaso e l’altro è masosado. e sono mistici entrambi. come gli scout e i satanisti nei boschi a santa maria in galeria. in questi giorni sono preda di profonde intuizioni kabballistiche di questo tipo. ho anche finalmente capito cosa signifca GAMMM (giovenale ama molto marco merlin).

    saluti e grazie per l’apertura che mi ha concesso di postare me stesso in questo ade.

    lorenzo


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 17:35:07|
    bravo voice . mi piace proprio l’idea di sfuggirti in toto su cosa chi e come sono . vai a vuoto e continui collezionare cozze e granchi (orfici?) - ma sta querelle non esiste e non resiste - . mi interessa molto di più chiarirmi con nacci e lo farò in privè .... di te non me ne frega niente ti confesso . ti saluto con rispettto e ti auguro le cose migliori . buona strada . a padua che non conosco e non mi conosce mi limito solo a chiedergli di leggere con attenzione . comunque pronto a dialogare appena vuoi .. tra me è nacci c’è un briciolo di scherzosa confidenza da tempo .. sappiamo entrambi quanto beviamo sta tranquillo - .. di sputtanamenti non me ne preoccupo . non sono mai stato un santo . e chi mi conosce lo sa molto bene - e nn ho mai avuto la pretesa di avere sempre ragione e di essere amato ad tutti . pretesa degli stupidi e dei ’fascistelli’ di ogni colore - c’è poi sempre il lavoro fatto e che si farà a dare la misura di tutto . tranquilli tolgo il disturbo . sm

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 13:30:06|di Un lettore
    A uso dei presenti: nel linguaggio dei fumetti l’espressione PFUI indica fastidio e dissenso mentre lo sputare viene spesso contraddistinto dall’espressione PUAH! o similari, ma mai dal suddetto PFUI. Non sono un tecnico ma ho letto parecchi topolini prima di leggere voce nacci massari e deangelis(sia wilma che milo). Massari invece ha cominciato direttamente da schopenauer, saltando il fondamentale passaggio del topolino in tenera età, e questi sono i risultati.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 13:18:09|di Adriano Padua
    Sono davvero sorpreso dall’atteggiamento di massari. Arriva e da dell’alcolizzato a nacci, così, aggratis. Solo perchè non si intendono su deangelis. Ma che modi assurdi! Credo che il suo lavoro (di massari)approfondito e valido, anche su blog, venga poi sputtanato da simili atteggiamenti nei commenti di un altro blog. Sarà il caldo, suppongo. Altrimenti bisognerebbe fargli un etilometro subito, poi potremmo confrontare i valori con quelli di nacci e così certi insulti avrebbero almeno basi scientifiche e sperimentali. Oppure andrebbero evitati, ritengo.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 13:13:29|di Lello Voce

    @Massari

    bene mi fa piacere vedere che sei un giovin poeta coraggioso. D’altra parte come potrebbe essere altrimenti: tu frequenti l’Elisio (che sta più o meno vicino a Milano, nota ed eterna capitale dell’italico verso) mica il bar da dopofestival come me, Nacci e tutti gli altri (e sottolineo TUTTI) quelli che hanno postato qui.

    ti faccio altresì notare che forse io mi sono incazzato ma mi sono limitato a darti del groupie, cioè del seguace acritico e un po’ invasato.

    Tu nell’ordine mi hai già dato del cretino, del fascista, hai detto che sparo diffusamente cazzate e , implicitamente, con serpentina e farisaica mossa da retore neo-orfichello (è vero non sei orfico, tu con Campana non c’entri nulla, e nemmeno con POrta e Rosselli, credimi, a sentir certe tesi Amelia avrebbe sbellicato e probabilmente anche Antonio, e non è per far parlare i morti, ma solo per aver letto ciò che è scritto, usted comprende?)con farisaica mossa, dicevo mi hai dato anche di quello che organizza stronzate (come questo blog su cui posti) con soldi pubblici. NIente male per uno che vuole il confronto.

    Per le offese a Nacci, povero minatore della poesia, che dileggi come se fossi Montale redivivo, ha già risposto Luigi, che si difende da sè. A me resta il piacere di inviarti una sonora e sentitissima pernacchia. Perché invece di pretendere che ciò che dici è vero non provi, come chiede Nacci, a dimostrarci la fantascientifica tesi che sostieni a proposito dell’oralità di DE Angelis? il file c’è, luigi lo indica: ti pare una buona lettura? Cosa intendi, o mio imbelle,con ’buona lettura’? E tu, mio dolce pasticcino orfico, l’hai mai letto Zumthor? o Bologna? Dai non fare così, sembri ingordo, come i bambini che si fanno venire il mal di pancia con troppa Nutella. C’è un limite al ridicolo! Non si può essere questo e il contrario di questo: la scrittura di De Angelis è ESPLICITAMENTE scrittura, con l’oralità non c’entra niente. Oppure dimostraci il contrario.

    Infine, pur sapendo di combattere una battaglia persa contro la cocciutaggine un po’ ottusangola dei tuoi lai, mi permetto di sommessamente insistere: l’espressione PFUI con lo ’sputare’ non c’entra un bel nulla. Io sono un poeta non un lama...

    Prova inoltre a chiedereti come mai, pur essendoci stati decine di interventi a favore della qualità di De Angelis, il post non sia mai trasceso e ciò sia avvenuto solo dopo la tua dotta, raffinata ed irrinunciabile concione.

    PFUI!

    lv.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 13:04:24|
    luigi . col noi intendevo te e the voice . conosco la vostra autonomia e non mi sognerai mai di mancare di rispetto in questo senso . ripeto che le discussioni da bar dopofestival spesso mi appassionano molto più di interventi da convegno et affini - ho ribattutto al tuo continuo chiedere di addurre motivazioni critiche come se l’altro non fosse in grado di sostenere sue argomentazioni in modo autonomo .. allora mi sono e ti ho chiesto se non era il caso di partire proprio così dall’inizio . anche per le questioni che puoi leggere sulla mia replica a the voice poco fa ... ribadisco che non vado in giro per i blog con l’idea di rompere le palle . e non mi sogno di insultare chi nn conosco . quindi non capisco perché proprio da uno che lancia provocazioni a una quasi controprovocazioni debba stare poi a stizzirsi su quello o quell’altro . su de angelis lettore di sue poesie io non ho link ,, ma varie ore di registrazioni video .. oltre ad aver assistito a diverse sue letture . non è performer certamente . non è la sua ricerca almeno . ma fa un altro tipo di lavoro . non so quanto approfondito e con quali intenzioni .. sarebbe bello chiederglielo .. anche perché ti ripeto è uno che legge ascolta tutto - pochi sono quelli che ho conosciuto di poeti già tanto affermati così aperti e curiosi .. pochissimi . però se scrivo ste robe qui il voice si incazza e viene a sputare . io non mi pare di aver sputato a nessuno . e neanche dato del groupies e tutt’altro . non sono un santo e tu lo sai nacs . ho il mio tono e il mio modo di dire le cose . a volte mi è sembrata un po’ strumentale questa insistenza sul dato orfico ma va bene .. c’è tutto il tempo per capirci . mi fa specie invece che tu nn abbia capito che se sono intervenuto (cosa che non faccio quasi mai ) è perché mi piaceva la discussione . solo che sono entrato in contraddittorio . se questo non è previsto - perché la tua reazione e quella di voice - questa danno da intendere . almeno . poi ne riparleremo de visu io e te fra poco no ? quindi lasciamo perdere .. se voice continua a fare i suoi sputacchini contro i fantasmi orfici significa che c’è ancora speranza nel mondo . ciao nacs ci sentiamo presto . e chiedo scusa a tutti del disturbo recatovi . non si ripeterà . s

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 12:47:52|
    non scappo mai voice .. mai scappato . tantomeno dalla mamma .. l’ho già sgozzata tempo fa .. mi pareva solo esaurita la disputa .. eppoi ho altro da fare che star lì a scambiarmi insulti con te che vai in giro sputando senza sapere niente ... perché vedi anche le prime due tre righe di quest’ultima tua uscita sono cazzate .. non hai mai letto un rigo di quello che scrivo - e meno male . ... solo perché ho preso parte a una ’provocazione’ lanciata da nacci e ho detto che considero deangelis (insieme a porta - rosselli e altri due o tre ...) determinante per la lingua poetica presente e prossima ... ecco perché vi siete inalberati - in fondo o no? .. anche perché semmai avessi avuto voglia poi di leggere attentamente ciò che ho scritto ti renderesti conto di quanto ’allargata’ fosse la questione . intendevo toccare indirettamente anche la ’questione del come fare lavoro sulla poesia sui blog anche (e sottolineo ANCHE) in un altro modo .. perché questioni come l’opera di de angelis ma non solo la sua ... sono questioni forse un pochettino più importanti .. e se i blog vogliono crescere (e qui mi pare che la questiona sia stata oggetto di lunghi dibattiti e gli obiettivi siano molto ’alti’) forse dovrebbero proprio su certi temi organizzare anche (e risottolineo anche) altro tipo di interventi .. ho stima forte sia umana che ’poetica’ di nacci e di sinicco e di baldi e di alcuni altri qui che non conosco direttamente ma di cui seguo il lavoro .. non ho problemi per le chiacchiere da bar (che molto spesso preferisco ai convegni - - e tutte le altre stronzate da molti soldi - della collettività - e niente frutto) - ma siccome nacci continuava a chiedere di addurre motivazioni critiche mi sono chiesto se allora per questa ’provocazione’ (che nn è mai cosa da poco o da niente per me . per come sono fatto . e per la mia piccola storia) non fosse stato meglio partire da ’una lettura autonoma e personale’ (mica di un saggio critico per carità) dell’opera del deangelis .. e non mi pare di avere insultato nessuno . tu vai sputacchiando in giro caro the voice .. e qui di neo-orfico non trovi neanche le mutande o le infradito o il sospensorio - te piacerebbe ma non è così -.-.- .. quindi prima di sentenziare - un poco da fascistello anche — e sputacchiare alla nero wolfe (ma come sei messo?) pensaci . perché da questa parte ti bagni a malapena la punta delle scarpe ..ci fai un po la figura di uno diffusamente cretino . e non credo che tu lo sia . almeno spero . ciao ciao . s

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 12:47:45|di luigi

    stefano - a parte che l’espressione "vi siete incazzati" è inesatta, dal momento che non c’è alcun noi organizzato qui, nessun gruppo - la mia reazione non era stizzita ma solo in linea con il tuo commento. insomma, una volta tanto si riesce a imbastire una discussione, per giorni, senza che la gente si insulti, e tu devi dire che siamo al bar del dopofestival, che non ho capito un’ostia di D.A. (e con me non hanno capito un’ostia tutti quelli che non sono innamorati della poesia di D.A.) e che mi piacciono i minatori spaziali. queste tue boutade ironiche non mi sembrano critiche meditate, mi sembrano più - per restare alla tua visione - battute da bar sport.
    poi dici che sbaglio perché D.A. legge bene. sarà, ma io ho portato un esempio reale, un file audio che tutti possono ascoltare, e l’ho commentato; tu dici che ogni volta riscrive ’oralmente’ la stessa poesia . a volte addirittura salta o scambia dei versi, ma non mi indichi alcun link o supporto audio dove poter ascoltare quanto affermi.
    concludo: a differenza di tanti spazi che censurano e in cui la gente non fa altro che lodarsimbrodarsi, mi meraviglio che proprio tu, una persona che usa e ha usato con serietà il mezzo-web, non si renda conto della civiltà e apertura del dibattito che si è sviluppato: le chiusure sono da altre parti. ho postato interventi di altri che stimano la scrittura di D.A. (come Affinati, Pagnanelli, Aglieco, Cucchi, o Metropoli), ti pare chiusura questa? mah.....


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 11:59:57|di Lello Voce

    certo che voi groupies neo-orfici siete tutti uguali: affetti dalla sindrome paraberluscoide che vi fa prima aggredire e poi correre in pianto dalla mamma se qualcuno vi dà pan per focaccia.

    chi ha iniziato ad andarci giù duro in una discussione sino ad allora civilissima sei stato tu, dando a tutti quelli che sono intervenuti l’etichetta di frequentatori da «bar del dopofestival». Dunque se sgommi lontano e torni solo quando hai voglia per davvero di confrontarti e non di venire qui a far precipitare dall’alto (dall’eterno) le tue ineffabili e indiscutibili idee io ne sono felice. Scusa ma la mamma mi ha insegnato a rispondere alle provocazioni, avevo una mamma strana, che leggeva ’ma l’amor mio non muore’, non le Elegie di Rilke.

    per quanto riguarda il pfui, ti rendo noto che è celeberrima espressione di Nero Wolfe, detective assai sperimentale ed avanguardista, quando qualcuno gli proponeva una tesi che non lo convinceva. Dunque non vedo come e con cosa dovrei bagnarmi i piedi. Piuttosto, ogni tanto, concedi alla tua eletta anima di leggere anche un po’ di letteratura popolare, che so Rex Stout, o Evangelisti, o Montalban... così tanto per cambiare.

    Buon viaggio nelle celesti praterie...

    lv


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 11:41:32|di stefanomassari
    vi siete incazzati ? mah .. mi sembra incredibile . non mi pare valga la pena di continuare . voce poi stai dicendo cazzate - e mi pare che ti capiti spesso e ovunque - quindi ti saluto tranquillo anche davanti ai tuoi ridicoli ’pfui’ che al massimo ti bagneranno le scarpe ... — luigi comunque mi dispiace per la tua reazione stizzita .. che non c’entra un bel niente quello che hai scritto - comunque non vado in giro per i blog con l’intento di rompere i coglioni - ma intervengo laddove mi pare valga la pena - per qualità del luogo e delgi interlocutori ... ma va bene - non vi piace essere contraddetti nei vostri sani e liberali intenti . ottimo . qui non ci metto più dito .. addio e statevi bene .

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 10:01:40|di Lello Voce

    PS. @ Massari:

    sono certo che DE Angelis non leggerà mai questo post, ci mancherebbe altro, fa parte del suo stile, lui è lo stesso che ha detto peste e corna dei poetry slam senza - per sua stessa ammissione - averne mai visto uno. La classe non è acqua.... E lui è un tipo coerente.... C’è gente come i filologi (tu li chiami accademici) e i poeti e i critici all’antica ( e bada che mi riferisco a Carducci e a De Santis, non a Sanguineti e Luperini) che parte dal testo, altri, quelli che sanno come fare una telefonata all’eterno che possono farne a meno. Loro non ragionano, non analizzano, non riflettono, loro ( e solo loro, ringraziando le Muse) EFFONDONO...

    ri-pfui!

    lv

    lv


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-27 09:56:44|di Lello Voce

    Caro Massari,

    tanto per tenere il discorso sul basso livello dei blog, senza assurgere alle altezze critiche tue e di De Angelis, che non a caso è in rapporto diretto con l’eternità, direi che i tuoi ultimi interventi sono catalogabili sotto la voce: interventi da groupies... Hai anche il cappellino con i versi da Millimetri?

    Caro gugl

    urca ma non ci sono nemmeno io, in questa maledetta antologia! Che scandalo! E’ certamente un pessimo libro...

    pfui!

    buona domenica

    lv


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-26 23:44:32|di luigi

    Caro Mass (o Stefano Massari),

    dici che si rischia la chiacchiera da bar dopofestival: hai ragione. Ma io, nella mia piccolezza (non sono ironico, credimi), non pretendevo di scrivere un saggio scuoladifrancofortese. Non sono in grado. Ho solo proposto, anche provocatoriamente, un seme di dibattito. Forse, come dici tu, abbiamo solo chiacchierato, superficialmente, abbiamo cazzeggiato, e sia. Forse, come dici tu, De Angelis merita più attenzione, più profondità, più rispetto: altri gliel’hanno dato, questo peso, e glielo daranno, cosa vuoi che cambi se un signor x come il sottoscritto non l’ha fatto (De Angelis non leggerà mai questo post, né i fantastici signori dell’Accademia che tutto classificano e schedano). Forse, come dici tu, non ho fatto altro che usare residui di teorie altrui per giustificare la mia irremovibile posizione critica, e sia: sono rimasto immobile, sono stato faziosamente fermo sulle mie posizioni. Forse, come dici tu, De Angelis non mi piace perché, ti cito, non si traveste da minatore spaziale. Forse, come dici e pensi tu, De Angelis è un grande poeta e chi non capisce la sua grandezza, quello è un coglione, esattamente come me, uno che non capisce un’acca di poesia. Forse, quasi certamente, certamente è così: dunque, perché continui a parlare con me? Sono uno senza speranza, lasciami stare Mass... credi a me, meglio perdermi che trovarmi!

    Un abbraccio,

    tuo "nacs"


    **


    per Stefano (Guglielmin):

    dici: non so se ciò farà piacere a qualcuno, ma nella scheda della nuova antologia di poesia italiana contemporanea (carocci), redatta da Andrea Afribo, allievo di Mengaldo, si capisce che De Angelis non c’è. Scusa, Stefano, ma proprio non ti capisco: a chi dovrebbe fare piacere? Perdonami ma vivo benissimo che De Angelis ci sia o non ci sia in quell’antologia. Soprattutto meglio di me vive Milo, che penso sia il primo a strafregarsene! (tuttavia: non è questo il focus della discussione... o qualcuno - dimmi chi - ha detto di depennare D. A. dalle antologie? abbiamo parlato di inclusioni/esclusioni? dove?)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-26 19:19:21|di gugl

    non so se ciò farà piacere a qualcuno, ma nella scheda della nuova antologia di poesia italiana contemporanea (carocci), redatta da Andrea Afribo, allievo di Mengaldo, si capisce che De Angelis non c’è.

    "Il testo presenta le voci più significative e influenti dell’ultima scena poetica italiana: Magrelli, Valduga, Frasca, Pusterla, Fiori, Dal Bianco, Anedda e Benedetti. Ampi profili ricostruiscono, interpretano e giudicano le carriere di ciascun autore, e ogni testo poetico è accompagnato da un commento puntuale. L’attenzione è rivolta innanzitutto alla lingua e alle sue irradiazioni ai fatti formali (stile, retorica e metrica), metodo e argomenti per niente secondari se in poesia è senz’altro stretto, e più stretto che in altri generi, il nodo tra significante e significato, tra forma interna del testo e visione del mondo. Il libro ridiscute e prova a disegnare una mappa storico-critica della poesia italiana dell’ultimo Novecento e di questi anni, ma non solo."


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-26 11:00:03|di stefanomassari

    luigi . penso che tutti gli autori necessitino di uno studio lunghissimo (se si vuole avere di loro un quadro critico compiuto - il meglio che si può - e quindi trasmissibile) negli anni - anni che porteranno trasformazioni in loro certo ma anche in noi che leggiamo e studiamo . e in ultimo forse anche un ’dialogo’ diretto con ’l’oggetto’ che si studia può aiutare a delineare una tenuta e una collocazione ’critica’ . che non andrebbe - almeno a parer mio e so che di questi tempi è quasi un’eresia - mai disgiunta da una componente indispensabile di ’critica della cultura’ - mi riferisco alla necessaria componente dialettica che deve obbligatoriamente integrare la componente soggettiva percettiva ed emozionale della critica di un’opera . dicevo rispetto a milo che in trent’anni di carriera poetica - la critica comunque fatica e fallisce nel a collocarlo . proprio perché è incollocabile probabilmente . tu ti appoggi a frantumi critici decontestualizzando ed estrapolando gli aspetti che confermano e sostengono la tua impressione . però mi chiedo e ti chiedo se questo basti ad autorizzare l’inizio e l’innesco di una discussione intorno a un’opera così multiforme e complessa . credo che invece si rischi la chiacchiera da bar dopofestival o altro fra schieramenti (peraltro sempre avvincente quando ci sono gli interlocutori e i vini giusti) coi limiti che tu e tutti noi sappiamo bene . potrei controribattere su ogni tua ribattuta ec .. così andremo avanti all’infinito . anche una provocazione va sostenuta (e io cerco di parteciparvi in quanto interessato all’oggetto della provocazione ma messa come l’hai messa tu è un poco ’troppo’ leggera .. e avolte anche un po’ strumentalmente insistita . che capisco fare rumore(cosa lla quale non sono contrario) ma si rischia di venirne travolti . dici di addurre ’proprie’ motivazioni critiche .. bene ma a cosa ? a una disputa da blog ? boh . non capisco .. allora non era forse meglio sviluppare dall’inizio autonomamente e criticamente (con più calma e più tempo ) anche quei nodi critici altrui che ti hanno fornito indizi per lanciare la patata bollita ? dici che la discussione si è aperta e continua e rimpalla ovunque .. certo è innegabile . ma c’era da non aspettarselo ? mah . lo so anch’io come far ’volare’ un blog ... non sarebbe ora di fare ANCHE qualcos’altro invece ? cercare ANCHE un altro modo di lavorare sulla poesia nei blog ? soprattutto intorno a figure così importanti ?- è una domanda naturalmente . e comunque per continuare a stare al gioco - nell’ordine : Boh, non capisco, a me pare che De Angelis vada molto in giro a leggere (tra parentesi: male) i suoi testi e a parlare di sé. certo che lo fa . perché non dovrebbe ? dipende - sai benissimo a cosa mi riferivo con ’componente edificante e salottiera’ .. se poi vogliamo a tutti i costi non capirci non c’è problema nacs .. però mi pare abbastanza ovvio dove cada questa affermazione . va a leggere e attenzione .. ad ascoltare ovunque e (quasi) chiunque . cosa che non è certo da tutti . ma non scendo in dettagli personali che non è il caso . ha fame di poesia - ed è davvero un grande cercatore e ascoltatore . quello che è diverso è ’l’atteggiamento’ . dove non va sono proprio invece i ’Salotti’ e se ci va o ci capita .. si defila il prima possibile (testimonianza oculare - più volte coinvolta in fughe improvvise e anche molto divertenti .. ) — ma non mi pare sia dettaglio tanto interessante - tutti noi capitiamo male o bene e andiamo dove ne abbiamo possibilità e occasione .. ma perché ? io sempre in nome della poesia in cui credo . comunque era altro il riferimento e mi sembra stucchevole star lì a precisare il già molto preciso . Dici: quella di milo non è l’opera adatta a dare il via a un filone neo-innamorato o neo orfico o neo-altro. Sarà, ma puoi addurre una motivazione critica? Io ho portato le parole di critici che a lui così si sono riferiti (Manacorda, Cordelli, Cortellessa, lo stesso Cucchi che non smentisce): o si sbagliano tutti (può essere) o in parte hanno ragione (può essere).

    allora tu hai portato motivazioni critiche di una ’precisa’ parte critica .. ce ne sono altre . e visto che sei un cercatore le troverai .. io sto lavorando con lui a un’intervista lunga e complessa che tra qualche tempo vedrà la luce .. abbiamo tempi confusi e lunghi ma ce la faremo spero ... comunque io ho ’mie’ dirette motivazioni critiche . frutto di una lettura ventennale ormai di quest’opera .. a suo tempo - quando saranno compiute verranno fuori da questa intervista .. abbi pazienza .. potrà esserti sicuramente di grande aiuto (per allontanarti o avvicinarti meglio a quest’opera non lo so .. spero che possa essere di qualche utilità per capire meglio questo grande poeta) per intanto ti bastino le mie ribattute .. che non vengono da spunti altrui ma direttamente da me . chi lo segue e lo stima è ben cosciente della profonda distanza che c’è tra le maglie fittissime di quest’opera è la fantomatica deriva orficomistica. Eh, Stefano, troppo facile! Le analisi devono venire da tutti, indistantamente, anche (io direi: especially) da chi non stima, pur riconoscendo la serietà dell’autore e la rilevanza dell’opera.

    certo nacs .. ci mancherebbe . anche qui però parlavo d’altro . stavo dicendo in sostanza che la sua poesia non è emulabile .. è un’opera inimitabile la sua . e che per le sue caratteristiche di segno di tempo di spazio metrico di intonazione che usa strumenti vari (il dialogato - il rituale - il singolare che improvvisamente si apre al plurale - ce ne sono infiniti esempi nei suoi testi etc.. ) non concede spazio a derive orfiche . certo se mal interpretate sue caratteristiche si rischia di finire lì .. ma quest’opera ha in sé una tensione duplice (orizzontale e verticale) che spinge alla massima prossimità al reale (prima della ’realtà’ come concetto - mi riferisco a reale nell’accezione di ’esperienza del reale’ ) ma ne riparleremo . credo anzi addirittura che pur usandone con maestria gli strumenti questa poesia impedisca l’orfico così come impedisce l’elegia .. tende all’altro da sé con la stessa forza con cui tende a sé stessa . mi spiegherò meglio in altro contesto a suo tempo . abbi fede . comunque per dire che se letta con attenzione e precisione oltre le suggestioni che sicuramente induce e costruisce - questa pericolosissima poesia - non spinge a derive orficomistiche . ma anzi libera la realtà dai realismi ... e comunque sbagli nel dire che milo legge male .. la sua non è una ’lettura’ ogni volta riscrive ’oralmente’ la stessa poesia . a volte addirittura salta o scambia dei versi . provate a seguirlo libro alla mano .. prova di una ricerca continua e mai conclusa .. secondo me .. o forse non ti piace perché non si traveste da minatore spaziale? eheheh (ma quanto bevi nacs??) .. ciao un abbraccio . s


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-26 00:33:18|di silvia molesini

    Su quest’ultima questione (visioni diverse della poesia e del mondo).

    Parlo per me: io non ho una sola visione della poesia (il solito sofista potrebbe dire: anche questa è una visione, e poi si finirebbe a seghe, per usare un francesismo).

    Il Pasolini imperterrito di Terra di lavoro, il vecchio Campana "poesia sorgi sorgi sorgi", Quasimodo nell’oboe sommerso, Eluard del surrealismo sottile, Dickinson delle pause inconcluse e dei concetti forti, Montale dell’asciutto descrittivo, Barnes del bosco, Marziale dell’epigramma trafittivo, il Zanzotto del paesaggio trasformato, Kerouak dell’urlo, Pascoli...

    parlo per nomi noti,ovvio, questione di comunicazione del dato. Ma un Villa, che straripa di questioni "storiche e civili" e una Annino, che forse non lo fa, almeno non direttamente, non dovrei comunque amarli perché ho dato un taglio alla visione, e al mondo?

    Io penso che la poesia, e comunque questa cosa del fare arte, del prendere la lingua e metterla da qualche parte senza far finta che abbia detto tutto quando viene usata per chiedere o vendere agli altri qualcosa, sia in molti posti.

    Non c’è questione peggiore di quando mi si vuol far scegliere: cosa dovrei scegliere, se Orfeo, Ulisse, le mistiche, i concettuali, Malatesta, Bakunin e tutti quanti mi dicono qualcosa?

    Ci sono personaggi torbidi, Celine, Pound, D’Annunzio, Proust, gente che nasceva da o si nutriva di ideologie equivoche, che hanno scritto le più belle pagine del mondo.

    Scindiamo l’opera dal suo misero autore (vale per tutti noi), dal De Angelis che rilascia interviste faziose e "non sa leggere", scindiamo la potenza del suo testo? E casomai non lo mistifichiamo ma lo rendiamo "uno di quelli che" sanno fare la poesia, per una questione puramente (questa è un’iperbole) letteraria, il sapere usare la parola nei modi che divengono rivelatori di senso?

    So che il filologo e il critico fanno anche altre operazioni, e provano a situare sovrastrutture culturali e quant’altro. Ma non si possono sottrarre, mai, e non facciano finta che questo possa essere, da un Bacon che dice ad un Sylvester "Se lei potesse spiegare la sua pittura potrebbe spiegare i suoi istinti". (Ma Bacon, io posso spiegare i suoi istinti!

    Può darsi, ma lei non può fare la mia pittura.Il che prova che la sua spiegazione è ancora un’illustrazione. (cit. P.Sollers 2003))


    http://silviamolesini.splinder.com

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-25 17:34:00|di luigi
    Riporto qui di seguito quanto mi ha scritto Luigi Metropoli (e lo ringrazio), perché credo che in particolare l’ultima parte della sua riflessione sia foriera (se c’è ancora la forza..) di una discussione, ovvero: il fatto di apprezzare/amare o no De Angelis si lega al fatto di detenere visioni diverse della poesia, cioè: della vita, del mondo?


    **


    Sulla discussione deangelisiana, ho ritenuto inutile un mio intevento, per un paio di motivi:
    1) dopo quello di Guglielmin e di Marotta la discussione era, nella sostanza, conclusa;
    2) avrei potuto citare Baldi e parzialmente Cornacchia, dai quali mi sentivo rappresentato su quanto pensavo circa De Angelis;
    3) un discorso del genere, con tutta la buona volontà, non porterà mai ad un cambiamento delle posizioni iniziali di nessuno di noi, ma indicherebbe solo le categorie (procedo schematicamente per economia di discorso) dalle quali ognuno di noi parte per affrontare un testo, un autore o addirittura una poetica.

    Detto ciò, capisco il tuo approccio a De Angelis e i motivi che ti portano a non amarlo, anche perché non del tutto contrattaccabili, così come succede con chi invece si sente vicino alla poesia di De Angelis. Si parte da presupposti diversi, difficilmente pacificabili, già a partire dalla validità o meno della categoria "orfismo" o "neo-orfismo" o "neo-ermetismo". Ad un certo punto la questione rischia di essere squisitamente terminologica e non più sostanziale, altrimenti, invece, si può sostare senza tentennamenti nella propria visione della poesia e quindi digerir male una lirica dalla grande portata analogica (magari anche un po’ laccata, come potrebbe essere Tema dell’addio, più che Biografia sommaria, tanto per capirici)... E ugualmente non si può contestare tale scelta. Non voglio dire che nella discussione gli opposti si annullano, dunque è meglio tacere. Più seplicemente sembra di assistere ad una grande aporia, i cui presupposti sono sempre viziati da visioni "sovrastrutturali" (ma è per forza così, non PUO’ essere altrimenti), tanto da parte di chi l’apprezza, tanto da parte di chi non riesce ad amarlo. E i motivi, sono ben chiari e delineati, fin dall’inizio.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-25 17:19:25|di luigi

    Martino,

    dissento! Ora, parlare senza avere la possibilità di una registrazione audio su cui discutere è come parlare del/al vento. Per cui ecco un link dove ascoltare De Angelis che legge alcuni testi da Tema dell’addio:

    http://www.casadellacultura.it/site/multimedia/audiofiles/index.html

    Si tratta della presentazione di Parola plurale (che consiglio di ascoltare in toto.. il dibattito è molto interessante) fatta alla Casa dell Cultura di Milano nel novembre del 2005. Per la cronaca: De Angelis inizia a leggere al minuto 48 e 44 secondi e finisce a 53:15.

    Prendiamo la prima poesia: le prime due pause sono considerevoli, le ultime invece molto brevi; la lettura potrebbe essere erroneamente definita piatta, per via dell’assenza di ictus o sconvolgimenti nell’altezza e nell’intensità della voce. Erroneamente perché a interrompere la monotonia ci pensa l’epifania della pausa (Martino, parlo di epifania per citare un tuo verso epico...) che, non accadendo sistematicamente in accordo con la punteggiatura o con l’a-capo, assume una forza autonoma: carica di sensi ed emotività il lemma, la sequenza, l’imago successivi. Seguendo quindi le sue pause, la poesia si sarebbe potuta, si potrebbe scrivere così:


    Contare

    i secondi

    i vagoni dell’eurostar
    vederti scendere
    dal numero nove
    il carrello il sorriso il batticuore la notizia la grande notizia
    questo è avvenuto
    nel 1990
    è avvenuto
    certamente
    è avvenuto
    e prima ancora
    il tuffo nel ticino
    mentre il pallone scompariva
    è avvenuto
    abbiamo visto l’aperto e il nascosto
    di un attimo
    le fate tornavano negli alloggi popolari
    l’uragano riempiva un cielo allucinato
    ogni cosa
    era lì
    deserta
    e piena
    per noi che attendiamo


    Poi potremmo domandarci se sia riuscito o meno questo tipo di esecuzione. Risponderei dicendo che non si tratta di vera esecuzione giacché, a mio giudizio, De Angelis legge mettendo pause casuali, nate nell’occasione. Diverso sarebbe se le sue letture fossero sempre uguali o quasi: il tono identico, le pause sempre della stessa durata e nello stesso punto, le intensità vocali calibrate allo stesso modo. Quella sarebbe l’esecuzione studiata per quel testo, e solo quello. Ma non credo ciò avvenga. Si tratta di una lettura approssimativa, forse suggestiva alle orecchie di alcuni, ma al mio orecchio appare del tutto improvvisata. Tale grado di improvvisazione si scontra con il profondo carico d’attesa che invece contraddistingue la nascita del testo: lo dice De Angelis stesso che le parole gli emergono, e l’emersione segue un’attesa importante. Tutta quella lentezza e quell’ordine razionale/emotivo che immagino nella configurazione della sua scrittura, si staglia d’innanzi a un disordinato pressapochismo nell’esecuzione. Mi aspetterei da un poeta come lui (= un poeta non sprovveduto) una maggior precisione, una mole di puntigliosità esecutiva non inferiore a quella usata nell’atto di scrivere...


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-25 12:27:59|di Matteo
    gran bella discussione, mi dispiace non averla vista prima... dovrò decidermi ad essere un frequentatore più assiduo... non credo di poter aggiungere niente di rilevante a quanto ho letto fino ad adesso. Solo una cosa: quello che mi sconvolse quando lessi per la prima volta De Angelis fu la concentrazione assoluta e intransigente sulla parola (non solo in Millimetri, per me libro bellissimo e sconvolgente), sull’intreccio -è presente in tanti testi- fittissimo tra presente e passato, una specie di cortocircuito della memoria, qualcosa che entrava nei versi costringendoli ad essere così affilati e precisi, a volte allucinati, sempre tesi ad una "traduzione" (è parola che ricorre frequentemente nella sua opera)fedele e senza compromessi di quest’intreccio... insomma, un dialogo costante con il passato, un incontro/scontro frontale, con i versi che riproducono ferreamente questo incontro,a volte vivificante, a volte devastante... cosa c’è di orfico in questo?Io ci vedo solo un’umanità disarmata e non arresa... lo so, è scritto male e di fretta, me ne scuso con tutti.Leggerò tutti gli interventi con attenzione, promesso. Intanto, davvero complimenti a tutti per la passione e la volontà di confronto. a presto

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-25 09:44:04|di Martino
    P.S. E a giudicare dalle virgole insensate sparse per il testo, residui di frettolosi tagli e cuci, direi che, oltre a leggere male, scrivo anche peggio.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-25 09:42:11|di Martino

    Mi permetto di dissentire da Luigi. Per me la lettura di De Angelis è molto efficace e quindi legge "bene". La stessa lettura di un testo non si può giudicare con un sistema di parametri estrinseco alle esigenze del testo stesso e alla poetica dello scrittore/lettore. La lettura di "Tema dell’addio" a cui ho assistito a Pistoia è stata, per me sconvolgente. Non soltanto per gli aspetti fonici ma, per esempio, anche per quelli ""recitativi". Le poesie lette alternando due toni che potremmo definire "poetico" e "recitativo" (oppure "verticale" ed "orizzontale", per essere un po’ più suggestivi), a sguardo alto, fissando direttamente negli occhi gli spettatori. E’ stato come fissare negli occhi direttamente il dolore di quei testi. I l testo non esisteva più in quanto testo ma era perfettamente in atto.

    A te interessano altri aspetti, ma non si può dire che uno legge male perché non condivide il tuo stesso concetto di poesia. Bisogna vedere cosa interessa far passare attraverso la lettura e se il tentativo riesce oppure no. Per esempio, io leggo male: su questo non c’è dubbio. :-)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-25 08:38:19|di Christian Sinicco
    Giuseppe, Fortini ha spinto Cucchi, Bellezza e De Angelis, già in un articolo su Times, nel 76. Non mi pare un’uscita sottovoce.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-24 17:19:47|di luigi

    Caro Giuseppe,

    mi dispiace, hai preso un abbaglio: non ho detto che De Angelis non ha il diritto di essere riconosciuto e pesato da vivo, ho detto che per Saba ciò non è accaduto. Beato Milo!

    Sul fatto che non abbia avuto la sua visibilità prima, non è vero: già da Somiglianze in poi è stato inserito in antologie e ha avuto recensioni e quant’altro (il suo esordio non è passato inosservato). Non mi pare che si sia ritirato a vita monacale, no?

    Poi non concordo con te nemmeno quando affermi: legge molto in giro (male forse: non ha la minima importanza). Per te non avrà la minima importanza! Scusa, ma se non sa leggere a voce alta, se non sa farlo bene, perché deve farlo? La sua opera resiste anche senza le sue letture pubbliche, sulla carta.

    (ps: perdonami una battuta, Giuseppe, ma all’unicum di rigore, preferisco di gran lunga il rigore dell’unicum, bevanda magiara inimitabile nel suo genere :-))


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-24 16:12:18|
    Le ultime righe sono molto rivelatrici. Non si vuole accettare che De Angelis sia stato riconosciuto da vivo. Non è necessario essere morti per essere grandi scrittori. De Angelis inoltre legge molto in giro (male forse: non ha la minima importanza) ma mi sembra in nome della poesia: in televisione è stato forse due volte, ha vinto il primo premio a cinquant’anni ,non ha mai scritto su un giornale in vita sua, quasi un unicum di rigore. Il fatto poi che la sua opera necessiti di varie letture, questa è solo una prerogativa della grandezza, dei classici ad esempio. Giuseppe

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-24 10:06:49|di luigi

    Caro Stefano (Massari),

    grazie di essere ritornato (mentre aspettiamo l’arrivo degli altri amici di Absolute che ancora non si sono espressi). Provo a rispondere: ho scelto di postare De Angelis perché è, come dici appunto tu, sfuggente a ogni immediata lettura, alla stregua di tutti gli autori di un certo peso e dalla scrittura, mi si passi, non cristallina. La Lo Russo di quante lettura abbisogna? Frasca? Voce? Villa? Reta? Doplicher? Etc.?

    Dici che De Angelis prova profondo odio verso la sua componente ’edificante’ e salottiera. Boh, non capisco, a me pare che De Angelis vada molto in giro a leggere (tra parentesi: male) i suoi testi e a parlare di sé. Altri autori, come ad esempio Ivano Ferrari (il primo che m’è venuto in mente), sono molto più stanziali, più o meno rinchiusi nei loro personalissimi eremi-mattatoi.

    Dici: quella di milo non è l’opera adatta a dare il via a un filone neo-innamorato o neo orfico o neo-altro. Sarà, ma puoi addurre una motivazione critica? Io ho portato le parole di critici che a lui così si sono riferiti (Manacorda, Cordelli, Cortellessa, lo stesso Cucchi che non smentisce): o si sbagliano tutti (può essere) o in parte hanno ragione (può essere).

    Dici: chi lo segue e lo stima è ben cosciente della profonda distanza che c’è tra le maglie fittissime di quest’opera è la fantomatica deriva orficomistica. Eh, Stefano, troppo facile! Le analisi devono venire da tutti, indistantamente, anche (io direi: especially) da chi non stima, pur riconoscendo la serietà dell’autore e la rilevanza dell’opera.

    Chiedi: milo perché lo si vuole tra gli intoccabili? Trattasi di pro-vocazione, la mia. E se provocare vuol dire chiamar fuori, a sfida, a confronto, allora sono riuscito nel mio intento: in tanti siamo venuti in questo spazio a parlare. A parlare di De Angelis. Ciò significa che le persone qui intervenute hanno tutte letto la sua opera. Poco importa se a qualcuno tale opera convinca visceralmente o razionalmente, oppure lasci indifferente, o infastidisca (più lontana è la poesia dalle proprie corde, più è grande lo sforzo, di toccarla, entrarci, farla entrare in se stessi).
    Per chiudere: pochi altri poeti, a mio giudizio (ma noto che non solo il solo a pensarlo), godono in Italia di vasti consensi come lui. Dico: da vivi. Saba diceva che sarebbe stato pesato solo dopo morto. De Angelis è stato già pesato da vivo...


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-23 19:11:46|di Christian Sinicco

    @A.L. : "Il linguaggio della poesia è un linguaggio a parte. Sua caratteristica interna e permanente è la diacronicità [...] Ma se la diacronicità caratterizza tutto il linguaggio della poesia, costituendo, del linguaggio della poesia, una storia particolare, in ogni letteratura, tale diacronicità è tipica anche di ogni poesia singola. Il tempo della poesia è il remoto, l’imperfetto o il futuro. Il passato prossimo è impossibile (così com’è tipico nell’uso odierno dell’italiano): il presente è possibile come drammatizzazione del passato, ossia come presente storico. Anche il presente del diario, non è che una finzione: in realtà già l’animo del poeta è rievocante. Si direbbe insomma che la poesia deve reggersi sul mito del tempo: stendere un velo di tempo sulle cose dette, o passato o futuro. In tale diacronicità si può concepire la sua tendenziale metastoricità, altrimenti di tipo ambiguamente spiritualistico. Si capisce che la sua irrazionalità (che si concreta nel mito del tempo) è tale solo apparentemente: non è che una rievocazione o una predizione logica elittica. L’intuizione non è che qualche salto di pensiero logico. Ecco preché ogni atto poetico o genericamente intuitivo è sempre riconducibile ad una ideologia razionale." Ho estrapolato questo pensiero di Pasolini da una lettera datata 18 marzo 1965, edita in "le belle bandiere (editori riuniti)".

    Ora, per fortuna, Pasolini usa il termine "riconducibile" a una ideologia razionale, poiché la materia è complessa: se da un lato la sfera logica forma via via l’opera (preferisco il termine logico al termine razionale, che presupporrrebbe la presenza dell’irrazionale, quando in modo più raffinato possiamo risolvere la questione non lasciando nulla al caso: la logica può essere asimettrica, ovvero riattribuire a particolari simboli altri valori durante un processo di elaborazione - cosa che possiamo osservare, ad esempio, nei sogni, ma pure nei salti logici evocati da Pasolini) dall’altro lato il testo in formazione esplicita ulteriori opzioni e si coordina con l’agire dell’artista.

    Per semplificare, durante la formazione dell’opera le scelte dell’artista si coordinano con una materia in fase di modellazione, materia che comincia a essere rilevante e non è detto risponda perfettamente all’ideologia di partenza.

    L’artista, conscio di questi aspetti, nuovamente può agire sull’opera, modificarla più volte; può modificarla in base all’ideologia di partenza, può operare delle variazioni alla sua stessa ideologia, può cambiare il processo formativo scelto: tutto ciò è possibile poiché il materiale prodotto non è accessorio, ma fortemente orientativo e il processo di formazione (la stessa ideologia dell’artista) può esserne condizionato, può dis-orientare la stessa ideologia di partenza.

    L’artista, mediamente preparato, queste cose le sa, e può intervenire numerose volte sia sull’opera, per salvaguardare la propria ideologia, variando il processo, ma può anche scegliere di variare in corsa la propria ideologia, per salvaguardare aspetti della materia emersi dal processo - contestualmente, tra tutta questa variabilità di opzioni, l’artista stratifica i suoi interventi nel corso del tempo e arriva all’opera formata.

    Se non si può prescindere dall’ideologia, è pure vero che l’ideologia può mutarsi nel corso della formazione, e se è vero che la poesia risponde al mito del tempo, è pure vero che possiamo agire sul cronometro, anche del materiale, grazie al processo/processi di formazione.

    L’articolo di Bigongiari poesia della metamorfosi o metamorfosi della poesia, mette in relazione non solo la parte sociologica dei cambiamenti teoretici che nei decenni precedenti avevano investito la poesia, ma pure questi strati dell’elaborazione che tengono conto del tempo e che attribuiscono all’opera qualità in grado di resistere al tempo, poiché ne conoscono il meccanismo.

    Ah, se non erro, Bigongiari fu uno dei maestri di De Angelis: forse, De Angelis (da questa mia intervista si capisce il perché) dovrebbe rileggersi anche Bigongiari.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-23 18:39:14|di stefanomassari
    mi ricollego un momento a un commento recente di silvia molesini che ’intercetta’ uno dei possibili motivi di tanta (e forse anche comprensibile e giustificata) preoccupazione Ho la sensazione che il volerlo far passare, il D.A., per misticorfico serva, dopo la spiegazione dell’euforia collettiva (il misticorfico qui diventa una sorta di "oppio dei popoli"), a dimostrare la tesi di una dilagante e temuta poesia disimpegnata, e che questo sia il movente forte del post. ... ho anch’io la stessa sensazione . tra l’altro è stato scelto il poeta più incollocabile - più sfuggente a ogni immediata lettura (quando a volte non bastano neanche una seconda o una terza) e che cosa grave e imperdonabile - nell’italica patria delle lettere : rifiuta certo ogni tipo di ’rassicurante’ e conforme appartenenza ideologica MA e soprattutto con profondo odio della sua componente ’edificante’ e salottiera .. (sono parole sue - che possiedo e che per ora non posso diffondere.. parte di un lavoro che vedrà la luce fra qualche tempo . e me ne scuso) – male assoluto del nostro martoriato tempo .. aggiungo io . particolare che mi preme sottolinerare - visto che credo che l’opera (oramai trentennale) di de angelis insieme a quella di antonio porta - amelia rosselli e altri due o tre .. - sia tra le determinanti rispetto ai destini della nostra lingua poetica presente e prossima - : non credo che questo rischio sia reale . quella di milo non è l’opera adatta a dare il via a un filone neo-innamorato o neo orfico o neo-altro (soprattutto di ‘destra’ – perché anche questa ridicolmente da qualche altra parte è uscita fuori . ) – è pretesa superificiale e poco attenta alla pluralità di interlocutori - tempi – registri e trasformazioni linguistici che quest’opera in trent’anni ha innescato e sviluppato . .. credo ne sia fisiologicamente immune . difatti la contraddizione e l’equivoco proviene puntualmente dai suoi – spesso sofferenti e frettolosi detrattori - chi lo segue e lo stima è ben cosciente della profonda distanza che c’è tra le maglie fittissime di quest’opera è la fantomatica deriva orficomistica – di cui sopra e che ha effettivamente colpito più o meno in pieno altre inizialmente promettenti identità poetiche . è questione abbastanza vecchia inoltre e anche automatismo sin troppo prevedibile . ma non efficace a spiegare alcuni dei motivi di così tanto seguito . infine – domanda forse sciocca – ma per me sempre cruciale visto che profondamente credo che la poesia sia anche un ‘comportamento’ : milo perché lo si vuole tra gli intoccabili laddove è anche personalmente l’antitesi di tale ‘figura’ ? scusate il disturbo forse sono fuori tema . s

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-23 16:57:47|

    Ti leggo, ti leggo, caro Sinicco...

    E grazie delle dritte comunque, anche se già conoscevo. D’accordo con te anche su Bigongiari.

    Aspettiamo il pronunciamento deangelisiano degli altri redattori, allora.

    A.L.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-23 16:34:56|di Christian Sinicco

    Caro A.L., nessuna ricaduta sulla mia attività, se con attenzione si legge ciò che scrivo, ho scritto, e non ci si ferma all’attimo, o si interpretano cose come si vuole - chi sottovaluta, può sbagliarsi, anche Lello o Luigi -: ai lettori l’ardua sentenza. Ti lascio con delle note di Bigongiari (lui, più grande come teorizzatore, forse, che come poeta) a proposito del metamorfismo, e ti consiglio di recuperare il volume di Stilb a cura di Doplicher, in vantaggio di circa 25 anni sulle attuali preoccupazioni.

    1. Nel 1984 su Poesia della metamorfosi - Antologia e proposte critiche a cura di Fabio Doplicher (Stilb, Roma) viene pubblicato un saggio di Piero Bigongiari dal titolo Poesia della metamorfosi o metamorfosi della poesia?: a interessare è il metamorfismo dei poeti; raccolta dopo raccolta, periodo dopo periodo, questi mettono in discussione le funzioni che la propria poesia svolge; e provocano differenze tra quello che scrivono, consci della possibilità di operare da una grande variabilità di moduli letterari, di concetti o di ideologie, di possibilità per trasformarsi i processi di formazione dell’opera; consci della continua leggibilità dell’opera, non solo nel tempo e nello “spazio che l’ha vista nascere, ma nelle condizioni storiche continuamente diverse in cui si traspone, traspone il suo moto stellare di senso”.

    A dire il vero il tema di Bigongiari era stato affrontato da Pasolini rispondendo ad una lettera di non mi ricordo chi - vado a recuperarlo e poi lo posto -, credo nel 1965, in un trafiletto in cui si discuteva dell’ideologia dell’opera. Il tema è abbastanza attuale poiché la critica non va a fondo sul tema del soggetto che fa l’opera, e che in questo esplicita la sua teorizzazione (qualcuno direbbe "razionalmente", ma il termine è sbagliato, poiché fare l’opera significa a volte seguire i suoi rilievi, non solamente le possibilità che durante la formazione si aprono, e che richiedono nuove scelte da parte dell’artista).


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-23 13:07:41|di lorenzo

    io ho letto solo una decina di poesie in antologia. mi è sembrato un poeta valido, onesto, dotato di una sua voce, ma non esaltante. mi è sembrato di riconoscere il suo elemento di novità nel "funzionamento" delle immagini, nel controllo del modo in cui le immagini ti colpiscono la testa. le sue colpiscono da dietro. quanto alla domanda originale del post, io rispondo: sì, ovviamente si può criticare, che domande.

    ciao, etc.(lc)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-23 10:56:29|di luigi

    (ps: Forlani, Giovenale, Bortolotti, Daino, Pepe, Passannanti, Sparajurij, Cassioli, Raveggi, etc. (mi rivolgo ai redattori di Absolute)... voi cosa pensate della poesia di D.A.?)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-23 10:47:15|di luigi

    ...ancora sulla tossicodipendenza, di cui abbiamo parlato qualche decina di commenti fa - riporto un passo di Aldo Nove da "La poesia dopo la fine della poesia" (titolo del seminario che ha tenuto alla scuola Holden nel dicembre del 2000):

    La prima cosa che colpisce dell’introduzione a La parola innamorata è che non si capisce niente, ma traspare comunque un’esigenza molto forte: una volontà di gioco, di recupero ludico-amoroso della parola. Una spiegazione banale me l’ha data uno dei poeti più importanti de La parola innamorata, ovvero Milo De Angelis, dicendo che lui e altri poeti si trovavano a casa sua, prendevano un sacco di acidi e poi scrivevano queste cose. Al di là della componente drogastica - perché anche nel Gruppo ’63 ci si drogava - c’è una volontà d’evasione fortissima, che è uno degli aspetti più forti della droga. Le prime due canzoni più famose sulla droga, Lucy in the Sky with Diamonds dei Beatles (1964) e Space Oddity di David Bowie (1968) - ispirata a 2001: Odissea nello Spazio - hanno dei testi in cui l’esperienza della droga viene vissuta come fuga. E’ come se si stesse allentando un nodo, come se un pugno teso non ce la facesse più fisicamente e storicamente a rimanere tale. Dopo anni di impegno e di militanza, ciò che si afferma è un bisogno di fuga nel mito, nel sogno, nel recupero di una tradizione che non pretende più di cambiare il corso delle cose ma che cerca di entrare nelle cose e viverle diversamente, tentando di cogliere tutti gli aspetti non definibili.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-23 10:19:51|di luigi

    Gianfranco Fabbri ha postato (grazie!) su "La costruzione del verso & altre cose" un saggio - datato 1985 - del compianto Remo Pagnanelli su De Angelis. Lo ripropongo qui:

    Il principio interno e generativo di questa poesia (Terra del viso, Milano, Mondadori, 1985) a me pare consistere in una soluzione più emotiva che tecnica, molto somigliante alle scomposizioni del primo futurismo e di Boccioni in particolare : gli oggetti e le situazioni si trovano ad essere di continuo frammentate e viste da ogni lato per virtù di una quasi prodigiosa facoltà (e velocità) di spostamento e di associazione (e uso questi termini nell’accezione analitica): una metonimia le fruga disperdendole in ogni direzione, con vettore centrifugo, ma la metonimia non è solo un metodo, una “maniera”, bensì la sostanza nuda del reale, attraverso la quale ci si imbatte in modo brutale nella tragicità della storia. Questo è il più importante nodo da sciogliere se vogliamo capire (oltreché sentire) De Angelis: per questo non sono per nulla d’accordo con l’ignoto redattore della bandella, quando afferma che il testo è irrimediabilmente sciolto dal contesto (come se fosse possibile!), per il semplice fatto che pochi sono i riferimenti comunemente omologabili nel concetto di “storia” o di “biografia”: ribadisco che la realtà orribile della nostra generazione vi è presente (certo in forma più mimetica che critica) in quantità copiose e basta abbandonarsi al gioco crudele dei rimandi per rendersene conto fisicamente. Il fondamento epistemologico di tale operazione coinvolge un nuovo sentimento della storia, che altrimenti dà soltanto notizie (p.18), nella sua repentina e rapace velocità di morte, sentimento che risiede nella potenza (identica) concessa alla parola, concentrata in brevissimo spazio ma amplificativi per il numero quasi infinito delle risonanze che produce e assolutamente non enigmatica ( questo è l’altro falso da chiarire: la pretesa, ormai leggendaria sibillinità o orfismo di De Angelis, è tale solo per chi vuole affrontarlo con gli strumenti di una raison cartesiana, non tenendo conto che si tratta di un’altra ragione, legata alla mitologia, alla sostanza arcaica del pensiero poetico, potente e asciutta, spartana – come stavolta sostiene l’ignoto recensore e giustamente -, dato che il polo genotestuale più importante per Milo è proprio la classicità del dionisiaco, dello conio, talvolta temperata dalla gestualità liberatrice di un atletismo sereno e quietamente grande come l’apollineo. Diffatti, la metafora ricorrente in questo libro coinvolge lo struggimento e la nostalgia per il momento altamente gnomico della gara, della corsa in pista, una volta giovane e corretta nel sogno classico, ora piena di tranelli, dimidiata e non catartica, se non fosse per la morte che ci attende già prima del traguardo – ed è nel dialogo di una delle più commoventi poesie; continuazione di un tale immaginario è il comparire frequente di eroi sportivi – da Simpson a Brumel – e di battaglie su campi da gioco tagliati da luci scorciate e infangate, con evidente memoria a una certa tradizione che trapassa la poesia lombarda e triestina. Dunque non siamo davanti a una officina fredda, come potrebbe sembrare, se confondiamo questo lavoro del testo con un ermetismo di ritorno che anche il titolo suggerirebbe, se comprendiamo che la lapidarietà di un io (decentratissimo) e fortemente imperativo, in alcuni incisi, nasconde da una parte una fragilissima costituzione in balìa della malattia e della morte, dall’altra una irritata e minerale contestazione gnomica (impotente e suicida, quando toglie alla poesia stessa una qualsiasi possibilità di salvezza). Per molti sarà un azzardo mistificatorio, ma vedo in De Angelis più di uno stilema continuativo (sotto altre vesti e fatte le debite distanze) del risentito arrochire di Fortini (vista la non casuale preponderanza di una atmosfera bellica e invernale – p.e. p. 36, o la bellissima e “critica” lettura dedicata a Fortini stesso – malgrado il tutto sia più stralunato e molto oltre il surrealismo acido di Fortini). Il preteso travestimento in un codice spezzato non deriva dall’idea che questo sia un libro compattissimo, un discorso, un romanzo segnato dal rincorrersi di icone funebri, di crimini, di sangue, di sagome torturanti di morti (vicini e non – v. le poesie in cui appare la figura del padre).

    REMO PAGNANELLI, “STUDI CRITICI”. POESIA E POETI DEL SECONDO NOVECENTO, Mursia, 1991 (apparso in “Marka”, n. 14, 1985).


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-23 10:05:25|di luigi

    Nevio,
    hai ragione, il poeta non può che essere fazioso nel momento in cui fa e difende la sua poesia (difende la sua vita, in substantia), ma dovrebbe accantonarla, la faziosità, quando si mette i panni dell’educatore, del formatore, vogliamo usare una parola grande e pericolosa? Maestro (con "m" minuscola).

    Annibale,
    le tue domande avrebbero diritto a risposte icastiche: perché non chiedi a De Angelis di venire a risponderti/ci?

    Christian,
    è lapalissiano il fatto che il metamorfismo non abbia molto valore nella nostra critica. Bisogna rimboccarsi le maniche, dobbiamo studiare sempre di più e cercare - a testa bassa, modestamente - di scrivere opere, di poesia, di critica, quel che sia: concretizzare gli sforzi, farlo con zelanteria e serietà.

    Tiziano,
    dalla tua immagine a tinte fosche (mi ricorda THE KINGDOM di lars Von Trier) si capisce già cosa pensi di De Angelis ma, se hai voglia, mi piacerebbe che tu approfondissi le tue ragioni.

    **

    Su poesia orfica o neo-orfica, riporto un passo da Renato Barilli, focalizzato sull’uso dei vocaboli, da E’ arrivata la terza ondata (Torino, testo&immagine, 2000, pp. 16-17):

    [...] l’autore [NON parla di De Angelis] sta bene attento a togliere con il bianchetto ogni vocabolo che sappia di attualità, di prosa volgare, di inquinamento con la banalità cronachistica dell’oggi - tutti quei valori che vicerversa i Novissimi si facevano un punto d’onore di acquisire. E neppure scatta una nota autoironica, come invece avveniva allora nelle operazioni "citazioniste" che si stavano conducendo in arte [...]. Sembra di essere in presenza della traduzione da qualche frammento di lirico greco, come avveniva in piena stagione ermetica [...]. Qui davvero la poesia è innamorata di se stessa, di preziosità che le appartengono quasi per natura, e tenta disperatamente di difenderle, di erigere un cordone sanitario protettivo contro l’intrusione di rozzi vocaboli presi dalla vita.

    (se tenessimo la riflessione di Barilli a postulato, dovremmo concludere che De Angelis non è orfico, giacché esplora e incrocia svariati campi semantici, o mi sbaglio?)



    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-23 10:01:37|

    Sì, nicco, hai perfettamente ragione sulla pochezza delle teorizzazioni, cosa che, a quanto leggo, ha delle ricadute negative anche sulla tua attività. Ma, vedi, si può anche essere dei pessimi teorizzatori e, magari, quando si parla, rispondere senza cercare l’effetto speciale attraverso formulazioni che non significano niente, proprio come avviene nella citata intervista. Comunque, mio carissimo "disoccupato", io avevo fatto delle semplici domande, sperando che qualcuno avesse la bontà di spiegarmi dei passagi che mi sembravano slogan da supermercato. A proposito, tu hai per caso capito cosa mai sia questo "tempo perfetto che va oltre"? Io ho fatto anche delle indagini tra gli orologiai della mia zona e, a quanto pare, a nessuno di loro risulta l’esistenza di un tempo diverso da quello che va oltre.

    p.s.

    Visto che ci sei, cos’è il ’metamorfismo’?

    Con (ti) affetto, tuo A.L.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-23 06:16:50|di Tiziano Fratus

    Quando penso all’amore che circonda la poesia di Milo de Angelis mi dico: però, in certi casi, il poeta, se la cava ancora bene, nei tempi che viviamo...

    Quando penso alla poesia di Milo De Angelis mi dico: però, forse tanto seguito è un po’ come quei telefilm in prima serata dove ogni paziente è lì lì per morire, con i dottori carini e in forma che si impegnano fra una dottoressa ed un’infermiera...


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-23 03:18:18|di Christian Sinicco
    Ci sono poeti che non sanno teorizzare, caro A.L. cap(r)one, ed è uno dei motivi per i quali ho smesso di fare interviste - per non torturarmi. Scritto ciò, un poeta incapace di trovare soluzioni tecniche diverse, raccolta dopo raccolta, di ripensare la sua scrittura, oggi più che mai, è un poeta mediocre, e la critica l’avrebbe dovuto già valutare negativamente per questo (se Kubrick avesse fatto film tutti uguali, utilizzando sempre le stesse tecniche, le stesse inquadrature, sarebbe stato un grande regista? giusto per fare una domanda). Scusa(te) se sono banale, ma basta leggere per rendersi conto di alcuni fatti...inizia(te) a scremare i poeti del Novecento fino ai giorni nostri così, e poi vediamo tra chi ha tentato di cambiare, di perseguire/aprire vie diverse, chi c’è riuscito. Sempre se il metamorfismo è un valore, altrimenti non se ne esce da quella lettura della neoavanguardia di De Angelis, che se rileggesse A.Porta non sarebbe male.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-23 00:24:01|

    Sì, va bene tutto, però...

    Prescindendo pure dai suoi chiari orientamenti ideologici, da quali presupposti culturali parte, De Angelis, quando, ad esempio, afferma che il "gramscismo" è "la peggiore linea della nostra tradizione"? A chi si riferisce e, soprattutto, cosa ha letto di Gramsci?

    Che cosa intende per "critica esistenziale" (sic!) che permetterebbe "un rispetto vero della lettera poetica"?

    A quali correnti di pensiero si ispira nel momento in cui definisce l’ "eternità", alla Niebo (sic!), come "qualcosa che si verifica nelle lancette dell’orologio, nel tempo cronologico perfetto che però tende oltre"? Cos’è, di grazia, il "tempo cronologico perfetto che però tende oltre"?

    E non c’è contraddizione, almeno nei termini utilizzati, quando contrappone una poesia che "chiede di rimanere intatta" (la sua) e una, quella dell’avanguardia, che (parole sempre sue) tende a "tenere in efficienza il linguaggio"? Come fa una parola a rimanere "intatta" senza essere "efficiente", cioè senza avere più la capacità di produrre effetti e, nello specifico, di “dirsi”?

    E ancora, perché il "transitorio" non potrebbe essere "oggetto" di poesia? Chi lo ha stabilito, la redazione di Niebo? Cosa c’è di più "transitorio" dell’esistenza stessa? Come è possibile pretendere una "critica esistenziale" (sic!), se il transitorio, cioè l’esserci stesso, in tutte le sue manifestazioni, viene espunto dal novero del poetico?

    Come fa uno (in uno coi suoi adepti) a richiamarsi alla grande tradizione romantica e negare quello che è uno dei precipitati meno aleatori e più duraturi di quel movimento, ovvero l’affermazione della storicità, cioè della "transitorietà", delle forme artistiche?

    Qual è la "sostanza", in natura e forma, di quelle "sabbie mobili" che porta con sè del percorso che ha come approdo "un frammento di realtà"? Quale, di grazia, se la realtà come storicità è stata negata nella categoria del "transitorio"? E se il “reale”, o un suo frammento, è l’approdo di un percorso, da dove ha preso le mosse il “viaggio”?

    E si potrebbe continuare a lungo. Mi chiedo solo se la "fama", meritata o meno che sia poco importa, abbia, o consenta, come suo corollario che si trasforma in effetto ineludibile, la necessità di prendere in giro chi legge con approssimazioni da settimana enigmistica (non l’originale, ma uno dei tentativi venuti peggio): e poi ci si lamenta, anche, dei danni che semiologia e gramscismo (semiologia gramsciana? gramscismo semiologico?), attraverso quei dozzinali manuali privi di istanze critiche esistenziali (sic!) arrecherebbero alle patrie lettere!

    Solo un allievo, leggi Cucchi, per sua stessa ammissione, poteva vedere evoluzione e movimento in una poetica parmenidea senza possibilità alcuna di parricidio rituale.

    Il problema, per me, da semplice lettore, è riconducibile a questi termini: De Angelis è l’autore di un unico libro, davvero ‘bello’, il primo (non è un male, è capitato anche ad altri), libro di ottima scrittura e di mano talentuosa. Il resto è "maniera". Incantato dalle sirene incensatorie e incensanti, si è presto calato nei panni del “giovane maestro" e ha finito col dimenticare quello che ogni "talento", per sua natura e sostanza, richiede, quasi come lascito invalicabile della sua stessa esistenza: allargare gli orizzonti, spostare più oltre il confine e la percezione-interpretazione del reale, provando la propria voce in quella molteplicità di direzioni e di possibilità (cioè, concretamente: forme) che connotano l’esistenza quale storicamente si dà, giorno dopo giorno, sotto i nostri occhi.

    Pacs vobiscum.

    A.L.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-23 00:13:28|

    Ogni “visione della poesia”, Luigi, è “faziosa”, nessuna esclusa.

    Per De Angelis la parola poetica è il “destino”, direi l’unico spazio vitale che possa resistere allo scadimento del vissuto. Carifi ha parlato, riferendosi a “Somiglianze”, di “valenza eroica del gesto poetico”. Ciò che avviene senza rimedio – ci dice infatti il Nostro – trova la sua unica possibilità (la sua “alterità soggettiva”) nella poesia. Come a dire: solo la poesia ci salva (e, ovviamente, solo un certo tipo di poesia). Ora, senza entrare nei particolari, chiedo: questo atteggiamento – questa idea di poesia – quanto è diffusa? De Angelis è solo la punta di un iceberg talmente pervasivo da risultare dominante. I blog “L’attenzione” e “La poesia e lo spirito”, tanto per fare un esempio, sono programmaticamente costruiti sulla base di questa idea (ma gli esempi sarebbero davvero tanti).

    La poesia che tiene dentro di sé ogni possibilità di salvezza non può fondarsi sulla negatività. E l’assenza di negatività – il presentarsi cioè “in sé conciliata” – richiede la sospensione di ogni momento critico-utopico e una adesione sacrale … “Millimetri” è in ciò un esperimento riuscito. Il problema è che la strada è – mi si permetta il termine – reazionaria, e non mi stupisce l’intervista; anzi ha il pregio di rendere esplicita, pur nella sua “oscenità”, la reale essenza di questa poetica: al di là del segno linguistico non c’è nulla (mentre, si sa, avanguardia e marxismo insistono sulla eteronomia della creazione poetica).

    De Angelis, essendo poeta di alto livello, è illuminante. Ha fatto bene Luigi a sceglierlo come “tema” di un post. Il lupo è sotto la coperta e occorrono mille commenti per capirlo

    Per Luigi: Ho citato Spatola solo per caso: in libreria è il primo libro in odor di ‘vanguardia (e dunque distante dai riferimenti di de Angelis) che m’è venuto in mano, per di più pubblicato nello stesso anno del “Millimetri” che ho citato. Cercavo un libro che rispondesse, in negativo, alle istanze di De Angelis, tutto qui. Poi mi sono accorto che, nel rileggerli insieme, quello più distante dal mio universo culturale mi piaceva di più. Attenzione però: ciò è valido per i due testi citati, come autore preferisco di gran lunga Spatola (e tra le due scritture poetiche non c’è alcuna affinità).

    Nevious


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 22:25:41|di luigi

    Caro Annibale Letterio (A.L.),

    il problema è, secondo me, che interviste come quella contribuiscono a tirare su i muri (e ad alzare quelli che ancora resistono, pericolanti probabilmente, ma in piedi) e a rinfocolare l’astio, perché non muove critiche falsificabili bensì esibisce principi indimostrabili del tipo "la nostra poesia è in rapporto con l’eternità" (e... quando dice NOI, a chi pensa?). Senza contare che è un educatore e si occupa molto dei giovani poeti (oltre alla collana di Niebo, cura, fra le altre cose, la rassegna milanese "Contrasti poetici": il programma di quest’anno - 4/18 giugno - è qui), ragion per cui c’è il rischio di ingenerare nei più giovani visioni della poesia (e del mondo?) faziose (detto ciò, gli riconosco una discreta dose di apertura: invita allo stesso tempo poeti diversi come Bulfaro, Biagini, Bartoli o Pellegatta, etc.).


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 21:21:58|di silvia molesini

    Rispondo al volo: nessuna critica a te per i molti commenti, anzi! Era un’osservazione sul mezzo. Forse molti commenti, e corposi aggiungerei, scoraggiano la lettura. Ma è vero anche, come dici tu, che permettono altre cose, elaborazione, vitalità e su di lì...

    Sul contraddittorio, vabbè, i nomi che fai ci stanno tutti (ho letto, davvero!) ma a me sembrano aver dato soprattutto una sorta di "serietà di base" al dialogo, non ho visto nascere un contradditorio vero. Che, ripeto, non è sempre indispensabile.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 21:19:06|

    L’intervista riportata da Luigi al n. 103 si può qualificare con un solo aggettivo: oscena. E’ ammessa una sola variante: oscema. Ma come si fa a scrivere quelle castronerie?

    A.L.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 20:50:20|di luigi

    Cara Silvia,

    troppi commenti fanno perdere dati e concetti? Perdonami se penso l’esatto contrario (caspita, c’è sempre qualcosa che non va: se ci sono gli insulti, non si discute; se discutono in pochi, la discussione non si sviluppa; se non commenta nessuno, non c’è discussione... insomma, mettiamoci d’accordo una volta tanto!).

    Dici che manca un contraddittorio perché tutti qui la pensano allo stesso modo. Evidentemente non hai letto tutti i commenti, forse per il motivo appena suesposto. Stefano Massari, Martino Baldi, Massimo Baldi, Sebastiano Aglieco, Giuseppe Cornacchia, Stefano Guglielmin, Roberta (senza cognome), tu stessa (di sicuro scordo qualcuno): non sono/siete estimatori della poesia deangelisiana? Praticamente la metà degli intervenuti, se non è un contraddittorio questo...

    Infine: nessuna tesi (misticorfica) da dimostrare nel post. Solo domande e dubbi, confronti dai quali si esce meno sicuri o con meno dubbi.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 20:29:37|di silvia

    102 post sono moltissimi, si rischia di perdere dati e concetti. Ma tant’è, chissà, forse la plurivocalità aiuta la lettura...

    Mi chiedo se parte dell’armonia della comunque interessante discussione possa essere legata all’assenza pratica di un contraddittorio (cos’è? vogliamo dire che non è sempre necessario il contadditorio diretto ad una esplorazione? Si.)

    Ma: faceva notare Gianfranco come, in una precedente sul De Angelis, siano nati netti contrasti (io credo proprio in merito a "Tema dell’addio", e su presupposti diversissimi) e mi chiedo, ancora, se parte della mancanza di contradditorio non sia legata al fatto che qui, ora, si siano assiepati quelli del "contro", forse bistrattati da tanta "euforia collettiva priva di autocontrollo".

    Un "contro" che tu circostanzi e motivi bene, e molti con te, Luigi; temi per gli epigoni, a me dici, essendo D.A. talentuoso e serio, per il loro aderire all’opzione orfico-mistica in quanto livellatrice di conflitti (scenario impassibile). Citi Fortini: non sapere più di chi è la colpa.

    Ho la sensazione che il volerlo far passare, il D.A., per misticorfico serva, dopo la spiegazione dell’euforia collettiva (il misticorfico qui diventa una sorta di "oppio dei popoli"), a dimostrare la tesi di una dilagante e temuta poesia disimpegnata, e che questo sia il movente forte del post.


    http://silviamolesini.splinder.com

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 19:59:09|di Lello Voce

    PS: noi ex.tossici siamo molto tristi ceh De Angelis sia stato nostro collega. Ci pare metta a repentaglio la credibilità della categoria....

    lv


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 19:56:26|di Lello Voce

    Un’affermazione come «Noi di "Niebo" abbiamo creato una poesia che ha un rapporto con l’eternità» non è commentabile criticamente, in quanto essa è, con evidenza wittengsteiniana, ridicola. Una vera assurdità.

    Dal punto di vista generale mi pare addirittura perseguibile come attentato al pubblico (e letterario) pudore.

    Non saper ridere di se stessi è il male maggiore di questi signori, che, non a caso, insieme con l’Avanguardia, odiano il marxismo.

    Così, tanto per tenere desta la poelmica

    lv


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 19:18:23|di luigi

    Caro anonimo,

    concordo con te laddove affermi che, se de angelis può (forse) autorappresentarsi come orfeo che scende e risale, di certo non posso/voglio accettare immediatamente questa sua auto-rappresentazione. Io non l’accetto, non la bene-dico, ribadisco solo che, nella lista delle possibili, quella potrebbe una essere delle rappresentazioni più verosimili, stando ai testi, dal 1976 al 2005.

    (prima che me ne scordi: ti ringrazio del contributo e ti invito, se proprio non vuoi rivelarti, a scrivermi in privato: cliccando sul mio nome appare la mia mail)

    **

    Riporto qui sotto dei passi da un’intervista di De Angelis rilasciata a Monica Citarella nel 2001 (su "Vico Actilio 124"). Emergono delle prese di posizione che, a mio modesto parere, mal si sposano con la sua usuale compostezza:


    - Milano è proprio la capitale della poesia italiana e lo è da sempre;

    - [L’avanguardia rappresenta] quanto di più antitetico alla mia idea di poesia, come essenza, durata, parola che chiede, urla, grida di conservarsi intatta, identica a sé. Con i suoi giochi sperimentali, col suo tenere in efficienza il linguaggio e la sua mentalità tra manager e marxismo ovvero le due cose che meno sopporto, è per definizione il transitorio.Noi di "Niebo" abbiamo creato una poesia che ha un rapporto con l’eternità,intesa non come mito neoclassico ma come qualcosa che si verifica nelle lancette dell’orologio, nel tempo cronologico perfetto che però tende oltre. Niebo è questo rapporto con i grandi poeti romantici, assoluti, del passato, una sorta di comunione dei vivi e dei morti;

    - Non sono un poeta che parte dalla realtà, non sono Pasolini o Brecht, ma piuttosto uno che in Biografia Sommaria porta con sè tutte le sabbie mobili del suo arrivare a un frammento di realtà;

    - [...] pessimi libri di testo che circolano in Italia, sospesi tra gramscismo e semiologia, cioè le due peggiori linee della nostra tradizione. Manca invece una critica esistenziale che permetta un rispetto vero della lettera poetica.


    (mi chiedo: Milano è la capitale poetica d’Italia, come sostiene anche Cucchi? Cosa vuol dire "noi abbiamo creato una poesia che ha un rapporto con l’eternità"? Cos’è una "critica esistenziale"?)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 17:54:04|

    luigi, grazie della risposta. preciso che il mio uso "selvaggio" di populismo era relativo al discorso che il citato mazzoni fa alla fine del suo libro (revoca del mandato sociale ecc.) e non lo intendevo immediatamente applicabile al poeta. Capisco bene ora la tua lettura (e di cortellessa), però ancora da mazzoni estraggo un’accortezza, che è quella di porsi non dal punto di vista di chi ha scritto quei versi, ma da quello dell’osservatore disilluso che non accetta a scatola chiusa la metafisica implicita del poeta, e anzi rilegge "il fatto" di quei versi alla luce di movimenti più generali (di sociologia dell’arte, se vogliamo tromboneggiare). se deangelis può (forse) autorappresentarsi come orfeo che scende e risale, di certo non posso/voglio accettare immediatamente questa sua auto-rappresentazione, che per essere dell’autore non è certo più vera di altre (anzi, io dovrò proprio smontarla, se mi riesce, e ci provo parlando di un tentativo non tanto di captatio - non ne darei un’accezione negativa - ma di uscita da un tunnel che è della poesia contemporanea, non del poeta deangelis e delle sue fantasie mitologiche).

    (come è noto mazzoni fa - ovviamente assai meglio di me - questa cosa con il simbolismo: nota come "da dentro" sia un accedere a uno strato eterno e sovrapersonale della parola, "da fuori", esattamente al contrario, rappresenti l’applicazione di uno schema di soggettivazione totale e monadica)

    (pardon, anche rivelato non smetterei di essere piuttosto anonimo)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 17:21:20|di luigi

    Caro anonimo (mi auguro che ti rivelerai, in fondo siamo tra gentildonne/uomini!),

    sulla definizione di "orfismo negativo" non posso ovviamente pronunciarmi, sarebbe bello se lo facesse Cortellessa (ammesso che ci legga).

    Su populismo: stento a inquadrare l’uso plebeo della parola colta (potresti citare dei versi?) ma ho capito quel che intendi. Nonostante il termine non sia a mio modo di vedere il più appropriato, l’esibizione del proprio dolore (esplicitato nel risvolto di copertina, fin dall’incipit: "partendo da una drammatica vicenda, dalla prematura scomparsa di una persona amata"...) conduce inevitabilmente a quello che definisci come lo scatenamento dell’emozione. Più che una captatio, io la interpreto come la naturale risalita di Orfeo/Milo dall’Ade: la parola, nel grembo della terra, non poteva che essere oscura, ammaliatrice (Orfeo sapeva incantare chiunque e qualunque creatura, esattamente come De Angelis riesce a incantare anche coloro che sono lontanissimi da lui); quando Orfeo si gira, perde (prematuramente, sì, perché ancora non erano risaliti in superficie) la sua amata, e non gli resta che abbandonarsi alla disperazione, sui monti, alla luce del sole. Ecco il chiarore (non: chiarezza) dell’ultimo libro, la luce che fa vedere meglio nelle pieghe del dolore, nella finitezza dell’esistenza. Ora bisogna vedere se Tema dell’addio è la testimonianza finale di una parabola orfica, o se è l’inizio di un nuovo cammino nel mondo dei vivi...


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 15:46:42|
    anche secondo me l’ultimo libro non va verso il "memorialismo" o la narratività . Per questo la sua "chiarezza" va intesa diversamente. Fatico invece - limite mio - a capire cosa voglia dire "orfismo negativo": se è chiaro non è orfico, punto, essendo consustanziale alla soggettivizzazione della forma propria dell’orfismo l’obscuritas e il codice iniziatico. L’elemento di scacco e di tragedia di cui parla cortellessa viene giocato dal poeta, secondo me, con chiari accenti da melodramma (l’uso tipico dell’iterazione, ad esempio, è un segnale), da poetica del dolore. Ma lo scacco non è in sé del linguaggio: al contrario la funzione sovratemporale, la capacità di eternare - che fortini chiamava conservatorismo irriducibile della forma poetica - è giocata fino alle sue ultime possibilità: il libro vien scritto, eccome, e dice tutto quel che si può dire di questi fatti. Solo che e l’intento non è (più) di conservare il reale "in vita" nella parola assoluta, ma di evocarlo in morte attraverso la parola relativa, apparentemente resa fragile, fino alla estrema capacità, usata senza ritegno: scatenare il pianto. Quando parlavo con una certa temerarietà di uscita populista dall’irrilevanza sociale della poesia pensavo proprio a questo uso "plebeo" della parola colta, allo scatenamento dell’emozione. non so se questa mia lettura possa essere condivisa, chi vivrà vedrà.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 15:20:54|di luigi
    Riporto un passaggio di Cucchi di un paio di anni fa (tratto dal sito de "La Stampa"). Sostanzialmente non viene contestata l’etichetta orfica, e si rimarca quello che è stato detto anche qui, ovvero il cambio di marcia dal ’99 in poi, fino all’ultimo libro (chi dice - come Cucchi - verso una più accentuata narratività/comunicatività; chi - come Cortellessa - verso un orfismo "in negativo"):

    Esordisce giovanissimo con Somiglianze (1976) che lo impone da subito come una delle figure più importanti della nuova poesia. Si tratta di un’opera lontanissima da ogni residuo di sperimentazione linguistica anni Sessanta, un’opera che introduce una tensione lirica che percorre l’intero libro, conferendogli una cifra drammatica di asciutta energia antiretorica. Il dolore dell’esistere, nella consapevolezza della provvisorietà della presenza umana, del suo destino di fine e morte, ne costituiscono l’ossatura, pur nella complessità dell’esperienza e del proprio sguardo sul mondo che si traducono non raramente in un dettato di non facile penetrazione. In questo senso si sviluppa una poetica (poi testimoniata in sede teorica anche dalla creazione della rivista “Niebo”, guidata da De Angelis nei secondi anni Settanta) che verrà definita orfica o neo-orfica, nella quale ha una parte rilevante il bisogno (nella scia del grande esempio di Rimbaud) di aprire, muovere o dislocare i piani della conoscenza. In questa direzione, e per certi aspetti estremizzandone la ricerca, si svolgono anche i successivi libri: Millimetri (1983) che è decisamente il più arduo, catafratto, e se vogliamo estremistico libro di De Angelis, e Terra del viso (1985) che ne costituisce, in un certo senso, la faccia meno oscura e più legata all’esperienza precedente. Qui la poesia si apre anche a movimenti lirico-narrativi di grande forza evocativa e suggestiva o si ci comprima (come del resto in Millimetri) in momenti di cupa, sinistra violenza espressiva, evidenziata anche dalle ambientazioni: squallide e opache periferie oniriche, come irreversibili derive dell’esperienza. Il percorso di De Angelis si arricchisce poi in Distante un padre (’89), che conserva i tratti ben riconoscibili di squallore potente già presenti fin dagli esordi, e che predispone una necessità di apertura comunicativa nei testi in dialetto monferrino, primo e verosimilmente solo episodio in questa direzione della poesia di De Angelis. A dieci anni di distanza appare Biografia sommaria (’99) che ha il pregio di un esplicito rinnovamento: nel senso della conquista di una fluidità narrativa mai prima presente nell’opera di questo autore, legata anche alla tenerezza della memoria e degli affetti, alla realtà quotidiana, verso una tensione che sembra non svilupparsi più essenzialmente in accensioni verticali, ma verso una sorta di matura e orizzontale pacatezza. Tema dell’addio (2005) segna una ulteriore tappa decisiva nel lavoro di De Angelis, riuscendo a comporre in un esito di sicura altezza, la tensione inquieta degli esordi con l’opzione maggiormente comunicativa del libro precedente. La ferita dovuta alla perdita di una persona cara diviene il cuore di una riflessione ulteriore sul dolore e sul perdersi, sul distacco, sulla precarietà dell’esserci e sulla morte condotte con rigore e verità, con esiti di vertiginosa emozione.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 13:56:25|di luigi

    Caro anonimo,

    dici che in Tema dell’addio si configura un’uscita dalla dimensione del’orfismo e dalla poetica della parola assoluta. In un certo senso hai ragione, una tendenza maggiore al chiarore c’è, ma è vero anche, secondo me, quanto affermato da Cortellessa nella recensione che ho postato qualche commento fa (riporto alcuni passi salienti):

    Segnano una soluzione di continuità i due ultimi libri, Biografia sommaria del ’99 e questo Tema dell’addio. Nei due titoli occorrono termini - biografia, tema - che alludono proprio a una qualche forma di narratività, denotata anche dai tempi verbali: mentre nei primi libri prevaleva il presente assoluto (con lampeggiamenti di futuro apocalittico’), negli ultimi due si fa strada la più sfumata tavolozza dei passati e, in particolare, dell’imperfetto. Tuttavia sarebbe un errore interpretare tale svolta del respiro nella chiave d’un memorialismo ’chiarista’, à la page. La forza di questi componimenti (soprattutto nella prima e folgorante, ma anche nelle altre cinque sezioni dell’ultimo libro, troviamo una decina fra le poesie più belle degli ultimi anni) continua a consistere nell’arduo equilibrio tra figuratività (ispessita col ricorso alla toponomastica lombarda e al «paesaggio che fu di Sironi») e suo contrario. [...] Viene da pensare a Campana, all’incanto allucinatorio dei Canti Orfici ma soprattutto (per l’esplosivo incontro di catatonica iterazione e tragica negatività) alla terza poesia per Sibilla Aleramo («In un momento / sono sfiorite le rose / [...] le rose che non erano le nostre rose / le mie rose le sue rose». Si veda, qui, la formidabile poesia sull’asfalto di pagina 26). Allora è questo il primo, vero libro orfico di De Angelis: beninteso ove s’intenda, l’ominosa categoria (come per il Campana più essenziale), in negativo. Cioè, appunto, tragicamente. Non l’ontologia della parola ma la sua schiacciante necessità e, insieme, il suo scacco ineluttabile. È per questo che le poesie sono poche. Non nel numero, bensì in quanto costitutivamente insufficienti: nell’operazione di richiamare a sé coloro che non sono più. [...] «torna, non tornare più / qui, nella nostalgia dei viventi, torna, / non tornare, ritorna, mai, più». Il destino di Orfeo è in sé contraddittorio e insufficiente: è lui stesso che, voltandosi (come, etimologicamente, fa ogni verso...), decreta la fine del suo sogno d’onnipotenza - cioè d’eternità. Per condannarsi alla strage del tempo.

    Ancora una cosa: faccio fatica a vedere il populismo in Tema dell’addio - potresti spiegarti meglio?

    **

    (ringrazio Manila Benedetto che ha rilanciato il post su BOOKSBLOG!)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 12:46:11|
    caro Luigi, non sono in grado di fare un discorso utilizzando l’impostazione di Mazzoni. mi limito a fare un’osservazione: nell’ultimo libro di de angelis si nota secondo me un tentativo netto di uscita dalla dimensione del’orfismo e dalla poetica della parola assoluta di cui tu parli nel post - che mazzoni descrive come una delle attuali periferie dello spazio poetico. Manca infatti di quella dimensione la fondamentale caratteristica della obscuritas (o della difficoltà, nell’accezione di fortini): il grado di leggibilità è alto, l’uso dei tropi misurato, la sintassi è piuttosto controllata. Richiamando la questione del ritiro del mandato sociale al poeta di cui parla Mazzoni nell’ultima parte del libro, mi pare che si tenti qui semmai un’operazione di recupero che mi scuserete se definisco "populista": l’uso aperto del melodramma lo segnala, a mio parere. (il fatto che qualsiasi tentativo di recupero "alto" di quel mandato sconti un problema strutturale, legato alla diversa collocazione del poeta e in generale del letterato nello spazio sociale configurato dall’accesso democratico alla cultura, è altro e interessante problema, che mazzoni tratta infatti nelle conclusioni del suo testo)

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 12:06:24|di luigi

    Caro anonimo,

    ha fatto bene a segnalare il libro di Mazzoni, anche se sarebbe più interessante porre qui alcune questioni mazzoniane pertinenti alla nostra discussione (anche Adriano Padua potrebbe farlo, visto che si è laureato con lui!).


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 11:41:17|
    mi permetto di suggerire a chi già non lo conosce l’attenta lettura di un testo che fornisce alcune risposte (e apre altrettante più meditate domande) a discussioni molto interessanti, ma per forza di cose un po’ "partigiane", come questa. Si tratta di "Sulla poesia moderna" di G. Mazzoni, Il Mulino http://www.internetbookshop.it/code/9788815105875/MAZZONI-GUIDO/SULLA-POESIA-MODERNA.html

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 11:35:23|di luigi
    Caro Nevio,

    il fatto che anche un lettore culturalmente discosto da De Angelis come te subisca il fascino - nella sua accezione più viscerale e irrazionale - della sua baskanìa, conferma molte delle cose che sono state dette qui.

    Mi colpisce il paragone con Spatola: a parte che - come scrivi - in entrambi si giocano le sorti della condizione umana, secondo te è fattibile riscontrare altri punti di contatto nelle loro scritture/poetiche?

    (ps: un paio d’anni fa "Avanguardia" ha omaggiato Spatola con un numero speciale, ma quando un editore serio pubblicherà in un unico volume tutte le sue opere? Oggi come oggi sono quasi introvabili...)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 09:29:21|

    Un solo libro ho apprezzato di De Angelis: “Millimetri”, del 1983. E l’ho apprezzato parecchio, tant’è che mi capita di rileggerlo spesso. Una raccolta dove la presenza della storia è certo sfuocata, ma non per questo priva di una sua risonanza. È assente ogni dialettica, e quindi la storia è come ipostatizzata nell’istante, che è poi l’istante del verso; ed è per questo che lo stesso verso non può che diventare il centro di tutto: mediazione e unica possibilità di conoscenza, luogo in cui nasce e muore ogni “storia”, collettiva o individuale che sia. Diffido di questa riduzione del tutto alla poesia, la trovo anzi deleteria. Però “Millimetri” mi affascina; le evocazioni sono vivaci, costruite per accumulo di metafore spiazzanti, così come mi prendono i suoi ritmi, in un certo qual senso accartocciati su una sintassi non lineare. In relazione alle sperimentazioni post-avanguardistiche, e una volta diventato sistema ciò che resta del Gruppo ’63, la sua è una poesia di “reazione”, ai miei occhi dunque straniera. Eppure, almeno in certi momenti, riesce a farsi da me preferire rispetto ad autori tipo Spatola. Qui la percezione – direi una percezione “non culturale”, tutta corporale – gioca un ruolo importante. Mi rendo conto, ad esempio, che se leggo in contemporanea “Millimetri” e “La piegatura del foglio” di Adriano Spatola (che è dello stesso anno, pubblicato presso Guida), i testi di De Angelis smuovono qualcosa di più, mi provocano parti del corpo-cervello che invece, nella lettura di Spatola, restano assopite. E poi, in fondo, anche in Spatola, esattamente come in De Angelis, la poesia è il luogo dove si giocano le sorti della condizione umana. Ma lo ripeto, a scanso di equivoci: la mia è una lettura “non culturale”, l’accordo con certi testi rispetto ad altri è viscerale, per partecipazione emotiva, più che per aderenza di visione; ed è limitata a “Millimetri”, trovando io tutto il resto della produzione poetica di De Angelis decisamente monotona e spesso fastidiosa.

    PS: Un post importante, questo, Luigi. Dimostra che la discussione è ancora possibile. Non è poca cosa, credo … Complimenti.

    PS II (non del tutto OT): Nella mia critica al poema “Maria” del de-angelisiano Aldo Nove, pubblicata qui due erano i punti centrali: 1) il poema faceva tabula rasa di ogni sperimentazione linguistica, recuperando la tradizione più vieta della poesia; 2) il poema affermava il culto mariano così come configurato dal Vaticano e in particolare da Giovanni Paolo II. Nella discussione che seguì, diversi degli intervenuti dubitavano di questa mia lettura. Ora, a precisare indirettamente il tutto, esce sul n. 20 di Famiglia Cristiana (20 maggio 2007, leggibile qui) una intervista all’autore a cura di Daniele Piccini. Le posizioni espresse sono inequivocabili (e direi anche il "medium"). Da una parte, Nove conferma la scelta di campo pro-tradizione, dall’altra afferma il suo apprezzamento (“mi piaceva molto”) per la “fede mariana di Giovanni Paolo II”.

    Nevious


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 08:59:31|di luigi

    Manila:

    posso chiederti perché non ti piace la poesia di De Angelis?

    **
    Christian:

    si dice il peccato, non i peccatori. Che importa, tanto

    le strategie non tengono in poesia
    arriva il vento e se le porta via



    gossip su MILO?
    2007-05-22 01:08:25|di Christian Sinicco
    Bisognerebbe, Manila, chiedere pure di pubblicare i nomi delle persone che- privatamente -hanno scritto a Luigi per esplicitare la loro adesione al "non piacere", perché si sa che è più facile non far trapelare nulla, agire in silenzio, sembrare amichetti, portar doni come in processione ai numi, che far qualche critica o discutere o mandarsi in quel paese, qualche volta.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-22 00:02:17|di Manila B.
    Partendo dall’assunto che non esistono intoccabili, e dispiacendomi di non avere maggior tempo per scrivere, mi associo a chi ha prima di tutto ringraziato Luigi per l’aver introdotto la discussione, ed in secondo luogo a chi ha il coraggio di dire "a me non piace". Giacché, e mi rendo impopolare, penso ci sia una sorta di pudore nel confessare, candidamente!, di non amare molto l’autore. Insomma, non amare un autore non toglie qualità e valore personale. Ho, infatti, troppo spesso la brutta sensazione che si eviti di dare commenti negativi, anche solo di "piacere personale" e non di stile e forma, per evitare di chiudersi delle porte. E sperando questa sia solo una mia errata impressione, non posso che esortare Luigi: aspetto una lunga serie di intoccabili.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-21 23:52:09|di luigi

    Caro Gianfranco,

    di Aronne ce ne sono e saranno sempre molti, per cui non mi preoccupo. Prima che con De Angelis, mi capitò di essere guardato storto per aver messo in dubbio Saba - uno skandalon! Io, triestino, laureato in letteratura triestina, che oso...(ps: conosco molti poeti, di età e poetiche diverse, che a quattrocchi qualche dubbio o giudizio negativo lo esprimono sulla poesia di Milo, solo che poi in pubblico... come si dice? ah sì: public relationship).

    Come hai sottolineato anche tu, muovere delle critiche o sollevare delle perplessità, non significa disconoscere in toto la storia e il valore di un poeta. Anzi, sono convinto che il primo a essere indispettito dagli osanna sia lo stesso De Angelis.

    Dici: il modo in cui l’autore si rivolge alla deità ricorda certe invocazioni di Saffo ad Afrodite. Io credo però che vi sia una differenza di fondo: Saffo si rivolge (corporalmente) ad Afrodite supplicandola di liberarla dai penosi affanni, mentre De Angelis non supplica (invoca il Silenzio, il Nulla, non corporalmente, la sua parola d’ordine e di disordine è: levità) e non vuole essere liberato dall’affanno - scrive (nella sezione Visite serali di Tema dell’addio):

    ti cedo la parola, ti chiedo un po’
    di morte, giocoliera del momento
    .

    De Angelis è disposto a lasciare la parola in cambio non di una morte risolutrice ma “giocoliera”, e qual è questa morte se non quella (cfr: Orfeo che esce dal regno dei morti) che concede all’anima di balzare in un altro corpo, e poi in un altro, e in un altro ancora?

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-21 22:33:18|
    Mi è stato cancellato il terzo commento, nel quale confermavo la mia impressione sul consenso dato a De Angelis. E’, secondo me, un empito di "isteria collettiva". Duro da dirsi. ma io la penso così. Amo Milo poeta, ma da qui a negare la parola a chi da me dissente, ce ne passa. Sono tempi deboli; anche in poesia si bisogno dell’idolo? Non va bene, per me. No davvero. Ho sofferto quando La Pizzo è stata, più o meno velatamente, accantonata per le sue parole non convergenti sul valore di De Angelis. E tu stesso Luigi, se non erro, hai sentito risponderti di non leggere con sensibilità e senno i testi in predicato. (Ho ben compreso? Se no, correggimi). E’ grave questo stato di intolleranza. Segno dei tempi scialbi e deboli che stiamo vivendo. Gianfranco

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-21 22:15:29|

    Caro Luigi, mi sento di appoggiare la tua posizione iniziale. C’è una bella scheda breve di Remo Pagnanelli su Milo De Angelis in un vecchio libro di critica poetica (Edizioni Mursia - collana diretta, fra gli altri, da Barberi Squarotti). Lo posterò domani sul mio blog. Egli (Pagnanelli) prende in esame la radice "orf" e la commisura al termine "oscuro". Uno piccolo cameo di intelligenza. Essendo la pubblicazione datata Inizio Anni Novanta -quindi postuma- il critico maceratese si sofferma sul Milo delle prime raccolte. Interessante punto di vista. Peccato che Pagnanelli ci abbia abbandonato così presto! Sarebbe diventato un astro indiscusso della poesia e della critica letteraria. ** Talvolta De Angelis sembra elevare in "alto" una invocazione. Dirò forse una sciocchezza, ma l’abboccamento di questo particolare poeta contemporaneo mi fa venire in mente certe invocazioni di Saffo ad Afrodite. Non certo per i contenuti, ma piuttosto per il modo con cui l’autore si rivolge alla "deità" (altra dal mondo). L’oggetto poetico di Milo può essere rivolto all’idea della "iniezione farmacologico-velenosa) o alla disperazione (quieta e a sangue apparentemente freddo) della perdita irrecuperabile. Basterebbe rileggere questo passo:

    "Ognuno di voi avrà sentito / il morbido sonno, il vortice dolcissimo / che si adagia sul letto / e poi l’albero, la scorza, l’alga / gli occhi non resistono / e i flaconi non sono più minacciosi / nella luce chiaroscura del pomeriggio / mentre mille animali / circondano la lettiga, frenano gli infermieri / il disastro del respiro sempre più assopito / nei vetri zigrinati / dell’autombulanza ... /.

    Con chi è venuto a contatto, qui, De Angelis? Quali barriere oltremondane ha superato? E’ stato un sogno, oppure una visita "innominabile"? Milo è reporter asservito all’evento del farsi scrittura. Ce n’è abbastanza per inaugurare un corso rinnovato dell’"oscuro" / il nodo che si incarna con il nostro io primordiale e collettivo.

    Vostro Gianfranco


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-21 21:36:24|di luigi


    Sebastiano Aglieco mi ha spedito una sentita testimonianza (lo ringrazio e segnalo il suo blog: RADICI DELLE ISOLE) , che riporto:

    La stima che Milo De Angelis si è costruita nel tempo come poeta, dipende da molte cose. Innanzitutto da un sentimento di attenzione che egli ha sempre avuto verso la giovane poesia, sin dai primissimi anni della sua carriera. E’ un poeta che ha sempre saputo cogliere le voci, e le ha fatte crescere – testimonianze come questa ne potrebbero arrivare a centinaia – Si può essere maestri a distanza; e cioè per fratellanza con i libri e con una forma di etica che, nel caso di Milo De Angelis non si riferisce esattamente alla polis, ma alla tribù, a stretto contatto con la necessità del dovere e l’attenzione alla fiducia. Io lo conobbi nel 1984. Ero appena arrivato a Milano; sopravvivevo, non lavoravo neanche, e come tutti avevo il mio fascicolo di versi da mostrare a qualcuno. Si mandano i propri versi, quasi sempre, per una sorta di corrispondenza segreta, istintiva. Non conoscevo quasi nulla della sua poesia. Mi ero fidato dell’istinto. Il colloquio durò poco, com’è nel suo stile. Mi disse che la raccolta non era riuscita. Però lui mi aveva chiamato perché gli erano piaciuti alcuni versi. Un poeta non si fa solo per alcuni versi, ma probabilmente lui intuiva che occorreva che io partissi da lì, che cercassi qualcosa che mi apparteneva nel profondo. Ancora me li ricordo quei versi. Poca cosa: uno diceva – se è questo che vuoi, ti giuro, ubbidirò… - Ci siamo rivisti circa dieci anni dopo, quando gli inviai il manoscritto di “La tua voce”. Che cosa avevo fatto durante quei dieci anni? Avevo continuato a scrivere, rifiutandomi di pubblicare; continuando a credere che ancora non fossi pronto; avevo continuato a seguirlo a distanza, lontano dalla cerchia e dai salotti, cercando di ricostruire il suo pensiero a frammenti. Soprattutto vivendo. Ero anche entrato in collisione mentale con lui, per via delle sue immagini enigmatiche ma quei versi sottolineati dieci anni prima continuavano ad agire in me come una voce, un dovere necessario a capire. Che cosa c’era di interessante in quei versi? Per capirlo ci ho messo dieci anni. Certo, ho scritto, ho continuato a scrivere, ma puoi andare avanti per tutta la vita a scrivere senza sentirne la necessità, senza capire qual è la Necessità. Questa è la funzione dei maestri, i quali finiscono per impossessarsi della tua anima e il tuo compito è quello di liberartene. Ma è un compito necessario. La cosa che mi ha molto stupito è scoprire, attraverso il commento degli altri sui miei libri, che un vero maestro ti lascia libero senza dirtelo. Essendo un insegnante, questo principio lo capisco e lo esercito. Ho tenuto della sua scrittura il pensiero che informa, la vicinanza a un pensiero ancestrale, preculturale, una certa timidezza che coltiva il pensiero perché costringe al silenzio e alla concentrazione. Molti di quelli che lui ha fatto crescere sono stati influenzati da lui; alcuni di questi, che sono della mia generazione, sono giunti molto tardi a una loro autonomia di scrittura. Certo, leggendo questi libri, si avverte però la tensione a una responsabilità della parola, a una sua forza. Un maestro non t’insegna come scrivere, ti fa scoprire qual è già la tua scrittura. L’influenza che esercita è assolutamente necessaria, soprattutto in un’epoca in cui i maestri si limitano a spiegarti la lezione, a dirti come si usa la retorica della lingua. Non mi interessa. Ed è quello che non faccio con i miei bambini. I quali cominciano a scrivere qualcosa di interessante quando si rendono conto che la scrittura non è un atto forzato ma libero, che non deve niente all’insegnante, alla necessità della verifica e della valutazione. Se si è de angelisiani da giovani, o cucchiani, non è un male. Anzi, è un bene. L’importante è non esserlo per tutta la vita. L’importante è sentire la voce di un maestro che ti segue a distanza, finché non ti dirà che ora sei libero. Allora la tua parola non sarà povera perché hai abbandonato o sei stato abbandonato da qualcuno. Perché la parola conserva tutti gli echi e li trascrive tutti in una forma nuova, talmente nuova che alla fine non sei più in grado di dire a chi assomigli veramente.

    Sebastiano Aglieco


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-21 21:20:09|di luigi


    Caro Gianfraco,

    il post è nato proprio con il desiderio di domandarsi: trattasi, come dici tu, di euforia collettiva priva di controllo?

    Sulla grecità (che andrebbe considerata accanto all’indianità) di De Angelis mi piacerebbe che tu approfondissi, se hai tempo e voglia (e ti invito anche a postare qui la nota di Pagnanelli di cui parli nel tuo blog).


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-21 20:51:42|
    Caro Luigi, ho letto il tuo commento sul mio blog proprio nel momento in cui stavo discorrendo di Milo De Angelis con il mio ospite, Matteo Poletti. Ti copio-incollo il commento pubblicato or ora su "La costruzione del verso". ** Bella risposta, Matteo. Beh, debbo dire che Milo De Angelis miete talmente tanti consensi, tra i giovani e meno giovani, che viene il dubbio che vi sia, in tutto questo entusiasmo, un po’ di euforia collettiva priva di autocontrollo. Credo che lo stesso Milo sia messo un po’ in crisi da questa ondata a-critica nei suoi confronti. La scorsa estate, parlando con lui, mi parve di cogliere una nota di sconcerto, a tal proposito. Ma forse era soltanto per il fatto di far fronte a una così grande responsabilità. Direi che sarebbe meglio lasciar stare il nostro bravo poeta. Come minimo si rischia di "interdirlo" a nuove prove di scrittura. Un buon ritiro, penso gli faccia bene. Perbacco, troppo successo nuoce! Per quanto riguarda poi il supposto orfismo (più o meno "neo") penso che in parte ci sia. Nel senso che la visione del poeta tende a riallacciarsi ad una nota inquietante, non sempre delegata a timbri logico-leggibili. Effettivamente, a me sembra che De Angelis viaggi in qualche nota sotterranea della psiche. Il consenso che riscuote è, in parte, il risultato (telentuoso) di portare a galla le inquietudini dell’uomo moderno. Sottrazioni, perdite e senso greco della tragedia. Nessuno ha notato quanto possa risultare "greco" Milo ad una lettura "lenta"? Gianfranco

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-21 20:32:19|di the o. t.
    Eh, sì, finalmente le autorità si son di voi accorti! ;-)
    http://the o. t.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-21 20:05:57|di luigi

    Ringrazio Loredana Lipperini per la segnalazione sul suo blog. Effettivamente il post si è (tocco ferro) miracolosamente salvato dal consueto deragliamento...

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-21 19:38:21|di Lello Voce

    Il post è sato segnalato su Lipperatura, oggi, a dimostrazione che se si discute con tolleranza e voglia di approfondire si ottiene più attenzione che se si fa ’casino’.

    lv


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-21 15:23:15|di luigi

    Segnalo un saggio di Giampiero Marano su "Dissidenze":

    MILO DE ANGELIS: ALLA RICERCA DI ARTEMIDE

    (estrapolo: "A Fortini, Milo De Angelis fa eco enunciando quasi programmaticamente la necessità di «...essere moderni nell’assoluto... rimanere assoluti di fronte all’impatto con la contingenza»"; / "un sentire aristocratico, nel caso di De Angelis fondamentalmente astorico - e non, beninteso, antistorico"; / "il verso deangelisiano è permeato da un’ esigenza di austerità che respinge il mero flatus vocis dell’ elegia e quanto De Angelis stesso chiama «istinto dell’ arcobaleno»"; / "è ontologicamente giusto o dovuto che il poeta si offra in olocausto perché egli non appartiene a se stesso ma solamente alle «forze» dettanti che lo visitano «con il rombo di un’ estrazione a sorte»"; / "dove si trova il «luogo arcaico» nel quale De Angelis avverte la sempre sfuggente prossimità delle Forze archetipiche? Forse nell’istante aurorale e adolescente, estraneo alla congiura del tempo, che non consente di pensare agli opposti? E infine mi chiedo: l’India metafisica (è questo il luogo arcaico dove ha sede l’enigma!) di De Angelis è una terra interiore stabilmente abitata dal poeta o va piuttosto considerata come una stella polare, un’«idea» normativa, appunto, che gli illumina il cammino da compiere senza poter essere mai raggiunta e posseduta del tutto? Dice, a tale proposito, lo stesso De Angelis: «L’India ha influenzato immensamente la mia poesia come ciò a cui non posso arrivare: è qualcosa che mi attrae, come il silenzio»"; / "nella scrittura deangelisiana l’elemento di maggiore rilievo è dato dal ritmo interiore del verso, più adatto a riprodurre l’armonia nascosta del mondo, anziché dall’ efficacia nel veicolare un senso; infine, un’ altra peculiarità della mentalità arcaica spesso rappresentato in De Angelis è il rifiuto della storia, del tempo in quanto processo rettilineo").

    **

    per Antonella:

    ben vengano le "lettrici senza preparazione", vivaddio, la poesia non è mica riservata ai dottori della legge!

    **

    per Lello:

    sono contento che non siamo andati troppo fuoristrada. Spero che avrai/avremo modo presto di tornare su Bloch, Jahier, Brecht..


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-21 14:25:29|di antonella

    x luigi

    no, confesso che non conosco l’opera poetica di de angelis, avevo letto di lui qualcosa su internet che mi aveva molto colpito, ricordo bene la disadorna che mi emozionò tanto. così mi ero ripromessa di leggerlo come si deve, poi, uscì il tema dell’addio, ne lessi così bene, dicevano di un capolavoro scritto dopo l’evento luttuoso che l’aveva colpito, e lo comprai immediatamente (anche perchè questi temi mi toccava particolarmente per mie vicende personali) quindi ero molto ben disposta ma restai delusa, forse mi aspettato troppo, troppe aspettative. non dico che siano delle brutte poesia, assolutamente no, ha tutto il mio rispetto e la mia stima (per quello che vale il rispetto e la stima di una lettrice sconosciuta e impreparata) ma non ho sentito di aver letto un capolavoro. la prima parte: "vedremo domenica" la preferisco di gran lunga alle altre. ma ripeto, trattasi di impressioni di una lettrice senza preparazione. antonella


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-21 11:42:36|di Lello Voce

    Cari amici,

    intanto grazie per l’attenzione ed il tempo spesi sui miei versacci: non meritavano tanto.

    Poi: non prendetevela se non dirò molto sulle mie cose e sulle vostre analisi, come si dice a Napoli "Mi pare brutto", poco polite essere io ad interpretare me stesso.

    Ciò non toglie che io possa qui esprimere tutta la mia gratitudine a Francesco per aver infine (è il primo!) compreso quanto Bloch c’è nella mia poesia.

    E a Luigi, che coglie ottimamente i mutamenti in corso. Mutamenti che definirei il tentaivo di fondere Jahier e Brecht.

    Sull’orfismo in questi anni ho già detto troppo, ciò non toglie che io stimi umanamente d intellettualmente DE Angelis, anche se a volte (come quando si scagliò a spada tratta contro i poetry slam, senza averne mai visto uno) a leggere certe prese di posizione e ad analizzare certe ’camarille brille’ che metton su a Milano, mi caschi il cuore nelle calze...

    vado a scuola (già sai, FRance’... che ppppPPPPalle!)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-21 09:39:46|

    Luigi, l’idea è ottima, ma sono letteralmente sommerso da impegni. Preferisco, comunque, aspettare la fine delle attività scolastiche per avere più tempo a disposizione, anche per leggere. Come ti dicevo, avevo intenzione di scrivere sull’esperienza di Baldus: si potrebbero mettere assieme le due cose e preparare, anche con l’aiuto di altri, una serie di contributi specifici. Di più adesso, anche per una serie di altri problemi, non posso, e non mi piace fare le cose tanto per farle.

    Cercherò di ritornare, spero oggi, sul tuo ultimo commento, perché, incredibilmente, contiene la stessa riflessione e il riferimento allo stesso testo che avevo utilizzato ieri, mentre scrivevo il pezzo postato, prima che un calo di tensione dell’impianto elettrico mi cancellasse il tutto.

    Buona giornata.

    fm


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-21 00:21:27|di luigi


    per Silvia:

    non giudico nulla secondo parametri di presunta novità o decrepitezza (non sono un allegro incendiario che dà fuoco agli scaffali delle biblioteche!); quello che cerco nell’opera è il suo sforzo di lettura delle realtà, e non posso che riallacciarmi a Francesco, il quale ha centrato il punto:

    Quello che manca, in quest’ultima prospettiva, non è il “reale storico” o la sua ricezione e ridefinizione in chiave di contraddizione; ma è preminente, invece, la tendenza a pacificare, o ad allontanare sullo sfondo, i contrasti, relegando lo “scontro” a livello di conflitto interiore, rispetto al quale il “paesaggio” non si fa storia, vicenda concreta degli uomini, ma scenario impassibile dove si giocano enigmi, vicende e proiezioni affatto personali, riguardate nel crogiuolo di passioni di un io che tende non a storicizzarsi, ma a eternarsi e a porsi come soggetto universale, simbolo buono per tutte le stagioni.

    Rifiuto l’opzione orfico-mistica in quanto livellatrice di conflitti: ne deriva un appiattimento a mio giudizio pericoloso, non tanto in De Angelis, che è poeta talentuoso e serio, ma nei suoi epigoni meno talentuosi e corazzati culturalmente (penso a Fortini: Gli oppressi / sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli / parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso / credo di non sapere più di chi è la colpa: insomma, penso che l’appiattimento su uno scenario impassibile porti a non sapere più di chi è la colpa).

    Su Cucchi: nel post ho scelto due nomi, Cucchi e Nove, diversi per anagrafe e poetica (e che notoriamente non si amano molto, l’un l’altro) che stimano molto De Angelis, solo per far capire quanto l’apprezzamento verso di lui sia indiscriminato e trasversale.

    **

    per Antonella:

    liberissima di esprimere la tua opinione, da lettrice. Ho solo una curiosità: hai comprato Tema dell’addio perché già conoscevi il poeta, perché consigliata, per caso...?

    **

    Francesco,

    ci tornerò (magari potremmo proporre assieme un altro post specifico, se ti va), ma fin d’ora ti dico che secondo me hai sollevato due questioni pregnantissime della scrittura di Lello:
    1)la dimensione del silenzio;
    2)la prospettiva utopica screziata di reminiscenze blochiane. Potremmo dire che Voce sta a De Angelis come Bloch al pensiero contemplativo. La semplicità è il comunismo di Lello porta in sé l’apparente semplicità del principio speranza blochiano: la materia vociana è percorsa da spinte che la indirizzano continuamente verso nuove forme, compulsivamente proiettata nel presente e nel futuro, sballottata, dinamica, mai doma, mai rivolta al passato o alla fissità. E forse, questo richiamo a Bloch, giustificherebbe anche le correnti non razionali che ogni tanto affiorano e che Lello fa in modo di non rendere visibili...


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-20 23:08:03|di silvia

    Non ho ancora letto tutto fm ma vediamo. Intanto rispondo a tue obiezioni, Louis:

    nessuno ha detto proprio precisamente orfico=superato, ma per le leggi dell’analogia tu dici, nel post discusso (cito):

    "parolamagicagrottainiziatica in cui rifugiarsi dal dolore del mondo, in cui evitare un discorso sul nostro tempo?"

    E questo evitamento di un discorso sul nostro tempo (che viene accoppiata all’orfismo) mi sembra la principale mancanza imputata, dalla tua analisi, al De Angelis.

    Poi: ci mancherebbe che Cucchi c’entrasse con la stima universale! Io rilevo: Cucchi, lineare e asciuttino com’è s’è preso De Angelis a, come dire, cuore? L’avete detto voi! Io avrei invertito i termini, ma tant’è.

    Poi: i fornitori di verità-chiavi spesso sposano generi. Quello della poesia cosiddetta civile ne è un esempio. Ma nessun "orfico" mi pare fornisca verità-chiavi, indi, essendo, a mio avviso e come volevasi dimostrare con la glossa su "L’idea centrale", De Angelis un fornitore di chiavi, De Angelis è poco niente orfico. Almeno su queste basi. Tu dici che è una "classificazione" arbitraria? A me sembra in linea con buona parte dell’analisi fatta sin qui.

    p.s. tra gli ultimi interventi letti ho molto apprezzato il contributo di Guglielmin (la rovina). Prima ancora quello di Massari (il ribaltamento).


    http://silviamolesini.splinder.com

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-20 20:59:10|di antonella
    a me non piace, è noioso, il tema dell’addio non mi ha preso. nessuna analisi critica e nessuna motivazione, è nel mio diritto esprimere la mia opinione senza motivazione critica, ci sono i poeti, i critici e i lettori. io sono una lettrice che ha comprato il suo ultimo e osannato libro, l’ha letto e poi l’ha sistemato nello scaffale della libreria. in genere quando mi prendono li tengo a portata di mano così se mi viene voglia li rileggo. antonella

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-20 20:35:28|di maria
    anch’io, un po’ latitante in questi giorni, giusto due parole: complimenti al Marotta per le sue analisi, come al solito, acute e di grande sensibilità e a Luigi per il post, e a quanti sono finora intervenuti: una delle più interessanti, serie e pacate riflessioni degli ultimi tempi - mi dispiace non poter soffermarmi di più al momento per aggiungere un contributo, ma non se ne sentirà affatto la mancanza, davvero bella discussione, grandi! ;-)

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-20 18:57:56|di luigi


    CHAPEAU Francesco!

    Hai messo tantissima carne al fuoco, oggi (e poi dicono che la domenica è giorno di riposo, altro ché!). Avrò bisogno di un po’ di tempo per elaborare la tua analisi e - al caso - continuare da dove tu hai lasciato.

    Intanto aspettiamo l’intervento di Lello e di chi voglia inserirsi.

    A questo punto sarebbe bello che anche De Angelis arrivasse qui. Mai dire mai, anche se dubito...

    Ancora grazie, Francesco, per il tuo pesante contributo.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-20 18:14:54|

    Me ne vado. Non prima di avervi "rivelato", però, che, molto probabilmente, anzi, sicuramente, quel "la trada", al penultimo capoverso, è un più banale e niente affatto poetico "la strada".

    I miei omaggi.

    fm


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-20 18:09:36|

    Ritornando alla chiusa dell’intervento precedente, ecco alcuni degli "elementi" di novità che mi sembra di ravvisare nell’ultima produzione "vociana" (del Lello, non della rivista d’antan).

    *

    La dimensione del “silenzio”: non come fuga dalla storia e chiusura ermetica, ma come scoperta e utilizzo di un “senso altro” di lettura del reale: lo sguardo che si sofferma su ciò che resta, sul vuoto carico di “voci possibili”, dopo che la “atroce particola di corpo” (la “croce di sangue graffiata sul timpano fulminato”), da “vittima sacrificale” della storia e delle logiche di reificazione (a partire dal linguaggio della comunicazione), riemerge, in proiezione, come “offerta condivisa”, cioè come “materiale” di costruzione di una vicenda umana “altra”.

    Il “costante silenzio”, intorno al quale il canto ruota, è già “scienza dei nostri sentimenti” (i.e.: un sapere, del “sentire”, che produce azione e non contemplazione): un “sapere” nel quale le parole, “sospese nel vortice della materia”, sono “scorciatoie del corpo e dell’anima” (che mi richiama insistentemente - ma tu guarda un po’! – l’analogia con un “oggi fare anima mette quasi paura” dell’ultima produzione di Cepollaro).

    Si tratta, a mio modo di vedere, della precisa indicazione, con relativo tentativo di iniziale mappatura, di una porzione non indifferente di “territorio” (a trecentosessanta gradi: “sommerso” compreso) tutto da esplorare, senza rinunciare all’utilizzo degli strumenti di analisi e di ricerca posseduti, da una parte, ma anche nella piena coscienza della necessità di forgiarne di nuovi. Che contiene, a ben leggere, una sostanziale indicazione di percorso, se non di poetica complessiva, che lo stesso Voce sintetizza (non ricordo più dove, ma me l’ero segnata) nella volontà di “scoprire una piega inedita, scomoda, inaspettata del reale e comprenderne il senso”

    Credo che siamo nel solco, con le dovute cautele, di quella che Guglielmi, recensendo il “Cristo elettrico”, individuava come propensione all’utilizzo di “inserti sapienziali”, dove l’aggettivo immagino sia da intendersi nell’accezione di quel “sapere/sentire” di cui parlavo sopra. (“c’è bisogno piuttosto di bruciarsi i polpastrelli alla luce”).

    *

    Una nuova “sensibilità”, in merito alla possibilità di accedere a nuovi orizzonti e dimensioni dello “specifico linguistico” (se vogliamo, dallo “experimentum verbi” agli “esperimenta verbi”, dove la scelta del numero è tutto tranne che un orizzonte neutro di mediazioni linguistiche esperibili).

    Si accentua, quindi, in chiave di scavo, lo studio sul linguaggio, alla ricerca di una “neolingua” che, pagato e saldato il debito nei confronti della grande tradizione gaddiana, si ridifenisce nella consapevolezza che il primo edificio ad essere frantumato da questa “talpa storica” è il linguaggio stesso: perché solo frugando tra le macerie e gli scarti si recuperano percorsi di senso obliqui e devianti; quelli che, ancora intatti, sono l’unico frutto superstite della assoluta mercificazione dei “raccolti” in cui, storicamente, la museificazione linguistica disarma, disarticola e scarica le produzioni culturali . Ed ecco che l’eccesso sintattico, da una parte, e la cura “maniacale”, filogica, del particolare, dall’altra, chiaramente avvertibili nell’ultimo romanzo, si declinano, nella più recente produzione poetica, come approfondimento delle stratificazioni semantiche, a partire da un lessico apparentemente più limitato e meno vistoso, per nutrire di nuova sostanza verbale l’immaginario; e di un immaginario, ricostruito su nuove basi, la stessa sostanza verbale che lo esplicita e lo comunica. E infatti, “c’è bisogno piuttosto di bocche che sappiano che dire / di lingue che sappiano come soffrire di lettere di fuoco / che sale sappiano mettere sulla coda del male”.

    *

    Si apre a nuove prospettive anche la “dimensione utopica”, già implicita, come un marchio di fabbrica, nella sua produzione. La “novità” (magari la colgo solo io) è in quella che chiamerei una “accentuazione” degli elementi blochiani presenti nei testi poetici. A partire, comunque, da una (consapevole, personale) ridefinizione del “tempo storico”. Negli “Short Cuts”, la dimensione temporale, piuttosto che espandersi, trascinando e dilatando all’infinito la componente utopica, si contrae, a volte vertiginosamente, in un presente visto come unicum di elaborazione progettuale, non più affidata alla “lunga durata” dei possibili, ma tutta giocata come “oltranza utopica concreta” nell’hic et nunc della contingenza storica con la quale, antagonisticamente, ci si confronta. Non ho tempo per cercare ora altri testi e per delineare, in base ad essi, l’argomentazione complessiva che si può intuire, ma credo di non essere molto lontano dalle precise intenzioni dell’autore.

    *

    Un ultimo (ma non ultimo) elemento. L’utilizzo di strumenti e di mezzi espressivi differenziati (parole, musica, immagini), che da sempre accompagna la sua scrittura poetica, risulta ultimamente più raffinato e teoricamente fondato, tanto che i testi ne risentono in maniera fortemente connotata. Sto solo dicendo che “dizione”, impostazione vocale e scelta sonora non sono più, soltanto, elementi che definiscono un “contesto”, quello finalizzato unicamente alla “performatività” dei testi, ma sono diventati, senza soluzione di continuità, parte essenziale dell’opera stessa, segmenti di un “epos in fieri” i cui confini netti sfuggono (per fortuna) al controllo totale dell’autore. Segno di una ulteriore apertura e della validità, anche dal punto di vista dello studio e dei fondamenti teorici, di questo inesauribile “esperire”.

    *

    Il punto nodale (uno dei) dunque, dove si gioca il parallelo e la differenza possibile tra le due poetiche? Eccolo: da una parte, una corporeità viva che, scrivendo, traccia il profilo e la materialità del suo farsi parola, segno scritto, storico; dall’altra, una parola che sa, da sempre, a prescindere dalle forme in cui il “vivente” storicamente si dà, la trada per definire il sembiante di un corpo che può anche non appartenergli.

    fm

    Luigi, qualora queste succinte note (che prima o poi cercherò di sviluppare in modo meno aleatorio),contengano (troppe) cazzate, ho sempre un alibi che mi ripara dalla prevedibile caterva di insulti e ortaggi: posso sempre dire, ad esempio, che “fm” non sono io, cioè non sono “colui che voi credete io sia”.

    Amen.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-20 13:34:52|

    Scrivo qui delle note senza nessuna presunzione di linearità del discorso, solo un ragionare a voce alta, digitando sulla tastiera e avendo cura di evitare di ripetere ciò che è stato già ampiamente detto. Mi ero ripromesso, durante l’estate, di ritornare, per un mio personale interesse, sulla riedizione di “Baldus”, a partire da alcune suggestioni colte nello studio introduttivo di Massimo Rizzante (veramente un gran lavoro). Mi si aggiunge, ora, grazie a questo post, un’ipotesi alla quale non avevo nemmeno lontanamente pensato: quella di una lettura in parallelo di Voce e De Angelis. Butto lì qualche considerazione, lasciando volutamente sullo sfondo l’ultima produzione di De Angelis, sulla quale molto, e molto in profondità, si è scritto in questo thread.

    *

    Lello Voce utilizza la poesia come chi armeggia con chiavi e strumenti di lava, incandescenti; li forgia in forme sempre nuove, metamorfiche, ma li utilizza, sostanzialmente, come cunei ermeneutici, mai neutri o fini a se stessi, per scalfire la superficie e il volto di un reale che si dà come grumo irrisolto di contraddizioni: cioè orientati a un canto che, prima ancora di essere scelta politica di campo ben definita, è “sapienza” di un dettato civile dove libertà e speranza si rovesciano l’uno nell’altro, fino a rendersi indistinguibili, in ogni componimento. L’impossibilità di rendere alla poesia una neutralità che non le appartiene, per la sua innata vocazione alla rivolta (e in ciò si definisce la natura eminentemente “etica” dei suoi scritti, di un’etica che definirei di ascendenza chariana, che sempre richiama il poeta alla sua missione di opposizione e di denuncia del presente), si traduce in una prassi di scrittura, inoppugnabilmente attestata dai suoi lavori (faccio rientrare nel termine non solo la pagina scritta, ma anche i materiali musicali e la scelta dei registri vocali più adatti alla loro partecipazione diffusa, orale), dove l’interpretazione della storicità nella quale siamo immersi è sempre una proiezione all’oltranza, a un superamento che si declina in termini e in progetto di utopia, palese o dissimulata che sia.

    Qui, a mio modo di vedere, sta la differenza sostanziale rispetto ad altri percorsi di ricerca nati più o meno negli stessi anni, a cominciare da quello di cui De Angelis rappresenta, emblematicamente, la punta più alta. Quello che manca, in quest’ultima prospettiva, non è il “reale storico” o la sua ricezione e ridefinizione in chiave di contraddizione; ma è preminente, invece, la tendenza a pacificare, o ad allontanare sullo sfondo, i contrasti, relegando lo “scontro” a livello di conflitto interiore, rispetto al quale il “paesaggio” non si fa storia, vicenda concreta degli uomini, ma scenario impassibile dove si giocano enigmi, vicende e proiezioni affatto personali, riguardate nel crogiuolo di passioni di un io che tende non a storicizzarsi, ma a eternarsi e a porsi come soggetto universale, simbolo buono per tutte le stagioni. Dal mio punto di vista, l’analisi di Zublena in “Parola Plurale” rimane uno degli inquadramenti migliori e più esaustivi di questo percorso. E il problema del condividerla o meno, questa prassi di scrittura e questa poetica, la banalità del piace o non piace, rimane questione assolutamente marginale (Sinicco in hoc docet).

    Un altro elemento di forte differenziazione è quello che si dà nell’utilizzo della “memoria”, storica o individuale, e negli effetti della sua “persistenza” nel corpus poetico dei due autori: in Voce è movimento e produzione di senso, spendibile nel “qui e ora”, è sostanzialmente “progetto”, alternativa; in De Angelis è sempre “paradigma”, ipostasi di universale significazione di ogni detto. Ma il discorso andrebbe approfondito con ben altri strumenti e letture comparate, piuttosto che con una nota di commento che vuole solo porre il problema, lo snodo di un possibile confronto. Il fine dovrebbe sempre essere, in questi casi, nient’altro che vedere in che modo, da una stessa “tradizione”, nell’accezione che Padua dà al termine, anche se recepita e utilizzata in modi affatto differenti, si diramano poetiche e percorsi specularmene contrapposti e rovesciati. Quello che manca, secondo me, è uno studio serio, condotto con rigore di analisi, del “versante in ombra”, quello che non gode né dei favori della critica accademica né della visibilità delle riviste di grido e dell’editoria che conta: quello che oggi affida all’oralità e alla trasmissione “per contrasto” la sua ragion d’essere. Fino a quando ciò non sarà fatto (molti giovani studiosi, parlo di quelli ancora “non compromessi”, sembrano però poco interessati o in tutt’altre faccende affaccendati: basta vedere il quasi assoluto disinteresse in cui è passata la riedizione di “Baldus”, fino a questo momento un’occasione irripetibile “tragicamente” sprecata), fintanto che il gap non sarà colmato, il quadro degli sviluppi della letteratura poetica dell’ultimo trentennio rimarrà incompleto e l’attraversamento, “necessario”, “critico”, “dialettico” delle logiche novecentesche, rimandato a data da destinarsi. Gli effetti? Ancora più devastanti di quelli di oggi: il proliferare di epigoni (inutili e dannosi a sé e agli altri) e di studi (inutili rimasticazioni del già digerito) in un campo; la più totale marginalità e rimozione nell’altro.

    *

    Sperando di poterci ritornare con più calma, con altre considerazioni, magari in serata (ma sono semisommerso da una marea di “casi” e “casini”), anche per avere il conforto o la smentita dell’autore su una mia interpretazione della sua ultima produzione, ricopio quanto avevo scritto, di getto, qui su Absolute, subito dopo la mia prima lettura di “La rosa e la voce”, che ritengo, “anche”, una sorta di manifesto, la traccia di un’impercettibile “svolta”.

    “Nel suo storicissimo, dolente fluire; nella sua dolce urlata cadenza di acqua che assalta scogli insensibili all’onda; nel suo furore trattenuto a fior di pelle, come la spina trattiene il morso e il volo; nel suo recitato scandito, sillabato, quasi una laica preghiera cantata sulle/dalle rovine del presente - il testo mi sembra elevarsi (con una consapevolezza tutta sua, che sembra sottrarsi, fuggire al controllo della voce) a perenne, metastorica dichiarazione di intenti, di consapevolezza e mistero, di poetica. ("...una voce è soltanto una croce di sangue graffiata sul timpano fulminato...")”.

    Buona giornata a tutti.

    fm


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-20 00:01:58|di luigi

    Caro Francesco,
    ti ringrazio, anche se davvero penso di averne "sparate". A parte ciò, concordo con te: La rosa e la voce è un testo bellissimo, al pari degli altri testi/pezzi nuovi di Lello. Mi piacerebbe, se hai tempo, che mettessi tu in luce quei groppi e nodi sottesi di cui parli (e che sento anch’io). E pure mi piacerebbe - per non andare troppo fuori tema - che cercassi di annodarli con alcuni tartari deangelisiani, nell’ardimentoso intento di continuare la comparazione tra questi due autori...

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 21:48:51|

    Luigi, io mi son copiati tutti i tuoi commenti. Altro che cazzate! La tua analisi al n.65, ad esempio, la trovo, dal mio punto di osservazione, estremamente convincente. Io avrei solo scavato un po’ più a fondo, per quanto riguarda Lello, in un testo come "La rosa e la voce" (splendido), che, al di là del suo valore in assoluto, contiene, sottotraccia, il tentativo di riannodare parecchi fili, alcuni anche molto antichi, in una sintesi per molti aspetti "nuova". E’ una mia lettura, s’intende (dando per scontato che sono d’accordo sulla sostanza complessiva dell’itinerario "esplorativo" che hai tracciato).

    fm


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 20:40:01|di luigi


    Silvia,
    dici: che Cucchi l’abbia preso, il De Angelis, ad esempio e "maestro" la dice lunga - la dice lunga, pardon, su che cosa? Il fatto che Cucchi stimi ("a maestro" mi pare eccessivo) De Angelis, fa del secondo un poeta degno di stima universale? Mah...

    Orfico=superato: chi l’ha mai detto, qui?

    Sulla questione della chiave - fornirla/non fornirla al lettore - non sono d’accordo: messa così come la metti tu, i poeti si dividerebbero tra dispensatori di verità e certezze & spacciatori di dubbi e misteri... again, forgive me: mah!


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 20:30:16|di Luigi Nacci

    Caro Lello,

    da lettore, mi permetto di dissentire. Credo cioè che la tossicità (che preferisco a tossicodipendenza) sia una buona cartina di tornasole: mentre in De Angelis è, in accordo con Stefano, “metafora della vita che pulsa”, occasionale ostia della dannazione che conferisce al gesto sacerdotale una maggiore tragicità, nella tua scrittura la tossicità è elemento naturale, cotidie anti-tragico, come aria impregna ogni corpo e ogni voce, perché prima erano i tempi di “quando Pasolini era un ricchione Balestrini un terrorista”, e “fascisti alla porta”, “chiavi inglesi e noi sporti fuori bordo a vomitare” (Rap di fine secolo), e oggi tutto s’annerisce, “nera la bocca i denti nere le labbra nella cianosi decisiva salto al buio”, “respiro incartapecorito e sporco” (lai del ragionare caotico). In De Angelis la tossicità è incandescenza/concentrato di materia (in lui più nel senso di mater, in te di particle of matter), fa lievitare/levitare la sensazione di vertigine, il vortice delle analogie e dei salti logici, eccezione ascensionale (Tommaso Lisa dice: “allucinazione sintetica/sinestetica”), come nel caso di chi sfida i suicidi accanto al letto e le pastiglie che cadono dalle mani e dice che l’isola sarà guardata nella sua bellezza (L’isola sarà guardata nella sua bellezza), o la fuoriuscita del liquido delicatissimo dalla bocca a cui segue l’immagine della canoa verso l’isola corallina (T.S.) o il sangue in piena che tace (Se un urlo ha visto), o la goccia che diviene “unica sostanza esterrefatta, un fervore di secoli” (Anno), oppure: “ogni nudità s’ingrandiva, il sangue era lucente, la vita era viva” (Luogo intero); in te invece è materia che si scioglie, si fa liquido e fumo, per configgersi o spandersi nelle cose in tensione, nelle fratture che venano i conflitti. Come dice Guglielmi a proposito de Il Cristo elettrico, usi “un linguaggio armato contro se stesso, sempre pronto a dirottare in devianze proibite, a annegarsi in eccessi sintattici, a infettarsi di ogni sorta di virus”: allora la tossicità è oxygen nella tua scrittura, permette la creolizzazione infettiva delle lingue e dei linguaggi, getta gli sguardi in scenari di marginalità, alza (giacché da più giù veniamo, dalla terra) rabelaisianamente le nostre esistenze all’altezza che loro competono, in uno spazio di "fisicità esasperata" (Ottonieri dixit). In De Angelis la tossicità euforizza la parola proveniente dal basso (dal mare junghiano) per schizzare (sempre più leggera) nell’Assoluto; in te l’euforia e la sonnolenza/catalessi coesistono fuse come in una colata di lava/sperma che schizza in tutte le direzioni: “sono un fosso strozzato”, “la posa del caffè sul fondo della tazzina” e poi di colpo "sono morfina polverina scintillante", “una mosca che ronza e non si posa” – ti posi e ti riposi e riscatti e ti abbatti senza sosta, senza paura del sudore, degli umori...

    Sul timbro/colore orfico-mistico, siete indiscutibilmente lontani tu e De Angelis, ma qualche residuo c’è, forse, in te, e la tua affermazione - “ho fatto in modo che non fosse visibile” – mi mette la pulce nell’orecchio… ad esempio: “io venni tra gli uomini al tempo della sconfitta nell’era catodica”, “il tuo sguardo cieco verso un’altra terra la siderale vertigine del male l’ira sciocca dei negligenti l’atomo oscuro”(Shortcuts n.4), “l’abisso che lo contiene il tempo che viene” (Shorcuts n. 3), “questo silenzio che fa risuonare la voce di quest’onda” (La rosa e la voce). Ma forse ho scelto gli esempi sbagliati. Lello, se dici che hai fatto in modo che non fossero visibili, significa che delle spinte in quella direzione ci sono - mi piacerebbe approfondire, se tu hai voglia…

    (ho azzardato, spero di non aver sparato troppe cazzate!)

    Luigi


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 17:21:34|

    Caro Luigi

    la tossicodipendenza non ha alcun ruolo nella distanza che separa la mia poetica da quella di De Angelis. la differenza è assolutamente ’formale’ e ’politica’ e affonda le sue radici nel 900, in ciò che ciascuno di noi ritiene importante o meno del Moderno.

    Per quanto riguarda la mia prosa, il tema è evidente, nella mia poesia, che è tutto tranne che ’orfico-mistica’ il tema forse c’è ma ho fatto in modo (ad evitare equivoci alla ’Bellezza’ o alla ’Pasolini’) che non fosse visibile.

    In linea generale ciò che penso è ciò che Aldo Nove disse recensendo un mio romanzo. «l’intellettuale, giù dal suo latarino, è un tossico che si guarda morire». De Angelis compreso.

    Lello Voce


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 17:20:47|di silvia molesini

    Guarda Luigi, che Cucchi l’abbia preso, il De Angelis, ad esempio e "maestro" la dice lunga.

    Non voglio imbarcarmi sull’interessantissima nave dell’orfismo, che se Campana avesse in qualche modo dato il contributo che poteva, anche a livello pedagogico, alla poesia italiana non saremmo qui a parlarne come di una tara ma piuttosto come di una, diceva Padua, tradizione. Voglio dire , dei maledetti simbolisti francesi stiamo ancora salmodiando, e ci hanno sconquassato i sogni, Campana è orfico e quindi superato?

    MA: Cucchi non è orfico e De Angelis, se lo è, lo è per sbaglio. Io, nel mio piccolo, li ho classificati entrambi tra i "rinascimentali". Dove, Saba è troppo reattivo e appartiene al mondo sconquassato dalle guerre per entrarci, le cose vengono codificate e definite con la razionalità di chi ha studiato la geometria umana, dopo le guerre e dopo le restaurazioni varie (Roberta diceva qualcosa a proposito).

    Sulla chiave de "L’idea centrale": nessun ermetico lascia chiavi di apertura. Spesso non le conosce manco lui. Chi sa darti la chiave ( e te la fa cercare) è un umanista, un amante delle questioni antropologiche che ha già capito qualcosa di quello che sta dicendo. Un Dante, un Machiavelli, un Parini, un Foscolo, un Manzoni...temo che soltanto gli orfici, o chi per loro, abbiano saputo non lasciarle, queste chiavi.

    Per me è un gran principio di bellezza e libertà (non avere chiavi), domando ai poeti dubbi e quando De Angelis me li da (abbiamo visto, incostantemente), invocando una improbabile madonna degli insonni, lo ringrazio.


    http://silviamolesini.splinder.com

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 17:18:35|di gugl
    secondo me è, al tempo stesso, metafora della vita che pulsa, ma anche racconto autobiografico che - per i suoi cortocircuiti interni (leggi autocensure) - preferisce mascherarsi nella scheggia ermetica. In un certo senso, questa scheggia, recuperando la tradizione colta, normalizza un conflitto io-mondo che ha invece una natura selvatica, dirompente e probabilmente dannosa per lo stesso poeta (come dicevo qualche post fa)

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 16:32:59|di luigi

    ok, stefano, adesso è charo. e ti chiedo: secondo te, all’interno della trama testuale deangelisiana, la metafora della tossicodipendenza, che funzione e che peso ha?

    (mi piacerebbe che anche lello rispondesse a questa domanda, magari facendo notare le differenze e le distanze dalla propria poetica)

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 16:12:06|di gugl
    luigi, la tossicodipendenza è scritta nei suoi testi, non ne facevo una bandiera superficiale. ovvio che le medaglie non fanno la poesia. e ovvio che ci vuole la stoffa, altrimenti carcere guerra, eroina non diventano poesia.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 13:07:42|di Adriano Padua

    visto che nessuno c’è ancora riuscito se volete posso insultare io nacci e mandare in vacca questa interessante discussione. La tradizione è la cosa più importante secondo me. :-)

    PS. continuo a leggervi, ci vuole tempo, attendendo istruzioni. grazie a luigi e a tutti gli intervenuti


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 10:38:29|di luigi


    Cara Silvia,
    graze per la glossa. Ma non fai che confermare quanto pensassi; nonostante ciò, la tua lettura mi ha aiutato ad approfondire il punto di vista di chi gode del testo di De Angelis. Il godimento, correggimi/correggetemi se erro, sta anche nell’intuire la chiave del testo. Lo dici tu stessa: quando indivudui l’idea dentrale, oplà, eccola, la chiave. L’apertura del tabernacolo: De Angelis te lo indica, o ti fa annusare da lontano l’odore dell’ostia (che non c’è, in realtà), ma ti lascia anche completamente solo e scombussolato all’ingresso della chiesa (sconsacrata). Ed è per me apparentabile (con le pinze, per carità, le pinze!) alla gioia fulminea del risolutore di rebus. Sbaglio a dire che la poesia in questione (L’idea centrale) è ermetica? Tu Silvia dici che è una poesia delle più lineari. Libera di pensarlo, ma proviamo a istituire dei paragoni, solo per stabilire le scale di linearità: se L’idea centrale è lineare, Città vecchia di Saba cos’è?

    per Stefano:
    intendevo intoccabile criticamente, non mi riferivo a De Angelis uomo/autore. Ti chiedo, però: a chi legge o cerca di leggere criticamente un testo, cosa importa che in vita De Angelis sia stato tossicodipendente? (en passant: c’è un giovane poeta, di cui ora mi sfugge il nome, scoperto da De Angelis, che è in carcere, a Milano; la cosa bella è che nelle sue note biografiche, almeno quelle che ho visto io, non c’è alcun riferimento alla sua condizione).

    per Martino:
    c’ho ripensato a quello che hai detto, hai ragione: Biografia sommaria poteva chiudere il ciclo. Tema d’addio è il frutto di un’urgenza (grande, più grande delle urgenze precedenti). Da sincero lettore di De Angelis quale sei, ti chiedo: secondo te pubblicherà ancora?


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 10:37:04|

    Bella discussione.

    Dico solo 2 cose:

    1) che sottoscrivo ogni riga di quanto scritto da Nacci (e da Manacorda)

    2) Urca, la tossicodipendenza è drammatica! Vero! Mi iscrivo al club, ne ho i titoli, vuoi vedere che alla fine io e Milo diventiamo colleghi di poetica?

    lv


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 08:49:08|di Alessandro Ansuini

    Ricordo che rincorsi de angelis al festival di mantova, qualcosa come due anni fa, per un’intervista in strada, all’uscita della visione di un cortometraggio russo. Mi sembrò una brava persona. I suoi testi non mi entusiasmano e sentirlo leggere è deprimente. Infine su categorie, catalogazioni e consegne alla storia non mi esprimo perché sono questioni da critici, e se i critici dicono che de angelis è questo o quello sarà vero per forza, perché i critici fanno questo. Chiedo venia per non aver contribuito in maniera costruttiva a questa interessante conversazione. (senza ironia)

    A


    http://www.zeroola.splinder.com

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 08:29:33|di Martino

    Se ti togliamo ciò che non è tuo / non ti rimane niente, oltre ad aprire una dialettica ossimorica tra proprio e altro da sé, innestando la ragione del proprio sé fuori di sé (non è in te, ma se te lo togliamo non rimane niente), esprime meravigliosamente il rapporto tra ente ed essere. L’essere trascende l’ente eppure l’ente, senza di esso, non è. L’essere non è dell’ente, eppure è nell’ente e l’ente, senza essere l’essere, anzi essendo assolutamente altro, altro non è che essere. Il tutto sotto la metafora clinica...

    Secondo me è una bellissima poesia, con una sintesi e una concentrazione di sensi veramente fuori dall’ordinario. Da frammento presocratico. Certo, si sente il milieu heideggeriano di quegli anni, ma quanto assorbito, quanto passato al setaccio dei sensi e della vita, rispetto a tutti i filosofemi dell’epoca (fosse finita!).


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 07:54:12|di gugl

    hai ragione, Luigi, non sono da contrapporre nel senso che "orfismo" è il metodo, l’"adesione" è lo sfondo tematico. Questo metodo attraversa il novecento, così come il suo opposto, ossia lo sguardo lucido alla Magrelli.

    infine, e credo sia la cosa che più conta, c’è la biografia. quella di De Angelis è drammatica (la tossicodipendenza è drammatica).

    Allora: tieni insieme biografia, metodo, sfondo tematico e stile (che è alto) e ne esce una poesia che non può essere ignorata. Forse la parola sbagliata è "intoccabile", che si addice più a chi ha un potere mafioso, piuttosto che ad un poeta mite come De Angelis (poco importa, qui, se dentro di lui c’è una polveriera pronta a far saltare il mondo, alla Zeno Cosini)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 01:33:59|di silvia molesini

    Riprendo, come l’hai proposta Luigi, L’idea centrale.

    E’ venuta in mente (ma per caso, per l’odore

    di alcool e le bende)

    questo darsi da fare premuroso

    nonostante.

    E ancora, davanti a tutti, si sceglieva

    tra le azioni e il loro senso.

    ma per caso.

    Esseri dispotici regalavano il centro

    distrattamente, con una radiografia,

    e in sogno padroni minacciosi

    sibilanti:

    "se ti togliamo ciò che non è tuo

    non ti rimane niente".

    Questo è il testo che apre Somiglianze (con un titolo importante, rivelatore), dici. L’hai divisa in sequenze, in italico le mie osservazioni.

    1) odore di alcool e bende: e’ venuta in mente l’idea centrale

    2) premura (nonostante): questo darsi da fare impediva che venisse in mente

    3)scelta (casuale): no, non casuale, si continuava a darsi da fare, a scegliere tra le azioni e il loro senso, senza dar loro un ordine corrispondente all’idea centrale in modo che non venisse in mente.

    4) esseri dispotici e distratti donano un centro con una radiografia: sembra che tutto debba concentrarsi lì, ma sembra solo perché l’idea centrale sta altrove

    5) padroni in sogno minacciano di togliere qualcosa: che non è tuo, togliere qualcosa che non è tuo significa che ti mancherà due volte.

    Qui c’è anche una teoria sul niente: quello che ti mancherà due volte.

    Le somiglianze, le analogie, i nessi logici che a te paiono mancare sono completamente intatti, e addirittura soffocanti, quando individui il soggetto, l’idea centrale, la chiave di lettura dell’intero testo. Lei morirà?

    Non parlerei nemmeno di ermetismo. Questa è solo poesia, delle più lineari.


    http://silviamolesini.splinder.com

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-19 00:15:59|

    Luigi, ho scoperto relativamente tardi, almeno rispetto alla messe e alla mole di commenti, il tuo post: non farei altro che ribadire l’accordo o il disaccordo con qualcuno che già si è espresso molto meglio di quanto farei io.

    Ecco, per darti un’idea, cerco di costruire un viridarium: il terreno è costituito dal materiale complessivo della tua argomentazione critica; al centro pianto la sintesi di Stefano (apertissima, nonostante il carattere apparentemente assertivo); innaffio il tutto con alcune intuizioni (e deduzioni) baldiane; calo sul paesaggio il colore e l’atmosfera dei primi commenti di GiusCo; e lascio la pupilla di Sinicco a inquadrare il tutto.

    Non so se l’ho resa, l’idea. Nel caso ciò fosse avvenuto, spero che qualcuno abbia la bontà di spiegarmela. Grazie.

    fm

    p.s.

    Ribadisco: un gran bel thread.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 23:03:16|di luigi
    Stefano,
    non penso che orfismo e felice adesione alla rovina siano da contrapporre, anzi, la suggestione aumenta percettibilmente in un paesaggio decadente composto da "mendicanti di hotel", "la taciturna della camionale", i camion "spirituali", lo "spargimento impazzito di gatti", la "parabola tra le macerie", "i capannoni dove vivono le fate" , il taxi che va "tra gli altiforni e il capogiro" (L’Oceano intorno a Milano), un "dio delle rotaie" (Forse voi), "una periferia di autocarri e brina" (La buona notte), "il battito delle tangenziali" (L’ago del ritorno) - lo dice De Angelis stesso: la sua è una poesia moderna e metropolitana squarciata da improvvisi segmenti orfici...

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 21:53:06|di gugl

    mi pare che dopo l’analisi di Baldi delle 11.21.53 sia impossibile prescindere da De Angelis. La questione dell’orfismo è un falso problema; comunque, per comprenderne la sua ripresa storica (seconda metà degli anni settanta), credo occorra andare a verificare la deriva ideologica della poesia post sessantottina.

    infine, e c’entra poco con la teoria: la cosa che mi ha sorpeso di più incontrando De Angelis è stata la sua felice adesione alla rovina, alla città di milano come città dell’archeologia industriale. io gli parlavo delle mie montagne e lui proprio non capiva. lui mi parlava delle passeggiate tra le fabbriche dismesse ed io non capivo. Più che di orfeo, bisognerebbe parlare dell’ade e della capacità che ha De Angelis di abitarlo come se fossero le verdi praterie (che lui non abiterebbe mai)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 21:00:39|di luigi

    Cara Silvia, Caro Francesco (fm - per i profani),

    visto che siete passati di qui, vi invito a dire la vostra sull’(in)toccabile! :-)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 16:07:35|di silvia molesini
    Nessuna intoccabilità, parrebbe.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 15:24:36|

    Uno dei post più interessanti degli ultimi tempi. Sto seguendo con grande interesse. Prendo (anche) qualche appunto.

    fm


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 14:51:13|di Luigi Nacci
    Caro Massimo,
    non si tratta di ripudio, ma, stando alla tua immagine, di mancato abbraccio, mancanza o fallimento che, personalmente, non vale solo per De Angelis. Non cerco abbracci leopardianamente consolatori (ma amo Leopardi, come quasi tutti), né mi interessa la poesia che batte le celesti/uterine vie della conoscenza (Zanzotto: non mi piace, ma non si può non riconoscere la sua importanza). Preferisco una poesia che proceda per abbracci-scosse, che mi scuota (Brecht, Fortini) o che mi faccia sorridere amaramente (Govoni, Palazzeschi), o che mi tenda disperatamente la mano senza darmela mai (Pavese). Non mi affascina la presunta aura della parola o di chi la pronuncia, mi affascina il meccasismo e il mondo che stanno dietro e davanti a quel testo. Conte dice che, di fronte a dei versi, lui non ha criteri di valutazione legati all’utile, alla convenienza, all’attività: sente muoversi nella parola una forza allo stato puro che lo attraversa e lo lo rende debole, una forza che può essere occultata ma che non può essere eliminata, resta sul fondo e - similmente a quanto dice De Angelis - attende solo di essere liberata. Il poeta non sarebbe che uno strumento, un corpo attraversato da oscure forze di liberazione che restituiscono il poeta al fluido originario (cfr. Giuseppe Conte, La forma del fuoco: la visione e la conoscenza della poesia, in I percorsi della nuova poesia italiana, a cura di Tomaso Kemey e Cesare Viviani, Napoli, Guida, 1980, p. 29). Questo è per me orfismo: affidamento alla magia della parola, cuneo che proveniendo da un luogo altro/sconosciuto, misteriosamente si insinuerebbe nel corpo e nella mente del poeta (il prescelto) per disvelarsi al mondo, ai poveri mortali, custodendo il segreto recondito dell’Universo, delle Origini, etc. etc. - ora l’ho banalizzata, ma il passo di Conte credo sia esemplificativo. Mi affascina il poeta-artigiano, con le gambe e i piedi piantati nella terra e nel cemento, che cesella il linguaggio, pur sapendo di essere a sua volta dal linguaggio transitato e intaccato, e l’unica stregoneria metafisica che maneggia è quella della retorica, della metrica e della stilistica.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 13:51:22|di lorenzo carlucci

    sì sì lasciamo perdere gli animaletti di guillaume... dunque per lei cosa significa orfismo?

    lc


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 13:45:51|
    (ps e poi con lei chiudo, carlucci: tanto per dire che il tema era caro al buon guillaume non solo in pittura, nell’11 - quindi prima della sua analisi di delaunay - pubblica il bestiario o cortège d’orphée: ammirate l’insigne potere / e la nobiltà della linea: e la voce che la luce fece udire / ermete trimegisto ne parla nel pimandro: la traduzione è di renzo paris e sta nel volume edito da newton compton, anno 1989, p. 48 - se non ce l’hai, fai un saltino su google, eh eh! bye)

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 13:36:51|di lorenzo carlucci

    no no non mando in vacca, per carità. speriamo che qualcuno risponda ai miei quesiti bibliografici da ignorante.

    lorenzo


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 13:30:31|di nacci
    (eh sa carlucci le notizie vere stanno su google perché qualcuno che le sapeva (magari per averle lette sui libri), ce la ha messe. se dico che anassimandro e anassimene erano dei preoscratici mi potrà dire di averlo letto su google? ah ah, com on! la prego solo di non mandare in vacca una discussione che, prima della sua solita vana frecciatina, era ben incanalata. saluti cordiali)

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 12:57:39|di lorenzo carlucci

    oh I see... http://www.guzzardi.it/arte/pagine/correnti/orfismo.html dopo la "google poetry" si inaugura il "google criticism"... Come On! ;)

    lc


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 12:50:45|di Luigi Nacci

    Apollinaire parlò di ORFISMO negli anni dieci del secolo scorso a proposito della pittura fortemente "evocativa" di Delaunay.

    Nello stesso periodo Campana scriveva Il giorno più lungo, poi divenuto Canti orfici, forse richiamandosi ad alcuni passi de I grandi Iniziati. Cenni sulla storia segreta delle religioni di Edouard Shuré (tradotto in italiano e pubblicato da Laterza nel 1906), del quale aveva parlato assieme ad altri amici bolognesi in diverse conversazioni.

    E’ da citare, come precedente all’opera campaniana, anche il Canto orfico, un testo di Bino Binazzi: poeta, saggista, talent-scout, il quale scrisse favorevolmente di Campana nel 1914, in un articolo su "Il Giornale del Mattino", e che avrebbe poi firmato la prefazione ai Canti dell’edizione vallecchiana del ’28.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 11:32:00|di lorenzo carlucci

    qualche domanda: 1) chi è stato il primo ad usare il termine "orfismo" per De Angelis? 2) per chi veniva usato in Italia, prima? 3) per chi e da chi è stato usato nella storia della critica universale? 4) ciascuno di voi, che definizione ne dà?

    a presto, lorenzo


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 11:21:53|di Massimo Baldi
    Prima di tutto mi scuso. Sono al momento al Deutsches Literatur Archiv di Marbach e non ho avuto il tempo di leggere tutti gli interventi - ne ho letti comunque una gran parte. Vorrei mettere un attimo l’accento sulla accezione di ’estetico’ che é stata usata in merito a De Angelis, giacché credo che in quella ambiguitá con cui, nell’utilizzo - pubblico! - del linguaggio, si accenna all’estetica stia il bandolo della matassa. La poesia di De Angelis é spesso pensata, di contro a quanto scritto, come una poesia del tutto in linea con quel cosiddetto ’superamento della dimensione estetica’ che la ricollega appunto all’orfismo, ovvero a quello psazio, per cosí dire, immaginario, in cui la parola si fa imediatamente magica (e dunque, per lo piú, esoterico/iniziatica), capace cioé - per il semplice fatto di reinnescare un altro meccanismo quasi-comunicativo, una "funzione poetica (Jakobson), e di porre in movimento e in evidenza "l’archivio di somiglianze immateriali della lingua" (Benjamin) - capace cioé, dicevo, di annientare d’un balzo ogni solitudine della lingua, e ogni nostalgia delle cose, cosicché le forme del linguaggio, porprio articolandosi, si annientino lasciando trasparire la ’vera essenza’ del reale. Questa per me é una panzana (anche se in parte per cosí dire ’mette in scena’ ció che davvero succede con la poesia) - ragion per cui non amo alcuna poesia deangelisiana, e ragon per cui,e mi spiego subito, considero anch’io Milo De Angelis la voce piú alta della poesia attuale (l’altro mio prediletto, stupirá, é De Signoribus, per ragioni in ultima istanza simili a quelle che mi fanno amare i versi di De Angelis). Non credo che nella poesia di Milo De Angelis quello ’vallo’ estetico sia annientato, credo piuttosto che, come in Celan, come in Rimbaud, come in Campana, quel vallo, quel ’cosí e cosí’ della lingua sia del tutto inghiottito dalla versificazione, cosí da esserle in ultima istanza interno, e cosí da essere percepito ocme sempre da capo reinventato, o quantomeno reinnescato. In altre parole, credo esistano in De Angelis ben determinati meccanismi analogici - alcuni controllati dal poeta, altri no, ma comunque tutti controllabili dal lettore - e che si dia nella sua poesia una articolatissima Stimmung, percettiva prima che linguistica, in cui la parola ha simultaneamente (il che non significa ’identitariamente’) il peso specifico di un lemma referenziale e di un percetto. Da qui l’immediata fascinazione (che io, Luigi, credo tu ripudi per una sorta di, pur legittima, resistenza critica, col concorso, forse, di una aspettativa culturale/formativa), e il carattere , direi, di ’abbraccio’ che la poesia di De Angelis cotninuamente sfodera. Il fatto del suo consenso dici... mah, sono un po’ imbarazzato a parlarne... faccio sicuramente parte, pur con la mia acerbissima opera, di quelli che si sono molto nutriti dell’opera di De Angelis, e questo é avvenuto piú o meno spontanemanete, e certo comunque ritrarsi dal proprio ’compito critico’ con la scusante della spontaneitá non é il massimo... il fatto é che seguendo, mutatis mutandi, l’analogia con Celan (il poeta su cui lavoro), vedo che é avvenuto qualcosa di simile... Celan ha ridisegnato e sconvolto il rapporto non solo tra lingua e referente (questo l’avevano giá fatto, in Germania, almeno Hölderlin e Rilke), ma anche tra lingua ed emotivitá, tra lingua ed espressivitá, tra lingua e persuasione, cosí da svuotare ogni lemma e da costringere il lettore a ’percorrere’, a ’esperire’ la crosta della parola sempre nuovamente daccapo. Con De Angelis, su un altro piano, avviene qualcosa di simile, e quest’altro piano é, a mio parere, il piano percettivo, che in ’Somiglanze’ viene del tutto elaborato (non annientato), passato ad un continuo contrappello, non dá mai ragione di sé ma con lo ’scatto’ successivo (De Angelis stesso parla della sua procedura scrittoria come di uno scrivere per scatti) é come se quella ragione venisse invocata... insomma, finisco col citare Kant, parafrasando: si é in quel confine - estetico!!!! - in cui non si puó piú conoscere, né si puó legiferare, né - aggiunta antiorfica - ci si puó abbandonare... in quella soglia ci si puó solo ORIENTARE... questo, credo, rende la poesia di De Angelis cosí a-categorialmente amata... che lui come individuo sia inoltre piuttosto affascinante... sai, io l’ho trovato cosí, ma io l’ho da subito percepito nello ’strascico’ delle sue scritture.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 10:39:49|di Luigi Nacci
    Ancora sull’orfismo - riporto la recensione di Andrea Cortellessa a Tema dell’Addio, uscita un paio d’anni fa su "Il Manifesto":


    Milo De Angelis, Orfeo lombardo

    È questo il primo, vero libro «orfico» di De Angelis, di un orfismo però in negativo, in cui la parola, schiacciante necessità e insieme scacco, è sempre insufficiente: come le cure mediche che non sono riuscite a richiamare in vita la moglie del poeta.

    Da sempre la poesia di Milo De Angelis possiede la misteriosa proprietà di apparire, a un tempo, inattesa e necessaria. La sua irruzione, a metà degli anni settanta, segnò la più traumatica discontinuità col visibilismo oggettuale lombardo, lo sperimentalismo realistico di «Officina», la gestualità intellettuale della neoavanguardia: tutti d’accordo nel liquidare l’obscurisme post-simbolista dell’ermetismo fiorentino come l’attrezzo più impresentabile d’un Novecento precocemente invecchiato. Figurarsi quanto potesse apparire eversiva una parola - come quella di De Angelis - che riattizzava l’incendio dell’analogismo puro, della verticalizzazione più esilarante. Non stupisce che si guadagnasse, più che lettori, un manipolo di fanatici. Ma la sua assoluta alterità non era solo diacronica. Mentre altri si reincantavano dell’io» che la neoavanguardia (almeno nei programmi) aveva «ridotto», la poesia di Somiglianze e dei tre libri seguenti non lasciava margini ad alcuna indulgenza narcisistica. Nel saggio Poesia e destino De Angelis si poneva agli antipodi rispetto all’orfismo, fumosa categoria alla quale sùbito la sua poesia era stata ricondotta. Perentoria la sua definizione di Rimbaud e Campana (phares, certo, altamente indiziati) come «due tra le posizioni più matematiche del furore mediterraneo». Perentorietà: ecco una categoria-chiave di questa poesia (che forse spiega la contrastata passione, per essa, di Franco Fortini). Dove la metafora matematica’ traduce il proprio stesso inconfondibile «tono tra gnomico e iussivo, che contrassegna - ha scritto Paolo Zublena - «l’inesorabilità del fato». È la morsa spietata dell’ananke a guidare questa parola: verso un approdo che è, infatti, inequivocabilmente tragico.Questi caratteri disegnano una figura d’indubbio rilievo storico. Eppure, con tutta l’ammirazione per il talento dispiegato in quei primi libri, quel De Angelis non mi ha mai convinto del tutto. È stato detto (da Giovanni Raboni) che nella sua scrittura albergava, più che una sintesi, un cozzare continuo tra sospensione del senso e «ricerca di una folta e dolente concretezza espressiva: «contrappesi terrestri» alla sua «ardita e a volte (per rastremazione o accelerazione) inafferrabile tensione analogica». Verissimo. Ma mi appariva deontologicamente ingiustificato, per così dire, che determinati catalizzatori di senso venissero ostinatamente celati, per essere offerti solo all’esterno del testo: pratica ’esoterica’, alla lettera, cara all’ermetismo di tutte le epoche e latitudini. Penso per esempio, in Somiglianze, a un episodio come «T.S.»: fuga a ritroso nel tempo nella quale si susseguono immagini di bruciante bellezza. Ma tutto acquista senso "narrativo" (fra molte virgolette) solo una volta che si sappia che quella sigla va sciolta in «Tentato Suicidio».Segnano una soluzione di continuità i due ultimi libri, Biografia sommaria del ’99 e questo Tema dell’addio («Specchio» Mondadori, pp. 85, ÷ 9,40). Nei due titoli occorrono termini - biografia, tema - che alludono proprio a una qualche forma di narratività, denotata anche dai tempi verbali: mentre nei primi libri prevaleva il presente assoluto (con lampeggiamenti di futuro apocalittico’), negli ultimi due si fa strada la più sfumata tavolozza dei passati e, in particolare, dell’imperfetto. Tuttavia sarebbe un errore interpretare tale svolta del respiro nella chiave d’un memorialismo chiarista’, à la page. La forza di questi componimenti (soprattutto nella prima e folgorante, ma anche nelle altre cinque sezioni dell’ultimo libro, troviamo una decina fra le poesie più belle degli ultimi anni) continua a consistere nell’arduo equilibrio tra figuratività (ispessita col ricorso alla toponomastica lombarda e al «paesaggio che fu di Sironi») e suo contrario. «Abbiamo visto laperto e il nascosto di un attimo», recita un verso del primo componimento: ed è una sigla che vale per tutto De Angelis (per questo appaiono maiuscoli i suoi versi più lunghi, nei quali i due versanti hanno modo di congiungersi, sprizzando scintille; mentre quelli più brevi tornano, talora, a posture vaticinanti).La vera novità del libro è nel «tema» enunciato nel titolo. L’addio è quello dato alla fine del 2003 alla moglie, la poetessa Giovanna Sicari. S’intuisce che alcuni testi siano stati scritti prima, forse durante il terribile decorso del male, ma la brutalità del dato (ribadito dalla dedica «a Giovanna») non può che ingiungere la lettura dell’intero libro alla nera luce del lutto. Proprio questa, in ogni caso, cambia la prospettiva di De Angelis. Specie nella prima sezione martellano il verso ossessivi indicatori di realtà, applicati con lancinante volontà ’documentaria’ a segmenti sovrilluminati della biografia condivisa («È avvenuto, certamente / è avvenuto»; «C’è stato un compleanno, all’inizio, certamente. / [...] C’è stato, quello c’è stato»; «Il luogo era quello. Era lì / che stavi morendo»). Questa percussività dell’Erlebnis adotta lo strumento dell’iterazione: come nella squassante terza poesia (forse la più bella di tutte), dilacerata fra l’anafora dell’incipit, «Non è più dato», e l’eco che strangola gli ultimi quattro versi: «Non è più dato. Uno solo è il tempo, una sola / la morte, poche le ossessioni, poche / le notti d’amore, pochi i baci, poche le strade / che portano fuori di noi, poche le poesie».Così, en abîme, i singoli componimenti riproducono la funzione strutturante del «tema»: cioè la sua tendenza a saturare tutti i luoghi del libro, a ricondurli a un’unica chiave (interna, dunque, oltre che esterna). La spietata letteralità della morte colma il verso, lo satura delle sue lucenti stimmate negative (Non è più dato... Non c’era più tempo...). Viene da pensare a Campana, all’incanto allucinatorio dei Canti Orfici ma soprattutto (per l’esplosivo incontro di catatonica iterazione e tragica negatività) alla terza poesia per Sibilla Aleramo («In un momento / sono sfiorite le rose / [...] le rose che non erano le nostre rose / le mie rose le sue rose». Si veda, qui, la formidabile poesia sull’asfalto di pagina 26).Allora è questo il primo, vero libro orfico di De Angelis: beninteso ove s’intenda, l’ominosa categoria (come per il Campana più essenziale), in negativo. Cioè, appunto, tragicamente. Non l’ontologia della parola ma la sua schiacciante necessità e, insieme, il suo scacco ineluttabile. È per questo che le poesie sono poche. Non nel numero, bensì in quanto costitutivamente insufficienti: nell’operazione di richiamare a sé coloro che non sono più. Poesia e cure mediche, così, si sovrappongono - ma entrambe sconfitte: «queste poesie tornano nella loro grammatica, [...] / Sono morte. Si radunano lì. Hanno sbagliato, / hanno sbagliato l’operazione»; «non si trova la via per la sorgente, ma / non si trova la vena, dio mio, non si trova». Cecidere manus. Così recita l’incredibile finale di un’altra poesia di colore stigio, daere perso (vi torna, infatti, il Leitmotiv dell’asfalto): «torna, non tornare più / qui, nella nostalgia dei viventi, torna, / non tornare, ritorna, mai, più». Il destino di Orfeo è in sé contraddittorio e insufficiente: è lui stesso che, voltandosi (come, etimologicamente, fa ogni verso...), decreta la fine del suo sogno d’onnipotenza - cioè d’eternità. Per condannarsi alla strage del tempo.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 10:24:38|di sm
    sì nacs . sono quell’ sm lì .. scusa l’abbreviazione . gli esempi concreti ce ne sono a migliaia . basta leggere i libri di milo . tutti i libri .. guardare dentro i frammenti narrativi - le intersezioni di tempo dentro uno stesso verso - la costrizione di tutto il dettato quasi sempre soltanto al tempo presente .. leggere e ripetere minuziosamente ti accorgi dell’incredibile concretezza e tensione all’estrema prossimità di questa poesia . altro che orfico .. sm

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 10:05:01|di Luigi Nacci

    caro sm (stefano massari, forse? anche se gli sm/ms potrebbero essere molti, ma dallo stile...),

    grazie dell’intervento. dici: "ho proprio la sensazione di un determinato anti-orfismo se non addirittura di un comportamento anti-metafisico (lo so è grossa ) di questa poesia" - mi potresti fare degli esempi concreti?


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 09:47:54|di sm

    non c’è una sacralizzazione di una verità, ma al limite la sacralizzazione della propria esperienza": sempre sacralizzazione è, no? Che importa se non viene messo sull’altare un assioma o un dogma, è il cerimoniale che colpisce l’occhio o l’orecchio di chi si trova d’innanzi alla celebrazione della sua poesia: una messa cantata sommessamente e sottovoce da un sacerdote che custodisce con cura maxima la chiave del tabernacolo, nonostante quest’ultimo sia vuoto, buio, gelido......

    nacs . sta tutta qui invece la grande e cruciale questione che impedisce alla poesia di milo di verticalizzarsi e estinguersi definitivamente . eccola invece puntualmente restituire il suo e il nostro tempo . spesso in ogni suo verso è il destino a parlare (il suo destino certamente - ma essendo uomo di questo tempo - noi che leggiamo riconosciamo ’atavicamente’ i segni che appartengono anche a noi e partecipiamo come in una incessante - non comandata - corale) laddove esso si pietrifica ed emette le sue sentenze - .. e il destino va interrogato ad occhi aperti .. va scavato - cercato - ascoltato .. quindi la forza centripeta di queste poesie sta tutta nella tensione dall’interno (di sé) verso l’esterno (il reale) .. è un andamento a uscire .. . credo poi che la componente orfica ci riguardi tutti .. anche quando più o meno consapevolmente la rigettiamo . è inevitabile . è nel dna . tutto sta nel misurarla con quel grado di verità che sempre chiediamo alla nostra poesia . esiste nella poesia di milo anche una tensione ’orfica’ anche una tensione ’mistico-monacale’ ma sono strumenti della voce .. e non sono assolutamente componenti primarie del senso ultimo del suo lavro . anzi .. a volte ho proprio la sensazione di un determinato anti-orfismo se non addirittura di un comportamento anti-metafisico (lo so è grossa ) di questa poesia ..

    poi .. quello che tu chiami cerimoniale altro non è che il progressivo avvicinarsi ad ogni gesto ad ogni elemento del ’reale’ - per ascoltarne e catturarne il grumo ritmico di destino - e per farlo la lingua deve potenziarsi - deve assumere una intonazione certamente rituale ma contemporaneamente anche concretissima e carnale .. e nei suoi gesti che cosa celebra? la circolarità di ogni destino ? il ritornare sempre incessante di ogni archetipo che ogni volta si reincarna in noi e ci restituisce il senso di ogni tempo umano ? .. questo e molto altro .. ma il rituale qui ha un senso antico e tragico . ognuno di noi custodisce in sé un tabernacolo - un luogo intimo e profondo - segreto e sacro dove custodiamo e celebriamo i nostri personali riti .. di ogni tipo . questo ci rende semplicemente e profonamente umani .. questo ci consente anche in seguito di condividere la nostra umanità . la poesia di milo non parla da questo tabernacolo .. ma a partire da sé - da questo tabernacolo muove . esce per andare a interrogare il destino (proprio o di tutti non ha importanza .- che tanto è uguale) .. qui io non vedo niente di orfico o neo orfico . tutt’altro . s


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-18 08:12:28|di Martino

    Simplicio, nella Fisica, a proposito di Anassagora:

    Tutte le altre [cose] hanno parte a tutto, mentre l’intelletto è alcunché di illimitato e di autocrate e a nessuna cosa è mischiato, ma è solo, lui in se stesso. Se non fosse in se stesso, ma fosse mescolato a qualcos’altro, parteciperebbe di tutte le cose, se fosse mescolato a una qualunque. Perché in ogni [cosa] c’è parte di ogni [cosa], come ho detto in quel che precede: le [cose] commiste ad esso l’impedirebbero di modo che non avrebbe potere su nessuna cosa come l’ha quand’è solo in se stesso. Perché è la piú sottile di tutte le cose e la piú pura: ha cognizione completa di tutto e il piú grande dominio e di quante [cose] hanno vita, quelle maggiori e quelle minori, su tutte ha potere l’intelletto. E sull’intera rivoluzione l’intelletto ebbe potere sí da avviarne l’inizio. E dapprima ha dato inizio a tale rivolgimento dal piccolo, e poi la rivoluzione diventa piú grande e diventerà piú grande. E le [cose] che si mescolano insieme e si separano e si dividono, tutte l’intelletto ha conosciuto. E qualunque [cosa] doveva essere e qualunque fu che ora non è, e quante adesso sono e qualunque altra sarà, tutte l’intelletto ha ordinato, anche questa rotazione in cui si rivolgono adesso gli astri, il Sole, la Luna, l’aria, l’etere che si vengono separando. [...]


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-17 23:39:45|di Luigi Nacci

    ancora sull’orfismo:

    in una (bella, lunga) recente intervista realizzata da Luigia Sorrentino, è De Angelis stesso a non smentire:

    "Diciamo che qui [in Tema dell’addio] sicuramente è stato uno sguardo orfico, uno sguardo sapiente quello che mi ha impedito di avvicinarmi a Giovanna e quindi di perderla. Poi la poesia orfica è forse Rilke, è forse Campana, è un altro mondo espressivo… ci sono dei segmenti improvvisamente orfici che si aprono anche in una poesia metropolitana e moderna come la mia".


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-17 22:54:54|di Martino

    Per sacralizzazione non intendevo l’aspetto ritualistico, cerimoniale, quanto il potenziamento, l’allontanamento e l’oggettivazione di qualcosa. In questo caso l’esperienza individuale.

    Comunque l’apertura d’occhi è progressiva da dopo Millimetri in poi ed è chiarissima in particolare in Biografia sommaria, che è - sarebbe stato, sarebbe forse anche voluto essere - un libro d’addio, una richiesta di assoluzione (a se o agli altri... non lo so nemmeno io), un congedo. Quasi un libro di penitenza. Poi è arrivato l’addio, quello vero, e una nuova necessità. Altrimenti sono sicuro che De Angelis non avrebbe scritto poesia per anni.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-17 17:36:50|di Luigi Nacci

    Effettivamente, in questo concordo con te, Martino, Tema dell’addio è un’apertura d’occhi. Si tratta di un libro (quello che preferisco tra tutti i suoi) che imprime una svolta nel percorso di De Angelis. Forse perchè qui non emergono simboli come onde anomale, sparse, distanziate, bensì un’unica grande onda, dalle sembianze umane, un corpo liquido e assente, che sta in fondo al dirupo e l’io poetante apre gli occhi per fissarlo e farcelo fissare. Quella che nelle altre raccolte mi pare una forza cieca e casuale e centrifuga, in questo libro si convoglia verso un centro: prima nel burrone c’era la Fine-Morte-Nulla, ora c’è Quella fine, Quella morte, Quel nulla - una condensazione vertigonosa.

    Invece non capisco cosa intendi quando dici che "non c’è una sacralizzazione di una verità, ma al limite la sacralizzazione della propria esperienza": sempre sacralizzazione è, no? Che importa se non viene messo sull’altare un assioma o un dogma, è il cerimoniale che colpisce l’occhio o l’orecchio di chi si trova d’innanzi alla celebrazione della sua poesia: una messa cantata sommessamente e sottovoce da un sacerdote che custodisce con cura maxima la chiave del tabernacolo, nonostante quest’ultimo sia vuoto, buio, gelido...


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-17 15:04:54|di Martino

    Adotto il botta e risposta “alla Giovenale”

    Stai dicendo che la dinamicità è data dall’andare su e giù sulle vie per la verità senza arrivare mai. Potremmo anche immaginare un cane che si morde la coda, no?

    No, non dico che la dinamicità è far su e giù, bensì dico che la dinamicità è non star seduti su una bolla di verità (positiva o negativa che sia).

    come dici che orfica è ogni domanda sui fondamenti

    non dico questa cosa anzi, se leggi bene, la contesto (se fosse così, allora sarebbe orfica anche la critica del giudizio di kant)

    egualmente ti posso ribattere dicendo che la poesia tout court, perlomeno e con maggior forza da Rimbaud in poi, è indagine e canto del soggetto centrato/scentrato/concentrato, io/Io è Altro/altro. Mentre direi che è peculiarmente deangelisiano il tema del destino. In questo forse sta primariamente il suo alone tragico.

    l’alone tragico sta nell’impossibilità, quindi sì, se vuoi, in un destino di impossibilità. Ma il “destino” è semplicemente una coscienza che espone le proprie acquisizioni a “+ infinito”, per ansia di totalità. Il tema del destino (negato o affermato in mille modi diversi) è, in fondo, io credo, il tema unico di tutta l’arte, che è sempre una proiezione metonimica, di un qualcosa per il tutto, di una propria coscienza per un valore universale. Bisogna vedere cosa si proietta...

    De Angelis attende che i simboli si compiano, si manifestino, escano dall’oscurità. A me sembra che lui stia sull’orlo del burrone e nell’attesa dell’emersione non contempli il vuoto. Ad occhi chiusi attende l’evento.

    Anche Estragone e Vladimiro attendevano l’evento. Io credo che gli occhi chiusi, in De Angelis, finché sono chiusi (nelle prime due raccolte, soprattutto in Millimetri), siano per sentire meglio, ma chiudere gli occhi per sentire meglio è cosa che possiamo fare tutti di fronte a qualsiasi musica (a meno che - come scriveva Bigongiari - non ci accontentiamo di sentire "solo gli strumenti"). La tensione rimbaudiana è innegabile ma ti scrivevo nel post precedente: arriva la coscienza critica e l’esperienza esistenziale a mettere le croci e i segni a matita blu sui sogni di Rimbaud. In particolare, Tema dell’addio, è assolutamente “una apertura di occhi”. Basta assistere a un reading di testi dal Tema per assistere a una cosa ben precisa: il dolore alza gli occhi. Chi ha il coraggio di guardarci dentro? Allora come la mettiamo? E’ profetico tenere gli occhi chiusi e attendere l’evento o alzare gli occhi e guardarci dentro?

    Come fai, Martino, a negare la componente monacale/mistica di De Angelis?

    Non la nego. Non la vedo come una risultanza medianica perché alla fine De Angelis media soltanto se stesso, quindi non media proprio niente oltre quello che media il linguaggio poetico di per sé. Per questo è poesia con P maiuscola. Non c’è una sacralizzazione di una verità, di una acquisizione universale (per cui il poeta è un medium tra gli uomini e una verità), ma al limite la sacralizzazione della propria esperienza (“Sembra di tutti questa piazza. Ma è incredibile / è mia” - cito ancora a memoria e posso sbagliare). E questo, De Angelis volente o De Angelis nolente; ma non giudico un poeta da quel che vorrebbe scrivere, né pretendo di saperlo giudicare per quel che effettivamente scrive, bensì da quello che io leggo in quel che scrive.

    P.S. Poi... scusa l’argomentazione occasionale e disordinata, ma come sai non sono uno che si mette a riflettere sistematicamente sulla poesia altrui. La sento ad occhi chiusi. :-)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-17 12:05:49|di Luigi Nacci
    Martino,
    tu dici: La sospensione del giudizio non è staticità epistemologica né tantomeno autosacralizzazione medianica. De Angelis si situa fuori completamente da ogni strada della verità. Casomai è un testimone della sconfitta di ogni "via per la verità", delle vie all’ingiù come delle vie all’insù. Stai dicendo che la dinamicità è data dall’andare su e giù sulle vie per la verità senza arrivare mai. Potremmo anche immaginare un cane che si morde la coda, no? Dici che in questo spazio su/giù o come dico io "circolare", si dispiega la discussione della centralità del soggetto, di apertura all’alterità, di dialettica tra destino individuale e teleologia non individuale che non si può dire "non morale". Va bene, ma così come dici che orfica è ogni domanda sui fondamenti, egualmente ti posso ribattere dicendo che la poesia tout court, perlomeno e con maggior forza da Rimbaud in poi, è indagine e canto del soggetto centrato/scentrato/concentrato, io/Io è Altro/altro. Mentre direi che è peculiarmente deangelisiano il tema del destino. In questo forse sta primariamente il suo alone tragico. De Angelis attende che i simboli si compiano, si manifestino, escano dall’oscurità. A me sembra che lui stia sull’orlo del burrone e nell’attesa dell’emersione non contempli il vuoto. Ad occhi chiusi attende l’evento. Di cui non è altro che un ambasciatore, e non portando pena non si preoccupa di far sì che i nessi logici (e con essi le tecniche per costruire un ponte che porti dall’altra parte, o una fune, o chiodi per attaccarsi alla parete e non precipitare, o una tenda per la notte) tengano. Come un attimo prima di morire lo attraversano flussi di immagini che a guizzi affiorano: li blocca e li traduce in scrittura. Il lettore, dice De Angelis, deve essere sprovveduto, deve abbandonarsi(fidarsi) e cogliere senza difese, abbandonare i filtri. La poesia è dunque più simile a una preghiera. Una prece senza Dio, in cui perdersi. Come fai, Martino, a negare la componente monacale/mistica di De Angelis?

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-17 11:26:53|di Luigi Nacci

    per Christian:

    a me non interessa concentrare troppo l’attenzione sul neo-orfismo, l’hanno fatto Manacorda, Cordelli e altri. Mettiamo pure da parte le categorie critiche, che spesso confondono più che aiutare a comprendere.

    Prima questione: capacità di un autore di trasformarsi, di prendere le distanze da sé. Magrelli dice che il senso profondo di una raccolta sta nella distanza dalla precedente, "nell’averla definitivamente persa di vista", a testimonianza di un "disorientamento". De Angelis invece, appoggiandosi a Pavese, dice che, attraverso la monotonia e l’ossessione si può arrivare alla trasfigurazione (non solo come mutamento di forma/voce, ma anche di sostanza: cfr. Cristo che nel suo biancore incandescente ad un tratto diviene, agli occhi dei suoi discepoli, il Sole in terra: Dio). La critica chi premia maggiormente, chiedi. Direi che si tratta di una domanda retorica. Ovviamente vincono i mono-toni, giacché vincono sempre la conservazione e lo spirito che la anima, non solo in letteratura. E’ più facile, più rassicurante, seguire un autore stanziale: non muovendosi molto dal proprio scranno, l’osservatore può analizzare con dovizia, come l’antropologo nell’ultima capanna del villaggio. Immagina se la tribù è invece nomade: anche l’antropologo - poverino - deve cambiar tenda ogni giorno, e subire i contraccolpi della luce, del clima, la dissenteria del viaggiatore, my god!

    Altra questione: perché il metamorfismo dovrebbe essere importante oggi per un autore? Eddai, me la poni su un piatto d’argento. Cito alla fonte: "è in corso un cambiamento che non tocca solo, come è accaduto più volte nella storia, le condizioni sociali e materiali del vivere, i principi nei quali una parte della collettività si riconosce. Non sta cambiando soltanto la nostra cultura o le idee che abbiamo dell’attività artistica. Si stanno trasformando invece le nostre percezioni, la nostra psiche. Sono differenti oggi gli approcci alla fantasia, proprio dentro ciascuno di noi. Pensiamo sempre più attraverso immagini, o meglio un flusso di immagini ci attraversa di continuo e soltanto una parte di queste diventa pensiero cosciente. La ragione deve continuamente confrontarsi col proprio vuoto, che è molto più difficile da sopportare dell’irrazionalismo, della montante marea superstiziosa, che appunto quel vuoto vorrebbe esorcizzare" (Fabio Doplicher, Il teatro dei poeti, Roma, CTM, 1987, p. 40; ma la teorizzazione doplicheriana della/sulla metamorfosi risale a molti anni prima). Il punto focale è: la ragione sull’orlo del precipizio, davanti alla crisi. Stare lì, a mezzo passo dal Nulla, significa inventare mille modi di non cadere, cambiare peso, velocità, postura per resistere. Metamorfosi per non cedere alle lusinghe del Nulla, né alle lusinghe dell’ossessione, che corre il rischio di diventare alla lunga rito, rito voodoo che pretende di esorizzare l’abisso. L’abisso non si strega, si osserva, e a furia di osservarlo fanno male gli occhi, allora bisogna cambiare occhi, perdere e acquistare diottrie, lenti, glaucomi...


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-17 01:33:32|di Christian Sinicco
    Mi trovo d’accordo sulla "crisi", evocata da Martino, che mi sembra riequilibri le varie interpretazioni. Aspetto quindi le tue risposte, Luigi, sulle mie osservazioni, e lancio una intervista di Matteo Danieli a De Angelis da FucineMute!

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-17 00:02:39|di Martino

    Cordelli ci dice più di se stesso che di De Angelis quando scrive che De Angelis non crede mai a un progetto ideologico, morale. L’ananché finale di De Angelis non è necessariamente una sospensione da ripiegamento orfico, sospensione "amorale", quanto magari il risultato di una crisi. Il punto di vista di Cordelli è evidente quando scrive "progetto ideologico, morale", separando ideologia e morale solo con una virgola, come se ideologia e morale fossero sinonimi. E’ lì , nel discrimine tra ideologia e morale, che si situa il progetto di De Angelis.

    La sospensione del giudizio non è staticità epistemologica né tantomeno autosacralizzazione medianica. De Angelis si situa fuori completamente da ogni strada della verità. Casomai è un testimone della sconfitta di ogni "via per la verità", delle vie all’ingiù come delle vie all’insù.

    Ci sono due distici, in "Somiglianze", che sono cardinali proprio perché disegnano uno spazio epistemologico (come direbbe Cornacchia). Cito a memoria, per cui potrei sbagliare la scansione dei versi (scusatemi).

    Il primo è "Se ti togliamo ciò che non è tuo. / Non ti rimane niente".

    "L’isola sarà guardata nella sua bellezza. / Non importa se da noi o da altri."

    Tra questi due distici si apre una epistemologia tutt’altro che statica. Si apre uno spazio di discussione della centralità del soggetto, di apertura all’alterità, di dialettica tra destino individuale e teleologia non individuale che non si può dire "non morale". Almeno come oggetto: L’oggetto è assolutamente "la morale". Sicuramente questa è poesia "non idelogica", ma morale, moralissima e non necessariamente orfica. A meno che non si voglia considerare orfica ogni interrogazione che punti alle "cose prime" (o ultime, che dir si voglia: tanto - queste sì - sono le stesse). Ma allora è orfico anche Wittgenstein, che - a dirla tutti - mi sembra il pensatore in assoluto più presente in De Angelis: chiaramente un convitato non riconosciuto, un guastafeste nell’ombra, impertinente mano invisibile che viene a tracciare croci e segni a matita blu sui sogni di Rimbaud.

    E’ una amara epistemologia quella che porta ad accorgersi che ci stiamo guardando le punte dei piedi da un sacco di tempo. Ma è molto meno morale quell’epistemologia che non te lo fa scoprire.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 19:05:34|di GiusCo
    Credo, per esperienza condivisa tra un po’ di lettori, che periodicamente si torni a quella scrittura senza trovarla datata, seppure ormai "Somiglianze" abbia 30 anni. Per gli scopi e i modi della poesia, e’ gia’ un bel risultato. E "Tema dell’addio" e’ recentissimo e anche quello molto peso. Ma tutti i libri di De Angelis sono libri riusciti, alcuni riuscitissimi. Come gia’ mi e’ capitato di scrivere, mi sento ben rappresentato a livello nazionale -come fedele della poesia- dalla Merini e da De Angelis, sebbene i miei modi vadano in tutt’altra direzione.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 17:18:25|di Luigi Nacci

    per Giuseppe:

    parli di "uso innovatore del simbolo e dell’analogia rimbaudiana" - interessante, potresti portare qualche esempio?

    ps: Christian, ora devo scappare, stasera o domani provo a risponderti.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 17:11:39|di Luigi Nacci
    Cornacchia, affermando che "è classico dell’età giovanile (in senso poetico) sentirsi attratti da questo tipo di scrittura perché ancora non si è maturato un proprio autonomo modello di filtro e relazione con l’esterno", e che "quando ce l’hai, in quella stasi sospesa tipicamente de angelisiana non entri più", involontariamente dai credito alla teoria manacordiana del poeta "monaco tibetano/mistico medievale/affascinante". Ti chiedo: se un poeta, una volta che si è (s)formato e si sente in grado di camminare sulle sue gambe, non può più entrare nel gorgo di malia deangelisiana, non ti pare di affermare in fondo che si tratta di una scrittura inadatta - nel procedere del tempo - a reggere il proprio peso?

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 16:58:50|di Christian Sinicco

    Penso, Luigi, che il mix di simboli che De Angelis dissemina, quasi volendosene liberare per far vivere di vita propria il testo, mix che domanda in qualche modo di riflettere sulla propria esistenza attraverso una fioritura di immagini - labor caratteristico dei primi libri -, sia interessante. Successivamente non c’è evoluzione: certi simboli (vedi la nostra signora metropolitana) diventano portanti, e la "liberazione" è affidata alle continue accumulazioni - il problema è che la scrittura, tutto sommato, non è stata capace di modificarsi. Il fatto che De Angelis sia neo_orfico (dettaglio su cui alcuni non sono nemmeno d’accordo) e che per questo ci si dovrebbe in qualche modo contrapporre, mi sembra meno importante del fatto che gli ultimi libri non presentino novità importanti nel modo di fare di un autore. Ma allora bisognerebbe mettersi d’accordo... La metamorfosi della propria formatività, è un valore per la critica, oggi? Secondo me no, anzi, la critica fa fatica a comprendere i poeti capaci di evolvere significativamente la funzionalità dei propri versi, e accettano invece la riproposizione dell’uguale, con qualche variazione. Altra domanda: perché il metamorfismo dovrebbe essere importante oggi e per quale motivio dovrebbe essere valutato positivamente dalla critica? Forse perché l’autore dimostra - in un panorama non di 20 poeti, ma di migliaia di persone che scrivono - di possedere numerose opzioni formative; dall’altro lato una esperienza del mondo così veloce, riguardo l’informazione che si moltiplica, costringe a numerosi ripensamenti gli autori, che devono offrire più lati ai "lettori", tenendo ben presente che le proprie opere devono possedere qualità non solo in un dato momento storico o (per chi riduce l’ambito di intervento delle idee del poeta) in un dato momento che esplicita una serie di possibilità formative, interessanti per la critica letteraria.

    L’ultima domanda è: se vogliamo fare un discorso sulla monotonia, dobbiamo pure affrontare criticamente il discorso critico sul metamorfismo? Altrimenti la monotonia, la ripresentazione di modi di fare, la riconoscibilità con qualche variazione sul tema, ha tutte le ragioni di esistere. Ovviamente affrontare (e tu sai da dove proviene questa mia riflessione) un discorso sul metamorfismo, equivale a distruggere le categorie novecentesche, e la teorizzazione o la presa di posizione ideologica a categorie.

    Poi, addirittura, potremmo accettare anche il neorfismo, se motivato, e se nel periodo precedente o successivo il poeta scrive, che ne so, del rap!


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 16:14:53|
    Credo molto semplicemente che la poesia di De Angelis prosegua con risultati estetici altissimi la linea della poesia pensante italiana e non solo (da Leopardi a Luzi); una poesia quindi fatta di conoscenza (poesia chiamiamola filosofica tanto per intenderci): non ho mai visto nessun misticismo, nessun cosiddetto orfismo in questi testi, ma solo una totale, nuda e cruda adesione al presente della vita (non necessariamente alla notizia di cronaca) e al suo terribile, continuo imperativo. Conoscenza tragica quindi più bellezza, che a questi versi viene anche da un uso innovatore del simbolo e dell’analogia rimbaudiana. Giuseppe

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 15:18:45|di GiusCo

    Sentire significa non ragionare logicamente ma rapportarsi per via emozionale e la retorica di quella scrittura fa largo uso di stilemi persuasivamente emozionali (li carica molto, poggiando su di essi la scansione del discorso).

    E’ classico dell’eta’ giovanile (in senso poetico) sentirsi attratti da questo tipo di scrittura perche’ ancora non si e’ maturato un proprio autonomo modello di filtro e relazione con l’esterno. Quando ce l’hai, in quella stasi sospesa tipicamente de angelisiana non entri piu’. Ma deve essere un ubi maior minor cessat, nel senso che magari ti poggi ad altri tipi di carisma o porti avanti il tuo.

    Dovrei portare esempi tratti da sue poesie, ma ho lasciato i volumi in Italia. Ne parlo non come studioso dei testi, ma come rapporto voce a voce, come lettore/voce che e’ passato anche per la stazione De Angelis nel percorso di affrancamento e sviluppo della poetica personale.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 15:06:01|di Luigi Nacci
    Cornacchia, perchè mai non "sentirlo" dovrebbe essere indice di "scarso allentamento della coscienza"? E che cosa c’entra, poi, l’età giovanile?

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 15:01:55|di Luigi Nacci
    Christian, siamo in uno spazio aperto, una piazza. E questo non è un saggio. Ho scelto dei passaggi che pongono delle questioni e lo fanno con toni molto diversi. Mi piacerebbe discuterne con gli estimatori di De Angelis, se hanno voglia di discutere. Non è un post che afferma e sostiene con forza. Più che altro mi faccio delle domande, per capire. Tu, ad esempio, cosa pensi della sua poesia?

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 14:57:28|di GiusCo

    Trovo i testi di De Angelis molto carismatici, nel senso che obbligano il lettore a guardarsi dentro e ridisegnarsi sulle sue poesie.

    Considerando la voce poetica, e’ senza dubbio profonda (nel senso che fa riaffiorare inconsci sommersi dai ritmi di vita attuali) e lontana (spazialmente tale voce si pone quasi all’esterno di cio’ di cui riferisce). L’assertivita’ aiuta a creare un rapporto verticale (del tipo maggiore/minore) che imbambola e mette in soggezione lettori non dotati di altrettanta voce. Inoltre, la staticita’ epistemologica (quei testi non spiegano, non ragionano deduttivamente, non raccontano secondo la freccia temporale. Sono.) ferma l’apparato calcolante/comparativo del lettore e a questo non si e’ abituati.

    Aggiungi una efficacia retorica che si poggia su una classica concinnitas e una altrettanto classica evocativita’, ed ecco che avrai una voce carismatica, profonda, lontana e seducente.

    Non "sentire" De Angelis (se davvero non lo si sente) mi pare sintomo di scarsa disponibilita’ all’allentamento della coscienza, che e’ un modo raramente assente in chi fa poesia, specie in eta’ giovanile.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 14:53:06|di Christian Sinicco
    Luigi, potevi specificare sulle citazioni, poiché conosco l’uso di questa in critica, ma almeno tra un paragrafo e l’altro ci sono i rilievi di chi se ne serve.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 14:35:55|di Luigi Nacci

    per Roberta:

    potresti anche aver ragione, ma cosa intendi per "maniera convincente e nient’affatto progettuale"?


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 14:33:47|di Luigi Nacci

    Franco Cordelli (Schedario, in A. Berardinelli - F. Cordelli, Il pubblico della poesia. trent’anni dopo, Roma, Castelvecchi, 2004, pp. 305-306):

    "De Angelis non crede neppure per un attimo alla possibilità di organizzare razionalmente il discorso in un progetto ideologico, morale, ecc.[…]. Egli è un orfico, un sismografo dell’essere, si potrebbe dire un medium".

    L’ho citato per rispondere a Christian che dice: "per me neo-orfico non significa nulla". Per te non significherà nulla, ma ciò non toglie che per altri e ad altri abbia significato qualcosa.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 14:06:02|di Roberta

    "De Angelis si abbandona ad una percezione non più ideologica nè critico-razionale della realtà, che se pure resta oggetto poetico dominante (l’erranza nella periferia milanese, la vita in appartamento) è filtrata da un soggetto per lo più privo di schemi interpretativi e trasfigurata rimbaldianamente in visione mistico-religiosa, in oscura e sospesa apparizione inconoscibile..."

    "Possiamo trarre già alcune conclusioni. Innanzitutto tra il 1971 e il 1975 la tradizione della poesia italiana post-realistica entra in crisi, assieme alla fiducia in un’interpretazione organica e razionale del mondo. [...] Quel che resta delle speranze in un rapporto lineare fra intellettuale e mondo è testimoniato dai libri d’esordio di questi giovani poeti di venti e trent’anni: intimismo o dispersione, reclusione casalinga o schizofrenica tentazione conoscitiva, regressione neo-romantica o erranza in un sistema di segni incomprensibile. Le istanze della neo-avanguardia italiana sono inglobate dal punto di vista formale (sospensione del significato, destrutturazione metrica) ma del tutto abbandonate da quello teorico o ideologico. Quel che per il gruppo ’63 fu progetto politico e provocazione intellettuale, l’interruzione logico-semantica, ora è vissuto sulla propria pelle come dramma reale, personale e storico. Questo mondo di lapsus, tilt e balbettii, è impregnato della disperazione del soggetto poetante." (Davide Nota, La poesia in crisi)

    Forse l’importanza di De Angelis sta proprio nell’aver rappresentato in maniera convincente e nient’affatto progettuale questa crisi? R.


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 11:42:17|di Luigi Nacci

    Aggiungo una riflessione di Eraldo Affinati, tratta da Milo De Angelis: tra gli altiforni e il capogiro (Milo De Angelis, Dove eravamo già stati. Poesie 1970-1999, Roma, Donzelli, 2001, pp. 205-206):

    "Su questo poeta continua a gravare un equivoco interpretativo che solo i lettori più accorti hanno saputo evitare: sin dagli splendidi esordi, di fronte alla fulminea rapidità delle sue associazioni, che a volte sembrano configurare veri e propri salti nel buio logico, lo si collocò subito in una linea orfica o neo-orfica, cripto-ermetica se non addirittura mistica con la quale, in verità, egli non ha mai avuto nulla a che spartire. […] Come si fa a spiegare la legittimità di analogie molto ardite? Tutto dipende dalla sensibilità del singolo lettore pronto ad entrare in tensione dialettica nei confronti dei sistemi logici chiamati a rapporto".

    Cioè Affinati sta dicendo che, se non riesco a cogliere le sue analogie è colpa mia, della mia scarsa sensibilità di lettore. Può essere, ma non contribuisce nemmeno lui, con un’affermazione del genere, a risolvere l’equivoco interpretativo (non che lo debba fare, ma se scrive la postfazione a un’antologia che ripercorre trent’anni di poesia di un autore - non un post in un blog - mi aspetto qualcosa di più)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 11:24:53|di Luigi Nacci
    Un esempio:

    L’idea centrale

    E’ venuta in mente (ma per caso, per l’odore
    di alcool e le bende)
    questo darsi da fare premuroso
    nonostante.
    E ancora, davanti a tutti, si sceglieva
    tra le azioni e il loro senso.
    ma per caso.
    Essere dispotici regalavano il centro
    distrattamente, con una radiografia,
    e in sogno padroni minacciosi
    sibilanti:
    "se ti togliamo ciò che non è tuo
    non ti rimane niente".

    Questo è il testo che apre Somiglianze (con un titolo importante, rivelatore). Provo a dividere in sequenze:
    1) odore di alcool e bende;
    2) premura (nonostante);
    3)scelta (casuale);
    4) esseri dispotici e distratti donano un centro con una radiografia;
    5) padroni in sogno minacciano di togliere qualcosa.

    Mi chiedo: dove stanno le somiglianze, le analogie? Forse sbaglio a cercarle? I nessi logici, come dice Manacorda, sono sottovalutati, mi chiedo: a favore di che cosa? Lui dice: in nome della’ltezza lirica. Ma non è questo il caso. Quali suggestioni origina, che non riesco a intravvedere?

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 10:56:02|di Luigi Nacci

    Gentile Scipione l’africano,

    al Sig. Giuseppe, come a chiunque altro stimi e apprezzi realmente l’opera di De Angelis, chiedo di dipanare l’apprezzamento, non di scrivere un saggio critico (nemmeno io avevo la presunzione o il desiderio di farlo, qui e ora).

    Ho solo riportato dei passi critici, sa: non proprio copia-incolla. Le spiego, Scipio: si leggono dei libri (comprati o presi in prestito), poi è naturale selezionare (magari sottolineando, eh!) dei passi in cui ci si riconosce e usarli per dire delle cose che si pensano. Ha presente? Perché dovrei dire io quello che hanno detto prima e meglio di me altri.

    Infine, Scipion, il sottoscrivente non si è mai firmato come prof, né aspira a farlo, indi la propopea è soltanto sua.

    Cordiali saluti


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 10:48:49|

    ops! chiedo scusa! Mentre scrivevo il mio son comparsi altri commenti di ugual fattura.

    scipione linguista


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 10:41:20|di scipione linguista

    “Giuseppe, la sua asserzione va esattamente nella direzione di cui sopra: consenso. A me però interesserebbe sentire le ragioni - di ordine letterario - per le quali De Angelis "è in questo momento (con Zanzotto) il nome più importante della letteratura italiana. ".

    Mi scusi prof Nacci, ella rimprovera all’amico Giuseppe una deiscenza critica, difetto, a mio parere, interno al suo stesso post. Non è lei a dire “a me non piace”, senza addurre motivi propri? Suvvia, il suo cappello è una nota esplicativa di ordine non letterario, tanto meno teorico/poetico/estetico, posta prima dello scritto di altri (veda copia/incolla).

    Scipione linguista


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 10:36:54|di Luigi Nacci
    Christian, io mi sono posto delle domande e poi ho riportato dei passi critici in cui mi riconosco. Li ho fatti parlare per me - hai presente l’uso della citazione in critica? Eccolo. Trovo che sia Manacorda sia Zublena abbiano le loro ragioni. Il passo di De Angelis l’ho scelto perché introduce il tema della monotonia, secondo me fondamentale nella sua poetica. Siccome De Angelis trova consenso in larghe fette dell’ambiente letterario, mi piacerebbe sapere (senza particolare vis polemica), da parte di chi lo apprezza molto, che cosa ritiene imprescindibile in lui, per far capire meglio a me, per farmi vedere quello che non vedo, oppure per rafforzare la mia opinione.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 10:20:51|di Christian Sinicco
    Luigi, per me neorfico non significa nulla. Ovvero ’ste categorizzazioni, che vorrebbero semplificare, hanno invece due distinti risultati: 1. non approfondire; 2. proporre delle separazioni senza fondare un’analisi. Ti chiedo, invece - so che è difficile parlare di ciò che non piace - di spiegare con qualche analisi sui testi il perché della ritrosia nei confronti di De Angelis, altrimenti ha del tutto ragione Giuseppe a dire, a me piace - come l’hai messa giù non hai fatto un discorso critico.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 10:20:34|di Christian Sinicco
    Luigi, le categorizzazioni, che vorrebbero semplificare, hanno invece due distinti risultati: 1. non approfondire i testi; 2. proporre delle separazioni in mancanza di analisi. Ti chiedo, invece - so che è difficile parlare di ciò che non piace - di spiegare con qualche analisi sui testi il perché della ritrosia nei confronti di De Angelis, altrimenti ha del tutto ragione Giuseppe a dire, a me piace - come l’hai messa giù non hai fatto un discorso critico.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 09:32:08|di Luigi Nacci

    Giuseppe, la sua asserzione va esattamente nella direzione di cui sopra: consenso. A me però interesserebbe sentire le ragioni - di ordine letterario - per le quali De Angelis "è in questo momento (con Zanzotto) il nome più importante della letteratura italiana. ".

    ps per Martino: euforia da ulisse at home?:-)


    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 02:02:59|
    Per me De Angelis è in questo momento (con Zanzotto) il nome più importante della letteratura italiana. Giuseppe.

    Si può criticare MILO DE ANGELIS?
    2007-05-16 01:52:55|di Martino
    Chi è questo... come si chiama? Nacci, mi pare. Ecco, sì, Nacci. Boh... chi è questo Nacci che lancia la serie degli intoccabili? Un nuovo redattore? Io non lo conosco... :-)

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