AbsolutePoetry

Il programma di Absolute Poetry 2009
Absolute [YOUNG] Poetry 2009 & [Udine traduce]
Udine/Monfalcone, 5-10 ottobre 2009


[Blog]

  • Maria Valente
  • Fourth International Trieste Poetry Slam
  • SATAN SAYS - SATANA DICE
  • Absolute [YOUNG] Poetry 2009 & Udinetraduce
    Monfalcone - Udine, 5 - 10 ottobre
  • Absolute Poetry 2008
  • Absolute Dischi
  • Absolute Poetry 2007
  • Edizioni precedenti:

    Il programma di Absolute Poetry 2008

    CANTIERI INTERNAZIONALI
    DI POESIA
    DI MONFALCONE
    3 -7 GIUGNO 2008
    Il programma di Absolute Poetry 2007
    Il programma di Absolute Poetry 2007
    FM 87 - Speciale Poesia.
    I video e le interviste da AbsolutePoetry2005
    Veronica Raimo

    postato il 2007-05-08 21:48:15
    da Maria Valente

    Veronica Raimo

    Nata a Roma nel 1978. Laureata in Lettere sul cinema della Germania divisa, ha vissuto a Berlino occupandosi di ricerca presso l’Università di Humboldt.
    Nel 2000 è stata selezionata per il Festival «Romapoesia» e per il «Poetry Slam» nazionale di Roma; nel 2004 per il Festival di poesia di Perugia «Viaggio nella poesia e nella spiritualità». Ha pubblicato su «Alias» , « il Manifesto», «le Monde diplomatique», «accattone», «Capitolium»; collabora con «Work-out» e la rivista islandese in lingua inglese «Grapevine». Attualmente collabora anche con il gruppo teatrale «Teatro Instabile» con sede a Berlino. Varie le sue traduzioni dall’inglese, l’ultima è quella collettiva, insieme a Luca Dresda e Christian Raimo, del “Golden Gate” di Vikram Seth apparsa in capitoli su Nazione Indiana.
    E’ presente nell’antologia di poesia femminile Fuori dal cielo, Empirìa Edizioni, 2006.



    Silenziosamente sono scesa a patti
    col territorio del mio vivere
    ho una cantina piena di barattoli
    un sottoscala di odori riconoscibili
    -mi assicuro la sopravvivenza
    in tutte le guerre che non verranno mai.
    Sono padrona delle mie scelte
    sono padrona di non perdonarmi
    per essere padrona di quello che ho fatto.
    Gli ultimi tentativi erano cambiali
    di attaccamento al mondo
    fattori elementari di alterazione:
    siringhe, baionette conficcate nei polpacci
    -non crediate che non mi sia divertita
    il fatto è che non pativo abbastanza.
    Meglio un diploma in uso didascalico
    convincimenti e fedi controllate,
    le subordinate producono vertigine
    depenno tutti gli aggettivi grossolani
    spedisco lettere di protesta burocratica
    poi attendo che qualcuno risponda
    e mi chieda di smettere.

    *

    Ero simpatizzante del comunismo
    fino a un minuto fa - prima che il telefono
    mi portasse in ascolto della tua voce –
    ho risposte così logiche da sentirmi perdente.
    Dopo tutte quelle bombe Dresda,
    il Padre e il Figlio sono ancora in piedi
    mentre io abbatto la mia ombra
    nemica giurata dell’ultima notte.
    Ho scambiato lo spazio utopico
    per le fede in un compagno di letto.
    Sono una benpensante
    amo la tenerezza delle pari opportunità,
    il mio benessere peggiora con costanza
    occorre attaccare manifesti nuovi
    il sollievo arriverà lento e sotterraneo:
    parlerò solo di emicranie annoiate
    o di crampi allo stomaco per la fame.
    Voglio morire contenta
    una morte ordinata e intelligente
    non posso campare d’aria
    perché non mi verrà mai sottratta;
    quando provai la via dell’ascetismo
    fui costretta a pentirmi in tempo
    mi dissero che non era saggio
    allontanarsi dalla comunione civile.
    L’aria era troppo rarefatta
    e i polmoni tumorati non si abituavano.

    *

    Ci separa un’assemblea di partito
    la cinta daziaria dell’inverno cosacco
    mi diverte la noia, la caduta libera
    di lacrime fino controllo della lingua
    osservo con coscienza il mio pianto,
    non è il bruciore di lacrimogeni in piazza
    ma il dolore chimico dell’illuminismo
    la contaminazione coercitiva
    che irradia legge di progresso.
    Ho pagato il compagno morto al mio posto
    la lotta armata gli rubava il pane dai denti
    sua moglie mi ringrazia ancora con garbo
    ogni primavera si dà sposa al Signore.
    Poi, di colpo, dimentico di aspettare
    - quando il telefono squilla
    perdo le dimensioni della mia attesa.
    Non siamo invidiosi del nostro disagio
    non è irrimediabile, solo guastato
    muore secondo abitudine.
    Perché non mi lasci da sola
    a combattere contro questi muri bassi,
    talmente sottili che la carta s’increspa
    ad ogni colpo affondato e respinto?
    La svista dei ricordi reclama altri gesti
    infecondi come tranquillanti scaduti
    eppure una volta ignorato lo sgomento
    le intenzioni diventano ordinarie.

    *

    Vorrei essere la cavia

    Vorrei essere la cavia di un esperimento CIA
    MK-ULTRA, cancellazione della memoria.
    Mi risveglierei dal letto sterile di una clinica
    odore di fenolo, urea ed aldeide formica
    tabloid della settimana prima e libri tascabili
    impilati sul comodino verde accanto all’acqua
    la vittima ideale scritto in italic ai piedi del letto.
    Fingerei di leggere mentre osservo gli avambracci
    di questi medici trentenni, avidi di successo.
    Darei in pasto i miei ricordi ai magnati della scienza
    se solo potessi spiarli mentre si sfilano i camici
    e mi passano le loro mani calme sulla fronte
    misurando febbre, agitazione e bisogno d’amore.
    Sarei un’assassina nata senza il gusto del potere
    ma l’estasi più duratura della resa al potere.
    Ogni suicidio inscena un delirio di vita
    le guardie stringono le dita intorno al polso
    le prime pulsazioni tradiscono attaccamento
    le seconde seguono il ritmo della radio.
    Ogni desiderio è registrato come fosse il primo.
    Ogni verginità indotta come fosse l’ultima.
    Il pugno chiuso ricompone lo schema della stanza
    la soglia del dolore perimetra i confini del soffitto.
    La fine della solitudine è l’ossessione naturale
    nel comunicare col mio vicino di letto
    ci scambiamo sospiri e suonerie telefoniche
    fuori di qui non ci riconosceremo mai
    ma i caratteri di un sms edificano un amore.

    *

    Una chiave triangolare

    Una chiave triangolare
    per triplice ipotesi conversativa
    opzione letterale, analitica
    o choc da set mancante
    elettrizzato una volta sola
    da sottile zoom sintetico.
    Lui non l’avrebbe mai concesso
    amante di un’intransigenza dispersiva
    eppure costretto ad ammaestrarti
    perché le tue parole
    siano spese bene
    portate a spasso come
    una testa recisa
    o un buon incarnato.
    E’ stata soddisfatta
    le gestazione del tuo colloquio
    il modo in cui muoverai le mani
    per additare le mancanze,
    quello per mostrarti disarmato,
    assicurarti un cuore debole
    una paura intatta.
    Fingerai di colpirti a morte
    frantumarti le ossa
    cercare la ragione più logica del senso
    più ortodossa del piacere.

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    ERICH HECKEL “RAGAZZA SOFFERENTE” 1914


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