76 commenti a questo articolo
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2009-08-01 14:35:02|di marfy style
anche a me piacerebbe creare una rivista,scrivo bene e vorrei farlo vedere agli altri fatemi sapere
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2009-03-29 12:25:38|di Nando Taccogna
...certo, facciamo una rivista.
Io ci sto.
Nando Taccogna
(Caserta)
http://poesienando.splinder.com/
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2008-12-16 00:23:56|
nicodevin@tin.it tx
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2008-10-21 11:41:40|di Nicola Ruggiero
io ci sto, anche con traduzioni dall’inglese, francese, latino, greco (antico e moderno) ed esperanto
Nicola Ruggiero
Reykjavik - Islanda
sito personale
il giornalino
2008-09-10 17:58:24|di edo
una rivista che dice le notizie principali del mondo
IL GIORNALINO
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2008-08-27 13:33:13|
Mi rendo conto che la video_poesia è una fattispecie squisitamente internettiana. Ad ogni modo se volete che se ne parli per iscritto contattatemi. A parte le mie - poche - videopoesie c’è una vasta realtà da sondare, quindi io ci sto:
fabiandirosa@virgilio.it
http://www.youtube.com/fabiandirosa
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2008-06-23 12:38:08|
Laureata in storia e critica del cinema, posso scrivere recensioni di film e fare traduzioni. la mia mail è deborap7@yahoo.it.Contattatemi.
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2008-06-23 11:27:20|
Fotografie di Cristina Boldrin. http://cristinaboldrin.blogspot.com dal sito è possibile contattarmi tramite e-mail.
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2008-05-20 17:59:05|di doa
che dire? l’emozione di sentire l’odore della carta stampata è insostituibile e la poesia vive per chi la ama
leggo di dubbi e di slanci di onde e di maree di luoghi e sistemi ma non ho letto di tigri che escono dal buio sferzando la coda o di demoni che possedono il profondo di chi scrive
una rivista opuscolo pezzetto di carta qualunque cosa esso sia non finirà mai
per cui chi vuole io sono qui:doarki@libero.it
(carmine)
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2008-05-19 16:38:54|di aserc
Sono d’accordo, sono la Pesidentessa di un’Associazione di studi e ricerche criminologiche e vorremmo avere una rivista in cui poter scrivere degli articoli in materia...se ne sapete qualcosa...www.aserc.it.gg
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2008-02-24 02:05:45|di claudio
bene, si parla anche di illustrazioni??fotografie? eccomi!
claudio
se interessano le due cose scrivetelo pure qui che si realizza tutto con piacere, per un bel progetto!
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2008-01-10 18:52:57|di Christian
beh, se va avanti così quasi quasi la si fa!
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2008-01-10 01:42:39|di emmart
emmart,
un goccio di grafica -
esperienza redazionale (contenuti, editing) -
matta al punto giusto (= tanto da rendersi disponibile a un progetto in forse - e che non parli di dinero)
e scribacchina nelle notti libere.
Ah, di lavoro faccio la "tonna" di marketing, chissà mai che non v’interessi anche quello :)
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2007-12-16 13:29:16|di Julian40m
beh se vi serve un direttore responsabile nonche fotografo iscritto all’albo...... contattatemi
julian40m@yahoo.it
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2007-10-22 17:59:54|di Sandro
Per la distribuzione cartacea (se pensate che sia il caso) perche’ non usate http://www.lulu.com
L’ho usato, costa poco, puoi fare anche una tiratura di un pezzo ed e’ affidabile.
Se avete bisogno di altre idee sapete dove trovarmi.
Ciao
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2007-10-20 12:07:44|
Fabio Orecchini, Argo-Rivista d’esplorazione - fabio.orecchini@wanadoo.fr
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2007-08-28 17:26:06|di Luca Salvatore
Lascio i miei contatti:
Luca Salvatore
C.da Gallitello 35A
85100 - POTENZA (Italy)
mail: pierrotfumista@libero.it
blog: http://lucasalvatore.blogspot.com/
website: http://www.deadcityradio.it/
Un caro saluto. Luca.
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2007-07-06 11:27:32|di karol
ciao sono karol,26 anni,tra 3 giorni laureata in lingue e letterature straniere,VEcchio ordinamento,divoratrice di tutto cio che è moda,arte,spettacolo,poesia.disegno,da manga a abiti,srivo,con parole da vogue a Virginia Wolf,dispostissima a un trasferimento anche immediato,voglia di fare e di imparare.Contattami,per favore.un bacio karol
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-06-16 12:08:15|di Filippo Rosso
Ingegnere informatico, poeta.
Filippo Rosso
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2007-06-01 02:44:08|
Mi facevo anche una domanda, le riviste in internet, in cosa sono dissimili dai blog (ma pure le riviste cartacee)? Praticamente non sono dissimili.
Credo che "teoricamente" non siano dissimili. E’ sulla pratica invece, che lo sono proprio. Dal punto di vista delle collaborazioni, ancora una volta della distribuzione, impiego di sangue carta sudore... Un sito lo fai su pagando un webmaster che ti chiede un tot alla progettazione e semmai qualcosa ogni rinnovo, magari una cifra su base annuale omnicomprensiva. Una rivista la paghi, ogni singola volta, quel prezzo per pezzo, e quel pezzo occupa dello spazio, eventualmente nella mia camera se non ho altri posti. Io ci trovo una differenza enorme, tu no?
Anonimamente tuo,
a.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-28 05:21:02|di Christian Sinicco
caro anonimo, dovresti leggere i miei commenti sugli altri blog, dall’attenzione a blanc de ta nuque, perché il realismo non mi è mai mancato - quando dico che ci vogliono 6000 abbonati (per una tiratura di 20000), so che che non siamo nemmeno nel campo delle probabilità.
Il punto principale, non erano tanto i numeri, né la spesa, ma il fatto che una rivista, oggi, dovrebbe servire a qualcuno, i lettori, una larga comunità, e non le persone che vi scrivono. Successivamente, ponevo come base per un’operazione del genere, un lavoro di redazione, il cui scopo principale, a mio giudizio, è di problematizzare gli argomenti e contestualmente fornire diverse sfacettature-quindi non un’operazione di linea, ma un’operazione che mette in contrapposizione, fa discutere le linee ...forse non te ne sei accorto, ma i gusci (sempre più voti) son tanti. Mi interessava capire qual era il pensiero delle persone in merito a una redazione virtuale - mi pare che siano emerse: mi è piaciuta soprattutto la stroncatura ricevuta da Baldi, che invece di stroncarmi (essendo un amico, la sua stroncatura mi fa ovviamente ancora più felice) poteva semplicemente proporre la sua proposta, però il lavoro di redazione è una sorta di mandala, che ha le sue rgole ma non è preconfezionato.
Mi facevo anche una domanda, le riviste in internet, in cosa sono dissimili dai blog (ma pure le riviste cartacee)? Praticamente non sono dissimili.
Poi concordo con te che le cosidette 1000-2000 copie di una rivista, semestrale, sono assolutamente praticabili - e i fondi per operazioni più piccole, non sono nemmeno così difficili da trovare, ma a che servono senza una redazione capace di integrare pure i diversi mezzi (puoi farti un giro sui miei articoli, per capire come la penso)? Ho gettato pastura nell’acqua per vedere se c’è il pesce, ma mi interessa il lavoro di redazione. Questa discussione ha fatto emergere alcune professionalità (che per te sono dei pazzi che danno la disponibilità a una cosa folle come una redazione virtuale), e questo mi pare già un risultato paradossalmente concreto. Quello che ti voglio dire, caro anonimo, è che in rete bisogna lavorare come nella realtà, progettare, e darsi obiettivi utopici (come le 10.000, 20.000 copie...mai parlato di 30.000 Adriano a prop...ma sai perché? Perché devi pensare a interessare, e non a interessare i gruppi ristretti di interesse)... poi se un giorno li realizziamo parzialmente (metti 1000 o 2000, tutte vendute però), è un primo passo per il cambiamento.
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2007-05-26 09:23:56|di Adriano Padua
Premesso che ritengo abbastanza surreale questa proposta di rivista omnibus, e molto divertente il discorso delle 30000 copie, di quelli che ti mettono di buonumore, premesso questo vorrei dirti che, o lucidissimo anonimo, esistono poeti capaci di fare buone riviste, e la storia lo dimostra ampiamente, il problema non è essere o meno poeti, ma al massimo il problema è dato proprio dai nodi decisivi come quello della distribuzione che tu hai giustamente segnalato. un consiglio altrettanto lucido: Lascia perdere le categorie come poeti o fumettari o romanzieri o spacciatori. il mondo è bello perchè è vario. saluti firmati
A.Padua
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-25 14:09:11|
Christian, non è che non c’è mercato per questo tipo di prodotti, almeno non è quello che ho detto.
E’ il concetto di 20.000 o 10.000 copie, che non ce n’è nell’editoria del nostro paese. Secondo te, per citare un esempio, perchè la rivista Fernandel dell’omonima casa editrice sta per chiudere e finire esclusivamente online? Eppure sono quelli di Morozzi, dell’anti-Moccia italiano, i libri li vendono, vendono i diritti cinematografici dei loro libri. E la rivista era un pugno di fogli in bianco e nero, spillati. In una tiratura infinitamente inferiore a quelle che ipotizzi. Eppure la rivista non si pagava i costi di produzione. E finirà online. Mentre tu proponi il percorso opposto.
Ora io mi chiedo, usando esempi già fatti per non divagare troppo: se la Mondadori stampa di Valerio Evangelisti, un’autore senz’altro parecchio popolare, non più di 15.000 copie di ogni libro, ci sarà un perchè? 15.000 copie significa, per un grosso editore, che conti di venderne 5/7.000 per rifarti delle spese (e guadagnarne un pò).
E’ questo che manca alla tua ipotesi: un pò di sano realismo. Continui a non rispondere sulle cose che ti segnalo: la distribuzione e le librerie gravano circa al 70% sul prezzo di copertina di qualsiasi prodotto editoriale. Le librerie inoltre, hanno il diritto di resa, ovvero quello che non vende ti ritorna indietro.
Non esiste circuito nazionale di distribuzione, a parte le edicole, che possa assorbire 10.000 o 20.000 copie di una rivista di poesia (nè di qualsiasi altra cosa), that’s it.
Di redattori, grafici, poeti, santi e navigatori è pieno il mondo, soprattutto l’Italia. A te serve qualcuno che sappia far di conto, a mio modesto avviso.
Per non parlare dei rimborsi spese: sei sicuro di trovare un grafico professionista che ti impagini 300 pagine per... 1000 euro o poco più? Mi sembra che sottovaluti tutte le fasi di produzione di una rivista che non siano lo scrivere poesia.
Forse, e questo è un modesto consiglio, le riviste bisognerebbe farle fare a chi ne è capace, ed i poeti dovrebbero scrivere. Ma questo è solo un consiglio, non una provocazione, honest.
Anonimamente vostro,
a.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-25 12:44:22|di Christian Sinicco
Caro anonimo, l’indirizzo del tipografo è presto detto - tipografia adriatica, di Trieste - che per 10000 copie andrebbe su 13.000, visto che solo di carta il costo è di 8.000 euro. Ma il tipografo mi ha spiegato che dovrei informarmi con chi fa i cataloghi, che ha altro tipo di rotative, più industriali. Sul fatto della distribuzione, come già detto, serve approfondire. Sul fatto che non ci sia mercato per questa eventuale operazione, visto quello che c’è, cioè dei brutti prodotti, direi che abbiamo opinioni differenti.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-25 09:04:41|
"Sinceramente a me sembra una bella idea, c’è sempre posto per una rivista, basta che abbia qualcosa da dire."
E che non diventi un collasso economico disastroso per chi la organizza, aggiungo. Per questo le puntualizzazioni poco più sotto. Se non mi piacesse l’idea mica mi sprecherei, no?
Anonimamente, a.
p.s.: Prima del grafico, prima del fotografo, prima dei collaboratori, è necessario consultare qualcuno che se ne intende. Che se ne intende davvero. Conoscete qualche distributore della vostra zona? Chiedetegli un parere, saprà illustrarvi meglio di me le possibilità e prospettive di un progetto del genere, aiutandovi semmai a ricalibrare il tiro (cosa che ritengo parecchio necessaria). Tutto ciò, ribadisco, per rendere realistico questo progetto e non mantenerlo nel mondo delle favole, dove al momento a mio avviso sta ora.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-24 19:56:31|di federico
Sinceramente a me sembra una bella idea, c’è sempre posto per una rivista, basta che abbia qualcosa da dire. Ho già avuto esperienza redazionale e mi diletto in fotografia e, naturalmente, amo la poesia... contattatemi!
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-24 17:53:44|
Boh! Se tu sei convinto che ci sia margine in Italia per un’altra rivista di poesia tirata in 10.000 copie... forse non viviamo nello stesso paese.
Mi sembrerebbe più opportuno, e qui faccio conti a braccio, non volermene, pensare a qualcosa di tiratura più piccina... diciamo 3.000 copie? Che forse è più realistico? E se fai i conti, per un malloppo di pagine e colore come quello che proponi, i prezzi salgono eccome. Se non salgono, pubblica l’indirizzo del tuo tipografo, verrà preso d’assalto, te lo assicuro!
La distribuzione è quello che conta, ribadisco, poco importa che sia il tuo lavoro o no, la rivista la stai proponendo tu, no? Fa conto che dell’eventuale prezzo di copertina, quasi il 70% se ne va per pagare distributore e librerie... Per cui questa idea di rivista (che ritengo interessante, per questo sono intervenuto), diventa più simile ad un bel librozzo semestrale da... 30 euro alla vendita? A quel punto di abbonati te ne bastano pure meno, e non vi riempite la casa di scatoloni (eh sì, anche i prezzi di magazzino sono tra le cose che influiscono di più in questi casi...).
Anonimamente tuo,
a.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-24 17:17:49|di Christian
Caro anonimo, tra 10.000 e 20.000 il prezzo non è proprio lo stesso, ma non così dissimile. In effetti, la distribuzione, è un nodo che non ho chiaro, ma non è il mio lavoro. L’operazione in ogni caso risulta conveniente, solo se ci sono abbonamenti. Mi sembra ovvio.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-23 12:49:06|
Un appunto.
Ma davvero credi che La Feltrinelli possa assorbire 20.000 copie di una rivista di poesia?
Come chiunque lavori coi libri sa (ma nessuno si è fatto vivo qui mi sembra) il nodo chiave che tralasci nei tuoi conti è la distribuzione.
Ovvero, la cosa più importante.
20.000 copie di tiratura è uno sproposito che non sta nè in cielo nè in terra, neanche i libri di Evangelisti, tanto per dire di uno scrittore noto e popolare, vengono tirati in così alto numero.
E se cali il numero di copie, il prezzo per copia si alza.
Dovresti rifare un pò di conti, a mio anonimo avviso.
un saluto,
a.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-23 02:52:47|di Christian Sinicco
Sandra, il taglio giornalistico, che punti al dibattito, che inviti la critica, pure su opposti versanti, a confrontarsi sullo stesso tema, o poeta, con tutta una serie di modi di fare atti a superare il Novecento, in particolare a superare l’agire a categorie/linee che si contrappongono a distanza, o l’impostazione di piccoli gruppi di interesse (al max 20 persone, altro che avanguardie!) con la propria ideologia "importantissima, storica", secondo te, perché non viene accettata e rilanciata? Anche Massimo Sannelli, sul suo blog, ha scritto di questa mia proposta, ritenendola un gioco per passare il tempo, ma non è così - è un modo per capire quanto indietro ancora è l’atteggiamento degli addetti ai lavori, tranne alcuni validi professionisti (tra l’altro chissà perché tutti con esperienze redazionali come giornalisti) che hanno compreso quello che stavo dicendo; è un modo per fare chiarezza che c’è una distanza abissale tra comunicazione, critica letteraria e poesia, e che se si vuol far il bene di quest’ultima, le strategie novecentesche non vanno più bene, e bisogna adottare un taglio diverso, attuale, con dei punti fermi, tra i quali anche il recupero delle linee per la discussione (il passato non si butta via), valorizzare il discorso sul metamorfismo dei poeti (e di conseguenza considerare come fatto positivo l’evoluzione nella scrittura di un poeta), provare a fare un discorso sull’efficacia (richiedere ai critici di teorizzare dalla parte del lettore/fruitore) e sulla rilevanza sociale delle opere - che non significa solo l’impegno politico, ma la rilevanza degli argomenti affrontati - e tutta un’altra serie di valori da discutere.
Secondo te, per quale motivo, molte persone, qui, e su altri post, si sono irrigidite?
:-)
Fai i calcoli di quanto nulla c’è nelle poetiche che si possono visitare, e quanta magnificenza o punti salienti si trovano nelle teorizzazioni (mai reagenti, mai volutamente reagenti con altre, ma sempre unilaterali). Dopo che pure Voce mi ha dato dello "scomposto" per questo post e Nacci ha scritto che ho mal post(at)o la vertenza - quando credo che i lettori abbiano compreso ciò che voglio proporre -, penso che non si sia ancora riflettuto molto sulla comunicazione e mi trovo d’accordo con Della Mea che il blog non sia lo strumento principe di questa "comunicazione" - e internet in generale, come peraltro ho sempre sostenuto tra tutti i miei articoli, spinge a integrare i veicoli, ad aprire meglio le finestre sul mondo, piuttosto che a rinchiuderle in un router -, ma lo strumento della progettazione, il più possibile allargata, aperta. Io credo ci sia uno scontro tra mentalità, e molte persone sono ancora legate ai maestri, agli amici, ai pochi sodali. Devono modificare il proprio modo di fare, oggi è tutto visibile, comunicante, e i circoletti non hanno alcun senso.
Per risponderti, a spanne i costi di un progetto di questo genere(MAGAZINE), se ci teniamo sulle 300-400 pagine (dovremmo chiedere ad aziende che utilizzano rotative davvero industriali), con una qualità della carta non elevata, tipo catalogo, è di 30.000 euro a numero (essendo il progetto semestrale) per 20.000 copie; il prezzo della rivista (a diffusione Feltrinelli?) di 10 euro; abbonamento per due numeri 10 euro (conviene abbonarsi). Diciamo che con 6000 abbonati il magazine può r-esistere, però poi per produrre profitto (in assenza di raccolta pubblicitaria) deve vendere altre 3000 copie a numero.
La struttura (tutti pagati, il minimo, ma pagati): un dir. resp. + 10 redattori + 100(e più) collaboratori da tutta Italia, che non solo propongono i loro pezzi (che possono essere scartati dai redattori perché un magazine non è una brodaglia, e ha il suo taglio e propone alla rete dei collaboratori, ad esempio, inchieste su particolari temi e poi valuta gli scritti arrivati) o fanno da tramite per le informazioni sugli eventi, ma diventano partner della rivista sul territorio nazionale, ovvero fanno da P.R., cercano sponsor, cercano persone per la sottoscrizione dell’abbonamento, organizzano gli incontri, i reading, la presentazione quando la rivista esce, fanno diventare il tutto un momento sociale.
Secondo me ci sono già i presupposti per pensare l’operazione, non subito, ma in qualche anno - serve trovare un coordinamento e poi si può proporre l’iniziativa... nella speranza che qualcuno pensi meglio nella comunicazione della poesia, ti saluto:-)
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-20 14:59:44|di Sandra
Un’idea ambiziosa che andrebbe sostenuta da un editore che ci crede.
Siamo soffocati da messaggi pubblicitari di ogni tipo perché non usare le stesse armi per diffondere la poesia e farla arrivare alla massa?
Vi sono “giri di poeti” che vanno di piazza in piazza, ma questo tipo di attività arriva solo a chi ha già un interesse, mentre le riviste di poesia esistenti e attendibili di tipo accademico o similari hanno mantenuto lo stesso taglio di quando frequentavo l’università…e sono passati decenni.
Una rivista di qualità con uno sguardo ampio sul panorama poesia, con ottime foto, un linguaggio comprensibile ( penso alle ottime critiche che ho letto di Massimo Sannelli) potrebbe avere il suo spazio. Dovresti mettere giù un menabò di un numero zero e cercare soldi. Possibile che nessun editori si metta in gioco?
Sandra
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-18 03:15:00|di Christian Sinicco
Anche su internet sarebbe possibile, ma bisognerebbe avere mezzi un po’ più potenti, tipo quel fm 57 (in generale fucine mute webmagazine) curato da me e da Nacci - c’è il link dall’home page. Il problema è che un’esperienza del genere non è un progetto che integra i mezzi, compreso quello cartaceo. Ma lo spazio editoriale c’è...solo che per dare innesco alla miccia ci vogliono parecchi dinari. Lo dico perché in internet la differenza tra un blog e una rivista è praticamente nulla, la fruizione è la stessa - l’unica cosa che può spostare l’asse della fruizione è la multimedialità, per questo ti indico quel numero di fm. Mi informerò sui costi di un progetto simile, in ogni caso, e poi lo scriverò qui.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-05-06 10:58:03|di toph
Non è finita ma vanno ripensate.
Soprattutto per evitare di essere autoreferenziali, ed è la cosa più difficile.
Fin’ora io non ho trovato una rivista che accettasse sconosciuti o che rispondesse anche negativamente.
Io avevo pensato di farla in pdf e magari poi di carta. I costi sarebbero minori e si arriva ovunque anche all’estero.
Gli altri che dovevano collaborare hanno mollato perché non pensavano possibile la realizzazione.
Invecie di creare un dominio si potrebbe usare wordpress, o, meglio ancora, virb che è meno conosciuto ma più bello di myspace, più grafico.
A mio avviso devrebbe esserci una divisione dei compiti, una linea editoriale, ma soprattutto, un’apertura a tutti.
Magari poi far vedere alle case editrici il nostro lavoro.
Io ho collaborato con un giornale universitario e studio poesia contemporanea.
L’idea è buona secondo me ha delle prospettive.
esempi che mi piacciono:
http://www.mcsweeneys.net/
http://www.believermag.com/
http://virb.com/cortepoesiabrasonuo
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2007-05-03 23:58:55|di stefano salvi
Stefano Salvi, http://www.lietocolle.com/ulisse/ (l’Ulisse)
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2007-05-01 00:17:23|di Christian Sinicco
Ringrazio tutti coloro che han partecipato, prima che il post venga inghiottito dal tempo; in ogni caso le iscrizioni restano aperte... chissà, magari in un decennio ce la si fa a tirarla su questa rivista:-)
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2007-04-30 12:34:33|di ermi
caro alessandro, grazie per la specificazione: sono felicissima di sentire di questi impegni così poliedrici che profondi verso la poesia e le altre arti.
purtroppo il mio gruppo a oxford - che vedrò questa estate a giugno, ormai, fa solo poetry-readings e work-shops in città e un evento estivo all’orto botanico, ma tutto piuttosto convenzionale, rispetto a queste cose innovative che invece proponi tu.
certo, si fa anche street-poetry con lettura di testi per la strada, usando la tecnica dell’ Hyde Park Corner, ma in genere la gente non si ferma volentieri, almeno a Oxford,e ci pare rimangano performances provocatorie, e null’altro.
utili invece i poetry readings nelle librerie perchè gli avventori si fermano, e le librerie offrono sempre volentieri spazi settimanali, pubblicità e anche tutte le apparecchiature necessarie, dai mic agli schermi, agli amplificatori, ai background musicali, alle sedie eccetera.
ma anche in questo caso, gli eventi sono soprattutto seguiti dagli iscritti( cmq volevo precisarti che non è mancanza di volontà la mia: non sono ormai più coinvolta - per decisione e carenza di tempo libero - nell’organizzazione di eventi poetici nè qui nè Oxford. qui e lì ho amici che se ne occupano e che mi chiamano di tanto in tanto per leggere, ma loro lo fanno quasi come attività a tempo pieno, essendo operatori culturali anche dello spettacolo)
ho visitato finalmente il sito e vedo che è molto interessante. mi piacerebbe certamente collaborarvi con traduzioni
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-29 14:59:21|di Luigi Pin
bianco e nero, colore, poesia
blueliquid (fotografia)
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-29 02:13:11|di alessandro ansuini
poche cose che sono davvero distrutto:
uno: chi ha parlato di una tantum?
due: chi ha parlato di bigiosa presentazione istituzionalizzata? mi pare di aver detto poeti da combattimento.
Bentrovati nel 2007, video art, reading sonori, installazioni, che possono tranquillamente avere come collante la poesia, ma evidentemente ci siamo fraintesi sul tipo di cosa da proporre. l’indirizzo del giornale è questo, la sede è a berlino:
http://www.work-out.org/
se per qualche strano maleficio non ti si apre, prova a scrivere work-out su google, che compare in seconda o terza posizione.
agli anonimi mi prendo la briga di rispondere quando sarò più annoiato e meno stanco.
buonanotte
A
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-28 21:45:06|
bisogna puntare alle cose che abbiano un senso e un effetto sulle mosse successivo del fare poesia, non alla vanagloria del gesto vuoto, sasso nello stagno di Narciso.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-28 17:28:29|
territoooriooo! territoooriooo!
territoooriooo! territoooriooo!
territoooriooo! territoooriooo!
territoooriooo! territoooriooo!
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-28 16:25:14|di ermi
Alessandro, mi dispiace deluderti, ma non vedo l’utilità di organizzare una poetry reading di giovani poeti italiani a Oxford o Londra per questa estate.
Anche se lo facessi, sarebbero costoro disposti a venire in UK e pagarsi volo e sistemazione per il gusto di una lettura una tantum in uno stretto circolo di persone (pubs, clubs, bookshops o halls?), dovendosi presentare nella traduzione (spesso inaccurata) di qualcuno e leggere le proprie poesie in inglese ad un audience (che oltretutto sarebbe costituito da altri poeti (inglesi), o di un pubblico di passaggio, per l’appunto, attraverso quel pub o quella hall.
Avrebbe invece senso stabilire contatti di scambio continuativi, con work-shop e incontri sponsorizzati da enti e comuni se ci fosse qualche giovane operatore interessato da entrambe le parti ad assumersi l’ incarico di questo genere di iniziativa (Sinicco e Piers Hugil?)
Ma una lettura una tantum, oltre al divertimento del momento, all’incontro occasionale, al drink, e a qualche ora trascorsa insieme dopo il meeting, che senso avrebbe, sul piano culturale, alla lunga distanza?
Non sono oltretutto nello spirito giusto (e nella fascia di età) per agire come animatrice di villaggio globale.
Per la collaborazione alla rivista ci starei anche, ma non sono riuscita ad accedere a nessun sito con l’URL che hai postato e dunque a verificare di cosa si tratti. È il link corretto?
A presto e scusami.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-28 08:02:26|di Alessandro Ansuini
Per carità christian, ben vengano le riflessioni, a domanda, facciamo una rivista? Ti ho dato la mia spassionata opinione. Non ho detto che non dovete farla o non potrebbe venire una cosa interessante, ho detto semplicemente che per me, non lo è. A queste aggregazioni pachidermiche preferisco collaborazioni più piccole fra entità diverse. faccio un esempio: nel workshop di oggi, la cosa davvero interessante secondo me è che c’è la possibilità di far convergere diverse realtà della rete in un’unica occasione, con possibilità di confronto e valutazione di collaborazioni e quant’altro. Ovviamente non potrei spesare nessuno per il workshop perché l’importo di partenza, il budget iniziale diciamo, per così dire, era Zero, e Zero è rimasto. Considerando che con Zero abbiamo due luoghi che ci aprono le porte direi che possiamo ritenerci soddisfatti. I rimborsi, più che per i convegni che dovrebbero essere "utili" agli intervenenti stessi, come ben sai li tengo per chi offre uno spettacolo, in relazione ai fondi che si riescono ad ottenere. (vedi seconda edizione afa festival di quest’anno)
Non pagherei mai nessuno per venirsi ad aggiornare/confrontare.
E non ho detto nemmeno che i blogger sono "importanti", ho solo dato ipotesi di mutazione verso ciò che secondo è realmente importante, la presenza fisica sul territorio. Poi il blogger o possessore di sito può fare quello che gli pare, come è e sarà sempre.
Per erminia: io in realtà avrei da proporre una cosa interessante inerente il curare una rubrica di "poesia europea" sul giornale work-out (www.work-out-org) che esce in unico formato multilingue in tutta europa, e volevo chiedere proprio a te (per gli anglosassoni) a christian e matteo (per l’est) se c’era la possibilità di creare una miniredazione che selezionasse poeti europei contemporanei e si impegnasse anche nella traduzione in almeno un’altra lingua - il giornale è bimestrale quindi il lavoro non sarebbe nemmeno così abissale - visto che onestamente io, che avrei voluto occuparmene, non riesco a trovare il tempo materiale per occuparmene e a dirla tutta non sono così competente in materia come magari potreste essere voi. Ecco, il workshop serve per cercare collaborazioni tipo questa, a mio modo di vedere, cellule più ristrette e mirate.
Poi c’è il discorso del territorio, dell’occuparsi del proprio territorio che mi sta molto a cuore e sul quale mi sembra siamo tutti abbastanza d’accordo.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-28 03:29:42|di Christian Sinicco
Alessandro, tu hai un’endemica avversione per ciò che nutre la voglia di offrire delle riflessioni? Parlando di un progetto di comunicazione, con articoli di dibattito, interviste e contributi testuali, la cui idea è fotografare la realtà, passo dopo passo (ogni 6 mesi?)...aperto alle collaborazioni, da vagliare con attenzione, beh, mi pare che si eviti alla base un discorso rigido Editore/Direttore: la clausola è però che i redattori e i collaboratori devono proporre un discorso critico - questo pure per rispondere ad Erminia sull’appiattimento. Se per un attimo distogli l’attenzione della rivista (visto che non te ne frega ti sarà facile:-) puoi osservare che tra i blog manca dibattito, e tra le persone degli stessi blog, pure manca dibattito. L’acriticità è da superare, come è da superare la mancanza di attenzione alle persone che continuamente, col proprio lavoro, fanno.
I progetti che si vogliono realizzare in rete - riviste e blog - scontano diversi problemi, dalla proliferazione di post al loop su argomenti (e autori) ormai conosciuti. Ma c’è critica? Poca, se non pochissima.
Sono d’accordo con te, ad esempio, che bisogna trasformare ciò che è avvinghiato alle tecnologie della trasparenza (internet) in dura realtà, ma da una parte mi chiedo (e ti critico) su un fatto: se i blogger sono così importanti, perché non li spesi tutti al meeting tuo e di Fantuzzi? Questo per farti capire che io (e i Baby Gelido) non siamo meno importanti di altre persone che esplicitano un "labor". Credo sia più importante il discorso sul territorio, ma allora devi ridimensionare la tua prospettiva (e dormire un po’ di più:-)
@Erminia: al festival zagabrese, hanno fatto un’antologia di partecipanti: gli scrittori stranieri sono stati tradotti in croato e i croati in inglese. Se curi una manifestazione in GB, cura anche le traduzioni no!
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-27 23:21:00|
del mio gruppo allargato, tra Londra e Oxford, comprendente individui tra i 75 e i 25 anni, l’unico che ha espresso un reale desiderio di venire a leggere in Italia è piers hugil che ho messo in contatto con Christian già da due anni fa, e che pare bene intenzionato a stabilire contatti, anche a causa del suo dottorato sulla poesia sperimentale europea.
e.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-27 23:16:24|di ermi
ciao caro alessandro, reduce dalla fantastica esperienza a londra - ti ho immaginato.
l’appunto non era certo rivolto a te...sono io che sono astigmatica e ipermetrope e ho difficoltà a penetrare tra le righe dense dei testi senza paragrafi. mi scuso per la richiesta, ma delle volte i paragrafi aiutano il lettore a orientarsi nei diversi punti di cui si compone un testo.
leggere a Oxford è molto diverso che leggere a Londra. l’audience ha aspettative diverse, lo capisci.
certamente a londra la poesia metropolitana, orale, è accolta in maniera più favorevole che nell’accademica Oxford: ci torno il 18 giugno per varie ragioni, che hanno anche a che fare con i Backroom poets, e il meeting estivo nei giardini dell’orto botanico, evento ormai abbastanza noto.
ciao, allora.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-27 21:46:58|di Alessandro Ansuini
Non mi pare così insormontabile tradurre poesie in inglese, e nemmeno leggerle. Certo, ci vuole un po’ di competenza e del coraggio. Giusto per, l’altro ieri ne leggevo a new cross road, il giorno dopo in un negozio di vestiti "nasty & rubbish",(eheheh) cento metri più avanti.
Non ho mai detto che tutti devono venire a leggere a londra. Ovviamente verrebbe chi se la sente, chi puo’, chi ha poesie tradotte, chi sa leggerle, chi non sa leggerle e ci prova, qualcuno tipo te che sicuramente parli bene inglese potrebbe leggere due o tre poeti che vorrebbe sottoporre.
Per i paragrafi, erminia, ti rimando alle 48 ore di sonno che mi mancano, se era rivolto a me l’appunto. Me ne scuso, un’alternativa è fare un copia incolla su word e leggerselo con calma.
(paragrafo)
Confido nell’estrema tua facilità di organizzare a oxford, quando mi inviti ci crederò ancora di più. E poi mi propongo in prima persona di ospitare poeti inglesi in italia, gli offro anche la camera. Ovviamente immagino che i cuginetti farebbero lo sforzo di tradurre le poesie in italiano, no?
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-27 21:29:51|
posso chiedere di suddividere il testo in paragrafi?
senza paragrafi diventa difficile leggere, e anche abbastanza scoraggiante....
in italia, non insegnano a suddividere gli scritti in paragrafi: è un errore.
grazie della buona volontà di cambiare questo aspetto che determina illeggibilità.
erminia
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-27 21:24:11|di ermi
Erodiade avrebbe il 95 per cento di riuscire ad organizzare una lettura a Londra e il 100 per 100 di certamente organizzare una lettura a Oxford...
il mio problema è un altro! perchè organizzarla per degli italiani a londra se non parlano inglese e non hanno le loro poesie tradotte?
di eventi di poesia a oxford per dialogue among civilizations ne ho organizzati 4 e di successo all’università Maison Francaise, e eventi del Back Room Poets - il mio gruppo - accadono ogni settimana e soprattutto d’estate, ma il medium è l’inglese. all’università invece non si passa se non si è abbastanza famosi o promossi da noi conferenzieri studiosi di una tale tendenza, dunque, poi vi dico cosa ho in cantiere....sarebbe prematuro....
erminia
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-27 20:46:19|di Alessandro Ansuini
Appena tornato da londra, letto quasi tutto il dibattito, avendo chiara in mente la mia opinione sin dalla proposta iniziale di christian. Eccola: a me di formare una rivista non interessa, con un direttore e un editore poi, che decide cosa e come, non vedo che differenza ci sarebbe con le altre noiosissime riviste che ci sono in giro.
Cosa sarebbe, una cristallizzazione su carta di una piramide di blog? E poi, ma chi cazzo la legge una rivista di poesia in italia? Ragazzi, diciamocele. Ipotizziamo anche I 1000 abbonati, non me ne strafrega un cazzo. Una rivista porta a un altro numero della rivista e non me ne frega un cazzo. Non voglio parlare con chi dovrebbe distribuirmela e con chi mi da i soldi, non voglio convincersi nessuno ad abbbonarsi per leggere “critica poetica” perché secondo me la critica è per i critici e i poeti, masturbazioni.
Molto più interessante diventa per me il discorso quando si comincia a parlare di stampare un cd illegale per abbassare i costi (questo sì: un euro di cd, 25 centesimi per la custodia, se volete anche altri 25 centesimi per la stampa su cd, ed ecco un prodotto concorrenziale, autonomo, questo sì, da far girare per la rete, e non solo. Per esempio, se chiedessi a me stesso: se della mea editasse un cd clandestino delle audioletture proposte sul podcast, io lo vorrei? La risposta è sì. O tu christian: Se leggi a monza con i baby gelido io tirerei fuori dei soldi dalla tasca per venirti a vedere, (contrattempi permettendo) se mi chiedi di abbonarti alla tua rivista ti rispondo che ti leggo su internet. Lo snodo è occupare spazi nuovi, non saturare i vecchi. Quali sono gli spazi nuovi secondo me? Ribadisco, le audioletture (delle forme più svariate) l’occupazione fisica di posti dove far esibire i poeti, seguendo la logica del peer-to-peer umano. Nell’ultima cena d’autore Lara Aravasi, la poetessa che tiene dietro alla Biblioteca Clandestina Errabonda (per chi non sapesse cosa fanno, poiché troppo intento a cliccarsi il pene sul blog: hanno chiesto a un arci di parma di dargli spazio per presentare libri, associandolo a una cena) mi ha detto: ma hai fatto caso che almeno il 50 per cento dei poeti che sono venuti da te sono venuti anche da me? Certo che ci ho fatto caso. Ma questo rientra proprio nella logica del peer-to-peer umano. Porto esempi. Adesso siamo in due, domani sia in tre, dopodomani in quattro, tutti sulla linea della via emilia (scusate se parlo di esempi che conosco) D’accordo, io e lara frequentiamo lo stesso “giro della rete”, ma dal momento che, per esempio, comincio a contare anche matteo fantuzzi e le letture che lui organizza a castel san pietro (e gli autori che mi ha fatto conoscere) comincio a contare salvatore della capa e imola, comincio a contare Massimiliano martines a san Lazzaro, ecco che da cinque blog ho cinque posti fisici che se uniti sotto un unico nome potrebbero acquisire il potere di organizzare (sto sparando a caso, non prendetemi alla lettera) un festival coi controcazzi, chiedendo fondi a comuni e regione. Ciò che manca alla poesia, secondo me, è posti e modi come fruirla, e internet dovrebbe essere il mezzo che ci permette, rapidamente, di collegare le sinapsi di quanti si sbattono fisicamente per la conquista del territorio, di spazi, con facce e persone, per aggregarsi, scambiarsi i poeti e, forse, riuscire anche a pagarli!!!
Ovviamente sono d’accordissimo sul fatto che in italia la figura culturale non sia riconosciuta, mentre in francia agli artisti passano un mensile. Che ci possiamo fare, eravamo un popolo di santi poeti e navigatori e ora c’è un esercito di cocainomani in giacca e cravatta che educa i giovani al velinaggio.
Continuo. Questo tipo di organizzazione che ho suggerito, detta così sembra facile ma poi c’è il rovescio della medaglia, che in questo caso è: a quante persone interessa venire a vedere una lettura/performance di poesia. Pochi cari miei. Molto pochi. Ed è qui che bisogna lavorare aumentando la qualità delle proposte, degli spettacoli, dei poeti.
Potrei continuare con gli esempi che vorrei vedere cristallizzati in azioni. Li dico, visto che siamo qui a dircele? Perché quella meravigliosa raccolta di poesia contemporanea moderna che ha curato massimo orgiazzi sul suo blog non finisce in un libro su lulu? Perché i poeti che ha ospitato non finiscono a leggere in un posto dove, dopo averli potuti apprezzare su carta, potremmo anche vederli in azione?
Quanto sarebbe bello se liberinversi, oltre ad essere una splendida agorà virtuale fosse anche un agorà dove uno li leggesse, anche, i suoi testi? A me piacerebbe.
Continuo? Quante possibilità avrebbe erodiade, di organizzare una lettura a londra? Ci vengo adesso da londra, io, se fossi lì, qualche lettura la organizzerei. Non con milo de angelis, sapete come la penso, ma con poeti da combattimento non ci penserei un secondo. (e ci sono le possibilità)
Mi fermo qui, che non voglio diventare pedante, e di queste cose domani parleremo tutto il giorno.
Io sono l’apertura fatta persona, chiedetemi aiuto per organizzare eventi, per trovare soldi, per fare cd illegali, per cucire libri, per andare a scrivere sui parlamento “vogliamo un sindacato di poeti”: io ci sto sempre. Chiedetemi di partecipare a una rivista e vi dico che non mi interessa.
Tanto finché non mi rompo le palle la testaccia dura io continuo a sbattercela, lo faccio dal 2003 ormai, e nessuno avrebbe scommesso tre centesimi sulle serate che organizzavo alla torre del popolo. (giovanna passigato puo’ raccontarvi in che squot leggevamo, mica chiacchiere) Poi sono arrivate le letture in rocca, poi le cene d’autore, poi il festival, poi i contatti con l’estero. Mica numeri grossi eh, per carità. Ma un progressivo miglioramento di proposte, luoghi, fondi. Quattro anni di lavoro, con dieci persone per volta. I risultati arrivano con passo di lumaca, spesso ci si fa un gran culo per poi vedere 3 partecipanti, questa è la realtà. E questa è la realtà che voglio cambiare io, non quella delle riviste, delle accademie, delle librerie, dei premi letterari, della critica. La critica non aiuta a far conoscere la poesia. La voce e l’impegno si. Dedicarsi affinché qualcun altro che non siete voi, possa leggere le sue poesie, o poeti. Che poi fanno leggere anche voi, tranquilli. Ma bisogna cominciare ad investire in energie, non in chiacchiere.
p.s.
perdonate gli errori e la sintassi ma non dormo da 48 ore e ho scritto di getto. speriamo che domani sarò leggermente più in forma, ma ne dubito.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-27 20:19:36|di erminia
Dialogo e comunicazione – o comunicabilità dei problemi condivisibili, e solo quelli – sono diventati termini di un binomio imperante, al di sopra di ogni altra ipotesi, accostamento che risolve lo scoglio dell’alterità e della sua complessità strutturale con il medium della tolleranza, dell’apertura al diverso – una scorciatoia funzionale alla convivenza, che vede nello scontro delle ideologie il male di tutti i mali, essendo l’ideologia soggetta a irrigidimento.
La poesia – nelle varie sfaccettatura che gli strumenti retorici consentono al poeta di assumere - comprende sia l’uno sia l’altro presupposto, essendo capace al contempo di interpretare il mondo dalle coordinate ideologiche delle varie parti in causa, o anche di andarvi oltre, trascenderle a favore di un punto di vista neutro, mediano, che sappia essere quanto più accogliente e dialogico. Questa seconda ipotesi, comprensiva e dialogica, non è però sempre capace di garantire il rispetto della complessità di ciascuna ideologia chiamata alla partecipazione e al dialogo. Spesso è una prospettiva che antepone il dialogo – ovvero l’obbligo alla partecipazione - alla reale e approfondita comprensione dell’alterità.
La comunicazione, ovvero la comunicabilità dei problemi potenzialmente condivisibili, ha oggi assunto il ruolo che un tempo avevano le grandi ideologie unificatrici,diventando un imperativo totalizzante.
Sebbene sia necessaria una manovra di decentralizzazione delle riflessioni fin ora dominanti, attinenti al senso e al valore di dati principi fondanti, a favore di un’accettazione reale ed efficace dell’esistenza di pensieri diversi, questo imperativo della ‘comunicazione’ non deve diventare spazio acritico privato di qualsiasi canone d’ orientamento.
Siamo dinanzi a un paradosso. Infatti, la filosofia del dialogo e del confronto democratico a tutti i costi si è dovuta imporre a causa di un presupposto negativo: ovvero che l’essere umano è incapace di confrontarsi nella diversità democraticamente.
http://www.erodiade.splinder.com
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-27 18:42:51|di Christian Sinicco
Erminia, la mia è ovviamente una proposta, e le persone hanno iniziato a discuterne come se esistesse già. Questo mi fa piacere, personalmente ci sono dei costi, supportabili solo con una risposta di "massa", se dovessimo partire ora dal web, in assenza di strutture.
E’ chiaro che una risposta tale non c’è stata, e questo pone in evidenza i limiti anche della mia comunicazione, ma un progetto di comunicazione manca davvero se osserviamo la nostra realtà...prendiamone atto, e ripartiamo (non facciamo finta di niente): la quantificazione dei risultati raggiunti a livello di dibattito e di teoria sono pochi (la carta per come è messa non sta meglio dei blog); però a livello delle strutture che dal web si sono create siamo ancora nel neolitico (zero, anche se confido che in un non lontano futuro qualcosa si possa fare, ma ci vuole impegno e assieme: l’acriticità di cui tu parli non sussiste nella mia proposta, volutamente aperta, poiché è giusto creare spazi: dimentichi Erminia che creare spazi e farlo in modo professionale genera una buona critica, dimentichi che oggi siamo nell’acriticità, e solo discutendo e progettando giungeremo a qualche risultato).
Sul blog di Guglielmin, come sai, trovi che la mega-zine potrebbe sopravvivere a particolari condizioni: una redazione operativa di 10 persone (selezionate da un editore e un direttore, uno che caccia i soldi ovviamente e uno che deve dare i tempi), redazione che vaglia i contributi di tantissimi collaboratori e li discute (e tutti stipendiati in modo "operaio" se vuoi, ma stipendiati, cosa che nessun altra rivista fa: questo è davvero la malattia di questo paese, la non professionalizzazione pure delle strutture culturali, che non le fa crescere, anche piano piano).
Riporto ciò che ieri ho scritto sul blog di Stefano, con qualche modifica, poiché mi sono aggiornato con un amico tipografo:
Pagamento cura (redazione di 10 persone a 125 lordi a numero: 1250 euro).
Pagamento "giornalisti": 1200 euro netti (1500 lordi)
grafica: 1500 lordi
stampa: 20.000 copie (a colori, quadricromia), 200 pagine, formato A4: circa 10.000 euro (un po’ meno!).
TOTALE 14.250 euro (a numero)
Abbonamenti per 2 numeri (semestrale): 10 euro + spese di spedizione.
1000 abbonati x 10= 10000 euro
2000 abbonati x 10=20000 euro
3000 abbonati x 10=30.000 euro.
4000 abbonatix10=40.000 euro (all’editore forse con 4.000 abbonati converrebbe).
Rispetto queste spese, capirai che un impegno simile (iniziato in modo "volontario") è possibile solamente con min 500 persone che veicolano il prodotto poiché collaborano, in diverse forme: che ne so, fanno sottoscrivere gli abbonamenti, una decina a testa, tra le conoscenze...etc etc etc.
La cosa divertente è che io ne parlo, anche in modo problematico, quando poi in un paese che ha meno del 10% della popolazione italiana lo fanno, e si fanno meno problemi. C’è da dire che è vero che noi le riviste le abbiamo, ma sono brutte, noiose, sono anticontemporanee, un residuato medievale!
Quando ho lanciato l’articolo, e chiesto ad altri blogger di rilanciarlo (come ha fatto Guglielmin ad esempio), pensavo che vi sareste messi a discutere pubblicamente, anche criticando il metodo, sui vostri blog. Ci sono volute diverse mail, prima che una cosa sommersa come una comunicazione che vi chiedeva di fare altro, emergesse nella sua criticità. Perché? Perché c’è paura di un dibattito pubblico...ed è incredibile che ciò accada pure quando limiti non si sono posti alla discussione: avete paura di ferirmi criticandomi pubblicamente? Se sì, siete sciocchi.
Forse ora, pubblicamente, possiamo discutere alla luce del sole.
Non mi interessa esplicitare il come questa baracca può essere tirata su, poiché è palese che se ciò mai dovesse accadere ci sarebbe un finanziatore (l’editore) e un direttore responsabile. E’ vero che se ciò dovesse partire dal web, non potrebbe che essere aperta - ma prima di questo bisognerebbe stabilizzare una struttura, che è il compito che dobbiamo assegnarci in ogni caso, indipendentemente dalla rivista.
Tutte le cose che scrivi, non hanno minimamente preso in considerazione il lavoro concreto di una redazione strutturata, ancora da strutturare. Facciamola. Cerchiamo di immaginare produttivamente, e non problematicamente su acriticità che oggi sono palesi, e non sul mio lavoro che cerco di condurre con metodo, forse non impeccabile, ma aperto e non pregiudiziale. Il web serve anche a questo, progettare no?
Messaggio di servizio: su Lietoblog, Vincenzo Della Mea ha scritto che fare direttamente un cd avrebbe abbattuto i costi...mmm, è un’idea pure quella (anche se ero partito da un prodotto diverso:-)
Le cose si possono costruire? Ognuno dovrebbe rilanciare, progettare, dubitare produttivamente, pensando al sistema, magari ridimensionare la proposta (l’ho sparata grossa, ma va bene!)... Tutto questo facciamolo pubblicamente.
Che ne so, anch’io vorrei polemizzare sul fatto che Giovenale posta solo eventi su Absolute, o come ha fatto Nacci su Patrizia Bianchi e Sannelli...ma che serve? Non serve a me che un rapporto con la visione di Giovenale la posso avere, anche se critico, non serve a nessuno, forse a tirare su le statistiche del blog (come sappiamo perfettamente). Facciamo altro, e nel contempo diamo vita a qualcosa.
Più proposte/progetti/dibattiti, e meno problemi su cose ancora inesistenti!!!
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-27 13:43:34|di erminia
(Riposto le prime battute del nostro immediato rilancio - mio e di martino baldi - diffuse tramite via mail a tutta la lista di persone include da Christian nei "addressees",e dunque la sintesi della mia opinione. Confermo la disponibilità a partecipare alla rivista, se si riuscirà a trovare una linea di azione capace di garantire l’efficacia del progetto.)
ecco di seguito la mia opinione:
mi pare un discorso sensato, quello di martino,....
“Caro Christian (e p.c. tutti gli altri),
io credo che il progetto di una rivista non puo’ nascere con questi presupposti da grande coalizione. Puo’ essere aperto a molti visioni ma nasce dall’incontro di alcune (relativamente poche) menti affini che immaginano qualcosa di preciso. Non mi convince questa convergenza di tutti verso "una grande rivista" (ci manca che tu dica socialdemocratica e liberale e poi siamo arrivati!). Certamente non ho riserve sui nomi che vedo tra i destinatari, a cui va tutta la mia stima, in particolare a quelli con cui ho avuto il piacere di confermare negli incontri di persona la stima precedente e virtuale. Pero’ c’e’ di mezzo anche una questione di affinità e di progettualità che non si misura soltanto con la stima. […] E guarda che non parlo di poesia, ma di visione del mondo in generale. Le aggregazioni, a mio parere, se devono essere, nascono spontaneamente fondandosi sulla condivisione di alcuni valori o sulla base di una forte relazione personali, senza proclami allargati di questo tipo; come e’ successo ragionevolmente p.e. all’Attenzione, visto che ho appena citato due dei fondatori. Altrimenti che senso hanno? Meglio un consorzio promozionale, come fanno gli albergatori della riviera... li’ ci stanno tutti. Se hai un progetto preciso, piuttosto, scegliti un gruppo di persone con cui ti senti di condividere qualcosa, a partire dalla fiducia, mettilo nero su bianco e dopo cerca le persone giuste che servono a farlo funzionare, oppure lancia il tuo manifesto, ma questa grande coalizione mi sembra una forzatura, almeno per il momento, e in particolare se addirittura chiedi di rilanciare l’appello, come se il problema fosse di trovare il numero piu’ alto possibile di aderenti […]
Saluti tropicali. Martino”
....e dunque lo sottoscrivo: mette in evidenza l’inevitabile posizione critica che una redazione di poeti e intellettuali, schierati sul fronte di un’azione culturale programmatica precisa (come quella di una rivista) deve necessariamente assumere.
se uno se la fa con chi la pensa come lui/lei, il nucleo redazionale necessariamente si restringe, acquisendo coerenza e compattezza, aspetti che, portati all’eccesso della coerenza e della compattezza, possono risultare potenzialmente anche indesiderabili.
se uno se la fa anche con gente che la pensa in modo diametralmente diverso, sviluppando un’apertura all’altro desiderabile sul piano dell’utopia, il progetto redazionale si allarga democraticamente sì, ma anche acriticamente, ad un pluralismo che potrebbe rischiare di diventare fiacco, sfibrato, emulo della struttura pluralistica a ventaglio del nostro parlamento, dove ognuno tira l’acqua al suo mulino, come in una sorta di Torre di Babele dove nessuno sente più l’altro e ne differenzia la voce, continuando pur tuttavia a credere di dialogare.
la struttura a ventaglio del parlamento italiano porta, come forse in nessun altro paese al mondo, la mentalità delle sette o lobbies, e dell’ostracismo, che tanto caratterizza l’italianità politica.
sebbene possa accettare la diversità in campo poetico, estetico, e,anzi, l’apprezzi molto sul piano stilistico, non vorrei avere in una rivista a cui collaboro testi, pretesti e opinioni che scantonino vistosamente, sul piano ideologico, dalla linea etica e dalla tradizione politica a cui mi appello.
non vorrei avere persone che, ad esempio – per rimanere molto sulle generali - non appoggino il discorso marxista, femminista, ambientalista, e pacifista. non vorrei avere individui ‘politically incorrect’ verso questioni che mi stanno a cuore, che riguardano i ‘gender studies’ , le riforme del diritto di famiglia,e del codice penale, e via dicendo, a proposito delle quali credo una redazione debba necessariamente muoversi in modo compatto e coerente.
Né soprattutto vorrei interagire con poeti e poetiche che attribuiscano alla poesia e all’intellettuale un ruolo, secondo i miei parametri, sostanzialmente mistificato, che siano incapaci, insomma, di autocritica, e autoironia.
dunque, la selezione di un numero persone che abbiano delle affinità elettive con ciascuno dei potenziali ‘contributors’ è un elemento di necessaria distinzione. la redazione deve avere una coscienza non solo organizzativa, ma unificatrice sul piano intellettuale di certi discorsi e valori di fondo compatibili.
[lo so, Tito Touchy la pensa diversamente. ma egli è un reporter americano piuttosto compromesso preoccupato come banderuola al vento solo dell’impiego e del profitto a tutti i costi.]
Personalmente preferirei essere una rivista programmaticamente e ideologicamente compatta e coesa che si occupa di una pluralità di aspetti della poesia piuttosto che essere in una redazione di gente ideologicamente incompatibile che si interessa di tutto e tutti. La seconda ipotesi, riguardo alla questione della centralità del concetto di pluralismo democratico, temo rischi di finire con l’avere come intento e fine se stessa e non tanto il suo prefissato target.
Insomma, preferirei trovarmi in redazione con Auden e Spencer, e coi marxisti dell’epoca, e proporre di occuparci approfonditamente delle poetiche di Pound o Eliot, piuttosto che stare nella stessa redazione con Pound e Eliot - per intenderci - e sfinirmi in guerra di poetiche e politiche – o dovere boicottare Pound perché propone per la nostra rivista collettiva di pubblicare le sue ignobili lettere pubbliche contro l’usura.
La convivenza nel pluralismo non deve condizionare l’appiattimento delle prospettive e porre ciascuno dei partecipanti in una situazione di stallo ideologico perché ne abbiamo fin troppo dell’appiattimento delle ideologie che stanno creando anche in parlamento l’azzeramento del dibattito e l’omologazione delle diversità ad un unico modello funzionale. Si crea in questo modo la mentalità dei cortigiani che pongono la coscienza della crisi in una posizione subordinata rispetto alle feste della Corte.
erminia (per Erodiade)
http://www.erodiade.splinder.com
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-27 13:30:30|di lorem ipsum
ambientino! ambientino! ambientino!
gruppi e gruppetti! gruppi e gruppetti! gruppi e gruppetti!
territorio! territorio! territorio!
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-27 12:31:53|di mitralika
evvabbene.
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eppoi
www.flickr.com/photos/mitralika
evvabbene!
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-26 21:41:56|
Marco Simonelli LietoBLOG
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-26 21:36:54|di Christian Sinicco
Per me non esiste nessuna aia, nel senso che se guardiamo ai blogger e ai commentatori, essi sono l’1% forse degli utenti. Ho portato un esempio interessante, il magazine croato, che esce due volte all’anno e che non è un riassunto del lavoro delle riviste cartacee croate, è un luogo a cui tutti contribuiscono poiché desiderano comunicare la poesia all’interno di una comunità che non è nemmeno quella dei soli lettori, ma è quella di un paese. Il target è più alto: non si tratta più di pensare all’ambientino, raccoglierne gli umori, anche perchè dal punto di vista comunicativo non funzionerebbe. Un magazine si può fondare solo su una redazione attiva, ricettiva e propositiva, distribuita sul territorio, capace di attivare canali di comunicazione. E’ chiaro che i passi da fare sono tanti.
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-26 20:37:05|di Marina Pizzi
Marina Pizzi
Sconforti di consorte
http://marinapizzisconfortidico.splinder.com/
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2007-04-26 20:29:44|di Marina Pizzi
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Sconforti di consorte
Sconforti di consorte
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-26 20:02:12|di Gabriele Pepe
Forse è la parola rivista che spaventa un po’. In Italia ce ne sono molte e, in media, anche di buona qualità ma quasi tutte soffrono per problemi di soldi, tirature limitate, distribuzione, iperlavoro per i coraggiosissimi direi eroici redattori soverchiati da montagne di libri, proposte, scritture più o meno emergenti, dibattiti, saggi, controsaggi, polemiche a non finire ecc. e tutto questo praticamente a gratis. Se poi ci mettiamo che a leggere le riviste sono sempre i soliti noti il quadro non è proprio esaltante.
Un’idea potrebbe essere una superivista che raccolga il meglio delle tante buone riviste italiane cartaceee e virtuali compresi blog e quant’altro sparse sul territorio. Ogni redazione, precedentemente selezionata nei modi e nei tempi che si decideranno dopo ricco dibattito, invierà alla superivista una serie di articoli, proposte, saggi ecc. come una specie di sunto del lavoro fino a quel momento svolto.
Penso a una grande superivista che non abbia problemi finanziari, ben distribuita, a colori, su carta patinata, insomma una rivista di grande qualità anche estetica. Potrebbe essere una via da approfondire.
pepe
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-26 18:47:05|di beccalossi
Christian, si comunica se si smette di, ad ogni costo, cercare referenti nella minima aia. Comunica con gli estranei, non con gli scoppiati o petulanti imbrattatori intasatori, se cerchi la prospettiva. Figo, o no?
Sulla linea
2007-04-26 18:22:19|di Christian Sinicco
Rispondo a Matteo, e indirettamente a una mail di Baldi, a cui ha risposto Orgiazzi. Baldi voleva che esplicitassi una linea: io gli ho chiesto di iniziare il dibattito qui, anche se avrei preferito che questo aspetto emergesse, magari, in un altro post.
Credo di aver specificato durante il corso del tempo molte mie posizioni, vedi ultimamente Opzioni utopiche. Il mio discorso, tra tutti gli articoli da me pubblicati, non sarà mai di linea: mi interessa la parola prospettiva, e non un qualcosa di rigido come una linea - bene dunque, anzi ammiro, la risposta di Matteo Danieli, che giustamente osserva che siamo persone capaci di intendere e di volere, capaci di trovare simmetrie e asimmetrie, di discutere dunque, di fare comunicazione, se lo vogliamo.
Una prospettiva si nutre di sguardi diversi e da sguardi diversi, e di una volontà che cerca altro. A questo mio sentire si innesta il problema della mancanza di dibattito, mancanza di teoria e di innovazione nella teoria, in rete e non - sembra siamo ancora a cercare di sostenere la nostra produzione letteraria con cose simili a tesi antitesi sintesi, aspetti che si dovrebbero rincorrere nella storia e determinare i prodotti letterari e la discussione...
L’unico dibattito che è scaturito ultimamente l’ha iniziato Giovenale rispondendo a Cepollaro, anche perché la visione di Cepollaro andava a cozzare con quella di Giovenale. O quella sul libro di Nove - per quanto mi riguarda contesto la creazione di un orizzonte di attesa, ad arte, da parte di Cortellessa e Piccini (che sia un riflesso della loro formazione da provvidenza marxista? Mi scusino se continuo la parodia:-)
Non trovo altri casi di dibattito (se vuoi la mia inchiesta per il blogmeeting, atta a far nascere un dibattito, che prosegue, dopo l’incontro a monfalcone; anche se con la calma che distingue gli uomini...ed è per questo che ho scritto questo articolo, lateralmente comunicando al pubblico aspetti di una riflessione condotta privatamente, tra alcune persone: ho scelto un target alto, una sfida se vuoi, che per me è come suonare la sveglia (a me stesso, non considerando d’aver pensato al meglio l’operazione, ma invitando altre persone a contribuire, invece di rimanere monadi sorde).
Mi domando allora se sia possibile fare dibattito progettando assieme qualcosa, invece di scornarci non concludendo nulla, ognuno trincerato nella propria autoreferenzialità o programma.
Innanzitutto opposte posizioni si alimentano, e trovo sciocco che in un mondo di milioni di abitanti sia una posizione (o linea), decisa a priori, o creduta come determinante, l’unica capace di portare avanti la cultura. Tutto ciò è ridicolo, e da questo non può nascere un dibattito utile. E’ la critica che rivolgo ai gruppi e gruppetti, ma anche al lobbysmo delle riviste e agli apparati, e ad una mentalità che vuole replicare esperimenti già fatti. Non capisco perché si voglia replicare modalità tutto sommato codificate. Replicare, significa aumentare la distanza tra la cultura, qualcosa che nasce continuamente, e gli uomini di questo paese.
Nella costruzione di un progetto di comunicazione (quello che mi interessa) c’è una discussione sulla linea a livello degli interessi redazionali - si fa così, altrimenti un progetto non potrebbe sussistere. Cioè, prima di tutto, il magazine deve vendere, altrimente non serve a nessuno e tu non copri le spese: quindi per me è più importante impostare bene, all’inizio, la comunicazione, che non è una linea, poiché essa specifica già il modo di proporre e una visione del mondo (che si vorrebbe). Quindi si fa una rionione di redazione e si scelgono gli aspetti più importanti da dibattere, attraverso una molteplicità di sguardi. Quindi inchieste, interviste, contributi teorici, testi...etc. La redazione è un lavoro assieme: io sono stato addirittura abituato a scrivere un pezzo in opposizione al pensiero del mio direttore editoriale, e il mio direttore editoriale mi rispondeva (per le rime) con l’editoriale.
Ma c’è pure molto di più, per quanto concerne me: mi interessa un’osservazione attentissima sulla contemporaneità, anche in senso problematico. I discorsi di linea, hanno il pregio di semplificare la complessità, ma non offrono uno spaccato della contemporaneità, con le sue frizioni, ma pure con gli slanci progettuali.
Voglio scegliere un’altra strada, che non è bada bene quella della rivista cartacea, ma quella di un progetto di comunicazione, integrato da altre possibilità.
L’intento è pure di rompere questi meccanismi che replicano, sostanzialmente, l’indifferenza: l’indifferenza è qui, su internet, come nel mondo elitario delle riviste, poiché postare un commento, elaborare il proprio programma, non è fare comunicazione.
su Blanc de ta nuque
2007-04-26 17:26:42|di Christian Sinicco
Stefano Guglielmin rilancia. Clicca qui.
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2007-04-26 16:26:51|di Matteo Mac Danieli del Clan Ammutinati
Gioco per un attimo col mio nome e con la mia "appartenenza" operativa, aderendo all’idea di una figura d’intellettuale non sempre necessariamente seria, per lo meno non quando si deve dimostare di possedere autoironia. Io poi non mi ritengo ancora un intellettuale, nè un poeta.
Il gioco però trova il tempo che trova, mi capita di leggere di questi tempi roba islamica e di come, dopo la predicazione del Profeta, la grande tradizione dell’Islam si fonda su un sitema che da tribale cerca di passare a "statale" (perdonante l’anacronismo) ponendo al centro la umma o, che dir si voglia, la comunità; poi c’è quell’altra storia che conosco solo in chiave epichollywoddiana dell’Indipendenza della Scozia (ma magari qui Erminia mi aiuterà a fare pelo e contropelo).
Quello che sento nell’aria, a partire dal bloodmeeting di Monfalcone ad arrivare al post di Christian, c’è voglia di mettere insieme diverse tribù per vedere se si riesce a creare una forza organizzata.
La visone del mondo di Christian riguardo questo progetto non è compiuta, per lo meno così non appare: però c’è un elemento forte intorno cui gira il suo intervento, ed è quello di una rivista cartacea, di una capitale europea, di un paese di 4,5 milioni di abitanti, che sembra avere un concept rivoluzionario: smazzare poesia e marketing poetico, immagine e sostanza, in un volume unico - voluminioso quasi pesante - che ritorna ogni 6 mesi, completo di testi, interviste, dibattiti, e grafica seducente. Già in questo c’è un abbozzo di linea. Tempo: ogni 6 mesi. Grafica: seducente. Contenuti: vari. E’ ovvio, quasi automatico, che la rete di conoscenze in cui ognuno di noi è preso tesserà da sola i vari poli intorno a cui stendere i dibattiti, le interviste, e segnalare gli autori di riferimento. Alcuni di noi hanno già detto di no al progetto. Chi ha dei dubbi o si sta ritraendo dovrebbe valutare attentamente la composizione della redazione, e mettere sul piatto se la stima che nutre verso certi componenti è forza necessaria a bilanciare la diversità culturale, posto che la stima non dovrebbe sanare "attriti" culturali ma evidenziare la modalità con cui due esseri intelligenti riescano a comunicarsi posizioni divergenti avendo sempre in mente la Letteratura. Questo è qualcosa che vorrei vedere all’interno di Vogue - rivista di Poesia, luogo di riassunto multiculturale e multi posizione dal quale raggiungere le varie "isole felici" della rete.
Anche se il mio contributo è notoriamente incostante e centellinato, io dò inizio alla mia adesione.
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2007-04-26 14:14:07|di Massimo Orgiazzi
Caro Christian, ho letto alcune delle risposte e per un attimo ho tenuto
il silenzio per cercare di capire cosa e come si configurasse. Il mio
punto, che credo, se riesco, riassumerò nell’intervento per il BlogMeetingdi Bazzano al quale con mio rammarico non sarò presente, è sviluppabile in una breve serie di step:
L’idea di una super-rivista, di una rivista che unisce in ottica inclusiva tutta una serie di risorse che, abbiamo constatato, sono in crescita, fervono e "funzionano", è meritoria. Rilancia idealisticamente un punto di arrivo e, se vogliamo, sancisce una sorta di ritorno, alla dimensione della rivista letteraria fermatasi con gli anni ’60-’70 in Italia. L’ambiente dal quale un profilo potenzialmente autorevole può emergere è oggi senz’altro la Rete, con le sue suggestioni e i suoi potenziali, il suo fortissimo gradiente d’incontro, di stimolo, di dibattito, che stiamo adoperando, vivendo, costruendo.
L’idea però cozza, come abbiamo visto, con l’idea che una "rivista"
debba in qualche modo avere un indirizzo; il punto di vista è ugualmente sacrosanto, dato che prevede quale direzione ed orientamento si vuole attribuire alle scritture, quale il ruolo di una potenziale civiltà letteraria associata, cosa e come costruire o cosa e come osteggiare.
Il realizzare una rivista prevede, sia su carta che su Rete (la prima
più della seconda, ma la prima poi non escluderà mai più la seconda) un
impegno concreto e organizzato di pianificazione, logistica (anche solo di dati) e di fondazione, nel senso di creazione di un organo redazione coeso
capace di non deludere le esigenze più o meno ideali dei sostenitori,
collaboratori, scrittori. Non sto qui parlando del problema della "par
condicio", ma di una *esatta* condizione di libertà, equilibrio e visione che se non accontenta, almeno convince nei presupposti chi si avvicina.
Il problema della iper-proliferazione va scongiurato. Christian, tu ragioni in questo senso, lo capisco: tuttavia l’appello ad una
collaborazione unitaria su vasta scala non esclude il fenomeno della
replicazione ed occorre essere sicuri che un progetto del genere possa
almeno potenzialmente rifuggire da ennesime rigenerazioni del proprio
codice, non perché non ci piaccia il pluralismo, ma perchè se la "mission"
è una, tale deve rimanere.
Concludendo questa breve carrellata, mi sembra di poter dire che "rivista"
non è più il termine corretto: potrà averne i connotati, ma gli assunti e
i presupposti devono tenere conto che si tratta in questo senso e in
questo frangente di un movimento di risalita della cultura per il quale il
sommovimento è forte e la "vision" dev’essere più chiara che mai. Serve un
aspetto che, come abbiamo detto a Monfalcone, raggruppi e condivida, ma al contempo selezioni, generi autorità e lo faccia tenendo conto che esistono
ancora gli orientamenti, non se li mangi, ma li rilanci con l’idea che
rinasce l’intellettuale, che la consapevolezza e la riflessione storica, artistica, scientifica, sociale e spitituale possono determinare ancora molto nella società. Più che una "grosse koalition", serve una Federazione
Unita dei Pianeti (e scusate la citazione televisiva e roddenberriana).
Chiudo dicendo che, come Luigi e Fabrizio, non sottoscrivo alcunché, qua, oggi: sono aperto ad un dibattito e ad un confronto oltre che a rilanci.
Ma si deve andare oltre la provocazione: si deve raggiungere una visione.
Non so se qui l’ho epressa, ma ci ho provato. Un saluto a tutti,
Massimo Orgiazzi
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-26 13:58:07|
Alessandro Assiri, LietoBLOG
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-26 03:38:15|
Massimiliano Barlattani LietoBLOG
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-26 03:32:56|
Ranieri Teti, Carte nel Vento, Anterem
L’ERA DELLE RIVISTE E’ FINITA? FACCIAMO UNA RIVISTA. CHI CI STA?
2007-04-26 03:30:04|
Francesco Forlani, Nazione Indiana
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2007-04-26 03:29:04|
Luciano Pagano, Musicaos
messaggio di sevirzio
2007-04-26 00:33:57|di Christian Sinicco
Ringrazio Luca Salvatore, e Marcello Della Corte. Nonché Erminia Passannanti (firmata sotto pseudonimo Touchy). Per procedere speditamente, indicate nome cognome e-mail blog. Ed evitate pseudonimi:-)
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2007-04-25 20:06:36|di marcello
Se vi servono foto contribuirei volentieri. marcello
E-scapes
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2007-04-25 19:01:05|di Gabriele Pepe
Io non so fare nulla ma se siete interessati a uno sguardo da non-intellettuale, da non-poeta, sono a disposizione.
pepe
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2007-04-25 17:15:59|
Io ci sto, pierrotfumista@libero.it
Faccio parte della "poesia e lo spirito", ho pubblicato in volume e in versi Fumisteria ermeneutica per i tipi delle Joker, ho tradotto i "gialli" di Corbiere per il "foglio clandestino" e diverse altre cose su carta straccia e web. luca.
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2007-04-25 10:19:15|di Manila Benedetto
Manila Benedetto. Capace di fare diverse cose, quindi, usatemi pure.
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2007-04-25 00:00:40|di Christian Sinicco
bene, quello della rivista l’Illusione:-)
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2007-04-24 19:24:35|di Tito Touchy
Tito Touchy
profession: Fotoreporter
titotouchy@hotmail.com
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