33 commenti a questo articolo
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2008-06-07 21:25:20|
Adorno ci fa notare che l’arte porta con sé la promessa e l’enigma...le tante letture che hai fatto sono la tua arte e ne devi andare fiero...personalmente ti ammiro molto per questo
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-06-21 04:41:13|
tante letture per nulla
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-06-21 04:38:38|
straordinaria libertà espressiva 2
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-06-21 04:37:02|
straordinaria liberta espressiva
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-04-25 21:05:57|
Non nova, sed Nove: Maria in pasto al cannibale
una affermazione rischiosa
2007-04-15 20:02:59|di a.
"la vera e più terribile arma di giudizio che possiede la critica è infatti l’omertà, la condanna all’oblio, il non riconoscimento d’esistenza"
Mi sembra una affermazione molto rischiosa, che condanna la poesia (l’arte in generale) a una Storia scritta a tavolino e priva di valore il Tempo. In questo la critica perderebbe ogni pretesa di possedere un qualsiasi metodo scientifico e si configurerebbe come una presa di parte, ragionata sin che si vuole, ma pur sempre viziata da altro. Sarebbe come non riconoscere un *fatto* perché, chi ne è stato protagonista, non merita di essere citato. Purtroppo alle volte capita che sia anche così -penso a un certo modo trasandato di trattare poeti pure diversi tra loro come Pozzi o Boine-, ma credo che a quel punto l’oggetto stesso della critica si sottragga ad una simile deriva autoreferenziale.
La promozione continua
2007-04-13 05:08:23|di Christian Sinicco
Piccini non è domo, e spinge ancora!
LE NOVITÀ, NEL NOME DI CARDUCCI
E DI MARIA
di Daniele Piccini
Cominciamo con una novità da trattare con delicatezza. Si tratta di un poema su Maria scritto in trenta canti o capitoli di quartine di endecasillabi (con rime variamente organizzate) da Aldo Nove: sì, proprio l’autore che fece parte, ormai una decina d’anni fa, della cordata cosiddetta "cannibale". I luoghi comuni sono facili, prevedibili: il "cannibale" che si converte, ecc… Perciò questa Maria, in uscita in primavera nella prestigiosa "bianca" di Einaudi, è da annunciare e da anticipare con qualche accorgimento. Quel che qui si può dire (poiché chi scrive ha avuto la possibilità di leggerlo) è che è tutt’altro che un testo da prendere alla leggera. Il Nove parodico, giocoso, corrosivo qui non compare: si tratta di un testo serratissimo, grazie anche alla robusta, solida e ispirata strutturazione formale, che richiama a una tradizione di poesia religiosa che sa di origini (Iacopone in primis), ma anche di Sei e Settecento (una delle frasi in epigrafe è tratta da Pier Iacopo Martello). L’avvertenza e persino l’insegnamento da trarre da una novità così ghiotta sono semplici e insieme esemplari: la letteratura è il luogo per eccellenza del non prevedibile, uno spazio aperto, in cui possono accadere fatti di vera e pura libertà, obbedendo la scrittura poetica non a predeterminate categorie ma alla necessità, al dettato: quello interiore di chi scrive e insieme quello di una intera tradizione, che nel terminale ultimo rappresentato dal nuovo poeta tenta pervicacemente di "riscriversi".
La "bianca" di Einaudi si conferma come luogo privilegiato di sperimentazione anche per un altro territorio: quello degli sconfinamenti (variamente giudicabili, naturalmente) di prosatori o propriamente narratori nel campo appunto della poesia. [...]
La grande poesia uccide la critica
2007-02-23 14:12:57|di Christian
Continuano gli interventi su Poesia e spirito e
su Il cielo di Marte Marco Merlin
LA GRANDE POESIA UCCIDE LA CRITICA
Vi propongo un estratto da Abbasso la critica, evviva la critica. Leccatine a Frye e Cortellessa, un mio saggetto che uscirà sul numero 16 (dicembre 2007), della rivista “Incroci”, in un numero dedicato a “La nuova critica” curato da Daniele Maria Pegorari. Perché ve lo propongo? Perché ha a che fare con lo scioglimento di alcuni nodi personali e quindi con la pacificazione e il risveglio creativo che, al momento, sto vivendo, e di cui parlavo nel post precedente.
[…] Mi viene in mente un recente episodio, a mio modo di vedere positivo, che chiama in causa di nuovo l’altro mentore di queste mie noterelle: Andrea Cortellessa. Il critico ha presentato sul numero di gennaio 2007 di «Poesia» un’anticipazione del prossimo libro di Aldo Nove parlando senza mezzi termini di «“vero” avvenimento», non senza segnare con puntiglio la distanza rispetto ai «tanti pseudo-eventi, “fattoidi” e minimi fatterelli e faccenduole che ogni settimana animano, si fa per dire, il piccolo mondo della nostra letteratura». Il lettore veniva subito messo all’erta. Ebbene, a fronte delle tre pagine effervescenti di Cortellessa le poesie di Nove, invero graziose, impallidivano timidamente, ma il punto non è affatto questo. (Del resto, il mio soggettivo “graziose”, preso nel suo valore etimologico e privo di sfumature ironiche, non ha alcuna pretesa di oggettività). Ciò che era interessante e positivo in quelle pagine era il denudarsi della critica che, nello sforzo di motivare l’attribuzione di valore, rivelava l’inanità del suo conato. L’analisi di Cortellessa era, per carità, condotta secondo i crismi più collaudati, per cui non mancavano dotti riferimenti, contestualizzazioni nella tradizione presente e passata, citazioni puntuali e quant’altro, ma analizzando quelle pagine da un punto di vista logico non si trovano argomenti probanti, sotto la retorica del discorso. Per esempio, non è di per sé un valore lo «scandalo» del tema. L’essenza di Nove sia pure la “novità”, certo, ma ci sono tanti autori che hanno saputo rinnovarsi di libro in libro e ce ne sono ancor di più che sono riconosciuti grandi a partire dalla loro coerenza tematico-ideologica e stilistica. Non credo che alternare un’ode a Hugo Chávez, un poema epico per Rocco Siffredi e un carme contro la legge che persegue chi sostiene tesi negazioniste nei confronti della Shoah sia di per sé un valore. Il rovesciamento della «plumbea tragicità suburbana» dei primi libri «nella schizomorfa comicità» dei versi attuali (e si tratti pure non di un semplice superamento, ma di una nuova, più integrata sintesi: il ribaltamento non annulla la prima maniera, che retroagisce come risvolto segreto, ci spiega Cortellessa) non è dunque, in sé, un elemento qualificante – se non a fronte di tante premesse sottaciute, anzi di un’intera visione della realtà e della letteratura. Non è vero che un brutto libro scritto da un poeta di grido avrebbe di per sé un grande significato, un notevole peso, nel commercio critico sulla letteratura? E se anche Gene Gnocchi avesse pubblicato poesie migliori di Vittorio Sereni, chi avrebbe il coraggio di riconoscerlo (a parte D’Orrico)?
Ci sono però altri ragionamenti portati a suffragio dell’«avvenimento»; per esempio, Nove recupera «– con assoluta e sbalorditiva naturalezza – la tradizione secolare dell’inno mariano», con tutte le sue caratteristiche: il linguaggio semplice a fronte di concetti teologici anche ardui, la sovrabbondanza di rime, ma soprattutto l’impianto metrico. Già, ma anche qui, Nove non è nuovo nel contesto, così ampio, di ritorno a una metrica chiusa nel Secondo Novecento, mentre per la capacità di far versi su contenuti teologici, Cortellessa potrebbe giuggiolarsi con i libri di Giovanni Costantini, che non ha nulla da invidiare in leggiadria e giocosità evangelicamente scandalosa. Insomma, per farla breve: le pagine di Cortellessa rappresentano la negazione di quello che la critica stessa vorrebbe essere. Credo che se un giovane studente avesse proposto in università un simile testo, sarebbe stato rispedito indietro a correggere i troppi e apodittici superlativi: i libri precedenti di Nove sono «bellissimi», «bellissimi» sono i canti attuali (tanto che nella mia mente, ve lo confesso, Cortellessa è andato simpaticamente a coincidere con il Mollica che in TV di tanto in tanto ci ragguaglia sui bellissimi film o bellissimi album appena usciti). Dunque la grandezza di Nove si impone rigo dopo rigo, con la sua «stupefacente capacità empatica di ascoltare», le «parole semplici e fiammeggianti», la «straordinaria capacità di contemperare», la «formidabile capacità […] di prolungare indefinitamente […] un’intensità lirica che è, in ogni suo punto, non meno che incandescente», e così via. Insomma, arrivato all’apice del godimento della poesia, al critico non restano che i soliti, triti e ritriti concetti idealistici di emozione, di intensità, di lirismo. Risentiamo il finale, dove si tocca il preteso culmine persuasivo: «Non si crede ai nostri occhi, al nostro cuore: nell’aderire – come non possiamo non fare – con tale immediatezza, e insomma con tanta emozione, a queste parole. […]. Ma mai come in questo caso poco importa ristabilire nessi, sancire genealogie, analizzare al microscopio. In questa sede quel che conta è condividere un’emozione che davvero nulla ha di microscopico: quella – antichissima e sempre futura – del veder nascere una grande poesia».
Come volevasi dimostrare: quando nasce la grande poesia, la critica muore. […]
Sarà bene a questo punto precisare che il mio intento non è affatto deridere, in alcun modo, Cortellessa, che ritengo davvero uno dei nostri critici più intelligenti: firmo anzi seduta stante una sottoscrizione di stima e di gratitudine per qualsiasi valutazione, positiva o negativa, vorrà eventualmente avanzare nei confronti di un qualunque mio scritto – la vera e più terribile arma di giudizio che possiede la critica è infatti l’omertà, la condanna all’oblio, il non riconoscimento d’esistenza […]. Qui non rido di Cortellessa, rido con lui, per la verità di cui si è fatto testimone: non per nulla ho detto subito che la circostanza ricordata era positiva, perché rivelatrice del fatto che la poesia, infine, consuma la critica. Accadessero più spesso episodi del genere. Quel brano di Cortellessa non andrà letto come una caduta giornalistica, come la retroazione di un linguaggio da web su un intellettuale raffinato o peggio ancora come l’azione faziosa di un giovane critico. Quelle pagine ci ricordano sinceramente che il valore di un testo è sancito dalla capacità di persuasione di chi crede a quel testo. […]
Un verso di 9 proposto per il Premio PUS
2007-02-21 17:39:21|di Christian
su poeti e poetastri un articolo di Guido Vitiello
Non nova, sed Nove: Maria in pasto al cannibale
“Ci sono cretini che hanno visto la Madonna e cretini che non l’hanno vista,” diceva Carmelo Bene in Nostra Signora dei Turchi. Aldo Nove, con il poema in trenta canti Maria (di prossima uscita presso Einaudi ma anticipato con grande strepito sulll’ultimo numero di “Poesia”) ha fatto il salto dalla seconda categoria alla prima. Certo, già in Fuoco su Babilonia! crepitava qualche favilla mariologica, pur costretta a coabitare con l’invocazione di una “madre grande | e troia come un fiume | di luce”. Ma giacché, attesta l’uomo dei topi, la puttana cela in sé la madre venerata (e viceversa), Nove ha virato con fervore al versante celeste del binomio, al côté uranio contro quello pandemio. D’altronde Nove è un “onnipotenziale” (così l’onnipresente Andrea Cortellessa lo elogia nella presentazione) e può passare con il massimo agio dalla microsociologia sul precariato alle lodi della Vergine. Anzi, Cortellessa ne parla come di una specie di Laforgue nostrano (anche se l’esempio che porta è quello di Palazzeschi), un petit hypertrophique stralunato e dal cuore tenerissimo che riesce con mestiere a parodiare – e straniare – tutti i metri e gli stili.
E così il totipotente Nove sarebbe riuscito a “fare propria – con assoluta e sbalorditiva naturalezza – la tradizione secolare dell’inno mariano”. Peccato che di questa tradizione la novena di Nove serbi solo il peggio, volgendo in scialba filastrocca crepuscolare, in cantilena vispateresoide, la felice e canora ridondanza dell’innografia liturgica. È vero, come scrive ancora Cortellessa, che la tradizione mariana “usa parole semplici e fiammeggianti per dire concetti anche teologicamente ardui”; e questo vale anche per le sue degne prosecuzioni: l’Ash Wednesday di Eliot o The Mother of God di Yeats. Ma solo un orecchio inetto al più elementare discernimento degli spiriti può scambiare per semplicità concettosa quartine che ricordano il Bonaventura di Tofano più che quello di Bagnoregio, o gragnuole di versi smozzicati che si vorrebbero Silesio ma fanno pensare al re del cruciverbone Bartezzaghi.
“Tu sai: senza di te, non era vero | l’inizio. Tu, lo inveri. Io non ero | senza di te. Sì, c’ero, ma non ero | davvero. Come tutto. Tu sei il senso”: così fa dire Nove all’Arcangelo Gabriele, costringendolo per giunta a sganciare l’ennesima rima a casaccio (“Io sono qua nella tua casa immenso”). Per far eco a “conosco”, l’Arcangelo diventa “la luce del bosco”; il satanico serpente calpestato dalla Vergine che “all’infinito cresce” sfocia su un improbabilissimo “mesce | l’odio”. Ancor peggio capita con la “brulla | nottata che ti trasformava in culla”, o con la povera Maria che diventa “infuocato arbusto” pur di far rima con “già schiava di Augusto” (probabile calco del fabriziodeandriano “schiave già prima di Abramo”).
Eppure, imperterrito, Cortellessa continua a lodare questo distillato di ars poetastrica, che esibirebbe nientemeno quelle che sono “da Dante in giù, le stimmate di ogni poesia religiosa che sia grande poesia”. E via a inanellare fumisterie pseudoteologiche (“è con la nascita del tempo che il Creato si Crea davvero”, dove l’uso allusivo di maiuscoli e corsivi serve a dire banalità senza aver l’aria di dirle), prodigate per illustrare versi da convitto monacale: “Da tempo immemorabile era bella | e più che una bambina era una stella. || Più che una stella era qualunque cosa. | Più di qualunque cosa era amorosa”.
Si procede poi con impuniti canzonettismi (“Ma i sogni la sognavano più forte” o peggio “L’immensità del cielo è una capanna”) e fervorini catto-gruppettari (“bandiere | di ogni colore eppure tutte nere, | il sogno modellato dal volere | di chi scambia l’amore col potere”). Ma il punto più basso di questa dolorosa kenosis della decenza poetica è senz’altro l’incipit lumpen-iacoponico del canto XXIV: “Donna d’eterno, donna del presente | invariato dei cuccioli millenni | allattati al tuo seno”, che raccomandiamo vivamente alla giuria del PUS.
L’aspetto più grottesco della perorazione di Cortellessa riguarda comunque la forma: l’ex cannibale che diventa “classico” e spicca per “la calibratissima trama metrica” delle “quartine di endecasillabi variamente rimati” – elogio a dir poco curioso, per un poema che si apre con le quattordici sillabe di un martelliano (“Lei era una bambina che qualunque collina”), procede con le almeno tredici di “Da te avvierà ogni cosa il suo percorso”, e continua con endecasillabi assemblati col pallottoliere. E il “fren de l’arte” del grande artigiano Nove ha quanto meno le pasticche usurate, già che le sue quartine fuori misura rovesciano i propri detriti sulla quartina seguente, non diversamente da quei vicini molesti che scuotono le loro tovaglie sul terrazzo dell’inquilino del piano di sotto. Ma nulla dissuade Cortellessa, che esprime l’emozione “del veder nascere una grande poesia” e ovviamente (alla stanca maniera pasolinocentrica di un certo micromondo letterario romano) grida allo “scandalo”, parola che ricorre una dozzina di volte nella sua presentazione, a partire da titolo ed epigrafe, in un’accezione che non si sa se evangelica o mediatica, se da Buona Novella o da Novella 2000. Dobbiamo però riconoscergli che ha ragione nel dire che lo scandalo non riguarda la “‘conversione’ del già ‘cannibale’ al cristianesimo”: qualunque studioso di religioni comparate saprà mostrarvi la parentela tra antropofagia e banchetto eucaristico.
Il vero “scandalo”, suggeriamo, sarebbe vedere Nove che fa poesia e Cortellessa che fa critica.
Del tuo supplizio
fatto n’à gran mercato
Nove il novizio
Articolo di Guido Vitiello del 20 febbraio 2007 per Poeteastri.com
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-13 06:22:59|
attento salento
dio e’ contento
quando ti prosti supino
in gluteovento...
dal salento a montalcina
si stigma (tizzi)
il subdolo zen
della cina
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-13 06:05:55|di finiamola di parlare di nulla, mercuzi
ANTONIN ARTAUD Ci-gît
Io, Antonin Artaud, sono mio figlio, mio padre, sono mia madre
e sono io;
sono colui che ha abolito il periplo idiota nel quale si ficca l’atto del generare,
il periplo papà-mamma
e il bambino,
crosta nel culo della nonna,
piú che in quello del padre-madre, molto di piú.
Il che vuol dire che prima di mamma e papà
che non avevano né padre né madre,
si dice,
e dove mai li avrebbero presi,
loro,
quando sono diventati quella congiunzione
unica
che la sposa e lo sposo
non hanno mai potuto vedere seduta o in piedi,
prima di quell’improbabile buco
che lo spirito si cerca
per noi,
per disgustarci un po’ piú di noi stessi,
era questo corpo inusabile
fatto di carne, di sperma impazzito,
questo corpo appeso, da prima che arrivassero i pidocchi,
questo corpo che suda sulla tavola impossibile
del cielo
il suo odore calloso di atomo,
la sua rauca puzza di abbietto
detritus
sparato fuori dal sonno
dell’Inca mutilato delle dita
lui che come idea aveva un braccìo
e come mano soltanto un palmo morto
perché le dita le aveva perse
a forza di uccidere re
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-12 19:25:52|di ermi
Una volta, Pasolini, in una sua pubblica risposta a proposito del sul Vangelo secondo Matteo, ebbe a scusarsi con il suo interlocutore di doverlo deludere, ammettendo di essere ateo.
Si scusava, ma avrebbero dovuto scusarsi con lui, i cattolici, per la persecuzione continua di cui era fatto oggetto da parte dei politici democristiani.
Ma come può avere la censura colpito La ricotta, un film in cui Cristo e’ così celebrato, il suo messaggio così esaltato, non lo so…
dopo la visione de La ricotta, nella successiva pubblica discussione accademica, all’estero, c’e’ da vergognarsi a dovere spiegare - vedendo l’espressione estatica dei colleghi protestanti dinanzi a tanto profondo laico e ideologico rispettoso culto di Cristo - che si’, la legge italiana processò Pasolini, che si’, La ricotta fu censurato, che si’, Pasolini fu condannato a 4 mesi di reclusione per Vilipendio della Religione di Stato, quando il reato di vilipendio della religione non era nel film ma nelle intenzioni malevoli dei persecutori di Pasolini.
Il fenomeno delle tarantate, di cui fu grande studioso e conoscitore un antropologo che ho molto ammirato e studiato, De Martino, e’ fenomeno estremamente complesso ed ha poco a che fare con il sentimento religioso> essenso argomento centrale alla Cultural Theory , ha a che fare molto di piu’ con i Gender Studies, molto di piu’ con la sociologia, l’economia del territorio, e con la psichiatria.
Ci sarebbe da parlare molto a proposito del tarantismo, di come e perche’ aveva luogo e persisteva nei riti religiosi e anche pagani nel Salento e anche in certe aree di Napoli e del Salernitano (specialmente dell’Agro Nocerino Sarnese, Pagani eccetera).
saluti a tutti
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-12 14:10:33|di Andrea Margiotta
Le parole di Andrea Cortellessa mi sembrano davvero condivisibili…
E, come ho già detto in diversi post, apprezzo queste “botte di vita” che si concede (per usare una citazione da film di Tinto Brass con Branciaroli e Koll interpreti): cioè mi rincuorano questi punti di fuga libera che la sua intelligenza scova…
Spero di poter dialogare in futuro con lui – mio vicino di casa – quando uscirà il mio secondo libro di poesia che – se manterrà le sorprese anche editoriali che contiene – almeno qualche petardo lo sparerà…
E spero di dialogare anche con Aldo Nove…
Per quelli invece che persistono nelle loro chiusure mentali, nelle loro miopie che generano violenza ideologica e nei loro moralismi senza morale, prendo a prestito una citazione al quadrato dall’amico Claudio Damiani , da Apelle: "Sutor, ne ultra crepidam"... Ciabattino, non (andare) oltre la scarpa…
Anche se, nell’episodio riferito da Plinio, il ciabattino che si estende nella correzione del grande Apelle esprime in fondo una tronfia stupidità, mentre, nel caso di certi intellettuali c’è più una malizia e un non voler capire, un non voler uscire da certe gabbie mentali…
PS Per Erminia: dici, riferendo dei tuoi colleghi conferenzieri inglesi “Dunque, che l’Italia sia un paese che prega… … è cosa nota a tutti, ma che la gente che si professa cattolica creda in Dio, è cosa meno convincente”… Scusami ma ho sostituito la parola dio, nella tua citazione, con Dio per rendere meglio il senso della osservazione… in un dio, con la minuscola, ci credono tutti e ognuno ha il suo proprio che può essere il potere, il denaro, il successo, la carriera o altro, quindi formulata in quel modo non avrebbe avuto senso …
Invece, con la maiuscola, sono pienamente d’accordo con i tuoi colleghi protestanti, benché nel protestantesimo ci sia sempre una serietà tremenda e drammatica nelle questioni di fede che era poi nel carattere di Martin Lutero, personaggio con un suo fascino…
Ma è una giusta constatazione soprattutto se si intenda la fede anche come fuoco propulsivo nella vita sociale, culturale e affettiva e non solo come generico sentimentalismo da cameretta (che pure fa tenerezza…)
Aggiungo solo che, personalmente, ho rispetto anche per quelle persone, e nel mio Salento di origine ne ho viste tante, che vivono la fede cattolica in modo quasi magico-esoterico, senza farsi troppe domande ma con una loro “sapienza” religiosa fedele di padre in figlio…
E a codesto tipo di religiosità mi pare appartenesse la parente di Aldo Nove alla quale il libro è dedicato…
Però, tornando a quanto riferiva Erminia: giusto quel che dicono i tuoi colleghi protestanti, tanto che, proprio per questa debolezza nelle ragioni della fede cattolica che egli aveva riscontrato negli anni cinquanta (figurati oggi!) tra i suoi alunni, un genio religioso come Don Giussani, anche esperto di teologia protestante americana, cominciò un’esperienza di fede che oggi abbraccia migliaia di persone in tutto il mondo… (Comunione e Liberazione) … Un’esperienza molto interessante, a mio avviso, soprattutto perché, nell’impostazione educativa, c’è sempre un’attenzione massima anche alla Ragione senza però essere angustiati dal misurare tutto o dall’esserne schiavi…
Solo che poi, quando uno creda con convinzione, passione e ragionevolezza e cerchi di informare la sua vita sociale, affettiva e culturale – insomma cerchi di costruire e generare frutti nelle opere – lo accusano, spesso con ignoranza, di integralismo… Dunque…
ciao
Andrea Margiotta
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-12 13:25:12|di erminia
purtroppo, parlare delle figure sacre della cristianità e’ sempre un’arma a doppio taglio giacchè si può scadere nel luogo comune o nella ripetizione dell’identico.
la solennità e ossessivita’ del pregante nella litania e’ una forma liturgico-letteraria antica, molto difficile da riproporre in chiave moderna senza l’ausilio di qualche discorso teorico forte a sostegno del suo reimpiego, in quanto la litania ecclesiastica specialmente quella ai santi e alla madonna, che risale al quinto sesto secolo, come ben sappiamo, si appoggia su una comunità significante molto di più che la litania poetica non-liturgica, la quale potrebbe trovare risposte divergenti come in questo caso.
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-12 01:08:45|di lorenzo
uh erminia, non leggere troppo tra le righe. non mi voglio misurare. infatti ho detto "nell’italia filo-britannica e bon ton", giusto?
ciao, era solo una battuta non te la prendere.
lorenzo
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-12 00:47:49|di e.p.
Oh, calducci carlucci! Di nuovo tu….a singolar tenzone….
se avessi usato la lingua inglese, avrei certo detto : "Daniela Trevori and I", ma NON per bon-ton piccolo borghese, che non i preme…., ma semplicemente per rigido ordine sintattico....(che bada bene, gli italiani prendono per bon-ton), mentre se scrivo in italiano la stessa frase di rigore sarebbe "io e Daniela Trevori", e Lorenzo, ti sfido a verificare l’ordine dei pronomi....presso specialista.
se invece in italiano avessi usato l’ordine che suggerisci tu, sarei scaduta in un anglismo sintattico, rivelando una sottomissione alla lingua appresa...
infatti, la frase l’ho espressa nell’ordine grammaticale e sintattico della mia lingua italiana, dunque quello che ho detto nell’ordine che ho detto e’ ineccepibile, sorry!.
“io e Daniela Tremori”
ma perchè lorenzo cerchi di competere con me, perchè non ti rassegni, e resti nei ranghi, come farebbe un qualsiasi cavaliere, consapevole del suo rango?
e smettila di venirtene ogni tre secondi con queste micro-sfide...
piuttosto sfida i maschietti come te, in abbondanza du questo sito, che muoiono dalla voglia di competere…..e lascia stare le lady...
non e’ con noi che ti devi misurare.
oppure devo pensare che vieni da noi quando sei sconfitto altrove per una qualche rivalsa?..
dunque preoccupati di usare tu il bon ton, e non ti curare del bon ton altrui....prima di esserti assicurato del tuo...
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 22:45:08|di Christian
Cortellessa scrive su chi desidera. Se non si è d’accordo sullo scritto, glielo si fa sapere. Io non odio nessuno. Non credo sia sbagliato ambire ad avere spazio su Poesia, non credo sia stata una buona presentazione quella su Poesia, per i motivi esplicitati. Saluti, C
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 22:26:14|
Io, Antonin Artaud, sono mio figlio, mio padre, sono mia madre
e sono io;
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 21:21:59|di lorenzo
un’altra correzione: si direbbe "Daniela Trevori ed io" non "io e Daniela Tremori" (nell’italia filo-britannica e bon ton).
lorenzo
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 19:47:58|di Gabriele Pepe
Secondo me ha ragione sia A.L. che lv. Se avessi proposto io questi stessi testi di 9 sicuramente non mi avrebbero neanche risposto ma è pur vero che i precedenti contano e quelli del 9 sono senz’ombra di dubbio molto più importanti e significativi dei miei.
pepe
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 19:32:59|
Daniela Trevori, pardon.
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 19:27:51|di ermi
Suggerisco di attenersi alla scientificità dell’analisi e non alle dispute da mercatino e condominio.
Ieri, alla conferenza “Italy on Screen” sul cinema italiano, a cui ho partecipato con un saggio su La Ricotta, di Pasolini - conferenza organizzata da vari dipartimenti e facoltà inglesi, e tenutasi alla Stewart House (University of London) , dunque conferenza di inglesi sul cinema italiano, e non già di italiani sul loro stesso cinema – un regista famoso ed un autore di rilievo, che era nel mio “panel” sulla cinematografia degli anni sessanta settanta e il Cattolicesimo in Italia (Italian Cinema and the Catholic Church), tale TIM COWKWELL, il quale presentava un paper su Fellini ne “Il Bidone”, ha citato una diffusa opinione che è stata a lungo discussa dai professori presenti (in massima parte protestanti), secondo la quale “in italia tutti sono cattolici ma nessuno crede in dio”.
Questa conferenza internazionale si è tenuta a livelli alti di dialogo e scambio culturale. Sottolineo che i conferenzieri erano tutti accademici, studenti di PhD, ricercatori, dottori di ricerca (PhD) e professori di cinema e film studies, oltre che di studiosi di letteratura e poesia. In special modo io e Daniela Tremori (Oxford ) eravamo le due italiane esperte di cinema del dopoguerra e dei suoi nessi col cattolicesimo “democristiano”.
Vi faccio notale l’esito della discussione sulla FEDE IN Italia?
Dunque, che l’Italia sia un paese che prega, come si uccide a sostenere annibale, è cosa nota a tutti, ma che la gemnte che si professa cattolica creda in dio, è cosa meno convincente….
Che in Italia i democristiani abbiano sfruttato la chiesa, e’ chiaro agli stranieri e agli britannici, più che agli italiani stessi.
L’Italia mette in croce il proletariato così come la democrazia cristiana ha messo in croce in tutti i sensi il vero cristianesimo delle origini: non lo dico io, lo dicevano Pasolini e Fellini, in primis.
ad adriano: per favore cancella il commento precedente e lascia solo questo....
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 18:33:23|
Grazie, caro, hai proprio ragione. Il dubbio è veramente il sale della vita, una cosa veramente bene-fica. Come non apprezzarlo, visto l’aggettivo (con la relativa "res") che lo connota?
A.L.
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 17:52:14|di Lello Voce
tutto il dubbio e tutto il beneficio che vuoi, Annibale caro, che il dubbio è il sale del sapere, come il sospetto
lv
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 16:42:56|
Che bello! E’ arrivato anche il ’partito dell’amore’. Questo è uno che non ha mai letto niente di Aldo Nove e che si è illuminato d’immenso al solo sapere che anche lui, forse, è apparso alla madonna.
Che sgradevolissimo odore d’incenso andato a male. E che bella compagnia di giro che stanno montando...
Auguri, Aldo. Continuerò a leggermi gli altri tuoi libri. Mi perdoni se questo lo ignoro totalmente?
A.L.
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 16:34:08|
Va bene, Lello, ne preparerò uno più "adeguato" per una prossima volta.
Ferma restando, comunque, la pertinenza del tuo appunto, ti chiedo solo di lasciarmi il beneficio di un piccolissimo, ingenuo dubbio.
Grazie, caro.
A.L.
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 16:30:39|
x è più di x dunque in contraddizione logica? certo... sai sinicco penso che ve la prendiate tanto perchè più capite che la poesia e la vita non rispondono assolutamente alle vostre logiche dozzinali più le avete entrambe in odio, poesia e vita.
si odia solo ciò di cui si ha paura, e si ha paura solo di ciò che non si conosce, che non si capisce...
così come per amor del popolo odiate quello stesso popolo, che prega, che crede in dio, che non legge la vostra poesia.
ridete, siete rimasti soli.
a.l.
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 16:18:35|di Lello Voce
Annibale, scusa ma il quiz non regge: purtroppo in arte le cose valgono contestualizzate: lo stesso poemetto se attribuito o meno ad aldo o ad un anonimo non è più il medesimo poemetto. Se prima c’è un’opera ’performativamente’ tutto cambia.
Quiz annullato, sorry...
lv
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 15:20:26|
Non proprio, Christian: sono pugliese, di Canne per la precisione.
A.L.
p.s.
Avrei un quiz per te, se me lo concedi.
Secondo te, se sulla scrivania di Cortellessa arrivano, in forma anonima, nove poemetti (sic!) come quello del prode Nove, quanti finiscono direttamente nel cestino?
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 15:04:05|di Christian
Caro Annibale, sei un napoletano?
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 15:03:16|di Christian
Grazie Erminia, mi sono un po’ dato alla satira e a tratti all’autoironia, anche perché anch’io sono per la pubblicità e la marketta. Ho visto che c’è scritto ad un certo punto metamoforfosi, o qualcosa di simile a metamoforfora. Ovviamente volevo scrivere, "più" banalmente, metamorfosi, ma anche metamoforfosi non è male - utilizza lo shampoo giusto mi raccomando:-)
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 14:27:08|
Che lagna, che palle, che uàllera stracotta!!!
10, 100, 1000 Nevio Gambula!
A.L.
Aldo Nove, la materia oscura è il 90%
2007-02-11 13:44:48|di ermi
diligente analisi, Cris.
ho sempre ritenuto che si sarebbe potuto trovare per la madonna un nome meno comune.
o forse e’ viceversa, ed e’ infatti la madonna ad avere reso il nome comune?
questo e’ il mio dilemma.
ma forse adesso il mio dilemma si sta chiarendo, grazie a quella stessa luce nella stanza che per sempre ha detto maria....
:0
Commenta questo articolo
|