21 commenti a questo articolo
> La Macchia Nera n°13
2007-01-08 23:18:30|di Marco ::: sf
uso tutti i mezzi possibili, per l’annotazione, la prima stesura e articolazione, la scrittura, o la trascrizione e la citazione: uso la matita, la carta, la penna, il pennarello, il palmare, il pc, il blog, la schermata wordpad txt, l’editor di jpg, l’email o l’sms (autospedendomi in volata appunti che rischierei di perdere). se ultimamente non uso quasi mai la macchina da scrivere è solo per difficoltà logistiche in casa.
posso fare cut-up trascrivendo frammenti con la stilografica o comporre
direttamente ’lirica’ o narrazione apparentemente classica usando il
palmare.
il lavoro successivo di elaborazione (a volte minima o nulla, a volte
pesantissima) dei materiali, e la loro collocazione in architetture più ampie
(o anche la loro cancellazione) sono in linea di massima momenti demandati al passaggio al pc ma anche al palmare.
i ’nuovi strumenti’ li ho presi e appresi, mi sono sicuramente & decisamente gettato sui new media (?si dice?) con interesse assoluto. ma certo
un’impronta [tipografica!] forte me l’ha trasmessa la civiltà gutenberghiana. di qui la tendenza a una limitazione delle tentazioni di variare indefinitamente un testo; e anzi la tensione alla lectio ne
varietur.
> La Macchia Nera n°13
2006-12-29 10:29:43|di vocativo
vedo che dei poeti hanno già risposto sul loro modo di operare trovandosi di fronte allo schermo.
Come scrivevo in uno dei commenti, sono molto affezionato ad un libro L’estetica dei media, di Mario Costa, che consiglierei a Nacci di leggere. LO troverebbe senza dubbio interessante.
un caro saluto e un grazie a coloro che si sono fermati a leggere. Un grazie anche per gli apprezzamenti e per gli appunti.
> La Macchia Nera n°13
2006-12-28 16:31:52|di erminia
Ripeto: in senso comparativo, ma senza per questo sminuire nessuno dei partecipanti, me compresa, quello di Luigi è uno dei migliori interventi in assoluto: sobrio, e al contempo appassionato, ma dotato di lucida competenza.
Intenso sul piano delle conoscenze teoriche ed intimo su quello di chi scrive a stretto contatto con chi produce poesia oggi in rete.
Ancora più prezioso perchè viene appunto da una persona che non è poeta, ma che i poeti li osserva con acume e delicatezza: una mente aggraziata, davvero.
Giovane e anzi giovanissimo, uomo di misura e stile, dottorando dotato, da cui è legittimo aspettarsi egregie cose. Sottoscivo quasi tutto quello che qui egli sostiene.
Rispondendo a Nacci: anche io scrivo solo e sempre al PC, l’abuso del quale mi ha incapacitato ormai a concepire l’uso della penna, con la quale a stento appongo la firma a documenti ufficiali, ma in modo evidentememte meno persuasivo che in passato, per cui spesso le mie firme sono dissimili e non coincidono....alla verifica.
erminia
> La Macchia Nera n°13
2006-12-28 13:23:56|di Gabriele Pepe
Sono anni che scrivo esclusivamente al pc, anzi con penna e foglio cartaceo ormai non ci riesco più e questo forse è un male.
Caro Luigi è esattamente quello che volevo specificare. Se posso portarmi ad esempio ho scritto parecchie cose con il contributo del traduttore altavista. Prima un testo molto elaborato poi tradotto in varie lingue fino a ritornare all’italiano. Quel guazzabuglio diventa così una nuova base di partenza. La coscienza in quel caos riesce sempre a trovare spunti e correlazioni, idee e folgorazioni. Quindi anche se il risultato finale è scritto in versi apparentemente tradizionali la procedura è del tutto anomala. Ma ho usato anche altre tecniche sempre con l’aiuto del pc e la rete.
Insomma l’elettronica e la rete influenzano e influenzeranno sempre di più le varie tipologie di scrittura ed è questa indagine che andrebbe approfondita.
pepe
> La Macchia Nera n°13
2006-12-28 12:34:37|
Segnalo che la Paris Review (www.parisreview.com) sta rilasciando in .pdf il suo cinquantennale archivio di interviste agli autori: voglio dire, il meglio dei blog ancora non coincide con il meglio della rete, anche se l’esperimento di Cepollaro va in quella direzione. Saluti.
GiusCo
> La Macchia Nera n°13
2006-12-28 09:02:15|di gugl
anch’io ho abbandonato la penna, in effetti. Credo tuttavia che, dopo un po’, lo sfondo bianco elettronico, la tastiera, la verticalità della postura passino sullo sfondo, diventino un "residuo fenomelologico", per dirla con Husserl, tuttavia ’a bassa intensità semantica’, dal quale l’atto creativo in gran parte prescinde, per concentrarsi nel buio della parola-che-chiama. In altri termini (e per me) il mezzo agevola i passaggi intermedi (scrivere, cancellare, spostare eccetera), ma influisce solo in minima parte nella stesura definitiva del testo (in ogni caso, è un’influenza che passa a livello inconscio). Semmai, la rete mi aiuta a far girare velocemente inediti e a sentire i commenti, questi sì utilissimi per ritarare il tiro.
http://golfedombre.blogspot.com/
> La Macchia Nera n°13
2006-12-27 22:32:34|di lorenzo
alla domanda di nacci rispondo - spero brevemente - con la mia esperienza: ho cominciato a scrivere al computer nel 1999 mentre scrivevo la tesi di laurea. lavoravo in’aula computer che a una cert’ora chiudeva e non si poteva più uscire e quindi spesso ci passavo la notte. allora ho cominciato ad andare in chat e l’influenza principale che l’uso del pc ha avuto sulla mia scrittura viene proprio da quel periodo di chat. come descriverla? credo che l’essenziale fosse questo: necessità di convogliare tutto attraverso lo scritto (pause, tono, espressioni del viso, connotazioni), in modo estremamente rapido, sulla soglia dell’irriflesso. anche: presenza di un altro individuo in tempo reale all’altro capo del "filo", dunque necessità di una scrittura capace di tenere alta l’attenzione di un individuo umano che offre una attenzione generica a una molteplicità di interlocutori. formalmente, che effetto ha avuto? nessuna deriva - forse paradossalmente -
verso la paratassi, anzi, un uso massiccio dell’ipotassi, non ’ricercata’ ma naturale (sempre scrivendo molto rapidamente), e un esercizio di ascolto dei ritmi dell’attenzione umana e del dialogo naturale (ma trasferito in scrittura, anzi, in letteratura). non dialogo quotidiano, ma dialogo letterario, perché l’unico modo di riuscire una comunicazione in un ambiente del genere è quello di cercare di utilizzare tutta la potenza della lingua, perché vi è solo la lingua.
mi fermo qui, con il timore di annoiare. spero di aver detto cose sensate. da quell’esperienza sono nate delle "favole ungheresi", in gran parte scritte "in tempo reale" in chat. subito dopo, un lungo testo metà in italiano metà in inglese chiamato "the cycle of judah".
anche nelle cose che ho molto più recentemente scritto (dialoghi e soliloqui) credo si senta un’eco di quel periodo, benché questi ultimi testi siano stati scritti in totale solitudine, e senza "connessione" alcuna con un interlocutore reale.
lorenzo
> La Macchia Nera n°13
2006-12-27 21:21:23|di vocativo
Naturalmente prendevo in considerazione altre generazioni rispetto a quella di Luperini, così come parlo di altri poeti e non di Sanguineti, tanto per fare un nome a caso. Luperini ha reso centrale nella sua riflessione il discorso sul ruolo del critico militante da diversi decenni (c’è un libricino di Mancorda uscito da poco, Apologia del critico militante; c’è una sezione su Atelier, dedicata a questo problema da qualche tempo). Voglio dire, non che manchi il dibattito, ma si faccia in modo di estenderlo ulteriormente. Tutto qui.
Per Luigi (Nacci), mi vengono sempre in mente le teorie di Mario Costa quando mi trovo di fronte a domande del genere...
Comunque, rimando a domani per una risposta meglio centrata.
ciao a tutti
> La Macchia Nera n°13
2006-12-27 21:03:37|di Luigi Nacci
Sullo scrivere al pc:
anch’io sono anni che scrivo solo al computer, sia poesia che prosa. Ho scritto di tutto, dalla lirica egotica al poemetto cacofonico, passando per gli esercizi metrici puntuali e il verso libero-lunghissimo. E dunque, prendo spunto da quanto detto e mi(ti/ci/vi) domando: il mezzo determina/contamina/trasforma la scrittura, o no? e se sì, come? (domanda per nulla nuova, anzi, scontata e retrò, ma mi pare ci sia un buon clima per parlarne informalmente)
> La Macchia Nera n°13
2006-12-27 20:38:00|
Romano Luperini è critico-critico. Ancora vivo e vegeto?
> La Macchia Nera n°13
2006-12-27 20:16:24|di vocativo
Grazie a tutti per gli interventi:
Erminia, per me il critico non è solo il poeta, ci mancherebbe! Mi autoescluderei di colpo! :) dico semplicemente che al momento non esistono esperienze forti di critici-critici, al di là dei critici-poeti (di cui ho fatto appena qualche nome).
Stefano, quello che sta cambiando nella poesia nell’era della rete è anche la tua stessa poesia. Forse ora è difficile inquadrare bene la situazione perché l’obiettiva schiaccia l’immagine (fuor di metafora, siamo ancora in fase di attraversamento: sia chi fa poesia, sia chi osserva). Tra qualche tempo si sarà capaci di dare un quadro più completo. Vedi, lo stesso Marco Giovenale (che ringrazio, non solo per l’apprezzamento, ma per i tanti spunti che mi dà, in virtù delle sue attentissime e puntuali analisi nonché le sperimentazioni interessantissime) credo che operi su un versante che dà problemi filologici dal punto di vista della ricostruzione. Tu stesso dici di operare molte modifiche direttamente sul monitor (Adriano Padua ha abbandonato completamente la penna). Ora non vorrei essere pedissequamente mcluhaniano, ma lo stesso comporre al pc non dà gli stessi risultati che comporre su carta con una matita o penna (scusate l’eccessiva semplificazione, non argomentata). E poi tutto il discorso sull’apertura, sulla comunità... parte sì da Agamben, ma trova nella rete un referente quasi immediato. Ancora, una poesia "autre" credo che si possa dare sul web in modo magnifico e forse sconvolgente (ma per questo aspetteremo). Comunque, non mi dilungo.
Gabriele, lo so bene che quasi tutte le esperienze che cito vantano dei precursori, anche illustri, però, vedi, dico anche che non è tanto questione di forma, quanto di relazione tra i "materiali di composizione". E questo non esclude affatto una poesia che non abbia una vetrina immediatamente riconoscibele come sperimentale. Anche Marotta, anche Guglielmin fanno poesia di ricerca (che, tra l’altro io apprezzo tantissimo, e lo sapete).
Ancora per Marco Giovenale: anche se non conosco direttamente Zafferano e Broggi, non di rado mi sono soffermato sul loro operare (sebbene non l’abbia mai ben approfondito). Credo di aver infatti dimenticato di citare Gammm...
Per Marco Saya, hai perfettamente ragione. Di questo avevo parlato altrove. Questo, è vero, è un altro problema spinosissimo: come fare apprezzare la poesia a gente che non è del settore. Ma rispondere ulteriormente è veramente troppo! Scusate l’eccessiva lunghezza.
> La Macchia Nera n°13
2006-12-27 19:10:28|di erminia
Metropoli scrive: “Per me è fondamentale rifondare il critico militante tanto quanto è importante promuovere i poeti. I critici più attenti oggi nascono in seno alla poesia stessa: Cepollaro, Giovenale, Sannelli, Guglielmin e molti altri che coltivano stili e approcci personalissimi nel fare critica...”
Luigi, non posso essere più d’accordo con la tua istanza di ricostituire il ruolo e il senso della critica che nasce tra i cultori della poesia (Oscar Wilde scrisse sagacemente a proposito ne Il critico come artista), soprattutto di quella militante. Il confronto diretto del bene (la poesia) con il male necessario da esso determinato (la critica) ha sempre una forza ed una efficacia estremamente vantaggiose alla considerazione dei modi in cui promotore del bene (il poeta) si estrinseca dinanzi al promotore del male (il critico).
E’ ammirevole che tu propenda per la critica fatta dai poeti: sei generoso come al tuo solito in questo...perché tu, non essendo poeta, come tieni sempre a sottolineare, sul tuo blog Vocativo, dai generalmente una rasserenante idea di un individuo impegnato nella poesia, che sa essere militante ma senza volere tirare acqua al suo mulino.
... ugualmente ammirevole, Sinicco che continua anche durante le feste di Natale in questa sua carrellata di opinioni sulla poesia bloggata.
ermi
> La Macchia Nera n°13
2006-12-27 17:45:12|di Marco ::: sf
davvero ricco l’intervento di Luigi, ed equilibrato. lo ringrazio per i molti materiali messi in campo. così come di aver fatto cenno a esperienze numerose e differenti, a un’ampia serie di laboratori.
thanx anche per il cenno al mio percorso. aggiungo soltanto che, in termini di lavoro con google e cut-up, autori come Zaffarano o Broggi da anni stanno sondando il terreno e realizzando opere, interagendo volentieri con la rete (pur senza avere uno spazio web individuale). discretamente distanti dal dibattito italiano (per come è [per come negli anni vediamo che è stata] la poesia in Italia).
diciamo che questi esperimenti e stili - come altri strumenti e modi dell’immaginazione o dell’invenzione del testo - sono alfabeti interessantissimi. strade non ignote ma tutt’altro che battute e sufficientemente esplorate nel nostro paese.
> La Macchia Nera n°13
2006-12-27 17:30:36|di Marco Saya
dimenticavo: la qualità dei testi poetici è, a mio avviso, notevole. "Far vivere la poesia" significa portarla fuori dai blog, riviste, non confinata nelle 200 copie vendute dall’editore pinco, non nei reading dove non trovi la "casalinga" ma sempre altri autori che , esperienza vissuta più volte in prima persona in quanto da loro stessi raccontata, vengono solo per leggere il proprio testo e poi andarsene.
La macchia nera N° 13
> La Macchia Nera n°13
2006-12-27 17:10:52|di Marco Saya
Ciao Luigi,dobbiamo, forse, fare altre considerazioni: 2.000.000 di "scrittori" per una media di 2000 acquirenti mensili di raccolte di poesie. Concordo sui siti letterari citati, ma il giro di poeti che interagiscono si riduce sempre a quei 50-60 che "tentano" di imporre una scrittura che sembra condivisa almeno nelle linee politiche. Come dire che la preoccupazione maggiore è quella di creare un nuovo "gruppo 2007" dopo i fallimenti dei precedenti.Altra questione è IL LETTORE. Il lettore-lettore è diverso dal lettore-autore e dall’autore-autore e per nulla lettore.
il rapporto è come tra il cittadino e il politico. (ovvero tendente allo zero assoluto)Potrei proseguire con centinaia di altri punti di domanda. La sensazione è che non si stia cercando di "far vivere" veramente la poesia, ci sono alcune voci "fuori dal coro", una per tutte Francesco Marotta.
La macchia nera N° 13
> La Macchia Nera n°13
2006-12-27 15:44:53|
William Burroughs
> La Macchia Nera n°13
2006-12-27 13:57:52|di Gabriele Pepe
Grande Luigi in arte vocativo! Seguo volentieri il suo blog proprio perché ricco di cose belle e buone.
Caro voc il vino non è snobbato ma è materia molto difficile e intricata con maree di nomi, provenienze, prezzi, gusti, tipi, zone, che ci si diventa matti! Il vino è roba seria e quindi è meglio che ne parlino coloro che della materia sono esperti.
Un altro aspetto da approfondire è quello su web e sperimentazione poetica. Senza nulla togliere ai poeti da te citati vorrei solo precisare che non sempre quello che sembra nuovo effettivamente lo è davvero e viceversa quello che sembra vecchio è veramente vecchio o sorpassato. Vorrei ricordare gli esperimenti degli anni 60 con l’elaboratore elettronico, come allora si chiamava. E come il cut up sia stato inventato dai DJ afroamericani fin dagli anni ’70, vedi afrikaa bambata.
Insomma esistono anche strade diverse ancora più appartate e solitarie e quindi forse ancora più dissidenti... :o))
Un saluto a tutta la bella compagnia.
pepe
> La Macchia Nera n°13
2006-12-27 10:19:35|di gugl
Ci sono tantissimi spunti che sarebbe interessante approfondire. Per esempio vagliare le possibilità intrinseche al blog (il sonoro, il video eccetera), che tuttavia (credo) pretendono un tecnico specializzato per essere attuate. Mi piace molto l’idea che chi naviga nei blog sia un esule, un soggetto in margine, che talvolta aspira ad occupare un centro e, talaltra, a rimanere libero di fare, stando fuori dal capitale.
Sulla mutata natura del poetico se concepito in rete, non ho esempi a cui riferirmi. Mi ricordo però un esperimento che fece Sanguineti negli anni sessanta, con altri tre o quattro poeti francesi, credo dell’OULIPO, compomendo alcune poesie collettive.
> La Macchia Nera n°13
2006-12-27 09:28:36|
"La rete è una palestra di idee, sebbene in alcuni casi più che attraversamento riesce ad essere già riva (la qual cosa ci rende felici, ma giova conservare un profilo basso)"
"
Luigi, ottima osservazione, come del resto è nel tuo stile. Non potrei essere più d’accordo. Direi di mantenere anche un margine di autoironia... che non guasta.
Erminia
> La Macchia Nera n°13
2006-12-27 01:28:04|di vocativo
Non so chi sia l’anonimo, ma credo che egli sia e buono :)
> La Macchia Nera n°13
2006-12-26 22:12:58|
hai detto molto e bene, Vocativo,
complimenti
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