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Absolute [YOUNG] Poetry 2009 & [Udine traduce]
Udine/Monfalcone, 5-10 ottobre 2009
[Blog]
Ogni cinque bracciate di Vincenzo Frungillo. Appunti per la nuova epica italiana (3/3)
M.O.R.S. - Memoria. Ombre. Racconto. Silenzio / Sence.Misli.Risbe.Takt
Cento poeti alla ricerca del verso di opposizione
Absolute [YOUNG] Poetry 2009 & Udinetraduce Monfalcone - Udine, 5 - 10 ottobre
Absolute Poetry 2008
Absolute Dischi
Absolute Poetry 2007
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La nuova poesia in Italia?
ouverture sulla differenziazione
postato il 2006-06-25 14:53:49 da Christian Sinicco |
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L’urgenza di fornire una prospettiva dalla quale discutere la poesia dei nati a partire dagli anni ’70 nasce dalla proliferazione di antologie che, cavalcando l’ottica generazionale ed evidenziando scarsa volontà di introdurre nozioni critiche innovative, pur costruendo passo dopo passo una panoramica, perdono di vista i fatti.
Innanzitutto da cinquanta anni l’estetica pone all’attenzione della critica nuovi elementi per spiegare il processo di formazione dell’opera; molti critici non hanno capito che è l’estetica, in quanto analisi della creatività non inserita nei piani degli uomini che in un certo momento sistemano, ad essere normativa. La critica che fonda se stessa nella citazione, la critica sulle critiche di altri critici, senza impianti propri, e nuovi, è la perversione di un apparato ormai smunto, il cui tentativo si riduce a giustificare debolmente le scelte sui contemporanei, e lo fa attraverso linee i cui fondamenti non sono falsificabili, poiché spesso non ci sono: il metodo di analisi non viene approfondito, svelato, e i “dati” della ricerca non vengono forniti (i libri, gli articoli, le recensioni, lette al fine di quella particolare selezione di autori).
A partire dalle antologie, questo emergere di poeti si presenta come la parte emersa di un “iceberg”: realtà vasta è la poesia espressione di un fare che effonde tra le nuove generazioni e che ha nell’intimismo un suo radicamento - sulle antologie, questo “iceberg”, in diversi casi, lo si vuole dimostrare esclusivamente attraverso una scrittura minimalista, ma i risultati non sono eclatanti a livello di emozioni o stati d’animo forniti al fruitore, aspetto che viene invece messo in risalto da chi opera non sottovalutando gli effetti dell’oralità.
Gli autori di questa generazione che si sono messi in luce, noti all’accademia o agli addetti ai lavori, in generale prendono le distanze dall’intimismo, lo oltrepassano conoscendone i limiti - ci sono comunque autori interessanti anche su questo versante l’obiettivo è attenderli su altri terreni, più consci, di formazione dell’opera.
Che si tratti di una ricerca sul linguaggio, o che l’autore si sforzi di fornire maggiori strumenti di intrusione in quella che deve essere la scrittura del testo (dai rimandi intratestuali all’ipertesto, dalla mimesi alla finzione, dal cercare di rendere l’oralità attraverso una trascrizione alla leggibilità per mezzo di una narrazione), la disamina del mondo contemporaneo per mezzo di una prospettiva “storica” o “ideologica” è ai margini, bisogna scavare a fondo per trovarla: i temi della contemporaneità derivati da analisi politiche, sociologiche o antropologiche, non sono veicoli privilegiati del testo.
Si può dire che il dibattito di questi poeti “nuovi” o “nuovissimi” non è serrato, sebbene albeggi l’era dei blog, spazi su cui imperversano discussioni datate, studi poco mirati, forzature per il solo gusto di provocare, e il tutto grazie a format gestiti come le riviste tradizionali e da gruppi con la tendenza alla chiusura.
Aspetto significativo è il fatto che la maggior parte di questi poeti considerano il loro noi, l’appartenenza a un gruppo piccolo o medio o grande, l’ancora di salvezza in opposizione o appostamento nei pressi della grande macchina editoriale (che a dire il vero elargisce poche briciole alla poesia per quanto concerne investimenti, progetti, essendo gestita da lobby inefficienti).
L’attività di critica è il risultato di un ambito di conoscenze sviluppatosi nel tempo, quello che si vuol definire passaparola, modesto in quanto non attivo nei confronti del territorio.
L’autore solitario, contrariato da ciò che accade nei gruppi o incapace di confrontarsi, il più delle volte si ritrae pure di fronte alla massificazione, concetto a cui l’ambiente imputa la propria sfortuna quando si parla di pubblico e non si parla di modificare, dare forma, organizzazione e comunicazione, a ciò che gira attorno alla poesia. Molti poeti sono convinti che la gente debba seguire, sforzarsi di capire, la poesia, incondizionatamente: sono atteggiamenti deprecabili, che non sottendono alcun labor del poeta per l’assunzione di ruoli nella società: le condizioni si stabiliscono tra due parti, e non in modo autoreferenziale.
L’area della poesia, più che un programma d’avanguardia, dovrebbe recepire e promuovere le istanze sul territorio, regioni e province italiane, oltre la chiusura delle riviste, oltre l’elitarismo a cui questo ambiente letterario cede, oltre le chiusure nelle ideologie, anche proprie, a cui gli intellettuali spesso cedono; ma pure oltre l’inefficacia delle ostentazioni di una critica concentrata su una poesia per soli addetti, e poco atta a comprendere la poesia tout court, soprattutto quella eseguita pubblicamente e che affonda in piccole realtà, che esprime il suo essere opera senza la necessità di apparati editoriali o ammiccamenti di vario genere.
Sui gruppi attuali, la differenza dalle avanguardie sta nel fatto che essi si presentano eterogenei al loro interno: da una parte rifiutano il connubio poesia-politica, e quindi anche parte del dibattito culturale; dall’altra, organizzati attorno ad un orizzonte comune, appaiono come volatili incanalati sulle stesse rotte di migrazione. Il più delle volte però non si presentano programmatici, ma che lo siano o meno, non accettano interferenze per quanto si dicano aperti poiché, come le avanguardie, esperiscono la critica e le attività dall’interno del veicolo organizzativo, sia esso rivista, premio, manifestazione, sito internet, blog o associazione.
L’esperienza di gruppo destabilizza quando il concetto di missione (o mission) tra gli aderenti è messo in discussione: modificazioni, reazioni continue, sollecitano la cornice del gruppo, i punti di contatto tra il noi e l’altro da noi - le modalità peggiori di questo ”altro da noi” possono essere imputate alle girandole della grande editoria che pubblica autori privilegiando il passaparola, l’asservimento, e non la ricerca o lo studio?
La mancanza di progettualità avanzate negli apparati editoriali è un problema, però dal basso non emergono forme di collaborazione organizzata, ad ampio e medio raggio, atte a diffondere opere di natura diversa.
Che sia programmatica o democratica, la mission è destinata all’indebolimento poiché, pur non seguendo le avanguardie nella reazione alla cultura di massa, i gruppi si comportano in modo simile, non ridefinendo costantemente l’orizzonte culturale. In sostanza si muovono senza una codifica della sociologia dell’ambiente e a partire dalla sua cornice, ovvero “tutti i luoghi e i momenti che muovono l’ambiente della poesia e che nella dialettica con la società spostano i propri confini, modificano la propria forma. Una cornice adeguata è simile ad un circuito con il potere di autoregolarsi, una caldaia capace di riscaldarsi con nuovi materiali, accordandosi alle trasformazioni e alle invenzioni; ed è per questo che le relazioni tra l’area della poesia e la società non possono essere sottovalutate: ci informano sulle scelte da compiere.°”
La mancata riflessione sulla sociologia dell’area della poesia, e in generale sulla sua organizzazione, interferisce a più livelli: non vi sono motivazioni a sviluppare, ad esempio, un’epistemologia a supporto degli addetti ai lavori e accade, il più delle volte, che i saggi, le motivazioni dei premi e le recensioni, si esauriscano in un assurdo di motivazioni entusiasmanti, a supporto di un prodotto mediocre, aspetto che rimanda immediatamente ad una visione incompleta delle proposte sul territorio o a qualche forma di conbine.
I gruppi privilegiano la chiusura all’esterno, credendo che attirare gli autori, fornire spazi, significhi essere aperti. Il noi produce illusione, ed essendo non sufficienti mai i perché, le missioni sociali dell’esistere e le giustificazioni per tale esistenza, le attribuzioni all’opera svolta nei confronti della poesia portano all’esaltazione; ma c’è un’inadeguatezza di strumenti utilizzati al fine della comunicazione (solo, ad esempio, pochi siti in internet, che hanno orecchie attente alla poesia, possono affermare con sicurezza di essere multimediali, ovvero capaci di integrare diversi linguaggi, dal video all’audio alla scrittura, all’interazione tra utenti; rimando a “Otium et negotium”), che si somma ad un’errata interpretazione dell’impatto delle nuove tecnologie.
Internet ha avuto l’indubbio merito di aver collegato gruppi diversi, ma è riuscito anche a far deflagrare la loro supposta consistenza.
Spia di questa situazione è la frammentazione a cui l’ambiente è sottoposto: fino a qualche anno fa su riviste il lavoro era frutto di un accordo; oggi si osservano le prime fuoriuscite sulla rete, anche se si può dire che già alcuni di questi nodi, come il collective-multimedia-blog Absolute Poetry, legato all’omologa manifestazione di Monfalcone, per come strutturato, se saprà interessare e diventare in un futuro anche video channel, può fungere da ingranaggio del risveglio culturale dell’area e della sua ricerca; da segnalare anche LiberInVersi a cura di Massimo Orgiazzi, dove si possono trovare i testi di moltissimi poeti contemporanei, mentre FuoriCasa.Poesia a cura di Stefano Massari è l’ "esperienza del reale" fuoriuscita da un progetto di poesia che ricerca i suoi intrecci tra multimedialità e videopoesia.
In tutti i casi i blog collettivi dovrebbero essere configurati invitando redattori con idee estremamente diverse, salvaguardando l’eterogeneità del sistema, svincolandolo da qualsiasi logica di appartenenza comune (ciò non accade nella maggioranza dei casi; dall’altro lato, i blog gestiti da un solo redattore rischiano di apparire come veicoli promozionali dello stesso).
Dunque l’apertura, non solo come ricezione di istanze da parte di singoli all’interno di un veicolo promozionale, ma come azione/connessione tra i singoli e i gruppi in modo da favorire la conoscenza della poesia a partire dal concetto di differenziazione, comprendendo che se l’industria culturale attuale è un meccanismo atto a disporre, indipendentemente dall’evoluzione storica, differenti posizioni o prodotti validi nello stesso momento e nello stesso scaffale, vi è insita una ragione (e non un torto ignominioso: se ne era accorto anche Antonio Porta in Lo specchio della seduzione. L’arte della pubblicità, libretto pubblicato per Lupetti, Editori di Comunicazione, nel 2003).
L’abito di una società che non può più accettare un modello, esclusivo, gravita con il concetto di differenziazione: questo prevale sulle modalità della cornice, abbraccia di conseguenza la comunicazione di un’area, reagisce (e non risponderà finché non vi sarà una codifica del suo segnale) sullo sportello della critica o su quello della macchina editoriale a cui si rivolgono i poeti - l’editoria è la prima ad essere investita da tali implicazioni, e qualcuno prima o poi converrà che, siccome i classici vendono, anche i contemporanei lo possono fare.
Pure quello della poesia per taluni è mercato: lo dimostrano le vendite di piccoli editori che si rivolgono ad un numero di appassionati in crescita... Inoltre la frontiera dell’editoria sta nell’integrazione dei mezzi, nel libro-cd multimediale grazie al quale ascoltare il poeta, grazie al quale navigare su un tessuto ipertestuale, e il confronto tra case editrici in un non lontano futuro passerà inevitabilmente da queste parti...
Anche le riviste dovrebbe riconfigurarsi a partire dall’integrazione dei mezzi.
Innovazione/critica: differenze tra le intenzionalità formative degli autori presi singolarmente e differenti luoghi da cui partono gli stessi autori, attenendosi alla particolare esperienza all’interno dei gruppi di appartenenza, questo è già lo scenario. Allora la via percorribile per svolgere una funzione attiva nei confronti di qualcuno, il pubblico e gli stessi poeti ad esempio, oggi passa attraverso la creazione di un circuito di conoscenze e di rispetto capace di attrarre l’editoria, vuoi per la capacità degli artisti di essere autonomi e riconoscersi, organizzarsi e collaborare liberamente, vuoi grazie ad una critica estremamente responsabile, etica, dotata di epistemologia, svincolata dal sistema di appartenenza pur facendone parte, non asservita a linee, ma al servizio dei lettori - qualche addetto pensa la sua critica ancora all’interno di una letteratura-sistema che determina storicamente i prodotti, quando più semplicemente i prodotti sono influenzati dalle produzioni precedenti, e l’artista è libero di scegliere di sperimentare e testare le sue creazioni attraverso le prospettive teoretiche a disposizione. Non è più accettabile un discorso di linea, diventerebbe arte di propaganda all’interno di un circuito elitario, o di diversi circuitini elitari, come accade da decenni.
Rimane aperta la discussione sul secondo Novecento e i gruppi, le riviste, danno il loro contributo: encomiabili, ma si devono ottimizzare le informazioni radiografando il territorio “poetico” a livello del suo sviluppo nelle città, province, regioni del nostro paese dagli anni ’50 ad oggi, e ci sono già esempi di questo lavoro, come Trieste allo specchio. Indagine sulla poesia triestina del secondo Novecento di Luigi Nacci (Battello Stampatore, 2006; prefazione di Cristina Benussi) - le università italiane, radicate sul territorio, dovrebbero muoversi su questo versante, e meno sull’invenzione di nuove sistemazioni per autori già noti, poiché ci sono poeti sconosciuti del secondo Novecento, validi, in tutta Italia.
Dunque non solo le grandi metropoli, centri che hanno polarizzato e che si arrabattano per polarizzare la scena: giocare esclusivamente su queste sponde, succhiando le gocce elargite dalla grande editoria e dai suoi attori, è fuori luogo considerato che l’area della poesia in questo è medievale, neanche latifondista in quanto a sfruttamento di intelletti, e come tale deve essere giudicata. Inoltre le affermazioni che tentano di definire un luogo privilegiato della poesia - che sia Milano o Roma oggi non ha importanza - sono ridicole, quanto prive di fondamento a partire dalla raccolta di dati, libri pubblicati da questi giovani autori.
E’ vero invece che ci sono delle aree che corrispondono a gruppi attivi di giovani autori, che sono o sono stati laboratori, come la Valtellina, Cesena, Firenze, Trieste, Lecce, o in generale tutta l’Emilia Romagna, la Toscana e il Friuli-Venezia Giulia, mentre a Roma e a Milano lo scenario è talmente frammentato da non essere riconoscibile per ciò che concerne le organizzazioni sul territorio e che diventano a loro volta sua espressione, anche istituzionale, ricevendo patrocini e finanziamenti, o attraverso convenzioni con gli enti pubblici.
Meglio sarebbe finirla anche con il Moloch, l’industria culturale e i suoi tentacoli, che sono ormai un colabrodo, una medusa fuor d’acqua. L’ambiente della poesia può svolgere la propria attività diventando essa stessa industria culturale, nel senso della sua operosità.
La poesia è in effusione, ma la nostra è un’età che richiede precise condizioni per portare qualcosa oltre la prospettiva del nichilismo o della massificazione: questo qualcosa risiede nell’etica, nell’epistemologia, nel confrontare diverse prospettive. Questi sono, in sostanza, i sacrifici alle divinità per far funzionare le cose - continuano a prevalere altre modalità, anche tra i giovani alla ricerca, alcuni addirittura, della canonizzazione, per non parlare delle lobby e dei relativi asservimenti che si formano per pubblicare due o tre testi su rivista, bearsi di tale punto d’arrivo.
L’industria culturale dispone sulla differenziazione, ma la critica com’è disposta nei confronti di questa? Quali tratti a partire dal fare poesia del Novecento, attraverso le avanguardie, attraverso la traducibilità di altre esperienze formative da altre culture o da altri ambiti, o dalla riflessione estetica, sono da evidenziare nella nuova generazione?
La maggioranza dei nuovi poeti si erge dall’intimismo, ottenendo dei risultati una volta abbandonata la pretesa di contemplare sempre le stesse situazioni, come l’isolamento, di girare le scene in ambienti circoscritti, come può essere la propria camera: basta semplicemente oltrepassare l’esclusività del vissuto e del proprio sguardo sul mondo con qualche espediente. Sebbene vi sia eleganza di composizione, l’intimismo non ha inciso novità tali da motivare l’inclusione di questi autori nello scritto, il cui tentativo è fotografare un momento "critico", approdo di diverse esperienze e di modelli che hanno reagito l’uno contro l’altro, anche nel nostro recente passato letterario, producendo attivo dibattito.
Attenzione: affermo che l’intimismo non ha inciso novità non perché ne disprezzi totalmente gli esiti, ma perché gli autori non forniscono prove di altre possibilità formative, e so che i piccoli editori tendono a livellarsi attorno a questa modalità, per via della quantità di autori inconsapevoli da sfruttare - contemporaneamente le grandi case editrici non adeguano i loro apparati dal punto di vista comunicativo e con una prospettiva volta ad interessare il pubblico, creando un’offerta adeguata e, di riflesso, un mercato, ma pure delle redazioni ricettive di nuovi stimoli.
Cerco di enucleare in punti, nel modo più agile e semplice, ciò che in generale si può trovare nelle scritture osservate, in relazione ai processi di formazione di un’opera:
1. Nel 1984 su Poesia della metamorfosi - Antologia e proposte critiche a cura di Fabio Doplicher (Stilb, Roma) viene pubblicato un saggio di Piero Bigongiari dal titolo Poesia della metamorfosi o metamorfosi della poesia?: a interessare è il metamorfismo dei poeti; raccolta dopo raccolta, periodo dopo periodo, questi mettono in discussione le funzioni che la propria poesia svolge; e provocano differenze tra quello che scrivono, consci della possibilità di operare da una grande variabilità di moduli letterari, di concetti o di ideologie, di possibilità per trasformarsi i processi di formazione dell’opera; consci della continua leggibilità dell’opera, non solo nel tempo e nello “spazio che l’ha vista nascere, ma nelle condizioni storiche continuamente diverse in cui si traspone, traspone il suo moto stellare di senso”.
2. ”Leggere significa eseguire” afferma Luigi Pareyson in Estetica - Teoria della formatività (Bompiani, 1988) e ad imprimere caratteri particolari alle opere sono gli autori che lavorano dall’oralità, nelle accezioni di esecuzione e di performance del testo, in base alle intenzioni degli autori di rendere evocative o teatrali le sequenze sonore delle parole. Non è una riscrittura dell’opera per renderla evocativa o teatrale: semplicemente gli autori lavorano dall’oralità e ne tengono conto, hanno l’abitudine di tentare l’opera da questo; più che riscrittura o rewriting, la loro è una correzione in corsa, poiché esecuzione e performance sono sentite come banco di sperimentazione delle possibilità comunicative del testo.
3. Sull’informale, che fin dagli anni cinquanta ha messo la critica alle corde, Bruno Bandini (I linguaggi della critica, FaraEditore 1996) scrive: “Non più rapporti di contemplazione dell’opera dunque, ma processi attivi in cui convergono elementi intellettuali ed emotivi, teorici e pratici”. Così l’informale si presenta risolvendo la poesia grazie a modi differenti di intenderne la struttura, legandola principalmente a una consapevolezza teoretica - la poesia è prima come possibilità di conoscenza, prima del testo e tra il testo e il fruitore. Nel caso della nuova generazione molti artisti evolvono da questa prospettiva: alcune strutture, collegate alle idee che orientano il poeta mentre crea l’opera, afferiscono a metacontesti teoretici dai quali il testo si elabora, riarticola - la poesia non è un oggetto da contemplare, ma è un qualcosa di preordinato che il fruitore completa. Altre strutture fuoriescono all’esecuzione automatica dei testi per un effetto dell’oralità (come il ripetere una sequenza di parole, pur operando mutamenti, per riprendere possesso di ciò che la visione porterebbe fuori, a perdersi all’infinito) e della scrittura (come la fitta punteggiatura, per sottolineare il senso fino ad un determinato istante della composizione).
4. Introdotto da Umberto Eco all’inizio degli anni ’60, il “paradigma” di Opera Aperta (Bompiani, 2000) non solo va a giustificare l’informale, instaurando la possibilità che un fruitore integri l’opera per mezzo della propria esperienza. La presenza di metacontesti - un’ideologia, un’atmosfera, una studiata ambientazione, una catena di eventi -, astratti o in rapporto di analogia con la realtà, allaccia i testi di molte raccolte. Il completamento da parte del fruitore è possibile anche per mezzo di rimandi a questi fili, silenziosi, la cui apertura comunicativa è integrata dal fruitore tra i testi presentati (questo è pure l’ambito in cui si muovono i poeti che, seguendo l’ermetismo, privilegiano il frammento, la serie di frammenti, per portare a compimento la prospettiva di una raccolta, ma alle volte ciò non funziona: sono infatti da preferire i poeti che operano da modalità diverse e che lo stesso portano a compimento una raccolta poiché, provocando differenze, informano l’opera di dettagli e di idee che, successivamente, il fruitore raccoglierà come possibilità interpretative); le raccolte, pure, di autori che hanno scelto l’ipertesto come fare, come capsula per lanciare la propria poesia e i suoi fili, credo rappresentino un dato rilevante. In questo modo l’utilizzo di metacontesti (o la presenza di alcuni ipertesti) si collega anche al metamorfismo della nuova generazione: così essi cambiano, si modificano, si fanno interpretabili, ma anche indicano un percorso di esperienze formative e vitali.
5. A discapito di chi propone una poesia in movimento verso la prosa, una prosasticità a cui la poesia tenderebbe, basti dire che esempi di questa si contano sulle dita di una mano: la necessità di rifornire di differenze poesia e prosa poetica è più che mai sentita - a dire il vero, si assiste piuttosto ad un ritorno alla metrica, sebbene in ottica performativa. Pochi autori conferiscono ai versi prosasticità, ma è la narrazione di una storia, di un fatto curioso o di una sequela di azioni, che obbliga il verso ad allungarsi - una narrazione è di qualità quanto più è immediata: l’informazione non può essere distorta, frammentando il ritmo, andando velocemente a capo o rendendo fitta la punteggiatura, a meno che non vi sia una specificità che lo imponga.
6. Il persistere della mimesi, cioè quel rapporto di analogia tra la realtà e la corrispondente rappresentazione artistica, è invece messo in discussione da chi, legato al realismo, si sposta con rapidità su metacontesti vissuti in parallelo o tramite astrazioni. All’interno del testo si avverte la sensazione che i rapporti di analogia siano stati violati; alle volte è come se si parlasse di una o più situazioni da binari diversi: la scena che appare essere lì, a portata di mano, viene ripetutamente violata dall’interpretazione o dalle interpretazioni dell’autore. Possiamo osservare una tecnica, cara a Pasolini, cioè lo spostamento dalla mimesi: interrompendo momentaneamente i rapporti di analogia tra realtà e rappresentazione artistica che si fissano, passo dopo passo, attraverso un processo di scrittura “mimetico”, l’artista innesta concetti o ne evoca/astrae altri dalla stessa scrittura: nel finale di un testo, quando si vuole spedire un “messaggio”, questa tecnica appare evidente, ma gli autori di cui parlo la utilizzano durante tutta la composizione e costruiscono così la comunicazione dell’opera formata, evidenziando o completando o apportando informazioni “nuove, nuovi” significati, in pratica “informando”, ai margini della mimesi.
7. Vi sono anche autori che creano dall’inverso della mimesi, cioè fanno la mimesi e poi riutilizzano il materiale per dare vita ad un’altra composizione oppure lavorano dalla mimesi utilizzandola come metacontesto: possiamo parlare di astrattismo, di minimalismo, di sperimentalismo, ma tutti questi abiti hanno in comune l’inversione della mimesi; la realtà è presente per mezzo di una elaborazione dove i rapporti di analogia sono invertiti, riassemblati, andando ad indagare le nuove relazioni che si sono create all’interno della finzione a causa dell’utilizzo di questo procedimento, indagando relazioni sconosciute nel tentativo di nominarle, comunicarle.
Ad intravedersi è anche la possibilità di lavorare nell’inversione della mimesi per spostarsi, stavolta, nella mimesi o in contesti artificiali, di nuovo astratti. In questo modo strumenti, immagini, visioni, emergono di nuovo con la possibilità di indagare la realtà o le finzioni possibili.
Tutte queste tecniche di scrittura non sono un bagaglio esclusivo degli autori nati negli anni ’70: sono state predisposte da alcuni poeti che li hanno preceduti, e sto pensando alle avanguardie del secolo appena trascorso, e ad altri grandi della poesia italiana. Si consideri anche che questi poeti non ricercano i modelli solo in Italia, ma nello spettro traducibile della poesia mondiale.
La selezione proposta vuole essere un compendio delle antologie uscite dal 1999 ad oggi, piattaforme generazionali, isole, ma non un continente con le sue topologie, spesso interrelate. La parzialità risiede nel senso di un’esplorazione limitata a quattro anni di ricerca, di dubbi e di attese, di segni e di conferme; ma le nozioni enunciate rappresentano dei fatti criticabili. Negativamente criticabile sarebbe la scelta del 1970 come anno di nascita della generazione, trascurando i lavori di autori nati precedentemente. Tale cesura - nella mia speranza l’ultima della specie - è stata operata per discutere le antologie, sottolinearne l’estrema parzialità, e in special modo quella degli addetti che hanno selezionato senza griglie interpretative (nutro un po’ di fiducia in più nella ricettività della critica militante, ancora troppo passiva, dato che internet permette lo scambio di opere con una semplice mail). Tra i poeti citati vi sono senza dubbio autori il cui valore sarà confermato, poiché poliedrici, capaci, tra le modalità della scrittura, di rifornire di soluzioni l’efficacia dei loro testi.
La scelta del termine topologia, utilizzato per la breve carrellata di autori, intende sottolineare le proprietà salienti tra alcuni luoghi del fare/produrre di questi poeti, come se essi si siano effettivamente fermati a riflettere criticamente e analiticamente sulla propria produzione, ed alcuni posizionamenti siano intenzionalmente voluti (ovviamente questa è una finzione a cui si può credere, ma non priva di dubbi e solo il tempo potrà servire a delimitarne la bontà, ma soprattutto gli stessi autori e la critica interessata a fomentare il dibattito). Le peculiarità di questi “topos”, per la brevità dello spazio, sono dovute ad alcune annotazioni: servirebbe certamente un’analisi più approfondita, autore per autore, per determinare i funtori, funzioni tra le topologie, in modo da meglio collegare/analizzare le differenze tra i morfismi di queste opere, tentando quindi di falsificare le topologie stesse, in pratica approfondendo come l’autore ha orientato e si è fatto orientare da idee durante la formazione dell’opera, moltiplicando le differenze piuttosto che appiattirle in categorie, linee.
Basilare sarebbe, appunto, lo studio approfondito di ognuno. Ma, prima di sondare fruttuosamente il territorio, bisognerà aspettare nuovi sedimenti e, con tutta probabilità, altri anni di attesa, nonché permettere a questi autori di pubblicare, farli ragionare su un’opera - molte delle proposte qui sono semenze; gli autori che hanno concluso più lavorazioni, o sistemato meglio le proprie opere (tutti questi sono indici che permettono di operare delle prime valutazioni, pure con dubbi sulle capacità individuali, per non cadere nell’estemporaneo di presentazioni visti i pochi dati a disposizione), si contano sulle dita delle mani.
Questo può far capire quanto aleatoria sia questa discussione generazionale, l’esagerato vociferare sopra questo, minimo, sistema che osserviamo da una decina d’anni e il cui dibattito culturale, o lo scambio di informazioni, è agli albori quando non assente o mediocre.
Una domanda sorge spontanea: a questi autori citati se ne aggiungeranno altri? Probabilmente una griglia migliore potrà essere tracciata tra qualche anno: sistemare le opere, scriverne altre e farlo senza ripetersi, non è una cosa che accade dall’oggi al domani. Perché dopo una prima prova buona, originale in qualche spunto, o dopo qualche buon testo ostaggio di blog e riviste - che per alcuni sono ancora delle palestre, ma il più delle volte veicoli promozionali per altri singoli o lobby piccole medie grandi -, dopo aver partecipato a premi con la spintarella di qualche amico più attempato, dopo tutta questa fatica e tutto questo lavoro, giungere a qualcosa di concreto o di nuovo, che non sia ripetizione di quanto fatto da altri o da se stessi, e di spessore, non è una cosa immediata.
Per questi motivi, il sunto non ha intenzione di dire quanto splendide siano queste proposte, anche perché in larghissima parte non lo sono, o non lo sono ancora. Questo sunto non nega che la poesia di altri autori possa comparire, che possa apparire in un futuro più luminoso. Questo trovare strade, articolazioni, tra le antologie, oggi è per me una mappa temporanea, ma da visitare con assiduità: questo lavoro continua, e modifica i suoi risultati.
Tuttavia alcuni fatti sono conferma di un fare diffuso, e le molte differenze tra le formatività, nelle topologie utilizzate, sono una ricchezza.
Le implicazioni di questo modo di procedere, da svilupparsi attraverso funtori grazie a comparazioni tra i fare/produrre degli autori, dovrebbe nei prossimi anni anche evitare la possibilità che vi siano ripiegamenti, come già detto, in linee (esse somigliano più a elaborati frutto di rimandi letterari, filosofici o psicologici, ma non sono correlate ai fatti, prodotti, della letteratura): questo compete alla mia riflessione, ma è indubitabile che l’invenzione di linee che si vogliono “dominanti” abbia condizionato e condizioni ancora molti addetti, addetti che non si accorgono di sviluppare sistemi di riferimento molto più deboli di questo scritto, non abituati a sviluppare quadri generali di discussione o in mancanza di questi o dei dati minimi.
Nella topologia del metamorfismo si segnalano Florinda Fusco, Luigi Nacci, Oliver Scharpf, Francesca Spessot, Italo Testa.
Fusco, in Linee (Editrice Zona, 2001; versione e-book su Biagio Cepollaro) e in Il libro delle madonne scure (Emilio Mazzoli Editore, 2003; testi consultabili su Zoooom) performa versi che, sovrapponendosi e, direi, de-frammentando il testo, sperimentano evocazione, significati di una poesia senza lacci, ma da afferrare come “passi dei passi con le mandorle sulle dita”; su Re:vista alcuni brani del poema Thérèse evocano narratività.
Nacci ha pubblicato su una dozzina di antologie (tra cui Di sale, sole e di altre parole - La nuova generazione di poesia in Trieste, ZTT EST, 2004; Antologia verso i bit. Poesia e computer, Lietocolle, 2005) testi da Alla Discarica del Signor Postmoderno, raccolta abitata dal realismo magico, e da Versid’amoreinquinatod’amare, raccolta innamorata del suono e ironicamente inquinata da questo; poi la plaquette Il poema marino di Eszter (Battello Stampatore, 2005); l’ultimo suo lavoro ultrasonoro, poema disumano, in fase di pubblicazione come libro+CD (e come installazione inaugurata il 1 giugno 2006 presso la galleria Michelangelo di Roma), è un ipertesto che sperimenta la scrittura della guerra dei suoni mimetizzando ciò che accade alla civiltà (la versione cartacea è in corso di pubblicazione per la collana “Opera Prima”, Cierre Grafica; qui un articolo sul poema); su LiberInVersi il poemetto Avrai poche cose ma quelle le avrai.
Scharpf, che già nel 1997 a venti anni si aggiudicava il Premio Montale per gli inediti, è passato dal rimbaudiano Nostro Signore degli spaghetti alla gricia a Uppercuts (Mobydick, 2004), componimenti brevi che, come pugni al mento, intendono sbattere “al tappeto. Senza fiato. Nella zona bianca” con ironia, sarcasmo, colpi di scena; su Absolute una selezione di nuovi Uppercuts.
Spessot ha pubblicato su antologia (Gli Ammutinati - l’antologia poetica, Edizioni Italo Svevo, 2000) poesie dalla raccolta Le porte, rielaborazione simbolica di favole ambientate in una "mente" o in una "anima" dalla stessa autrice; in Splatter, suoi testi inediti mimetizzano invece le situazioni di cui si nutre l’emarginazione, attraversando personaggi di una realtà in un qual modo spietata, o la canzone di un’umanità periferica, abbandonata a se stessa e senza scampo (una selezione delle raccolte si può trovare su Absolute Poetry).
Testa, che nel 2002 si aggiudicava il Premio Montale per gli inediti con la raccolta Biometrie (riordinata, riassemblata, e uscita con Manni quest’anno), ha pubblicato il poema Gli aspri inganni (Lietocolle, 2004), passaggio dall’ignoranza del nascere, e dal suo bianco “muto aderire all’indifferenza delle cose”, alla finzione della conoscenza attraverso un corpo che nuota e che si comprende per la presenza dell’altro; l’e-book sarajevo tapes (Edizioni d’if) è un diario in versi da ascoltare, riascoltare, in memoria di una Sarajevo macchiata di sangue; su Absolute testi tratta da Canti Ostili.
Dalla topologia dell’oralità lavorano, in diverse accezioni, Tiziana Cera Rosco, Azzurra D’Agostino, Matteo Danieli, Tiziano Fratus, Gianmaria Giannetti, Tommaso Lisa, Adriano Padua, Massimo Palme.
Cera Rosco ha pubblicato Il sangue trattenere (Edizioni Atelier, 2003 - www.atelierpoesia.it), in cui la ritualità della parola aderisce, più che a una botanica del linguaggio, al ventre di un corpo “botanico” dove sono i simboli e le immagini a svilupparsi; recentemente è uscita la plaquette Lluvia (Lietocolle, 2004) e suoi testi si possono trovare su antologia (Il presente della poesia italiana, Lietocolle, 2006); una selezione di testi su Absolute e su LiberInVersi.
D’Agostino, che ha pubblicato D’in nci’ un là (I Quaderni del Battello Ebbro, 2003) e alcuni testi su rivista (Daemon), afferma che le sue “creature di carta” saranno “sbriciolate con gesto teatrale”; è uscita recentemente la plaquette Con ordine (Lietocolle, 2005).
Danieli ha pubblicato su antologie (Gli Ammutinati, Edizioni Italo Svevo, 2000) testi in cui sperimenta sonorità, evoca conflitti individuali e sociali, traduce esperienze da altre lingue, ma in modo elegiaco (una breve selezione di testi si può trovare su Absolute Poetry); è in uscita il suo primo libro per Battello Stampatore.
Fratus ha pubblicato la raccolta Il molosso (Editoria & Spettacolo, 2005; alcuni testi sono pubblicati su Manifatturae - www.manifatturae.it; su Absolute Poetry una dichiarazione di poetica ed una selezione): si tratta di un lavoro in tre sezioni (la raccolta lumina e il poema l’inquisizione, precedentemente pubblicati sempre per Editoria & Spettacolo, più il poema il pianto) che attraversa, concepisce e riconcepisce, l’oralità; emoziona un realismo travolto dalla possibilità di riscatto dell’umano, invocando ed evocando in catarsi di immagini; suoi testi si possono trovare su LiberInVersi.
Giannetti ha pubblicato escatologia (di una piuma) (Edizioni Il Filo, 2003; un’intervista su Fucine Mute), il cui significato ultimo risiede nell’ondeggiare/cadere della poesia mentre la banalità del quotidiano irrompe; su antologia (La coda della galassia, FaraEditore, 2005) La storia di Vera Blu (primi appunti), sonoro metacontesto sul tentativo di una narrazione, di un luogo e di un logos legati ad un “non io” o un io possibile.
Lisa, ironicamente, rielabora la realtà attraverso sequenze di descrizioni, come in Pornopoemi (Editrice Zona, 2004; selezione su Re:vista) e performando con il gruppo fonografico Rapsodi in Trivial Pussy, cd allegato al libro; è uscito di Tommaso Lisa & Bad Sector Rebis-periferiche/Reset (Old Europa Cafe, 2005).
Padua, è stato pubblicato su blog (Absolute Poetry) e sempre sul web si possono trovare i testi da Monitor (Absolute Poetry) e Meccaniche (LiberInVersi); indaga l’umano installandolo, come un programma, nella critica della società, e attraversa un fare che ad un primo sguardo si potrebbe definire automatico, ma che è invece frutto di un’intensa scansione metrica, o “sadico esercizio linguistico dell’atto di potere”; in uscita su antologia una sua selezione (Poesia del dissenso 2, Troubador publishing ltd, 2006).
Palme ha pubblicato su antologie (Gli Ammutinati - l’antologia poetica) e su blog parte della raccolta Doni e devastazioni (Absolute Poetry), interessante per i repentini passaggi all’informale grazie a dispositivi teoretici; in uscita su antologia il poema Tritacarne (Poesia del dissenso 2, Troubador publishing ltd, 2006).
Dall’informale emergono i testi di Davide Brullo, Laura Pugno e Jacopo Ricciardi.
Brullo, dopo aver sperimentato e tradotto i testi sacri in Scanni (Raffaelli Editore, 2003), ha pubblicato la raccolta Annali (Edizioni Atelier, 2004), flusso che avanza incalzando poiché “oggi qui è tutto un movimento di forme”, poiché “è nella lotta costante di forme” che il fare si genera; testi inediti su LiberInVersi.
Pugno ha raccolto le sue poesie in Tennis (Nuova Magenta Editrice, 2001), sebbene sui testi si possano trovare anche su antologie (L’opera comune, Edizioni Atelier, 1999; Dieci poeti italiani, Edizioni Pendragon, 2002); semina la parola e la sua scrittura al fine di di-svelare, affinché la sua scrittura sia “dappertutto, a macchie di sole”; su Absolute il poemetto Descrizione del bosco.
Ricciardi ha pubblicato le raccolte Intermezzo IV (Campanotto, 1998), Ataraxia (Manni, 2000), Poesie della non morte (Libri Scheiwiller - Playon, 2003; un’intervista su Fucine Mute), Plastico (Edizioni il melangolo, 2006); il suo modo di procedere in poesia è “vasto quanto un luogo poiché lì è qui ma quando/ ci si avvicina al luogo qui e lì già accade tra la/ parola e l’universo che si toccano”; si può leggere e scaricare su blog Vita del Sole (Absolute Poetry).
Nell’impiego di metacontesti si segnalano Pietro Berra, Roberta Bertozzi, Elisa Biagini, Dome Bulfaro, Gianluca D’Andrea, Luciano Dobrilovic, Vincenzo Ostuni, Stefano Lorefice, Sara Ventroni.
Berra ha pubblicato Un giorno come l’ultimo (Dialogo, 1997), Poesie di lago e di mare (Lietocolle, 2003); grazie a Poesie politiche (Luca Pensa Editore, 2005) dissemina acquerelli di storie di “guerra e pace”, narrazioni rielaborate su frammenti di fatti realmente accaduti, ma anche su eventi del quotidiano minuziosamente, ed emotivamente, redatti.
Bertozzi ha pubblicato Il rituale della neve (Raffaelli Editore, 2003) e la plaquette levatrice (Raffaelli Editore, 2004); nella raccolta Orfeo, tutta la calce (La coda della galassia, FaraEditore, 2005) l’autrice sperimenta il ritmo attraverso una teoresi del fare poesia, e una epistemologia a partire da questo, poiché “contro ogni rassicurazione circa la totale leggibilità e comunicabilità del mondo il poeta lavora per il recupero del perduto facendo incessantemente perdita”; poesia che calcifica a partire dall’instabilità su cui, per un attimo, si è poggiata. Biagini ha pubblicato Questi nodi (Gazebo, 1993), Uova (Editrice Zona, 1999) e L’ospite (Einaudi, 2004), progetti su un vissuto che incorpora poesia, sia che la si voglia fingere nel quotidiano che nello straordinario.
Bulfaro ha pubblicato Ossa. 16 reperti (Settimo Quaderno di Poesia Contemporanea, Marcos y Marcos, 2001) prima parte di un suo ambizioso progetto; nell’inedito Carne. 32 contatti continua a raccontare come le ossa ritrovate precedentemente, attraverso crampi e contratture, si assemblino in corpi, splendore, emozioni; ma non è finita qui, si può ipotizzare; su Absolutepoetry e su LiberInVersi alcuni testi.
D’Andrea ha pubblicato Il laboratorio (Lietocolle, 2004; un articolo e testi su Fucine Mute), raccolta pensata come un organismo che adatta il proprio sistema linguistico, via via, ad un contesto che muta; suoi inediti si possono trovare su Nabanassar e LiberInVersi.
Dobrilovic è stato pubblicato su riviste (“La Battana”, periodico culturale degli italiani a Fiume; “Fucine Mute Webmagazine"; selezione su Absolute Poetry) e su antologie (Gli Ammutinati, l’antologia poetica; Folia sine nomine secunda, Marsilio, 2005); è un poeta esistenziale con ascendente per una metafisica inscritta alla psicologia; inediti i I sentieri della terra, viaggio in cinque sezioni (Anomiche e poesie del limbo, Il baratro, Distanze e miraggi, I sentieri della terra, Resurrezione) per un groviglio di più di centoquaranta testi.
Lorefice costruisce diari liquidi di sentimenti sui frammenti del quotidiano e “al confine di un ritmo jazz” alla ricerca della possibilità di un dialogo; ha pubblicato Prossima fermata Nostalgiaplatz (Editrice Clinamen, 2002) e Budapest swing lovers (Edizioni Clandestine, 2004): una selezione la si può trovare su Absolute Poetry, ed è appena uscito il suo terzo lavoro, L’esperienza della pioggia (Campanotto Editore).
Ostuni ha pubblicato Faldone zero-otto (Editore Oedipus, 2004; testi su Lietocolle) e su antologia (Ma il cielo è sempre più blu, album della nuova poesia italiana); su blog si può trovare il poema Didi Huberman (Absolute Poetry), dove memoria storica e dialogismo creano un impianto narrativo fitto di rimandi ipertestuali.
Ventroni ha pubblicato il poemetto Clarissa e altre poesie (Nuovi Materiali, 1998), Acquatica (Il Ponte Vecchio, 1999) e su antologie (Ma il cielo è sempre più blu, album della nuova poesia italiana); ma è Nel Gasometro (Emilio Mazzoli Editore, 2004) che le “necessità” imposte dal metacontesto inducono “una struttura” e, sebbene il “Gasometro” non abbia “senso”, non abbia “verso”, non sia “spazio”, non tenga la “materia” poiché “la espelle verso l’alto”, questa costruzione sospende il fare dell’uomo, la sua produttività, la sua tecnica utilizzata per la morte, e ne astrae, estrae, l’anima rarefatta attraverso il fare degli oggetti e di personaggi impiegati al mantenimento di questo stato delle cose.
Nella topologia della prosasticità si collocano Martino Baldi, Matteo Fantuzzi, Valentino Fossati e Mariano Lizzadro.
Baldi ha pubblicato Trentadue lattine (Ass Cult Press, 2002), raccolta che oltre ad invocare il “Dio dell’orzo, del luppolo/ e del malto tostato” si chiede se vi sia qualcosa “oltre la birra” e la nostra quotidianità; recentemente è uscito il suo nuovo libro, Capitoli della commedia (Edizioni Atelier, 2005), e alcuni suoi testi si possono rintracciare su antologia (Conatus, Bamako Edizioni, 2005), su Absolute e su LiberInVersi.
Fantuzzi ha pubblicato su riviste (“Yale Italian Poetry”, “Atelier”, “Tratti”) testi che mascherano la voglia di narrare sul dialogismo; una selezione su LiberInVersi.
Fossati ha pubblicato su antologie (I cercatori d’oro, La Nuova Agape, 2000; I poeti di vent’anni, Stampa, 2000; Lavori in corso. Antologia di poeti nati negli Anni Settanta); ancora inedita la raccolta Allarme delle stelle, un allarme da aspettare come un “vento di gioia”, la cui narrazione già agita “come il passaggio di un treno”.
Lizzadro in Frammenti di viaggio (Appia 2 editrice, 1999) e Parole contro (Quaderni di Scriptavolant, 2002) sperimenta la rima, la sua dissonanza o dissoluzione in prosa, accumulando con amore o sarcasmo le immagini del quotidiano.
La mimesi e lo spostamento dalla mimesi sono tecniche utilizzate da Lorenzo Carlucci, Gabriel Del Sarto, Francesca Genti, Massimo Gezzi, Alberto Pellegatta e Paola Turroni.
Carlucci ha pubblicato su antologia (If music be the food of Love, play on, Libri Scheiwiller / Playon, 2003) testi tratti dalla raccolta Newark Concrete: dialoghi, soliloqui, “il senso del nostro tempo” da affrontare teatralmente o ricostruire a partire dalla rappresentazione di particolari situazioni, eventi del vissuto (Indicazioni sulla sua pagina personale; una selezione di suoi testi su Absolute Poetry).
Del Sarto in I viali (Edizioni Atelier, 2002) esplode dolcemente la realtà, la frammenta grazie ai dettagli della sua osservazione, astrae, esplora concetti verso dopo verso, o sopra quelle che proprio l’autore definirebbe le sue “rovine”; su LiberInVersi una selezione.
Genti, con il suo libro Il vero amore non ha le nocciole (Padova, Meridiano Zero, 2004), indaga la società attraverso una metrica tradizionale e una rima semplice: ne esce una realtà simile agli "inserti di acciaio nella carne", dunque improvvisa, violenta, penetrante nella parola; ha pubblicato la plaquette Bimba Urbana (Emilio Mazzoli Editore, 2001) e suoi testi si possono trovare su antologia (Ma il cielo è sempre più blu, album della nuova poesia italiana ).
Gezzi con Il mare a destra (Edizioni Atelier, 2004; selezione su Absolute Poetry) opera lo spostamento dalla mimesi o orienta la composizione dal suo inverso grazie a concetti che riemergono “nella mente” e che repentinamente insinuano la loro fenomenologia; su LiberInVersi un’altra selezione.
Pellegatta in Mattinata larga (Lietocolle, 2002) elabora sensazionalmente il quotidiano, punta ad evocare costruendo parallelamente ai versi un clima minimalista o astratto; suoi nuovi versi si possono trovare su antologia (Nuovissima poesia italiana, Mondadori, 2004) e su blog (Absolute Poetry).
Turroni ha pubblicato la raccolta Animale (FaraEditore, 2000), "flusso del sangue" dello scrivere "con o senza vene"; ne Il vincolo del volo (Raffaelli Editore, 2003) sposta la sua scrittura approfondendola tra se stessa e il mondo, in modo tale che il suo "dentro" possa diventare il nostro "lenzuolo" e di nuovo, attraverso uno scarto immediato, il suo "rossetto".
Interpreti dell’inversione della mimesi sono Gherardo Bortolotti, Silvia Caratti, Luciano Pagano, Massimo Sannelli, Gabriella Stanchina, Giovanni Tuzet.
Bortolotti interessa con la raccoltaTracce, pubblicata su blog (Absolute Poetry) e su rivista (Poesia da fare, n°3), e per la sua prospettiva teoretica: “ordini interrotti, porzioni di strutture che ingrombrano le regioni della mia percezione” il cui obiettivo risiede nell’integrarsi della vita in quanto strumenti “di misura, per calcolare le aree di sensi (di realtà) possibili, di possibili intenzioni sul reale, di stili e modi d’impiego. Assumendo questo punto, però, non ci sarebbe più bisogno di una petizione di realtà, non ci sarebbero più debiti da pagare alla mimesi, ed anche la narrazione di un fatto sarebbe la sua tramutazione in un modello di significato.
Caratti ha pubblicato La trama dei metalli (Lietocolle, 2002; selezione su Fucine Mute), in cui i suoi vissuti personali vengono rielaborati durante la scrittura alla scoperta di nuovi rapporti di analogia con la realtà; altri testi si possono trovare su antologia (Nuovissima poesia italiana, Mondatori, 2004).
Luciano Pagano ha stampato le raccolte di versi Venenum (2000) e Poesie del Sol Levante (I Quaderni di Vertigine, 2004; progetto grafico di Musicaos.it), in cui il lavoro dell’autore è volto a produrre interferenze su interferenze tentando un racconto in versi, improvvisi cambiamenti di scena che diffondono sovente frammenti di immagini, dove appunto “spostarsi è l’incredibile possibile” vissuto.
Sannelli (per una biografia completa; una selezione su Absolute Poetry), le cui astrazioni si adagiano sull’informale, ha pubblicato O (Cantarena, 2001), Due sequenze (Editrice Zona, 2002), Antivedere (Cantarena, 2003), La realtà e la luce. Omaggio a Simone Weil (I libri del quartino, 2003), La giustizia. Due poemetti (Edizioni d’if, 2004), La posizione eretta (e-book per L’impronta Editrice, 2004), Saggio familiare (Edizioni d’if, 2004), Santa Cecilia e l’angelo (Edizioni Atelier, 2005); di recente ha pubblicato Venti sonetti; su LiberInVersi testi inediti.
Stanchina con Il libro della scala a spirale (Edizioni Polistampa, 2002; selezione su Fucine Mute; dove si può trovare anche un articolo) lavora le astrazioni su contesti artificiali, solo in parte visionari, poiché allo stesso tempo indaga le nuove relazioni - e condizioni - per mezzo delle quali il testo si tiene, letteralmente, in piedi su una scala rovesciata e che continuamente rovescia.
Giovanni Tuzet ha pubblicato due raccolte sperimentali, 365 primo e 365 secondo (Casa Editrice Liberty house, 1999 e 2000); suoi testi più “logici” dalla raccolta Logiche e mancine sono apparsi su antologia (Nodo Sottile 4, Crocetti Editore, 2004; La coda della galassia, FaraEditore, 2005; Poeti Circus, i nuovi poeti italiani intorno ai trent’anni, Poiesis editrice, 2005).
Annotazioni:
Questi autori sono presenti in più antologie, ma non ho ripetuto volta per volta le informazioni: importanti da segnalare sono le singole pubblicazioni. Resto incuriosito da tanti altri poeti, recensiti e letti, ma non inseriti - le esclusioni sono frutto del fatto che c’è ancora poca carne al fuoco; oppure, operando dalle topologie, mi sono convinto che gli autori citati al momento, risultino più motivati e alle volte più determinati in quello che fanno, sebbene molti di loro siano promesse.
Sono da segnalare le case editrici più attive nei confronti dei giovani poeti: Battello Stampatore (editore della preziosa collana di libricini e plaquette Libretti Verdi), Edizioni d’if (con una nutrita collana di e-book), Editrice Zona (specializzata anche in libri-cd multimediali), Edizioni Anterem (organizzatrice del Premio Nazionale di Poesia Lorenzo Montano), Edizioni Atelier (con la collana di poesia Parsifal), Emilio Mazzoli Editore (organizzatrice del Premio di Poesia Antonio Delfini), Lietocollelibri (editore della collana Opera Prima) e Raffaelli Editore (con una collana di Poesia Contemporanea estremamente curata).
C’è una disparità tra presenza maschile e femminile nella selezione - la maggior parte delle autrici che questo scritto non ha nominato, presenti su antologia, risolvono la poesia nell’intimismo, una gabbia meravigliosa della scrittura del corpo e dei sentimenti della donna, ma non un’esplosione di fisicità della parola.
Continuare a produrre antologie senza una prospettiva critica non fa il bene degli autori, la cui necessità è pubblicare e confrontarsi su alcuni temi, soprattutto giungere/partire da un’opera; le case editrici, anche le grandi, dimostrano un autolesionismo notevole, e tutto questo mentre i curatori sviliscono la stessa critica e il rapporto tra gli autori e i possibili fruitori di poesia sul territorio; molti addetti optano per operazioni senza sostanza, e illudono i giovani, invece di stimolarli al dibattito in ogni forma e ovunque ve ne sia la necessità - se volete affinché uno si possa fare le ossa. Le antologie dovrebbero iniziare ad indagare i territori “critici”, e rendersi falsificabili. Non accade. Le antologie che trattano di nuove promesse, potrebbero essere utili in presenza di curatori desiderosi di innovazione, anche perché nessuno ripaga l’eterno ritorno della noia del fruitore.
L’era delle riviste esclusivamente cartacee è al termine: blog e web sono, attualmente, gli strumenti nuovi che abbiamo a disposizione per innovare, portare linfa al dibattito. Far finta di niente costringe nell’angolo la poesia. Ma anche la poesia viva, quella espressione di un territorio, dovrebbe essere ricostruita, grazie a festival, incontri, reading, slam, presentazioni, dibattiti, e non è vero che le persone non si interessano di poesia. Ciò che gli viene dato o donato diventa subito importante, ma cosa gli viene dato o donato? Essere collegati dal punto di vista nazionale, ma scollegati dal contesto sociale di appartenenza, è una vittoria di Pirro.
Produrre antologie, al fine di sondare periodicamente il territorio regionale, potrebbe essere un modo per far ripartire le iniziative dal basso, o altre forme di collaborazione; oppure, al fine di una ricerca e a partire da alcune topologie, analizzare i percorsi degli autori che si fondano più su una necessità formativa che su un’altra - che sia l’oralità, la prosasticità, l’informale, la mimesi, il metamorfismo, o qualsiasi altro strumento di ricerca, non ha importanza; l’importante è che vi siano delle motivazioni fondate su fatti osservabili... Sono consigli per la critica questi? Possibilità concrete, e innanzitutto finirla con passaparola e amicizie, con circuiti elitari o lobby, e iniziare a muoversi, e andare alla ricerca. La critica non può ridursi ad essere una passiva branchia adagiata su un fondo stantio in attesa che qualche pesciolino passi da quelle parti... E la nuova poesia in Italia non può ridursi a questo precariato di antologie, fatte per vendere una decina di copie ad ogni autore inserito e non andare in perdita, o senza una prospettiva, senza fornire i dati essenziali della ricerca all’altro, all’addetto o al fruitore, in modo che una comparazione sia possibile, in modo da permettere, a chi interessato, di poter falsificare l’operazione, criticarla o, per quanto concerne il semplice fruitore, fidarsi di chi l’ha proposta.
Ho parlato di formatività, di processo di formazione dell’opera, termini che per la critica appaiono come nuovi, eppure sono in circolazione da cinquanta anni. In un’antologia, Parola plurale (luca sossella editore, 2005) si parla di “odissea di forme”, ma prima dell’opera formata, prima delle forme e della navigazione tra queste onde, c’è ancora un mare inesplorato che sottende soluzioni: solo un discorso sul processo di formazione può aiutare a completare il quadro degli autori, giustificare alcuni prodotti del loro fare, evitare la creazione di linee da letture approsimative... Sebbene questa antologia sia interessante, osservo una critica ancora troppo poco ricettiva, con un sonar non adatto all’attuale ambiente, con buoni propositi ma poco raggio d’azione; tutto questo mentre assistiamo ad importanti novità, e mentre l’ambiente viene paralizzato da chi millanta di conoscere cosa sia la tradizione, da chi si rifugia ancora in uno sperimentalismo incapace di diffondere risultati comprensibili e motivati, da chi vorrebbe vivere su crediti formativi che l’università ancora elargisce per studi che concretamente non ci fanno vedere nulla di nuovo, e sono venti anni o più che si vocifera sugli stessi autori, e nonostante questo il nostro paese non li conosce. Bisognerebbe che molti s’interrogassero sui motivi di tale ignoranza, invece di vedere in questa un dato ineluttabile della nostra società in relazione alla sua letteratura, e trovare, cercare, di risolvere questa situazione.
Riguardo i processi di formazione, poiché oramai il concetto di scrittura si è modificato - e con internet ha modificato la società stessa -, non posso che rilevare l’esistenza di ulteriori possibilità per creare opere, e contemporaneamente di strumenti capaci di qualificare meglio e comunicare queste innovazioni (innovazioni come, ad esempio, il concetto di scrittura=testo+performance, o i prodotti derivati dall’ottica ipertestuale e multimediale) anche ad un pubblico di non addetti.
Ogni scrittura sottende un fare, una formatività, un processo di formazione, ed ora l’esistenza di ulteriori possibilità, su supporti cartacei (e non), specificano in più modi l’opera - non solo la sua esecuzione in diverse forme, dalla video-poesia al teatro, dal reading alla semplice lettura in solitudine. Questi fatti accadono, e contestualmente gli individui stanno chiedendo alla poesia e al suo ambiente un modo di proporsi e di aprirsi alla contemporaneità, con strumenti etici ed epistemologici.
Immagino che la critica si troverà, nei prossimi anni, a discutere sull’evoluzione del concetto di scrittura, sapendo che esso incorpora operazioni altre dalla lettura su carta o su schermo, lettura che pure ha bisogno di un’adeguata conoscenza a livello della sua esecuzione.
E poiché l’eseguibilità sta incidendo e influenzando la scrittura, importante sarà per la critica conoscere le nuove numerose operazioni, non tanto attraverso una specializzazione tra diversi settori, rischiando di fornire un quadro quanto mai confuso e frammentato, piuttosto osservando quanto sia integrata la poesia tra i diversi mezzi, e quale la sua efficacia finale, i suoi report di fruibilità.
Il dibattito, oggi, langue, e l’ignoranza sui temi dell’oralità è diffusa, tra i giovani soprattutto, che sono facilmente manovrabili e spesso confusi. Questo accade perché non c’è nessuno che si fronteggi in campo aperto, perché ognuno teme per la sopravvivenza dei propri limiti, quando proprio il confronto sopra i propri limiti e quelli di altri permette di procedere.
Iniziare a prendersi delle responsabilità, mettendo in gioco se stessi e le proprie convinzioni: questo cambio di rotta mi sento di augurare a tantissimi addetti.
Mi sento di augurare alla poesia non questo estemporaneo parlarsi addosso, ma qualcosa di più simile al canto e alle correnti di una profondità.
Note:
° (La poesia e la giovane poesia nell’età del web, il fare come cornice, Fucine Mute Webmagazine 57);
1 (Realismo Potenziale, di Gherardo Bortolotti, Lietocolle).
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104 commenti a questo articolo
ANASTASIA E FEDERICO II
2007-10-30 09:04:00|di giò
Grassano
Sei tu
che mi hai dipinta
come i fiori di ibisco;
fragile e sfuggente
perduta nei colori
della giovinezza .
Sei tu
che colori le acque azzurre
del Basento
a valle dei giardini ;
i momenti quotidiani
come alberi di neve;
e i profumi
aerei quadrifogli
goduti a primavera.
Come panorama
ti trasformi;
in una antica chiesa
sei androne Medioevale.
Sei un fiume di ricordi
tra le pagine della storia.
Di fresco vento
e stormi di passeri
ti trastulli
in eco
di fanciulli abbandonati
sulle gradinate consumate.
Quando i crepuscoli
si abbrunano
sei un groviglio suggestivo.
A sera quando ti oscuri
sei pietra colorata
nei sogni sereni
dei ricordi andati.
© Giuseppina Pontillo
GRASSANO
Proemio
Anastasia
Sei venuto da Oriente
col petto blu in fuori
sotto l’androne
di casa;
In volo
Come nera procella,
Poggiandoti
sull’unico fiore di ginestra.
Sul balcone fatato
mi hai baciata
“come Anastasia”.
Leggenda dell’amore
Nel Cupido fanciullo
vibra un anima pura,
con lo sguardo rivolto
verso la foce del Po;
con la mano protesa,
il vecchio porto mi chiama,
in attesa dell’Amore:
ha il calice dorato
della Grande Madre;
nell’amo segnato
la ricchezza
del re pescatore
e la fanciulla
con le due rose rosse
raccolte nel bosco.
Nel folto fogliame
le rughe
del vecchio amante,
custodite insieme alle spine.
Oh anima mia!
Il vecchio giaciglio
è come
il letto del fiume:
_inquietante",
dove scorri tu
con la mia vita!
Scegli la gioia
Scegli la gioia per celebrare la vita;
al sorriso di un bimbo cancella il dolore.
Cambia musica
per inebriare il tuo mondo;
scegli M.ozart
Scegli il fiume segreto
per narrare le tue vicissitudini
alla foce segreta del Po.
Dipingi l’ultima Cena
con lo stesso linguaggio del Cristo;
nei dipinti segreti
l’uomo leopardiano.
Perché un giorno
conoscerai l’unica verità
della fede
e il sangue di Cristo
inebriato dalla Maddalena.
E’ mia madre
E’ mia madre
che quando sorride
accende i lampioni
davanti casa;
è mia madre
che non si nasconde la bocca
vuota come la luna:
è bella perché è mia madre;
e quando la saluti
pensando a domani
non sai se quello
è l’ultimo saluto.
Per Te
Per Te
Ho indossato
Le pesanti maschere
Dell’Anticristo;
Nelle vestige antiche
Ho colto la gelida neve
Caduta sulle spoglie
Dell’infernale Russia.
Per Te
"Anastasia Immortale"
Ti volevo a me:
Maschera crudele
del Simbolismo!
Per Te
l’apparizione dell’Aurora;
“Vergine “…
Nelle vesti della Visitazione.
I colori della gente
Il sole
diventa luna
fratello fluidale
abbraccia
sorella eterea ;
l’inganno
conduce
a un sentiero reale,
porta notizie
al Re Federico II:
“l’AntiCristo”;
dei Fanti
e i colori della gente
sono caduti
nel dirupo
della Geenna:
sognano l’eterno
ritorno del Cristo.
Pier delle Vigne
Amore…
La luna
Abbraccia le stelle;
La donna amata
Scende da Venere.
Colmami di fuoco
Angelo caduto.
Odorose palme
Brillano rugiada;
Cogli questa linfa
Nel calice amato
Albero Ero…
“Albero che si piega
Sugli scogli della sventura”.
Nel ventre di Eva
C’è il seme amato.
Abbracciami forte
perla del tuo desiderio:
Il mio Paradiso sei tu ”Pier”.
Profezia del lupo
Millennio..
nel viaggio di Dante;
profumi d’essenze
si adagiano nel volo del Falco.
La donna sognatrice incanta;
odo il suo eco
nel viaggio infinito del Se.
Amo questa ombra…
come polvere di luna;
amo questo sogno
come due anime
in un ampolla divina.
So che sei qui
o mio Federico:
alone rovente
nell’ultimo girone dell’Inferno.
Brucerò le nostre essenze
per averti come Sposo Divino:
perché t’Amo
polvere sul pianeta del Sole;
profezia del Lupo
nel terzo Millennio.
Madonna della Nova
Da tempo-
Forma impura
C’insegui nella parola.
Non siamo "Noi"
“Cielo senza sole”;
Ci unisce Verbo..
"Disegno d’icona":
O Madonna della Nova!
Verità recondita
Ci colori al popolo;
Forme, struttura
dell’ Io lontano.
Siamo sterili pianure
Dell’Essere;
“Al monte insieme:”
Come fedeli radiosi.
La luce del giorno
La luce del giorno
Ci Illumina;
Scalda le ombre.
Il pensiero evanescente
Dona pace
Al tuo sorriso-
E mai la notte
E’ senza stelle!
Sai Andromeda-
Nel mio cuore c’era il tuo-
“E mi bastava”:
Anastasia t’appartiene!
Salvami con le tue pietre
Sei venuto dal cielo
Coprendomi
Di pietre;
Portavi nelle tue mani
Il mio amore.
Brillavi di divino
Nella tua nuova materia.
Portavi tre doni:
Musa
Memoria
E verità.
Nel buio seminavi
Tante rose
E ogni sera
Amavi solo lei.
Nel cielo ogni notte
Vagavi
Portandomi via
Dalla pesante materia.
Un nome pronunciavi felice:
E insieme “ il Noi”
Sotto bianche luci di verità.
Febbre di Merkabe
In ascesa
febbre di Merkabe;
è un passo naturale
questa ombra dell’umano.
Febbre d’amore conosciuta
su queste scale di cristallo!
Uomo invisibile
nei geni profani
ti colori
fuori dallo spazio.
Il sole sulla pelle
Cavallo di Troia-
Viaggi nell’iperspazio;
Alla fonte,
Frizzanti carezze
“ Fascino sulla pelle”!
Un viaggio-
L’ombra che dimora
Rubandomi il soffio vitale.
L’amore
E’una prigione;
è tempo di risvegli,
vorrei amare
come gli Dei!
L’Arca dell’Alleanza
Lacrime di gioia
Sfavillano il mio cuore.
Nelle scritture antiche:
Pietra
Storia
“Arca dell’alleanza”
Mistero
(Tra Dio e l’uomo)."
Sorride il mio Se
“Dono del Divino”!
Imploro i tuoi colori,
Archetipo infinito;
Arcangelo che sorridi
Sulla tortuosa via
Del Santuario.
Spine di angeli amanti
Era l’autunno del 1916,
Un Angelo
Apparve nel tabernacolo;
Pose nel calice
Un chiarore di stelle.
Nel Blu
La Vita e la Morte
Si amarono-
"Io ho amato te…
Angelo pieno di spine ;
Amante pieno di Spirito…
Altissimo ed Eterno…
Nell’Obolo di Caronte
Nell’ Obolo di Caronte
ti amai
o mia Bianca
e Rossa ombra
del divino Amore..
Passione…
Anima mia,
affondi
sul traghetto
per l’Acheronte;
"la tua anima"!
La mia…
Nell’ Obolo di San Pietro.
Arco Felice
Felice è il mare,
Felice è l’azzurro.
Sotto l’Arco Antico.
Il Tempio mormora l’eco
Degli inseparabili amanti.
Pagine immemori
Sopra pentagramma celeste.
Sussurra lieta
La luna nera
Sulle vette del vulcano
A Ponente
Felice è anche Dio
“Sulla pietra oscura “
Nel punto cruciale
Del nodo finale;
La campana di Padre Pio suona
Sul quarto gradino
Un interminabile melodia di Fa...
Felici saremo,
Nel punto d’unione con Dio:
Abbracciati alla sorgente
del Santo Vitriol!
Immacolata Concezione
Ho colto l’aurora
Sul monte;
Tocco di campane
Questa forza di pensieri;
I dipinti del “Leonardo”
Hanno il sapore dell’occulto;
Aprono visioni tridimensionali;
Ho colto quel fiore
E la vita mi ha fiorita:
Candida
Immacolata Concezione:
“Primo fiore della Vita!
Il vento è mia madre
Con la sua unica verità:
Il vento è mia madre
Nel rito dell’iniziazione.
Alla riva del mare
Il passo danzante vibra
nella nera procella.
Con la sua unica verità:
Il sole è mio padre
“Nel volto del Signore”.
Parlami ancora
Verbo divino:
Per te...
Brucerei fuoco
Nel tempio Eterno-
alle porte dell’Inferno.
Anastasia Amore
Anastasia è amore-
"Sui fiori vola";
La bianca schiuma
Porta con se il ricordo
D’Anastasia.
Increspate
Le foglie cadono:
Hanno il rumore dei petali;
Grandi emozioni!
A riva lacrime :
“ Sono pietre di Giada”-
Una sei tu-…
o mio Amore!
Padre
Insicura oh padre!
Nella luce dei gabbiani
C’è la cantilena
Del mio pianto;
Nel gioco delle nuvole
L’etereo tormento
Della solitudine.
Pur sei vero
Gelido corpo
Venuto dal Nulla;
Sulla sabbia
Mio granello d’amore.
Abbraccio di ginestre
Dal cielo
Abbracci
Di ginestre in fiore;
Con ali spianate
Voci di allodole
Su alberi di lucuma,
Cantavano
Il nome del servo di Dio;
Negli occhi già limpidi
“Il cane fedele”
Ti appare
Tra rose sfiorite
A leccare
Nel calice del Graal.
Cuore d’erba
Fosti l’icona azzurrina,
pezzo d’argento
stilizzato in gocce di cuore;
nel gioco d’amore
la vita fu ricamo di bellezza
in grandi occhi celestiali.
Le tue ali tarpate
un florido dolore
di passione.
Il tuo poema “cantico d’arte”
su classico roteare di libellula;
In un guscio,
L’uomo-Dio;
“Il mio uomo poeta”
L’angelo metaforico
Fui fiamma d’amore
nel divino sognare.
Così padrone del “Se”…
Ti allontani,
lasciando il mio cuore
come tanti fili d’erba.
La sposa di Pietro
Sei nato lungo il fiume,
mentre gemme
cadevano dal cielo;
colmavano un calice
dalla mano protesa.
Nel culto
tu, un Dio pagano
verso la tua unica sposa.
Hai pianto
dolore immemore
sul suo bianco vestito.
Parole idilliache
scendevano a valle
e il fiume indelebile
ha travolto i tuoi ricordi.
L’Io narrante d’Anais
Ho abbandonato
Il mio "Io narrante"…
Chiedendo
Alla luna capricciosa
Il fiume
D’innumerevoli stelle.
Ho gioito in cuore
Su questo gradino
In ascesa;
E perle
Rotolano felici a valle
Sui miei baci.
Anastasia vive
Anastasia è viva,
“Federico” nasconde
il suo idillio d’amore.
Le parole nuotano
nel largo mare;
una bottiglia
nasconde i tesori
nel teschio
di una perla .
Una rosa bianca veleggia
a Napoli.
“Federico”
“sarà quel Grande Amore”.
Federico II e il Cavaliere
Il mare infrange
nel Paradiso sognato:
suona i rumori d’oceano.
Il silenzio si colora
di sogni d’amanti;
il Diletto avanza
nel nome del Signore;
non sa pregare-
brucia d’Amore.
Il Cavaliere
parla di “Lui”
sulla terra, vivo.
Anastasia è Amore
Anastasia è amore…
Sui fiori vola
la bianca schiuma,
porta il ricordo
d’Anastasia.
Increspate
le foglie cadono:
hanno il rumore dei petali;
grandi emozioni.
A riva, lacrime :
“sono pietre di Giada”
Una sei tu-…
oh mio Amore!
Re Artu’ e la regina Costanza
Un posto vuoto
Alla tavola rotonda;
voto sbiadito
sulla croce;
il Messia
nel volto
di Lancillotto.
Scendono stelle-
sembrano
merkabe Divine.
Agli inferi
le fiamme d’amore;
la regina Costanza
riconoscente:
di Lancillotto
o di Federico II?
Tu Elena degli Angeli
Queste luci
parlano d’amore;
spogli gli alberi
denudano
l’anima…
“Manfredi e la sua Elena”
si cercano.
Grande Principe
dove cavalchi tu
sbocciano fiori:
“Tu sarai il fiore
della Vita”-
“Elena”conosce già
la sua melodia.
Heraclea
La città vecchia
ha la fresca poesia
del silenzio.
Questo antico casale
pullula ombre:
una evanescente.
Ombre vere
amano Heraclea
come il guado
della Vita:
“la Tua”.
L’Astronauta
Rapita dai gigli
l’essenza vola
da Venere.
L’astronauta
dalla brezza
germoglia
figure di umano;
un Fiore:
archetipo
del Rosa
è “Infinito.”
Tra sogno e realtà
Da tempo-
"anima mia";
“vento tra sogno e realtà"-
In altre vite
fiori anima mia!
Di te Federico
ho seguito i tuoi amori.
Sulle fiamme dell’Inferno
“fui rapita dal tuo Impero.”
Di Bianca ho respirato
ll tuo amore.
Rosa pura..
ha imbiancato questi rovi
della tua Apulia.
Nel nome di Surama:
"Vento"
questa pietra rosa.
Oh mio Federico!
Cercami
come gassa d’amante
nel tempio dell’Amore Eterno!
Tu sai adagiarmi nell’oblio
Tu sai adagiarmi nell’oblio-
fuoco di primavera.
Le nostre essenze
sono rose
mai appassite.
Tu conosci
l’infinito orizzonte
nuvola evanescente
d ’oceano.
Tu..Eterno
unione d’ anime;
corpo ed atomo,
odore di primavera,
ricamo d’ idilli
sei le strade fiorite
dell’essere?
Tu …
“Paradiso di Dio!”.
Desiderio
Porpora lucente,
sfiori la tela
sull’anima mia.
Le strade
Sono paesaggi
di primavera;
pullulano germogli
in bianco fiore di loto.
Tu ultimo gradino in ascesa;
desiderio crescente,
dolce Selene,
tu mi sfiori
ed io ti abbraccio:
“è Dio il Sole”!
Sogno
Piazza di Spagna,
I fiori arbusti,
del celeste mare,
le Crociate..
sublime divisa oh Federico”!
Incanta
Garibaldi…
Storia del terzo
Millennio!
Sulla vetta..
Sono sulla vetta
di questa nuda roccia;
per respirare con te
il profumo
di questi anemoni;
ho lasciato per strada
il lezzo d’umano
ed ora non riconosco più
il profumo della mia pelle..
L’urlo straziante
mi ha liberata l’anima;
e ritorno a sognare
con il mio Io Errante.
Dalla vetta
come rosa mistica
ritorni a me come vento
sulla nuda pelle-
nei prati umidi;
e infiniti colori
non potranno cancellare mai
questo viaggio d’anime.
L’odore della felicità
Non è stato
un puro caso
ad aver dominato
i tuoi odori;
al tuo cuore
ho regalato
l’odore della felicità.
Ho nascosto
il profumo
in questa caverna;
e al fascino dei tuoi pensieri
ho comprato
una "lira D’AMORE..
Il suo fazzoletto di violette
Non mi avrebbe
mai dato la sua mano;
ne il suo fazzoletto di violette
per asciugarmi le ferite;
all’odore acre del tempo
" mio fratello fluidale"
colgo questa rosa
col fluido della vita;
e cinquanta monete d’oro
non bastano
per regalarti l’eternità.
http://google.it giusi pontillo
La nuova poesia in Italia?
2007-07-08 16:19:00|di lr carrino
ho molto apprezzato.
grazie.
> La nuova poesia in Italia?
2006-08-01 00:59:06|di xatstilo
Concordo con Christian, riguardo a:
ATTENTI AL LOOP-
In questo momento, la nostra mente, deve osservare i loop in circolazione, ed evitarli con coraggio. Parlo in generale, ma credo che qualcuno che possieda titoli e strumenti per farlo, potrebbe analizzare in particolare, questo gioco di rimbalzo , dei significati, che genera un giro continuo, svilente.
I creatori di arte, oggi hanno bisogno di un salto a piè pari, che li conduca oltre il fossato dell’indifferenza creativa.
Dunque -attenti al loop!-
Umilmente,
xatstilo
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-22 16:45:17|di Giuseppe
A proposito di nuova poesia italiana, nello spirito libero di questo blog, mi permetto di segnalare la mia, che trovate qui: giuseppegacelano.wordpress.com
La mia poesia
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-10 10:44:23|di C.
Mon frère (in questo impeto ludico da campioni del cosmo), sono pienamente d’accordo. I discorsi continuano ad andare in loop (alle volte tragicamente vecchi di 43 anni, già all’epoca vecchi per quelli che furono poi capaci di dimostrarsi gli attori principali, Porta, Pagliarani, Balestrini, ...). Insomma sonno, e se vuoi anche c’è paura di essere diretti nelle critiche, fare i nomi, indicare, aspetti che dovrebbero riguardare appunto i poeti - attenzione, io non sono uno stinco di santo, sbaglio, ma lo ammetto perché nessuno mi toglie via niente. Su una cosa però non transigo con me stesso, ovvero sui metodi: qui ho scelto di seguire le antologie, da cui si riescono a estrapolare informazioni sul lavoro degli altri. Probabilmente se non avessi fatto questo tipo di indagine, e se uno m’avrebbe chiesto di occuparmi di un’antologia, avrei fatto in modo simile agli altri curatori. Oggi no, e ho cercato di fornire degli spunti, che forse sono prima rivolti a me, nonostante intervenga in tackle quando non sono d’accordo con altri. Un ultimo aspetto, del tutto rilevante per il mio sano egoismo: ciò che faccio, cerco di motivarlo nel modo migliore possibile: di conseguenza, se intervengo sui blog, o se scrivo qualcosa a qualcuno, mi interessa la risposta, non le sue affermazioni. Noi tutti possiamo affermare opzioni teoriche che ci stanno a cuore; non tutti sono in grado di dibattere, perché quest’ultimo aspetto, pure nell’opporsi a, tiene sempre a mente che l’altro ha delle motivazioni e intenzioni, e che non siamo soli soletti (è un’evidenza), e che è meglio avere un’idea precisa (e da quella costruire), che tirare in mezzo aspetti della realtà che non si conoscono senza avere il pudore, spesso, di riconoscere, di nuovo, la propria ignoranza su fatti importanti, o più semplicemente gli sbagli.
Ti mando un abbraccio, e scrivimi che non ho la tua mail, e mi piacerebbe chiaccherare con te.
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-09 11:30:17|
Chris, la laus a Biagio Cepollaro non ha nessuna intenzione di sminuire la validità e la sostanza del tuo lavoro, e tu lo sai benissimo. So anche che saprai fare tesoro della deriva da call center che alcuni interventi hanno innescato, facendo passare in secondo piano tutto l’impianto teorico del tuo scritto. ;-)
Tuo Ugolino.
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-08 23:12:13|di Christian
il dio dei poeti lascialo stare!
siamo tutti d’accordo su questa faccenda:-)
caro UC_FM
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-08 19:01:32|
Finalmente! E che il dio dei poeti benedica Biagio Cepollaro.
U.C.
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-08 15:07:27|di Adriano Padua
Mipare importante questo scitto di Biagio Cepollaro, lo aggiungo.
Basta con poeti raggruppati in generazioni!
Raggruppare i poeti in generazioni non credo abbia molto senso. L’evolversi delle forme poetiche - ammesso che abbia senso estrapolare le forme dalle concrezioni specifiche- non segue la scansione anagrafica ma segue ritmi molto più lenti e giunge ad esiti imprevedibili, mentre la meccanicità della successione degli anni segue quel tempo spazializzato che con la durata della poesia non c’entra nulla. Non ha molto senso oggi neanche presumere di raccontare l’esistente, dal momento che l’esistente negli ultimi anni non solo si va sempre più sfilacciando, ma addirittura si è fatto vivo in una moltiplicazione quasi parossistica di voci che non si può più fingere di ignorare.
Il raggruppamento per generazioni è un modo, ancora una volta, per evitare la lettura del testo poetico, il confronto, il dialogo e, in definitiva, l’ascolto del testo poetico, i cui rimandi scompaginano, in quanto esperienza del senso, ogni conformità statistica. E’ un modo ancora per non leggere seriamente. Certo, si può sempre tentare di fissare un minimo comun denominatore, e talvolta può essere anche utile, ma non bisognerebbe mai dimenticare che questi minimi comun denominatori sono minimi, appunto, al limite dell’inservibilità.
Il raggruppamento per generazioni è fuorviante per lo stesso poeta che psicologicamente tende a identificarsi con gli attributi che il critico inventa per quella generazione, restringendo così il campo della sua riflessione, non solo sul suo lavoro ma anche su quello degli altri. Molte inerzie storicistiche -riprodotte e fomentate da moltissimi manuali scolastici- vengono confermate da queste tecniche di imballaggio e confezionamento che, altrove, in altri settori, potrebbero rivelarsi funzionali al marketing.
Infine il raggruppamento per generazioni fa passare surrettiziamente un’idea cumulativa della poesia, della storia e dei poeti che aggiunge fantasmi identitari - con annesse polemiche, rivalità, ostilità- che possono distogliere i poeti stessi dall’incontro sereno col testo, non poche volte ansiosi di vedersi collocati in qualche casella inventata ad hoc dal critico.
Ciò che da sempre i poeti chiedono, nonostante tutte le loro contraddizioni, è semplicemente essere letti, non intrappolati nelle dinamiche vuote dei nomi, dei manifesti, dei contromanifesti, delle classificazioni e delle gerarchie.
Ciò che viene richiesta è una parola che nel leggere attraversi altre parole, soprattutto laddove l’unicità dell’esperienza è riuscita a raggrumarsi, e alla fine dell’attraversamento giunga a riva con un bottino di senso da restituire e da rimettere in gioco.
Biagio Cepollaro
Luciano Pagano: Poesie del sol levante
2006-07-06 19:01:39|
il pdf del libro è scaricabile qui
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-06 15:19:25|di alessandro
Kristian Fabbri
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-06 12:39:55|di Christian Sinicco
Lorenzo, a me pare che i dati si comportino in un certo modo, e i topos sono un’astrazione dai dati. Quindi i dati (i testi, la scrittura, i libri, i fare, sostanzialmente la formatività) rimangono la cosa principale. Io non sono d’accordo di far prevalere la categoria sul dato, e l’ho pure spiegato. In secondo luogo, avrai dovuto fare esempi concreti, prendendo in analisi che ne so Pagliarani, Pasolini...Ok. Allora forse ti sarebbe stato più chiaro ciò che intendevo. E’ una lacuna, che magari rende meno fruibile l’articolo - anche Nacci me l’ha fatto presente-, però non lo invalida. Più di tutto direi, arrivederci, ci vediamo tra qualche anno, con un approfondimento ulteriore - mi sembra più sensato operare così, quando tra l’altro il "fronte" è passibile di una variabilità mai osservata prima nella poesia italiana. Forse negli anni ’70 possiamo trovare tanta produzione, ma credo che oggi abbiamo ampiamente superato quel periodo.
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-06 12:13:14|di alessandro
Alcune poesie di Matteo Marini
e Mariarita Stefanini
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-05 19:31:48|di lorenzo
beh christian, sostenere addirittura che le tue categorie e le sussunzioni siano auto-evidenti (esempi di se stesse) mi sembra un po’ esagerato. non dico una tesi su ciascun autore, ma due parole per spiegarne la categorizzazione (specie in assenza di una spiegazione esauriente delle categorie stesse) non sarebbe (stato) tempo perso.
lorenzo
Tuzet: da Logiche e mancine
2006-07-05 18:01:20|
su LiberInVersi
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-05 10:22:31|di Christian
Mi dispiace che alcune cose non ti siano chiare Lorenzo, nella prima parte, sulla psicologia/sociologia dei gruppi. Sulla seconda, che mi riguarda ancora, c’è da fare un lavoro (e l’ho detto) circostanziato, autore per autore (nella speranza che pubblichi), anche per falsificare questi inserimenti. Però basta leggere gli autori, e capire che ciò che affermo non è proprio campato in aria. Ovvero gli esempi sono gli autori stessi. Aspettare: non credo. Tra cinque anni la scena sarà diversa, e questo lavoro mi servirà per il suo essere critico, quindi nel tempo, temporaneo, di là da chi desidera canonizzazioni, aspetto sui cui tanti addetti sono concentrati, non capendo l’assurdità di strategie del genere. Il problema delle antologie, il problema dei curatori, il problema dei gruppi (quando essi sono più utili come azione sul territorio, ma meno sul versante del dibattito nazionale), i problemi riguardanti le invenzioni di linee (a prop. questo lavoro prende spunto da altri mie lavori precedenti che ho linkato e che se riesci, visiona). Questi problemi rimangono. Attendere, quindi no; no, perché c’è da costruire una sensibilità di area, motivazione che ho.
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-05 09:57:16|di alessandro
Christian
se non fossimo imperfetti non avremmo desiderio di conoscenza e di confronto (viva dunque la stoltezza, se almeno in parte consapevole ;-)
Credo di aver lanciato delgi spunti e altri (Chara, Lorenzo,Maria, Ugolino, Voc...) l’hanno fatto (io ad esempio su una topologia non anagrafica autorialmente parlando ma che prenda in considerazione la "contemporaneità" delle opere negli ultimi anni. Anche la topologia territoriale, per quanto utile, dovrebbe essere incrociata con quella dei non luoghi per eccellenza che sono i blog, che attuano in alcuni casi un importante lavoro di scavo, possono insomma svolgere la funzione di talent scout un tempo svolta dalle riviste cartacee (anche queste sono probabilmente destinate a uno specifico revival, incrociandosi con alcuni settori fecondi e non autoreferenziali della rete): dai, di carne ce n’è parecchia, forse manca a tutti il tempo di essere più esaustivi.
Sai che non mi offendo, quindi criticami pure liberamente :-)
A presto
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-04 19:07:21|
...resta sempre la possibilità che la discussione non si genera perché il tuo testo non è stimolante...
io ho provato a leggerlo, e posso dire quanto segue.
tutta la prima parte (su presente e futuro della poesia etc.) è di difficile lettura, e il messaggio poco chiaro. almeno per me.
per quanto riguarda la seconda parte, le "topologie", la mia impressione è questa: l’idea di usare concetti di Teoria delle Categorie non è male, ma andrebbe precisato un po’ meglio per essere utile. le descrizioni delle "topologie" sono poco chiare, e poco chiare sono le ragioni delle "sussunzioni" dei singoli autori nelle rispettive categorie. In molti casi non c’è nemmeno una riga di giustificazione, ma solo una lista (quasi sempre incompleta) di riferimenti bibliografici. nel migliore dei casi c’è una breve descrizione, piuttosto slegata dalla categoria in questione. quindi, che dire?
in conclusione, il lavoro sembra davvero incompleto, e sarebbe stato sicuramente più stimolante se avessi aspettato a pubblicarlo. così sembra ancora una bozza di un lavoro interessante.
lorenzo
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-04 18:59:28|
@ Lorenzo e Christian
Una discussione? E su che cosa, a questo punto? Sull’almanacco panini? Vi saluto, sarà per una prossima volta. Ad maiora a tutti.
Ugolino Conte
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-04 18:22:31|di Christian
Meglio comunicate le cose si possano trovare sul mio blog, dove con massima autoreferenzialità posto ogni cosa:-) Meglio sarebbe non citare proprio il sinicco-poeta. Meglio sarebbe produrre una discussione, cosa che non c’è stata, a riprova delle cose che ho esplicitato. In ogni caso, Alessandro, ti abbraccio per il pensiero, pure se stolto:-)
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-04 17:54:27|di alessandro
Poiché lui non lo farà per non risultare ovviamente autoreferenziale linko a testi di Christian:
A
LietoColle
Città esplosa
Sinicco
Versi a capo
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-04 16:46:00|di Christian
Valentino Ronchi ha letto i suoi testi con Italo Testa qualche mese fa. Direi prosastico. Lo si tiene d’occhio. Google è ok, ma chi cita potrebbe qualche volta linkare, che uno magari sta facendo anche altro e non può sempre andare alla ricerca.
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-04 16:06:57|
[qualcuno qui conosce valentino ronchi? io ho conosciuto i suoi testi oggi per caso (perché è in finale con me al premio de andré), e mi sono sembrati bellissimi! qualcun altro lo conosce?
Christian?]
lorenzo
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-04 15:23:57|
Per michele Ranchetti, per sapere con chi ha pubblicato, basta digitare nome e cognome su google che qualche notizia si trova. Dico, abbiamo una così entusiastica fiducia in questa benedetta rete e poi non vogliamo proprio adoperarla? :-)
Tess
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-04 14:17:32|
mi scusi dunque, U.C., non potevo immaginare!
lorenzo
p.s. cominciamo noi ad andare nel merito del lavoro di Sinicco?
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-04 10:48:33|
Lorenzo, mi sono firmato: Ugolino Conte: piaccia o meno, è il nome scritto sulla mia carta d’identità. Mi provoca un po’ di problemi, ma non ho nessuna intenzione di cambiarlo.
U.C.
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-04 10:30:04|
ovviamente sono d’accordo con U.C.
un consiglio però: fìrmati.
lorenzo
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-04 10:24:34|
"La mente musicale" e "Verbale" - Garzanti.
U.C.
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-04 08:51:59|di Christian
Michele Ranchetti: è già la seconda persona che me lo cita nel giro di due giorni - con chi ha pubblicato?
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-03 22:50:19|
Ma dài, ragazzi, già finito l’elenco? Già esaurite le cerchie di amici, parenti, conoscenti? Era questo lo spirito del post? Non era meglio, anche dal punto di vista etico, intervenire nel merito dell’analisi proposta, a prescindere dai nomi, che forse erano solo un pretesto per avvalorare delle scelte critico-analitiche? Boh!!!
p.s.
Prima di passare agli insulti, qualcuno provi a chiedersi in quale cassetto ha riposto il senso del ridicolo, ammesso che l’abbia mai posseduto. Qui basta aver pubblicato due poesie in un blog o su una rivista per essere "antologizzati"!!! Il merito? Essere nati negli anni Settanta!!! Che grande categoria critica, le annate: ma non si usavano per il vino?
E la "poesia" - in questo profluvio di nominativi da elenco telefonico? E le poetiche? Se ne parlerà una prossima volta.
p.s.s.
Michele Ranchetti ha pubblicato il suo primo libro a sessantotto anni, il secondo a ottanta, dopo una vita di studi, con tutte le ritrosie e il pudore possibili nel dare alla luce i suoi testi. Molto probabilmente, ammesso che le "classifiche" valgono qualcosa in poesia, è uno dei più grandi poeti viventi (per fortuna: e spero ancora molto a lungo). L’avete letto? Non è che a furia di guardare l’ombelichino, e qualcuno la zona sottostante, tanto per verificare la lunghezza del suo "verso", state perdendo di vista l’essenziale? Proprio perdendolo, irrimediabilmente, per sempre.
Ugolino Conte
Su UniversoPoesia si discute
2006-07-03 19:39:40|
Una nota sull’articolo sul blog di Fantuzzi e una discussione parallela
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-02 22:28:51|di Christian
Questo lavoro di mappatura è nato per caso nel 2002, a margine di una manifestazione a Trieste, a seguito di un incontro in cui erano presenti Pellegatta, Caratti, Bernini. Mi era sembrato che seguire le antologie, pescare dal centro montale (all’epoca ancora in vita), osservare internet, seguire le manifestazioni, fosse interessante. Non mi è mai sfuggito il fatto che l’ottica generazionale fosse un modo limitato di procedere, ma per un curatore è molto agevole lavorare sui giovani, poiché in ogni momento può dire che tutto sommato sono promesse, tutto ciò ovviamente in assenza di qualsiasi quadro di riferimento - tutto ciò a cui abbiamo assistito... Poi per un cinquatenne/sessantenne/settantenne/... è più facile adottare un ventenne o un trentenne - difficilmente questi si porrà nella discussione allo stesso livello del "maestro". Dall’altro lato, per i quarantenni che hanno già fatto un percorso, gli eventuali curatori di un’antologia devono prendersi delle responsabilità maggiori, poiché ci sono percorsi più evidenti... E siccome siamo in un’epoca dove c’è paura di nominare qualcuno, in definitiva di dire come la si pensa con dovizia di esempi, quindi c’è paura di avere delle idee, caro amico quarantenne, stai fresco, conservati bene. Facendo un passo indietro, c’è da fare un enorme lavoro di mappatura - non a caso ho citato quel lavoro di Nacci che ha sondato i lavori di più di 3000 autori dal 50 ad oggi, afferenti alla sola provincia di Trieste, piuttosto piccola, dico nonostante la tradizione letteraria della città. Comunque il lavoro prosegue, e credo sia giusto proseguirlo pure nella direzioni che indichi.
> La nuova poesia in Italia?
2006-07-02 13:56:02|di Uno degli anni ’60
Una mappatura ben argomentata e attendibile, condivisibile. Ci piacerebbe molto vedere qualcosa di simile per i poeti nati negli anni ’60, che non possono intendersi certamente come schiacciati sulla generazione precedente. Sarebbe bello che questo "qualcosa di simile" provenisse non da uno o più nati negli anni ’60 (eravamo ancora quelli, anche se non tutti, con un po’ di pudore...), ma da coloro che dimostrano di saper procedere scientificamente nell’opera importante delle mappature; ci piacerebbe dunque che si facesse, se non altro per allontanare il sospetto di una "malattia" incurabile che affligge i nati negli anni ’70 intorno a sé stessi.
Simone Cattaneo
2006-07-01 08:01:38|
A
Recensioni
B
Massimo Sannelli: O
2006-06-30 13:38:11|
O
Michele Zaffarano
2006-06-30 13:37:17|
No man is an island
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-30 12:42:53|di alessandro
Nuovo link ad una produzione più recente di Fabrizio Centofanti
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-30 12:17:33|di Christian
Lorenzo, la guerra dei nomi era prevista, ma il mio principale obiettivo è quello di discutere su alcuni fatti, e meno sui nomi, vuoi perché alcuni li sto approfondendo, vuoi perché questo tentativo conserva, come ogni critica, aspetti soggettivi. Questi aspetti nella discussione non sono stati recepiti, mentre ci sono presone che mi hanno scritto, e che meno propense a discutere su blog, hanno dato un contributo intelligente, interessante - e non si tratta solamente di inclusi.
Stefano Salvi: link ad articoli polemici
2006-06-30 11:56:06|
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> La nuova poesia in Italia?
2006-06-30 11:40:44|di lorenzo carlucci
da (in questo caso) lettore, mi sembra che i commenti al post di sinicco stiano raggiungendo livelli assurdi... siamo finiti a discutere ancora solo e soltanto di cho è/non è/avrebbe dovuto essere incluso. nessun articolo può (né, a mio avviso, deve) essere esauriente in tal senso. tra l’altro, l’articolo di sinicco si apre dichiarando "L’urgenza di fornire una prospettiva dalla quale discutere la poesia dei nati a partire dagli anni ’70", non un tutto-città (cfr. "pages blanches à la poésie").
dunque, benché - nel merito - io sia dalla parte di chiara de luca nei suoi primi interventi, mi sembra che il trail di commenti che ha là preso origine sia un po’ fuori luogo. il sinicco propone una griglia con esempi; se la griglia è buona tutti gli esclusi potranno in principio venir grigliati in una delle
sinicco- (o christian-)topologies. no?
lorenzo
Rossano Astremo
2006-06-30 11:36:38|
A
B
C
Annalisa Teodorani
2006-06-30 11:31:01|
Testo
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-30 09:47:31|di alessandro
Ovviamente Chiara (e non Chiada) De Luca, sorry!
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-30 09:45:42|di alessandro
Sono contento Maria :-)) Ottimo anche il linkaggio proposto da Christian (e qui non si potrà certo dirgli che si comporta con arroganza!) il difetto del web è che nonostante l’uso degli emoticons il timbro delle parole può a volte suonare più duro e più arrabbiato di quanto non sia nelle intenzioni degli scriventi). Buona continuazione!
Ah mi permetto di linkare qualcosa anch’io
Chiada De Luca
Fabiano Alborghetti
De Angelis
Isacco Turina-A
Isacco Turina-B
Fabrizio Centofanti
Massimo Orgiazzi
Roberta Castoldi
2006-06-30 09:32:47|
Recensione
Isabella Leardini: testi e recensione
2006-06-30 09:28:01|
Recensione
A
Stefano Maldini: testi
2006-06-30 09:23:58|
A
Francesca Serragnoli: testi
2006-06-30 09:19:20|
A
B
Daniele Mencarelli: testi
2006-06-30 09:12:11|
A
B
C
Alessandra Carnaroli: testo e recensione
2006-06-30 08:51:49|
testo
Recensione
Brancale: testi in rete
2006-06-30 08:48:07|
Domenico Brancale:
A
B
C
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-29 23:23:03|di maria
ok Alessandro, niente rancori. Io e Christian ci siamo chiariti in privato.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-29 16:35:50|di Christian
Io non ho accusato nessuno, queste sono interpretazioni - ho detto anzi di promuoversi, poi mi si dice che non ci si promuove, poi si parla di se stessi, della propria esperienza (e dunque ci si promuove). Poi ho chiesto che, in assenza di prospettive e motivazioni, venga favorito non tanto il rapporto "personale" con la poesia di un’altro autore (rapporto del tutto legittimo, e comunque se a merkette ci metto un sorriso forse qualche valenza come segno ce l’ha), ma la relazione con il lettore, poiché a ieri circa 250 persone avevano letto l’articolo, e basta un link e il lettore si fa la sua idea, indipendente pure dal lavoro qui su postato. In questo non c’è alcuna arroganza, esattamente l’opposto.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-29 15:18:23|di alessandro
Maria, credo che Christian non abbia bisogno di essere difeso da me, ma anche se l’umiltà non è forse la sua maggior virtù, anche se a volte la sua verve sfiora l’arroganza o la verbosità, ha comunque il coraggio di dire la sua e di mettersi in gioco, insomma di esporsi magari in maniera non sempre elegante ma onesta (ha simpatie e antipatie, gusti e disgusti, feeling e controfeeling, rapporti reali e rapporti virtuali con gli autori... insomma non credo proprio che ritenga di avere la verità in tasca e mi pare l’abbia detto, il suo è un lavoro in fieri, una proposta: attaccare è più facile che proporre un dialogo e un confronto (al quale lo stesso Christian non dovrà sottrarsi: credo abbia messo in conto che il suo è un lavoro parziale e migliorabile e ritarabile). Ci vorrebbe un po’ più di accoglienza da parte di tutti, di pazienza e come dice assai bene Chiara di umiltà (vera, come nel suo caso, non di comodo), poi se uno vuole sbattere la porta è libero di farlo e magari tacciarmi di moralismo.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-29 14:53:20|di chiara
grazie sinceramente Maria, un abbraccio
chiara
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-29 13:13:51|di maria
Vacci piano, Christian, perché mi pare davvero tu stia superando il limite della decenza adesso, non so proprio di quanta pazienza sia fornita Chiara, ma come ti permetti? Ma già prima, non solo offendi, poi se uno cerca di prendere le proprie difese, come giustamente ha fatto lei, l’accusi di farsi pubblicità da furbona, ma chi diavolo ti credi di essere? Le markette le farai tu con i tuoi nomi e cognomi e le liste di proscrizione, cafone.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-29 11:22:31|di Christian
Non è una questione di piacere Chiara, ma di motivazioni. Qualche sforzo da questo versante non sarebbe male. Poi, ripeto, possiamo fare il wikipedia delle markette, che forse è meno anacronistico e più "futurista", però non mi attrae molto:-) Meglio sarebbe, nome-cognome-link ai testi - in assenza di motivazioni.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-29 10:26:26|di chiara
sinceramente a me non sembra tutto bello in rete. e ovviamente in rete metto solo una minima parte di ciò che mi arriva, con tutte le conseguenze (poco amichevoli) del caso, e scrivo soltanto di poeti in cui credo veramente, ultilizzando gli spazi che ho a disposizione.
a volte è l’assenza o scarsità di commenti che dà la misura di un minore consenso. se in altri casi ci si trova d’accordo e si commenta... perché dovremmo darci addosso. e mi sa che se poi una cosa non piace a te, non è detto che non piaccia a tutto il mondo, e viceversa.
chiara
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-29 08:26:18|di Christian
C’è una cosa che sinceramente mi sento di non approvare, a parte l’interesse sacrosanto per i lavori, in rete pare sia tutto bello - questo lo si evince dai molti commenti. Secondo me è un atteggiamento poco responsabile. Mi piacerebbe ci fossero più interrogativi sulle scritture, perché se no facciamo tutti gli amiconi, ma non si va da nessuna parte. Motivare, rendere "valido" un lavoro, non è una mera presentazione, ma in parte provare e testare queste esperienze.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 21:46:10|di chiara
maria: molto solido e forte il discorso che fai... e, sempre per la topologia dell’oralità, citando Molinaroli e Caterina Tritto (ma potrei dire anche Fernando Vidal e Lorenzo Giuggioli e David Napolitano) volevo portare l’attenzione su Ass Cult Press, gurppo di giovani che davvero fanno girarela poesia on the road con una passione e un entusiasmo ammirevoli. Ass Cult Press è una piccolissima realtà editoriale, orgogliosamente fuori dai circuiti istituzionali, ma non sottovaluterei nemmeno questa. Se ne parla troppo poco. purtroppo il loro sito, che contiene anche alcune registrazioni molto belle, è in aggiornameno, ma tenetelo d’occhio:http://www.asscultpress.com/
La poesia di Fabiano è in continua crescita, e proprio negli ultimi tempi abbiamo avuto il piacere di leggere molti assaggi delle sue ultime prove (da Gianfranco Fabbri, su "Faranews", da me, su Liberinversi), che non sono passate inosservate, e ne leggeremo altrove. Il "registro dei fragili" è molto differente dal primo "Verso" Buda", e dal pur solidissmo "L’opposta riva", c’è Fabiano, e c’è un passo in più, una voce, che, necessariamente, se c’è crescita (come spero ci sia fino a novantanni e più) si aggiunge. Questo intendo per polifonia.
la stessa che c’è nell’opera di Stefano Lorefice, per esempio, che è anche ottimo narratore. sono stata frettolosa, anzi, nel non complimentarmi con Christian per averlo citato (sarebbe doveroso che lo si facesse più spesso) perché l’opera di Stefano è in continua ascesa, e "L’esperienza della pioggia" è davvero un libro splendido.
sono d’accordo con Ale rispetto all’idea di un "territorio dell’anima". io non mi sento di nessun posto in particolare: i miei genitori sono romani, tanti parenti siciliani e maddalonesi, ho studiato a Pisa, lavorato a Firenze, Parma, Milano. Sono nata a Ferrara, ed è la città cui mi sento di appartenere meno, ancor meno a Bologna, dove vivo. Non mi sento di nessuno di questi luoghi in particolare, devo moltissimo allo studio delle lingue straniere e alla conoscenza di poeti stranieri, il mio luogo me lo porto dentro, ed è formato dalla confluenza di tutti i territori fisici, "umani" e verbali con i quali sono venuta a contatto. la cosa di internet che mi piace è proprio il poter parlare in tempo reale con persone che stanno anche molto lontano da me. un tempo sarebbe stato impossibile che avvenisse tutti i giorni, e non mi sembra negativo che ci si incontri qui nella rete, che diviene luogo-nonluogo di una confluenza che - pur con tutti i limiti e i rischi della comunicazione virtuale - può ampliare di molto le vedute.
a me sembra di giocarmi tutto: faccio girare le mie parole, traduzioni, saggi, articoli, poesie, prose, idee, mail, e anche libri. quando posso giro pure io, e punto sulla contaminazione artistica e sull’incontro con altri giovani artisti, senza curarmi di provenienze e appartenenze. leggo per quanto mi è possibile tutto quanto mi arriva e se lo ritengo d’interesse (anche a prescindere dalle mie idiosincrasie e dai miei gusti) lo ospito nel mio sito. e sono particolarmente incuriosita e attratta da chi non percorre le strade più battute. nel mio sito c’è la mia vita e ci sono gli strumenti per comprendere, di più non posso fare :-)
last but not least ringrazio l’amatissimo Fabry, tra l’altro poeta molto valido, quanto umile e accogliente, e l’acuto voc.
chiara
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 20:21:34|di Christian
...wikipedia, innanzitutto si potrebbero linkare i nomi citati a testi in rete - così in questo modo le persone possono farsi un’idea del tutto autonoma, anche se nel nominare liberinversi ho già dato un riferimento; poi c’è anche il blog di Gianfranco Fabbri, la costruzione del verso.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 19:55:10|di Alessandro
Mi pare che Voc, Maria, Fabiano e Fabry aprano (o ribadiscano, riprendendo alcuni spunti di Chiara) prospettive interessanti: non si tratta solo di nomi, ma anche di tendenze (di poetiche) che magari sono considerate in fieri o non sufficientemente "mature" o semplicemente lontane (anacronistiche?) da Christian, ma la bellezza (e duttilità, per quanto entro certi limiti, ovviamente) del suo schema e la sua fondamentale onestà possono fare del suo lavoro un opus magnum plurivocale, una wikipedia del far oggi poesia.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 19:37:01|di fabry
Alborghetti, ovviamente
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 19:35:25|di fabry
di fronte ad un articolo del genere risulta difficile scrivere un commento: bisognerebbe prendere in considerazione ogni punto, soffermarsi, soppesare. allora prima di tutto è bene riconoscere lo straordinario impegno che Christian vi ha profuso, con risultati che sono in qualche modo garantiti da una riflessione e da una frequentazione di tutto rispetto della giovane poesia italiana. Molti dei criteri da lui esposti sono pienamente sottoscrivibili; così come molti dei vizi denunciati non possono non essere riconosciuti. ma più che concordare forse è utile comunicare ciò che potrebbe essere preso in considerazione per portare avanti il lavoro. e allora non si può non riconoscere, credo, gli inevitabili limiti di un’ottica, di una prospettiva, che lasciano fuori altre possibilità, altre conclusioni. dispiace anche a me che non siano stati inclusi poeti come Fabiano Alberghetti e Chiara De Luca, ad esempio, e non solo perché sono intervenuti in questo dibattito. è inevitabile che qualcuno resti fuori. ma è altrettanto inevitabile riconoscere che chi resta fuori è stato messo fuori da me, mentre un altro avrebbe potuto più che legittimamente includerlo. Insomma il primo criterio operativo, a mio avviso, è l’umiltà. Se è presente questo, tutto quello che viene dopo sarà sicuramente valido e duraturo.
un saluto a tutti
fabry
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 18:37:32|di Christian
Maria, anacronistico non credo. Limitato, questo sì. Io posso chiedere ad uno come crea - se mi risponde bene, se no pazienza.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 18:31:14|di fabiano
take your time, dicono a parigi!
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 18:29:11|di Christian
Al post 36 stavo rispondendo ad Alessandro. Fabiano: ti devo ancora rispondere, e lo farò con massima calma, compiutamente.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 18:26:30|di maria
Sulla polifonia concordo a pieno con Chiara e sinceramente non comprendo l’accanimento geometrico - teologico all’Unità, che a parte alla caccia al canzoniere non so dove ti possa portare, oltre ad essere fortemente anacronistico in epoca di decostruzionismo, frammentismo, distruzione delle trame, catastrofismo e quant’altro. L’unità monolitica è improponibile irrealizzabile in un contesto tentacolare come quello del web, dove ad ogni nuovo processo di riscrittura fa capo il vuoto, il reset, il cestinato, mentre tu vai a caccia delle abrasioni chirografiche, ok. E’ una tua scelta. Ma, sia chiaro, l’autore non ti deve nessuna spiegazione. Non è a lui che spetta fornire il prospetto delle sue officine, a meno che il back- stage non coincida con il palco, e allora sarà nuovo artificio da cui dovrai, nuovamente risalire la china.
Buone le premesse di estetica, che si riducobno però alla tua personalissima, un esempio tra tutti: nella topologia dell’oralità, mi vieni a tacere proprio gli Sparajurij, gli unici, oltre a Lisa, ad aver osato (auto)produzione digitale della nostra generazione, e qui l’omissione la considero colpevole, perché rientranti o meno nelle tue grazie, tali inovazioni vanno incoraggiate, la tua omertà diventa connivente con le chiusure del mercato editoriale.
Interessante, ma fino ad un certo punto, il discorso sulle politiche del territorio, perché da meridionale non solo, a darti retta, sarei tagliata fuori in partenza, ma non avrei nemmeno un orizzonte, dati gli enormi problemi strutturali del mio territorio. E aggiungo, meno male che il pericolo del "sì" è appena sfumato, se no, col cavolo che te la facevo passare liscia col bel discorso.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 18:23:29|di Christian
Inoltre è suscettibile di variazioni, come da un momento all’altro Baldi iniziasse a scrivere come Ricciardi:-) anche se, mi sembra che questa sia simile ad un’eruzione vulcanica!!!
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 18:23:02|di fabiano
ciao a tutti,
(e grazie Voc, grazie Chiara)
Allora: a mio avviso Christian ha fatto un buon lavoro e posso tranquillamente dirlo proprio perchè sono un escluso.
Ora, Christian, se non vado errando, ha usato - tra i tanti altri canoni usati - l’unitarietà o l’omegenità di una lingua (che contraddistingue ogni poeta) prendendo in esame il pubblicato e suppongo anche quanto trovato in rete.
Per quanto concerne me in particolare, gli esempi offerti sono 3: due editi e qualche stralcio inedito trovati in internet.
Dal primo al secondo edito, ci sono delle differenze abissali, per lingua, costruzione, tema e via dicendo.
Gli stralci in internet danno forse la misura più esatta della "poesia" cui tendo e sono la continuazione linguistica dell’edito nr.2 con una maturazione ancora più forte e un’allargamento del verso ancora più marcato.
Christian so per certo che mi ha letto (l’edito 2 lo ricevette mesi e mesi e mesi fa e lui stesso confermò che lettura era in corso)
Suppongo - essendo ciò che ho prodotto sino a ora, diverso - che sia ovvio che stia ancora mettendo insieme le pedine per esprimere un giudizio su quanto scrivo.
Poi non dimentichiamo che qualunue lavoro antologizzante sia per forza di cose anche un lavoro di esclusione.
Sono ad esempio felice dell’inclusione di Lorefice, che cresce esponenzialmente (l’ultimo edito è straordinario), cosi come lo sono per Riccardi che ha già una linea propria e diritta. Stessa cosa dicasi per Bulfaro, che - ancora quasi del tutto inedito - ha per le mani un lavoro miracoloso per complessità e bellezza.
E via citando, perchè trovo che gli inclusi siano validi come sono valide le motivazioni addotte.
Attendo quindi da Christian un giudizio, questo si, magari alla prossima prova.
E che sia un giudizio positivo se il mio lavoro vale o un giudizio negativo se carente. In entrambi i casi chiederei comunque spiegazioni.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 18:09:56|di Alessandro
Ovviamente il "territorio" è anche un’utopia (cioè un luogo dell’anima: per me è più importante questo (non)luogo che l’essere romagnolo, benché pure questo "tratto distintivo" abbia la sua importanza (relativa) nella morfologia di un autore.
http://www.faraeditore.it
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 18:08:33|di Christian
Un’ultima cosa, io ho operato a partire dalle antologie, ma il discrimine del 1970 è fuorviante. Ipotizzo che possiamo retrodatare le topologie, di almeno un decennio, e farci rientrare i quarantenni, che non mi pare vivano nel limbo. Tuttavia ci voglioni più studi sul secondo novecento, lo ripeto, a partire dal territorio, se no non ne veniamo fuori, e molto più impegno e meno compromessi - ad esempio mi sarebbe piaciuto che i critici impegnati in Parola plurale avessero fatto ognuno la propria antologia, e poi da quella dibattimento, aperture, nuovi risultati, etc. Il secondo Novecento è una questione apertissima, e credo appassionante.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 17:55:01|di Christian
su Bulfaro è molto semplice: mi son fatto spiegare il suo progetto di opera, però per questo le ho chiamate topologie, e non categorie, c’è una sottile, non trascurabile, differenza, che riassumo con il fatto che su territorio tu puoi trovare anche "condizioni" che sono aspetti significativi di un altro, e senza un discorso su come l’artista crea (e per me sarebbe stato ideale intervistarli tutti) e difficile essere certi della "dominanza" di un gene su un altro, ma questo si collega veramente al metamorfismo, che mi pare una nozione non trascurabile.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 17:27:39|di Christian
Chiara, uno pubblica un’opera. Poi cerca di capire cosa ne pensano gli altri. Lo ripeto, indipendentemente dal formato libro, uno fa un’opera, a cui imprime delle urgenze di vario genere; quindi fa in modo di divulgarla. E una ricerca presuppone anche la conoscenza dell’orizzonte critico, sociale e culturale in cui ci si muove; quindi pensare, pubblicare, allestire, performare, installare un’opera (che sia comunicato pure via web come qualcuno prossimamente forse farà allestendo un sito, o come qualcuno ha fatto in galleria, o...) comporta automaticamente l’assunzione di responsabilità e ruoli in un contesto, altrimenti uno non si mette in gioco o si mette in gioco in parte. Mi pare che le persone che ho citato, siano interessanti, e queste opere m’hanno fatto riflettere, portato a delle conclusioni. Se vuoi qualche nome nuovo, mi sento felice di dirti che non ce l’ho, e sono felice perché vuol dire che tu conosci perfettamente tutti coloro che qui sono citati. Se vuoi qualche nome migliore, mi sento di dire che, oltre il fatto che questa selezione non sia "cristallizzante", non l’ho incontrato, ma i curatori di collana e delle antologie hanno lavorato (compreso Niebo e De Angelis che non ho citato, o Bertoni e Book Editore che non ho oltremodo citato, ma stanno facendo un buon lavoro, o Buffoni con Marcos y Marcos, o...): io non condivido molti dei metodi, ma non sono cieco di fronte al lavoro degli altri, tanti. Tu trovi strane tante cose - anch’io, sinceramente, alle volte, mi trovo strano:-) ma non più di tanto.
Per quanto riguarda Fara, io ho citato dove si possono trovare testi, che credo sia la cosa più importante; e credo abbia fatto, oltre le difficoltà, un buon lavoro anche Alessandro Ramberti. Comunque sì, una certa continuità editoriale, ritengo sia un metro di giudizio, come anche chi cura la collana, e nei casi citati Ugo Pierri, Gianpiero Neri, Flavio Ermini, Nanni Balestrini, Gianfranco Lauretano, non mi sembrano da buttare via!
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 17:20:48|di vocativo
dimenticavo le case editrici... ma il concetto è uguale.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 17:17:44|di vocativo
più che di topologia, mi sembra si possa parlare di tipologia :)
comunque, noto che l’approccio di Christian sia abbastanza pedissequo a quello operato da Giovenale su Poesia.
Penso sia giusto inquadrare "topologicamente" degli autori, sebbene le escursioni e le incursioni siano repentine, continue, spesso meno palesi. Voglio dire che se si inserisce Bulfaro nella metacontestualità, non vedo perché non possa essere messo anche nell’informale, visto il suo modus operandi. Categorizzare è rischioso. Christian ha voluto farlo e tanto di cappello. E’ chiaro che una ricognizione del genere è sempre "asindoticamente tendente a", ma mai del tutto esaustiva (del resto lo dice lo stesso Christian, parlando di Parola plurale, che pure resta un passo fondamentale del nuovo millennio).
Stesso discorso per gli esclusi, che restano tanti (anche di bravi bravi), ma è un indirizzo, una scelta di Christian.
Gettare strali contro una ricognizione del genere è sempre molto facile. Ad ogni modo alcune perplessità di Chiara sono anche le mie perplessità, fermo restando che una tale operazione fa del limite la propria ragione d’essere.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 16:21:23|di Alessandro
Aaargh il caldo mi fa diventare dislessico... scusate gli altri errori, spero che il senso sia comunque chiaro.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 16:18:42|di Alessandro
Chiedo scusa, Christian, non Christina.
Alex
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 16:17:22|di Alessandro
Avevo postato un invito a Voc, Massimo Orgiazzi e Fabrizio Centofanti a partecipare a questo interessante dibattito fra Christina e Chiara. La pluralità di voci e prospettive non può che fare bene e si inserisce di diritto nella prospettiva di opera aperta della topologia proposta da Sinicco. Chiara, penso che il confronto sia interessante per tutti! Spero questo posto non sparisca :-) Un caro saluti a tutti.
PS Come dicevo nel post fantasma, pià che un taglio generazionale, preferireri un tratto più legato alle uscite degli ultimi anni (così ci sono anch’io ;-) perché trovo che il confronto intergenerazionale potrebbe essere fecondo e riservare inaudite sorprese topologiche. Si vedano ad esempio le poesie di Caterina Camporesi in Liberinversi http://www.liberinversi.splinder.com/tag/caterina_camporesi
http://www.faraeditore.it
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 16:09:14|di chiara
spiegami Christian: qual è la maniera "più opportuna" di divulgare? questa dicitura mi inquieta...
anche l’idea della stabilità editoriale garantita dalla continuità di una collana...
presto (spero) motiverò anche io
per ora ho fatto solo qualche azzardo critico, per dire che avrei voluto mi facessi qualche nome che non conosco. così secondo me ci si apre al nuovo.
ma non so se questo discorso interessa qualcuno o continuiamo via mail (?) :-)
chiara
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 14:31:08|di Christian
Andrea d’Urso non lo conosco. Mentre alcune delle persone che citi sono state ospitate su Absolute. Fabiano l’ho incontrato a Milano, ho il suo primo libro e lui mi ha spedito i testi del secondo. Non credo che qui, in questa selezione, ci siano i soliti nomi. Qui ci sono nomi che, seguendo la mia riflessione, seguono una ricerca, o hanno chiaro quello che fanno, o mi danno l’impressione che lo sappiano, divulgano o sono divulgati nella maniera più opportuna, e ciò mi è risultato più interessante da proporre, ed eventualmente discutere. Se vuoi portare altri nomi, puoi fornire una prospettiva, motivare le inclusioni, soprattutto motivare, così si può discutere.
Fara Editore, non ha una collana stabile di poesia contemporanea, e con grande dignità e perseveranza, grazie a concorsi e antologie, pubblica poeti interessanti, come la Bertozzi, Carnaroli, Pietro Federico, Turroni... Però il suo impegno non è stabile, per questo non c’è la sua inclusione come editore+attivo, nonostante siano citati diversi suoi libri, che ritengo interessantissimi - soprattutto le collane di critica e filosofia, che sono un fiore all’occhiello. Alessandro non solo è un amico, lo stimo profondamente come professionista.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 12:24:10|di chiara
e mi fa strano anche che non citi Fara Editore tra le case editrice "più attive nei confronti dei giovani poeti". Visto che poi sei costretto a nominarla più volte citando le opere dei giovani autori stessi.
ora vado per evitare sovraesposizioni mediatiche ;-)
ciao
chiara
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 12:15:52|di chiara
Christian non sono intervenuta per promuovermi, non mi aspettavo di essere menzionata qui. solo ho visto sempre i soliti nomi, così come nel saggio di Giovenale su "Poesia", che diviene sempre più specchio del trend attuale della poesia, a dispetto forse degli intenti della rivista stessa. non ci ho visto nessuno dei poeti che mi hanno fatto compagnia quest’anno e sono stati importanti per me, e m’è venuto di pensarlo. il tuo commento sbrigativo che mi riguardava direttamente mi ha spinta a intervenire, anche perché il caldo indebolisce le difese del mio consueto silenzioso lassetomberismo o takeitsisismo. se fai dei nomi io mi ci fermo, perché lì sta la tua presa di posizione. il resto che dici chi può smentirlo? lo diciamo tutti, parliamo tutti di apertura, curiosità, ecc ecc, poi si continua a omettere chi esplora, rompe le righe. non parlo di me, non ho fatto nulla per essere in quella tua lista, non ho pubblicato ancora i miei libri di poesia, perché persone in cui riporre stima e fiducia come Ramberti non ne ho trovate altre manco per sbaglio, non ho spedito a concorsi, riviste canoniche, organizzatori di festival, fuggo con cura da letture e conventricole di Bologna e dintorni, non presenzio, non mi muovo... ma fi fa strano che non si parli di Fabiano Alborghetti, Massimo Orgiazzi, Andrea D’Urso, Simone Molinaroli,Caterina Tritto, alias Lola Malone, per dirne solo alcuni.
chiara
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-28 10:07:24|di Christian
Sulle esclusioni, se uno legge il testo, può capirle... Credo di aver spiegato l’esclusione della Serragnoli, della Leardini, di Maldini, della Castoldi (...), non perché siano scritture che in definitiva non stanno in piedi, ma perché le prove che ho letto sono legate ad una sorta di intimismo che non mi fa prefigurare, ancora, un percorso o una ricerca, un po’ più ampia. Quindi aspetto. Non ho citato ad esempio i "dialettali", come Flavio Santi o Annalisa Teodorani, dove mi pare qualcosa ci sia, ma perché non sono in grado di valutare - mentre l’ultimo libro di Santi in italiano poteva tranquillamente essere scritto in prosa, senza andare a capo, a mio giudizio, a caso (non ci trovo alcun tipo di dispositivo, mi pare un’operazione troppo debole il ragazzo x, e quindi depenno; mentre in lingua friulana c’è qualcosa, ma non gli struemtni per valutare, e mi affido ai commenti che ne so di Maurizio Mattiuzza, che spero possa diventare redattore, per portare avanti, appunto, le istanze "furlane"). Bisogna anche rendersi conto che non ho citato altri 100 e più nomi, a guardare tutte le antologie (non li ho conteggiati ma fatevi un calcolo). Mi si dice che qui non c’è l’homo novus... Penso che gli antologizzatori non abbiano lavorato male - però quasi nessuno si è fermato a pensare su ciò che stava accadendo, su ciò che aveva di fronte, e che è in essere, e che sono i "fatti" (che non escludono ce ne siano altri) che ho estrapolato. L’unica analisi degna, che mi trova in moltissima parte d’accordo, è la prima parte del saggio di Giovenale su Poesia, che qui abbiamo discusso. Secondo me ci sono delle persone preparatissime, però la critica non può essere passiva. Innanzitutto le persone che hanno dato vita a Parola plurale, mi sembrano abbiano fatto un buon lavoro - anche se mancano dati, come detto, importanti, cioè i lavori sul territorio - in Italia per venti anni l’università ha lavorato su Montale e Zanzotto perché davano punti, crediti...magari in toto non è così, ma a parlare con più d’uno, tra le mie interviste e frequentazioni, questa mi pare banalmente la situazione. Parola plurale mi sembra un lavoro di compromesso, nonostante sia ciò che di migliore è uscito. Ci deve essere un cambio di mentalità, alla base della ricerca "critica" e della promozione da parte degli apparati editoriali, ad esempio ogni casa editrice deve puntare su un autore per regione solo perché dal punto di vista del marketing non fa una piega, e allora si inizia a costruire un paesaggio diverso e qualificato, e si aiuta pure la critica, che però deve spingere affinché delle modalità diverse dal passaparola passino. Qui non c’è nessuna cristalizzazione, Chiara. Non riesco a capire perché interpreti l’articolo in questo modo, quando nello scritto ho ripetuto proprio il contrario. Quando dico che tra cinque dieci anni/nuovi sedimenti/... forse qualche autore si sarà ulteriormente confermato, e probabilmente altri, magari sconosciuti, avranno fatto meglio di quelli inseriti, mi pare sia un discorso onesto che non sacrifica né l’intelligenza di questi autori né preclude altre possibilità - scrivere libri, ragionare sulle raccolte, andare avanti, non è scontato, ma qui ci sono delle persone che mi pare lavorino. Tu ti stai fermando sui nomi, ma a me interessano meno, interessa più averci visto dei fare, dei fatti, non trascurabili, e l’inclusione, non senza dubbi, perplessità (vedi il mio articolo su D’Andrea, linkato, ma anche su Nacci, o i miei interventi su Sannelli, o...) esplicitano la problematicità del lavoro, che permette di estrarre le nozioni, e non l’aderenza tout court alle ricerche. Possiamo discutere sui nomi, possiamo portarne altri, mostrarli, è una cosa giusta, importante, farsi vedere e promuoversi come hai fatto tu, volente o nolente (bene, benissimo: facciamolo senza aver paura di dire che ci siamo, che vogliamo qualcosa, che questo ci appartiene, che questo è il nostro lavoro! Facciamolo senza mascheramenti, alla luce del sole) ma senza banalizzare gli aspetti problematici dello scritto e la riflessione sulle scritture. Questo è lavoro collettivo, indipendentemente da chi ha lanciato il sassolino nello stagno.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-27 23:11:10|di vocativo
no, alex, paolo febbraro non vale, è nato prima del ’70, sebbene il suo Diario di Kaspar Hauser mi ha segnato al punto tale che ancora sanguino!
anzi, "ne grondo di plasma ambrosiaco" o qualcosa del genere...
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-27 21:41:42|di Alessandro
Christian, Chiara ti ha lanciato una sfida stimolante che non puoi non cogliere! Qualche nome io l’ho fatto e mi permetto di aggiungerne altri (che non ho pubblicato, per non essere troppo autoreferenziale): Paolo Febbraro, Alessandro Rivali, Daniele De Angelis, Francesca Serragnoli...
e poi dovresti fare il nome di qualche critico giovane o che consideri potenzialmente fecondo (complementare?) per la tua analisi.
http://www.faraeditore.it
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-27 21:34:15|di vocativo
ecco, adesso mi piacerebbe leggere l’intervento di qualche altro escluso, tipo... Fabiano Alborghetti che a me piace molto :)
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-27 20:42:03|di Chiara De Luca
brrr... metamorfico, che brutto, meglio polifonico :-) però non farmi assumere un ruolo, che non m’è mai riuscito...
non era per dirti che devi leggere l’opera omnia per farti un’idea, siamo tanti :-) era per spiegarti che il senso di eterogeneità (forse confusione e ibridazione di stili)che hai avvertito nel sito deriva dal fatto che si tratta di selezioni da raccolte molto differenti tra loro. diciamo che adesso il mio modo di scrivere è più vicino a quello della silloge che è nella Coda della galassia, che è parte della mia ultima raccolta (ma non so dirti il titolo, perché cambia pure quello :-) e se ne sta in qualche modo allontanando, senza che sia ancora rinnegato. ho l’idea che la mia poesia sarà tutt’altro fra due anni e tutt’altro ancora fra quattro. ogni libro è una tappa, e un nuovo punto di partenza, altrimenti sai che noia.
quando dicevo che in certi interventi critici ti "nascondi" intendevo dire che la lingua stessa diventa una maglia troppo fitta, mi verrebbe da dire che c’è un certo compiacimento verbale che va a discapito del messaggio, che qui, invece (per quanto non lo condivido appieno :-) passa. avrei voluto che osassi qualche nome meno scontato, altrimenti ricadiamo nel rischio di creare un canone, come tristemente avviene per i "maturi" e proseguire il processo di cristallizzazione che va contro le stesse intenzioni che enunci. i ripetitori di formule poi non li facciamo fuori, che siam democratici, e magari quelle formule gratificano qualcuno. se si vuole fare un servizio, una mappatura, dire quel che passa il convento ok, però almeno un nome che stupisca, nuovo, e ce ne sono.
chiara
http://www.chiaradeluca.com
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-27 15:59:26|di Christian
A me i cosiddetti metamorfici, Chiara, piacciono pure, però è anche nell’assunzione di un ruolo rendersi visibile, nel miglior modo possibile: io aspetto le pubblicazioni, pure in internet, ma in modo che uno capisca il lavoro - non sono un indovino (anche se mi piacerebbe esserlo:-) e che tu abbia raccolte inedite, e quindi delle sistemazioni, bene! Rendile in qualche modo più visibili (e spediscimele a sinicco@ammutinati.com). A prop., dopo che uno ha trovato una formula, mi interessa sapere se c’è una crescita, perché se non c’è, prima o poi lo si depenna. Un’ultima cosa, non credo di essermi mai nascosto, anzi credo proprio il contario, ma se l’ho fatto in qualche intervento, chiedo di essere perdonato:-)
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-27 12:31:21|di Chiara De Luca
eh, la maturità chissà se mai si raggiunge... :-) capisco quel che dici, e provo a spiegarti in breve ciò che faccio. in me ci sono più voci (narrative e poetiche) non sono io che scelgo la modalità espressiva che uso di volta in volta, dipende da ciò che devo dire, a chi lo devo dire. avendo scritto quattro raccolte di poesia, due poemetti, varie sparse e sei romanzi, tutte prove molto diverse tra loro, mi è difficile dare un’idea di organicità, e tra l’altro ho anche diversi eteronimi, con cui litigo spesso, e che talvolta invidio :-) ma in realtà non cerco una formula. molti dei poeti che hai citato hanno trovato una formula, che forse ha funzionato, e gli è stata "riconosciuta" e la ripetono all’infinito. questo secondo me fossilizza, impedisce la maturazione. Il frutto secondo me matura dal caos, dalla molteplicità espressiva, dalla smania che porta a cambiare, provarsi, a non essere mai soddisfatti, a non accontentarsi di una voce sola, di un modo solo. anche se può sembrare controproducente, perché rende il tutto più sfuggente. ma anche tu hai diverse voci :-) di poesie non ne ho lette abbastanza per capire... ma ne ho lette di molto diverse tra loro, e le ho apprezzate dove sei più chiaro e diretto, come sei chiaro, diretto e incisivo in questo saggio, diverso rispetto ad altri inteventi critici tuoi in cui mi sembrava ti nascondessi troppo
chiara
http://www.chiaradeluca.com
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-27 11:43:22|
Poesia e PaginaZero:
È uscito il 9° numero della rivista "PaginaZero-Letterature di frontiera" - Quadrimestrale di letteratura, arte e cultura (www.rivistapaginazero.net) che ha come tematica quella della "migrazione delle culture".
Federico Federici nelle pagine di Poesia presenta la poetessa russa Nika Georgievna Turbina, talento precoce e prematuramente scomparso, con la pubblicazione di molti testi in un’inedita traduzione, oltre a un’ampia scheda bio-bibliografica della poetessa bambina. Paolo Galvagni, che cura il Forum, ci parla di poesia russofona in Uzbekistan con la presentazione della scuola di Fergana in un interessante dialogo con gli autori Samsad Abdullaev e Chamdam Zakirov oltre alla pubblicazione di molti loro testi inediti in Italia.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-27 10:58:46|di Christian
Ciao Chiara! Essere acerbi vuol dire che un giorno forse il frutto sarà maturo no? Non credo che partiamo da attitudini diverse, anche perché a me le differenze semmai piacciono, e pure una certa comunicazione - altrimenti non avrei parlato di Genti. Semplicemente - siccome i testi che ho letto di te, pure su www.chiaradeluca.com o sull’antologia di Fara, suscitano il mio interesse -: non sono riuscito a vederci l’organicità, tante prove diverse di scrittura, ma non un filo. Può essere anche il limite della mia osservazione/interpretazione, ma forse anche il limite della tua comunicazione.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-27 10:07:58|di Chiara De Luca
Christian: il punto di partenza è sempre l’umiltà (che non esclude una certa dose di violenza propositiva), il mettersi in discussione, il non dare giudizi assoluti, non mi sento di darne. io per esempio non comprendo a fondo la direzione della tua ricerca poetica, ma penso sia una possibilità... la prima cosa che chiedo io alla poesia e che voglio fare scrivendo è COMUNICARE, con chiarezza, a tutti. dunque partiamo da attitudini completamente differenti, sia teoriche che fattuali, ma nessuno ha la verità in tasca ;-)
ciao
chiara
di passaggio
Ricciardi: nota su Plastico
2006-06-26 11:02:03|
Plastico, che è edito da il melangolo, è la terza parte di Poesie della non morte. Tuttavia non viene conservata l’impaginazione del libro Scheiwiller.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-26 10:08:52|di Christian
Alessandro, credo di essermi indirizzato prima sulle raccolte, sull’organicità, quindi su aspetti della scrittura, che mi facevano pensare a ciò che è accaduto alla nostra letteratura, differenziando le proposte il più possibile. Però diciamo che non valuto bene il formalismo fine a se stesso o una certa tensione "ermetica", quando troppo chiusa, con pochi spiragli, in un certo senso troppo aderente alla ricerca personale (anche perché uno deve saper violare anche se stesso); e sinceramente alcuni autori sono un po’ troppo acerbi, vedi De Luca. Però, come detto, io sono senza pregiudiziali, pure rispetto questo lavoro, inserito nel piano degli uomini che ad un certo momento sistemano, e che magari tra qualche anno sistemano in modo diverso, e comunque in assenza di una critica più accademica.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-26 09:41:48|di Alessandro
È un’analisi notevole: complimenti Christian. Purtroppo essendo io ormai vegliardo mi ritrovo fuori dalla classe dei Settanta, ma credo che nella tua interessante topologia potrebbero rientrare autori che magari hanno pubblicato tardi ma con voci di una incisività non effimera (ovviamente non parlo del sottoscritto ;-)
Fra i "giovani" mi vengono nomi che ritengo più che promettenti: Isacco Turina, Andrea Ponso, Fabiano Alborghetti e Chiara De Luca che hanno anche una notevole capacità critica (così come Luigi Metropoli in arte Vocativo), ma invero il campo è talmente vasto che bisogna per forza darsi dei limiti...
Un abbraccio e ancora complimenti per questo ottimo lavoro di sistemazione, di rilancio e di pro-vocazione.
Ti ho linkato dalle News http://www.faraeditore.it/html/news.html
Buona continuazione
"Ricerca" poetica
Bulfaro: link a testi
2006-06-26 09:24:53|
Su Absolute a questo indirizzo: http://lellovoce.altervista.org/article.php3?id_article=250
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-26 00:22:55|di Christian
Ti ringrazio Luigi - non so perché l’ho fatto, dico questa insensata ricerca, a cui spero si voglia contribuire nonché falsificare... Se devo essere sincero, non ho inserito, persone che mi interessano, che posso citare ma ho bisogno o di approfondire o di aspettare altri testi, lavori, per chiarirmi le idee sul lavoro, come Alessandra Carnaroli, Domenico Brancale, Simone Cattaneo, Daniele Mencarelli, Andrea Ponso, Renata Morresi,... I nomi, quelli postati, esplicitano una serie di aspetti, di modi di fare, collegabili alle nozioni "critiche" enumerate. Sulle antologie: veramente direi due modi diversi di lavorare: 1. sul territorio; 2. su "topologie". Il primo lavoro è forse meno piacevole esteticamente, ma utile, soprattutto per la raccolta di dati - non a caso cito il tuo lavoro, che mi pare esplicativo, e che sinceramente ammiro per una metodologia che non sarei mai riuscito a darmi (ma visto che l’hai fatto tu, te la possiamo rubare). Più interessante, a livello di ricerca può essere il lavoro a partire da topologie, che comunque non deve essere pretenzioso, anche perché si tratterebbe di un approfondimento su una serie di autori, su cui si possono tracciare paralellismi, ma allo stesso tempo evidenziare differenze, ma una proposta antologica di questo tipo è in partenza parziale - è più un’indagine. Ad esempio mi viene in mente, che ne so, che un’antologia potrebbe approfondire la scansione di accenti in te, Padua, Lisa, Genti, Fratus, alla ricerca delle finalità di tali utilizzi...ma le possibilità di ricerca in questo senso sono molte. Più che altro ogni scenario, completa il puzzle, è un tassello, e pian piano si può fare un buon lavoro. Questa griglia credo sia veramente un punto di partenza, sostanzialmente equilibrato perché trattasi di mia riflessione su testi di altri (che nemmeno conoscevo) e intuizioni a partire dagli stessi autori, che dimostrano (i più) conoscenza di quello che fanno - anche se molti di loro non sopportano quello che fanno gli altri:-)
Padua su Poesia e Spirito
2006-06-25 23:49:47|
Padua, con suoi testi proprio oggi su Poesia e Spirito (http://www.fabrypoesiaespirito.splinder.com/post/8496677#more-8496677)
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-25 23:27:29|di Luigi
È un saggio sul quale Christian ha lavorato assai, e credo si veda. Ci sono molti spunti di riflessione, al di là delle zone di accordo o di disaccordo di ognuno.
Spero solo che, come ahimé avviene sempre, non ci sia un’eccessiva attenzione ai nomi e cognomi fatti. I nomi possono cambiare, i cognomi pure. La griglia è suggestiva e credo che meriterebbe attenzione.
C’è una cosa che vorrei sottolineare: in questi ultimi anni Christian è andato "a caccia" di giovani poeti e poetesse davvero disinteressatamente. E questa è - forse sarà la questione morale della letteratura triestina che mi preme - una gran bella qualità.
Ultima annotazione: condivido in pieno il desiderio di produrre saggi/studi/antologie a livello regionale/provinciale/locale. Non solo questi lavori non tolgono spazio a quelli nazionali, ma anzi, preparano loro il terreno, e concorrono ad evitare il pericoloso e diffuso "salto a pié pari", da parte di emeriti sconosciuti, nelle antologie della nuova/contemporanea/nuovissima/giovane/etc. poesia italiana... come dire: sono simili a assicurazioni, pre-selezioni, provini...
Nacci: sulla raccolta Versid’amoreinquinatod’amare
2006-06-25 23:12:19|
Mi sono dimenticato di linkare questa raccolta-poema di Nacci, che è stata pubblicata su antologia, Voci condivise (FaraEditore, 2006).
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-25 16:47:16|di Christian
Abbastanza discutibile e abbastanza problematico anche per me, Francesco! Però credo di aver azzeccato più di qualcosa, nonostante il tempo a disposizione sia poco, dico per approfondire; e mi chiedo: questo impianto può funzionare nel senso di un lavoro collettivo?
Son curioso di vedere i responsi.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-25 15:57:32|
"Discutile" sta chiaramente per "discutibile". La solita "crisi" postprandiale.
Quello di prima.
> La nuova poesia in Italia?
2006-06-25 15:55:18|
Un lavoro della madonna, Christian!!! Ho bisogno di un po’ di tempo per rileggere, riflettere, metabolizzare, digerire. La prima impressione, comunque, è quella di un saggio aperto a una pluralità di letture e di interpretazioni, all’interno di un tentativo, non univoco, di definire le prime coordinate critiche di una possibile mappa dell’esistente. Discutile e problematico: quindi, importante.
Mal 470
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